Categoria: Coaching Automation
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Coaching Automation

Sessione zero

S: “Benvenuto, sono Sofia, come posso aiutarla?

C: “Buongiorno, avrei un appuntamento con il Dottor Federici alle 9.15

S: “Le chiedo un momento per controllare, si può accomodare nella sala d’aspetto. Prima porta a sinistra. Verrà chiamato appena il Dottor Federici potrà riceverla” disse la voce della hostess all’ingresso.

L’androide programmato per l’accoglienza indicò all’ingegnere l’ingresso della sala d’aspetto con fare gentile e accogliente. ”Sembra proprio una ragazza gentile” pensò tra sé e sé l’Ingegner Canditi.

Si sedette sulla prima poltrona a destra dell’ingresso e dopo pochi minuti una voce annunciò:
S: “Buongiorno Ingegner Canditi, il Dottor Federici la sta aspettando, la preghiamo di seguire i led fino alla sala riunione a voi designata

L’Ingegner Canditi seguì i led luminosi, proprio come gli aveva indicato la gentil voce femminile che gli aveva appena dato indicazioni, come un soldatino.

Appena arrivò alla porta lo accolse il Dottor Federici, un signore vestito in modo distinto con una grande cravatta rossa sul petto addobbata da una spilla d’oro rappresentante una spada circondata da un serpente, che colpì l’attenzione dell’ingegnere.

F: “Buongiorno Ingegner Canditi, prego si accomodi” disse il Dottor Federici con fare gentile ma distaccato.

C: “Grazie di avermi ricevuto, immagino che la sua agenda sia fittissima

F: “Immagina bene, quindi non perdiamo tempo e andiamo subito al sodo. Il tempo è denaro non lo sa?! Vediamo se la proposta che vuole farmi è veramente interessante come dice. Sa, mi sono informato con i miei colleghi, di questo suo “Metodo”. Dicono essere veramente interessante e innovativo. Ma ho bisogno che lei comunque mi convinca. Perché dovrei acquistare C-O-A-C-H? e in cosa si differenzia delle società di coaching che sono presenti in tutto il Paese?” concluse il Dottor Federici, quasi con aria di sfida nei confronti del suo interlocutore.

C: “Allora, per farle capire bene il prodotto che sono venuto qui a presentarle inizio con questa domanda: Cos’è il coaching?
C: “Il Coaching accademicamente ‘è il metodo di sviluppo di una persona, di un gruppo o di una organizzazione basato sull’utilizzo delle potenzialità per il raggiungimento di obiettivi di miglioramento/cambiamento autodeterminati e realizzati attraverso un piano d’azione’. Lo so è una definizione un po’ tediosa, ma la prego di soffermarsi su alcune parole chiave:
METODO: infatti noi le vogliamo proprio vendere un ME-TO-DO. Questo serve per poter sviluppare le reali potenzialità dell’utente portandolo con DOMANDE POTENTI da un punto A ad un punto B.

F: “Mi scusi un attimo” interruppe il Dottor Federici

C: “Prego, dica pure” si preoccupò di rassicurare subito l’Ingegner Canditi. È incorso ancora una volta nel suo problema: il troppo entusiasmo sul progetto lo porta a non ascoltare bene il proprio cliente.

F: “Due cose:
1. Cosa sono le DOMANDE POTENTI? Mi incuriosisce parecchio e complimenti per averle chiamate così. Hanno colpito subito la mia attenzione e
2. Vorrei che andasse in dettaglio su come avviene il movimento tra i due punti.

C: “Grazie per le bellissime domande” disse l’Ingegnere

F: “Si si vada avanti, non si perda in questi complimenti inutili

C: “Si mi scusi” arrossì dall’imbarazzo l’Ingegnere.”
C: “Allora, iniziamo con la prima domanda. Per DOMANDE POTENTI, strumento importantissimo per il nostro processo, più che potenti, mi piace usare il termini EFFICACI. Infatti le domande sono lo strumento principale per esplorare l’utente che si ha di fronte. Servono principalmente a raccogliere dati e informazioni, a far riflettere l’utente, ad attivare dei nuovi punti di vista affinché venga stimolato il pensiero creativo dell’utente e servono per accompagnarlo alla visione aziendale.

F: “Benissimo, benissimo” interruppe eccitato il Dottor Federici “Potrei già chiederle di firmare il contratto se non che vorrei che continuasse a descrivermi il METODO sulle posizioni

C: “Intende il movimento dal punto A al punto B?” chiese tra il contento e il dubbioso l’Ingegner Canditi.

F: “Sì certo, cosa ho detto io?” rispose bruscamente il Dottor Federici

L’Ingegnere arrossì per la seconda volta, “Bene”, riprese “Il nostro metodo si basa su quello del coaching primordiale,, quello che facevano con una persona, sviluppato però all’interno di un software. L’utente infatti si ritroverà in una spirale di evoluzione in cui cercheremo con un avatar di guidarlo verso l’OBIETTIVO prima di sessione, sviluppando la parte evolutiva dell’utente, e in seguito quello di percorso, che è quello che decideremo noi qui dando una connotazione più tecnica. Le fasi sono: ESPLORAZIONE-ELABORAZIONE ed ESECUZIONE. Si passerà in tutte le fasi sia con domande efficaci che con esercizi da fare all’interno della sessione o tra una sessione e l’altra
C: “L’ideale sarebbe di strutturare con lei, Dottor Federici, un gruppo di utenti e l’obiettivo che vuole raggiungere. Successivamente le presenterò il nostro piano d’azione. Questo verrà scritto in un contratto che verrà firmato da lei, ma di cui anche gli utenti prescelti saranno a conoscenza
C: “Mi può dire come mai ci ha chiamati?” disse in modo sicuro e accogliente l’Ingegner Canditi per la prima volta dall’inizio del colloquio.

Il Dottor Federici, quasi stupito da questo cambio di atteggiamento, si scrollò e rispose “Ho una squadra di manager che mi preoccupa, in particolar modo il Dottor Testardini, manager chiave dello sviluppo del mio Business in Asia, che non prende iniziativa. Sembra infatti che abbia perso quella fame che bisognerebbe avere in questo settore. Non ha il desiderio di portare a termine con successo gli obiettivi che gli do. Fa il suo. Niente di più. E questo non mi sta molto bene. Ma vorrei dargli un’altra possibilità.

C: “Molto generoso da parte sua” disse con affetto e stupore l’Ingegner Canditi. “Un imprenditore che prende così a cuore un suo dipendente non è da tutti! Chi l’avrebbe mai detto!

F: “Lo faccio perché si tratta di mio genero” rispose quasi con vergogna il Dottor Federici

C: “Capisco” disse l’Ingegner Canditi quasi un po’ deluso.

F: “Bene, andiamo avanti. Quanto mi costa questo giochetto? Ma il risultato, o il raggiungimento dell’obiettivo, come lo chiama lei, è garantito? Quanto tempo ci vuole?

C: “Facciamo un passo alla volta” si sentì mancare il fiato l’Ingegner Canditi “Prima di tutto ci tengo a precisare che il nostro programma di COACHING AUTOMATION le costerebbe sicuramente meno di tutte quelle società che fanno coaching con persone. Infatti con noi lei acquista un software, modulabile sulla persona, che potrà utilizzare tutte le volte che vuole. In remoto ci sarà un’assistenza tecnica che le inserirà i profili e gli obiettivi da raggiungere e per tutto il resto ci penserà la macchina.
In secondo luogo, il risultato è garantito nel 95% dei casi, come può vedere dalle statistiche che trova davanti a sé” con un gesto veloce e sicuro dell’ingegnere comparse davanti al Dottor Federici una slide con quanto descritto.”
C: “Infine il tempo è di 4 sessioni. E come dicevo prima e come può vedere, il risultato è GA-RA-NTI-TO!

F: “Perfetto, dove devo firmare?”

 

Sessione uno

S: “Buongiorno Enrico, si accomodi” disse una voce femminile eterea che proveniva dallo schermo posizionato su una scrivania in vetro davanti alla porta.

Enrico Testardini, manager commerciale dello sviluppo del mercato Asia commentava tra sé e sé “Ma dico perchè il Dottor Federici mi ha proposto questa, come l’ha chiamata?, ah sì ‘esperienza’? Ho cose molto più importanti da fare… e poi diciamoci la verità… Non ne ho tanta voglia’’
T: “Ma poi perché proprio a me? È un modo per dirmi che non sto facendo bene il mio lavoro? Eppure il contratto Ying ha fruttato bene all’azienda. E poi cos’è questo coaching? Ne ho sentito parlare da quelli della Mediatech… Poi, è vero che i computer e gli androidi ci stanno aiutando in tutto, ma cosa mi sta a significare il coaching automation?
Forse in qualche modo velato mi vogliono far capire che sono una macchina anch’io? Una macchina vecchia, per giunta. Ha un pezzo rotto ed ecco che lo aggiorniamo con un nuovo sistema operativo.
Ma io lo so perché a me… per quella storia del nuovo cliente della Corea che non ho voluto prendere… Ma gliel’ho spiegato il motivo al Federici. Ma come al solito rimane della sua idea” questo è quello che frullò nella testa del Dottor Testardini mentre eseguì quanto chiesto dalla voce che usciva dallo schermo sulla scrivania.

La poltrona rossa su cui si accomodò era molto comoda ed al momento che alzò lo sguardo vide sullo schermo un avatar dal design proprio di suo gusto.

Era una ragazza sui 30-35 anni dal capelli biondi raccolti, occhi azzurri anche se nascosti da degli occhiali. Anche l’abbigliamento era adeguato. Un tailleur grigio chiaro con una camicia bianca leggermente scollata.

M: “Io sono Monia e lei è il Dottor Testardini. Conferma?

T: “Confermo

M: “Siamo qui insieme per avviare un percorso di coaching che durerà 4 sessioni, di 45 minuti ciascuna. La competenza che il Dottor Federici ha detto che vorrebbe che lei migliorasse è il prendere iniziativa, si trova d’accordo con tale richiesta?” chiese la voce in modo distaccato ma accomodante.

T: “Se il Dottor Federici ha valutato che mi mancasse questa competenza sarà vero. Iniziamo dunque”. Disse il Dottor Testardini in modo un po’ infastidito.

M: “Bene, adesso le chiedo di rilassarsi… Faccia un bel respiro profondo….. bene inspiri dal naso ed espiri dalla bocca. Bene. Posso chiamarla Enrico e darle del tu?

T: “Certo

M: “Bene Enrico, abbiamo definito l’obiettivo di percorso, di cosa vuoi parlare oggi?

T: “Voglio parlare del fatto che il mio datore di lavoro mi ha costretto a fare un percorso di coaching senza condividerlo e in più fatto anche da un avatar. Di questo voglio parlare oggi” disse con tono nervoso il Dottor Testarini.

M: “Come ti fa sentire questo?

T: “Mi fa sentire non rispettato e poco considerato dal mio imprenditore a cui ho dato tutto… ti sembra possibile?” Urlò il Dottor Testardini.

Poi fece un grosso respiro, come suggerito da Monia, e pensò ‘sicuramente queste sessioni sono tutte registrate… devo stare attento a quello che dico. Alla fine quello che paga è lui e oltre al risultato vorrà vedere o sentire cosa ci siamo detti’

M: “Secondo te, per me lo potrebbe essere?” rispose pacatamente Monia

Rimase in silenzio un attimo… avrebbe potuto sembrare possibile ad una macchina quello che lui stava provando?
Allo stesso tempo quella domanda gli entrò dentro, sentì dentro di lui muoversi qualcosa… non sapeva spiegarselo.

T: “Secondo me no, poiché la comunicazione e la fiducia devono essere alla base di ogni rapporto… in particolare nella relazione lavorativa tra capo e collaboratore… questo penso

M: “Puoi dare una definizione delle parole che hai appena detto?

T: “Per comunicazione intendo la condivisione delle azioni che si vogliono svolgere all’interno dell’azienda… siano queste strategiche o strutturali. Per fiducia intendo… intendo…. Intendo la stessa cosa!” affermò Testardini quasi sorpreso delle sue definizioni.

M: “Bene, cosa ti manca?

Ancora una domanda che lo fece rimanere senza parole… cosa mancava al Dottor Testardini? Cosa mancava….

T: “Manca il coraggio” proruppe in modo quasi illuminato.

M: “Cosa puoi fare?

T: “Posso andare dal Dottor Federici e dirgli quello che penso!

M: “Adesso hai il tuo piano d’azione… come ti senti?” chiese Monia senza accorgersi che in realtà il Dottor Testardini non aveva terminato.

T: “Mi sento meglio. Grazie

M: “Bene. La sessione di coaching termina qui. Ci vendiamo alla medesima ora martedì prossimo. Grazie della condivisione

Il Dottor Testardini si alzò, girò le spalle allo schermo e tornò in ufficio.

 

Osservazioni

Il racconto del ‘COACHING AUTOMATION’ vuole descrivere una situazione futuristica, anche se non del tutto improbabile, dove si utilizzano solo alcuni elementi del coaching, ma non per questo si tratta di coaching.

Infatti con l’automazione del coaching, fatta da macchine e non da persone, viene meno, prima di tutto, il primo pilastro del coaching: la RELAZIONE.

Infatti non esiste sessione di coaching se non sono due persone coinvolte: coach e coachee.

Partendo dalla definizione della maieutica di Socrate in cui la consapevolezza arriva con il DIALOGO, fino alla geometria della relazione efficace.

Nel racconto si notano diversi errori commessi dai coach nelle sessioni:

  • 1. Il rapporto tra coach (Ing. Canditi, tecnico) e il committente (Dottor Federici): infatti è vero che viene stipulato un contratto con le parti ma viene a mancare la condivisione e la definizione dei termini oltre al fatto che viene poi promesso un report da restituire. L’obiettivo viene scelto dal committente
  • 2. Il rapporto tra committente (Dottor Federici) e coachee (Dottor Testardini): assente
  • 3. Il rapporto tra coach (Monia) e coachee (Dottor Testardini): la sessione si svolge rispettando lo schema della sessione in tutte le sue parti (ESPLORAZIONE-ELABORAZIONE-ESECUZIONE) con domande ‘potenti’ (come promesso dall’Ing. Canditi) senza che queste entrino nell’argomento oltre al fatto che si sia comunque creato del movimento all’interno del coachee .

 

Sia l’obiettivo di sessione che quello di percorso sono ben definiti e anche il piano d’azione del coachee è stato pianificato.

Allo stesso tempo vanno a mancare i seguenti punti:

  • Mancanza di un obiettivo del coachee definito da lui (autodeterminazione)
  • Mancanza di spiegazione di cos’è il coaching in modo approfondito
  • Non rispetto dei silenzi, quindi interruzione del pensiero
  • Assenza di osservazione del coachee

 

Oltre a tale punti, come già indicato, va mancare il primo pilastro del coaching: la RELAZIONE.
La relazione che si crea tra coach e coachee è alla base del livello di riuscita dell’intervento del coaching

 

 

Federica Giussani
e-commerce Manager
Milano
sbabu@hotmail.it

 

Nota: Il concetto di Sessione Zero è di proprietà intellettuale della Scuola INCOACHING®

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