Categoria: Una mini sessione di BIOCOACHING
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Una mini sessione di BIOCOACHING

Voler essere qualcun altro è uno spreco della persona che sei.
(M. Monroe)

Eh si! Nella mia vita ho sempre cercato il mio senso.
Anche se tante cose un senso non ce l’ha (Un senso, 2004, Buoni o Cattivi, V. Rossi).

Ero bambino, la quarta elementare era alla porte ed io cercavo di capire perché ero “strano”. Poi la mia noia innata ha fatto risuonare una valanga spumosa di attività e la mia vita si è riempita di ogni.
C’ho messo trent’anni per svuotare la mia valigia. Della mia vita, del clan, e connettermi alla mia parte di Mission e, ancora, sto mettendo a punto i giusti dubbi per rinnovarne la Vision ogni giorno, per respirare la mia eudaimonia. Spendere un altro “corpo-psiche-clan” per avere ragione? Anche no(2).

Scegliere la vita significa questo, oggi, per me. Dio mi è testimone; lo Spirito soffia da tempo.
Talvolta è un silenzio, un alito di vento, un battito di ali, una brezza leggera.
Talvolta è un’emozione travolgente, un peccato lieve, talvolta è perdersi e rialzandosi guardare il cielo e ridere, ridere, e sentire..sentire, che essere connessi è una grazia che voglio condividere con.
E poi giù a spirale con domande leggere di accompagnamento, nella relazione autentica.

Una chiacchierata con l’energia, l’Essenza, tramite uno sguardo d’ascolto, un’Alleanza profonda, che mi fa tuffare per esplorare, scoprire, il là del diapason del mio essere ricercatore/messaggero.
Quell’accordo, la sessione zero.zero.zero (000) con il maestro del Coach, Lui. Una relazione facilitante, ma senza sconti. L’obiettivo è del coachee! La volontà è del coachee!

Pronti, accoglienti, per prepararsi alla Sessione Uno con l’altro, il nostro coachee.
Per canalizzare, farsi vuoto, sostenere il silenzio, canna vuota e presenza radicata, e alla maniera di Socrate, farsi mezzo per la parola dell’altro, tra le mille immagini e parole che il campo morfogenetico ci mostra, ci porta, tramite la mente espansa del coach, a secondo dell’allenamento a vedere e sentire, per l’obiettivo del coachee. Il proprio. Di percorso, il risultato. Grazie a obiettivi di sessione e/o inter-sessione. Con un buon piano d’azione(3).

Ma ogni coachee è singolare, ha talenti diversi, e scopre la propria autenticità, attraverso una Relazione Facilitante su cui far scorrere il Contenuto richiamato(4). Dopo tanto lavoro sui propri ostacoli, come la gestione dell’Ego, quella forma aspecifica del nulla (Don Juan a Castaneda), anche il coach continua a lavorare per modulare il silenzio e la centratura, per portare il coachee nel suo C.A.R.E.®: il coachee, il vero protagonista(5). Mobilità e spostamento, sviluppo e allenamento del potenziale. Ecco!! Gli ingredienti ci sono quasi tutti.

L’esser consapevole, svolgere con serenità la fase di accettazione, fino al socratico diventa te stesso, ecco che mi muove così, in questa tesina, nel tentativo innovativo di fare un collegamento con la parte BioLogica di noi stessi, per una bozza di lavoro tra Coaching e Biocostellazioni®(6), da continuare ed approfondire, un canovaccio di lavoro da svolgere anche dopo il corso.

Voglio pensare che proprio diventare sé stessi sia una/la cima del benessere eudaimonico.
A tutti i livelli, su tutti i piani, in ogni spazio tempo.

E di questo essere felici, mi voglio far carico in un difficile esperimento sulla centratura, proprio con le BioCostellazioni®(7). Lo scopo della felicità, dite? Si, una strada del divenire, del riunirci, ritrovare e dare nomi a pezzi di noi che nel sintomo prendono voce, ma non sono noi. O meglio. Parti. Sono pezzi mancanti di qualcosa. Collegamenti ai nostri valori, alle nostre necessità, al nostro concepimento, alla nostra nascita, a piccoli o grandi segreti di famiglia/e, di clan, a patti e promesse di vite che reclamano di esser visti ed esser messi nel proprio ordine, con amore.

Uno scopo di clan, pezzi perduti, ripulire la nostra valigia? Una via interessante da allenare.
La valigia della vita per aprire finalmente lo scomparto nascosto della propria Missione e sciogliere quindi conflitti attivati in noi, ed essere felici profondamente, definitivamente, in maniera completa.
E così vado, come un pittore, a prendere la tela e, con tre pennellate, indire un’indagine poliziesca.

  • Di esplorazione, di elaborazione, di esecuzione(8).
  • Di scoperta, competenza e responsabilità(9).
  • Di diagnosi, di azione, di scioglimento di un velo alla volta, in un tempo di svolgimento, personale.

 

Per affinità personale e lavorativa dell’ultimo decennio, dato il mio lavoro nella distribuzione in saloni di parrucchieri della Toscana ho scelto lì il mio coachee sperimentale!
Per farlo, vi presento il mio coachee: si chiama Bruno. Per privacy ometto il cognome.

 

1. ESPLORAZIONE – SCOPERTA – DIAGNOSI

Questa prima fase di esplorazione, di scoperta e diagnosi, è quel processo di indagine, come diceva il prode Sherlock da cui quando hai eliminato l’impossibile, qualsiasi cosa resti, per quanto improbabile, deve essere la verità(10). La Verità del coachee!

E allora in una relazione facilitante, a proprio agio, comodamente in poltrona, al lavaggio, iniziato il nostro dialogo profondo e caldo, chiedo al coachee, dopo aver determinato in sessione zero la metodologia, e aver avuto restituito il questionario prima del nostro appuntamento in salone:

– DI COSA MI VUOI PARLARE OGGI BRUNO, in questa mini sessione di 30 minuti?

Dopo un bel respiro profondo, Bruno, qualche secondo di pausa e gli occhi lucidi e bagnati inizia:

B. Vedi, Andrea, sto perdendo forza. Non sono più elastico come una volta. Lo stress della vita mi sfibra e mi toglie il colore. Oggi voglio capire come poter portare nutrimento e sostegno e allenarmi a sostenere pesi importanti. (respiro prolungato)

Capisco. Ho letto il questionario che mi hai rinviato. Si, hai accennato a questo “ambiente”, se non ricordo male (cenno affermativo, di Bruno col capo). Nello specifico, cosa intendi per “perdere forza”, Bruno?

B. Mollare, cadere. Tante volte, cadere senza rinascere. Lasciare vuoti (respiro). Sai quando il bulbo non porta nutrimento, quello che chiamano acqua, proteine. Sembra che poi l’ambiente, a pelle direi, si incrosta, non trova l’ossigeno giusto per fortificarsi. Senza forza non riesco a vedere il cielo! Oh no.

Se ho capito bene, il nutrimento per te è interrotto, giusto? (cenno positivo).

Dare nutrimento è certamente vitale, da quello che mi dici. Nello specifico, ora, in questa sessione, quale disfunzione / elemento del nutrimento vuoi vedere?

B. A me sembra di avere un blocco da qualche tempo, che mi impedisce di sentirmi libero. Soprattutto sulla lateralità sinistra. Più specificatamente è come se la pelle mi vaso costringesse. Ho una sensazione di grasso. Si una sensazione che l’energia nutritiva rimanga al di sotto, all’interno del corpo e non venga a sostenere il mio midollo. Uno stelo bloccato.. […]

Immagina questo stelo bloccato (dagli un numero in una scala da 1 a 10), cosa vuoi ottenere, oggi, qui, Bruno, in questo tempo?

B. Portare chiarezza. Ecco si (silenzio). Capire meglio dove si colloca per capire come far fluire nuovamente (pausa)… perché talvolta mi sento vuoto. Da 1 a 10 mi sento bloccato… 8.

 

2. ELABORAZIONE COMPETENZA AZIONE

Bene, mi sembra che tu abbia una buona visualizzazione dell’argomento e dell’obiettivo. Mmm… Hai detto ‘da qualche tempo’, Bruno. Mi puoi meglio indicare dove localizzi questo qualche tempo da cui senti di aver bloccato il nutrimento?

B. Si, certo, (respiro prolungato, sorta di illuminazione). Sai che c’è stato un episodio in effetti, ora che mi ci fai pensare i primi di novembre, dello scorso anno, un momento critico che vivo ancora oggi. Si, (respiro) e da lì ho iniziato a sentire arrivare anche la seborrea con una sensazione di unto importante che prima non avevo (colpo di tosse). Non l’avevo mai collegato. Mia figlia si è separata da me e mi sento da allora a metà, soffocare, da un peso enorme, preoccupato direi. Talvolta è come se il mio esser destrimane mi volesse bloccare l’altro lato, stringendolo, come per dire “ora ci penso io a rimettere tutto a posto, con forza”, stacco tutto e vado anch’io. E invece rimango lì a guardarla, Bianca, mia figlia, anche oggi, nella foto, come se impotente fossi alla ricerca di un’alleanza. (silenzio)

Senti, Bruno, se ti va, vuoi fare un gioco con me? Ho visto tra le tue passioni, che hai messo nel questionario, il “gioco” degli scacchi, come me! (annuisce serenamente, sorridendo). Bene, voglio provare a fare un esperimento insieme (ok.. col capo).
Immagina di dover scegliere due pezzi degli scacchi. Uno sei tu, uno è lei. Metti la posizione iniziale, con l’apertura che preferisci, sulla tua scacchiera virtuale, come se dovessi giocare veramente con la mente (scacchi/mente).

B. Ok, ho capito perfettamente (respiro lento)! Vedo già i pezzi muoversi. Come una partita a scacchi che faccio in macchina talvolta, quando faccio trasferimenti lunghi con il lavoro, con colleghi o amici virtuali. Io sono il Re, direi; lei una Torre con una principessa dentro, con lunghi capelli (si arricciola anche il suo occhio sornione). Come se la dovessi salvare dal colore contrario

Bene, benissimo! Quale posizione hai montato?

B. Una scandinava, con donna, Dd6. Una posizione aperta, quasi stempiata, dopo lo scambio al centro, nella variante degli ultimi tempi (silenzio compiaciuto).

Ora. Quale percorso, quale combinazione di mosse, quali pezzi facilitano e superano gli ostacoli di un arrocco lungo del nero, dove la Torre Bianca, al di là del Re avversario, è già in movimento, libera, attiva?

B. (pensiero in movimento) beh….direi che devo sacrificare qualche pezzo minore, aprirmi un varco su a6 o b7, nel regno dei pedoni. [..] Eh..per un pelo! Già la Bianca Torre cercherà di portare un attacco contro ma.. vero!! (intuizione) Ho bisogno di parlare con lei, per capire cosa la porta a volere contrastare un incontro (sempre che non siano mie congetture). (piange e respira lungamente, liberando un po’ di energia di tensione).

 

3. ESECUZIONE RESPONSABILITÀ SCIOGLIMENTO

Grazie, Bruno, siamo ormai alla conclusione. E vorrei chiederti com’è andata? Rispetto al tuo obiettivo da 1 a 10 come ti senti? Hai percepito un vantaggio?

B. Certo!! Grazie al gioco, direi 4. Ho chiarito cosa potrei fare con Bianca e ora lo devo mettere in pratica. Il gioco mi ha avvicinato al mio piano emotivo e l’ho lasciata andare per la sua strada, per un altro pezzo. Mi dispiace.. Magari la chiamo (rimuginando ad alta voce…dice Bruno)!?

Quindi, posso dire che la visione del futuro desiderato, del raggiungimento della posizione di pace tra te e tua figlia, può ancora scendere? (testeggiando affermativamente alza la mano sinistra, della figlia, indicando un 2!)

Negli ultimi minuti prima di salutarci, ti propongo allora per continuare la discesa, come work-out, se ti va, entro la prossima sessione, che poi andiamo a fissare insieme appena finito, di riscriverti la posizione appena vista su un quaderno. Scrivi come hai risolto lo schema e, dopo aver fatto la chiamata che sussurravi, per verificare le tue idee e svilupparle ancora, proponi una variante con altri dettagli. Prova a concepire alternative oltre gli schemi classici, butta il cappello / il cuore oltre l’ostacolo..

B. Si, si e la vado a riprendere! Ho un’edicola vicino casa e un paio di idee. Voglio parlare con lei e dirle un po’ di cose e vedere veramente come questa separazione incide sulla mia forza. Sento di stare meglio. Un buon lavaggio!Grazie. La prossima, lunedì stesso orario?

Eccoci! L’esperimento, ovviamente molto breve, con qualche accenno alle fasi e con un work-in studiato a tavolino, con un ardire, tra passioni e passioni.

Giochi di parole, sistemi che si intrecciano, curiosità di vedute e di possibilità, molteplici. Immaginando di parlare con una parte “viva” del nostro corpo.

Una dozzina di domande, un coachee fittizio, un capello di nome Bruno, cadute, separazioni, scolorimenti, capelli bianchi, come la figlia.
Un tentativo per spaziare dalla biologia, dalla cute e un sintomo reale, non psichico, ma fisico da cui partire.

Un movimento, una mini costellazione virtuale, uno spostamento di un padre verso la figlia, una ricerca di amore, un movimento dell’anima, emozioni e incontro di radici (roots) profonde.

La modalità, quella tra coach e coachee, maieutica, in una relazione facilitante, alla ricerca delle 4A(11) un’accoglienza forte, un ascolto fiduciario, un’alleanza costruita su lealtà ed un’autenticità di passione e cuore.

Un fil rouge, da sviluppare e costruire, insieme.

Grazie di tutto,
Andrea

Nel perdono c’è sempre un’inclinazione dall’alto verso il basso, che impedisce una relazione alla pari. Ma se tu dici: “mi dispiace”, stai di fronte. Allora conservi la tua dignità, e cosi l’altro può avvicinarsi a te più facilmente.
(B. Hellingher)

 

 

Andrea Paolinelli
Coach professionista diplomato presso la Scuola INCOACHING® – Riconosciuta ICF
Professionale, Team e Selezione – ACLI PISA
Formatore dei Docenti (Senior) FICSS/ASI Settore Cinofilia
SITO WEB – CV (http://www.andreapaolinelli.it) – Unimap (UniPI)
Lucca
andreapaolinelli@gmail.com

 

Note:
1 “Il mio nome è Carlos Castaneda. Vorrei pregarvi di una cosa. Vi prego di sospendere per oggi il giudizio. Vi prego di aprirvi – anche solo per un’ora – alla possibilità che sto per presentarvi. Per trent’anni sono stato irreperibile. Non sono solito rivolgermi alla gente e parlare. Ma ora, per un momento, sono qui. È nostro dovere ripagare un debito a coloro che hanno fatto la fatica di mostrarci certe cose. Questo sapere noi lo abbiamo ereditato. Don Juan ci disse che non dobbiamo difenderlo. Vorremmo farvi capire che ci sono opzioni, possibilità insolite che non sono fuori dalla vostra portata.» C. Castaneda, 1993, Conferenza di Santa Monica, California.
2 “L’avversario che si nasconde nella nostra mente è molto più forte di quello che troviamo dall’altra parte della rete” T. Gallwey, 1974, The Inner Game of Tennis.
3 I concetti: Sessione zero,  “4A” della Relazione Facilitante (autenticità, alleanza, ascolto, accoglienza), Presente Percepito e di Futuro Desiderato, C.A.R.E.® sono di proprietà intellettuale della Scuola INCOACHING®.
4 P. Watzlawick, 1967, Pragmatica della comunicazione umana, 2° assioma della comunicazione.
5 “Il ruolo del coach non è giocare, ma allenare colui che gioca la sua partita”. A. Pannitti, F. Rossi, 2012, L’essenza del coaching, pag.54.
6 Cfr. anche http://www.biocostellazioni.com/. Il marchio italiano è registrato da Gabriele Policardo.
7 Le Biocostellazioni® sono una rivoluzione nella consapevolezza, nell’aiuto, nell’approccio al sintomo e alla Guarigione. Attraverso le Biocostellazioni®, ciascuno potrà “vedere” il proprio sintomo o i propri sintomi, alla luce dei quattro livelli che ogni sintomo esprime, per portare alla luce i legami di fedeltà familiare, le connessioni profonde, le forme disfunzionali di relazione che si manifestano come sintomi fisici o come sentimenti.
8 Le fasi così sviluppate sono di proprietà intellettuale della Scuola INCOACHING®.
9 Le fasi di procedimento educativo dell’Agesci scout d’Italia.
10 Sir A. Conan Doyle, febbraio 1890, “Il segno dei quattro“.
11 I concetti: Sessione zero,  “4A” della Relazione Facilitante (autenticità, alleanza, ascolto, accoglienza), Presente Percepito e di Futuro Desiderato, C.A.R.E.® sono di proprietà intellettuale della Scuola INCOACHING®.

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