Categoria: Coaching e Active Ageing – Una strategia per promuovere l’Active Ageing
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Coaching e Active Ageing – Una strategia per promuovere l’Active Ageing

Lavoro da molti anni all’interno della funzione risorse umane dove i temi Performance e Potenziale sono sempre stati oggetto d’attenzione per gli effetti e gli impatti che hanno nel determinare i risultati aziendali.

Recentemente, amici e colleghi che, a seguito dell’ultima riforma del sistema pensionistico hanno visto allungarsi di almeno un decennio la loro vita lavorativa, mi chiedono smarriti “Come farò ad arrivare alla pensione?

Questa domanda mi porta ad approfondire il collegamento che ho intravisto tra Coaching e Active Ageing.

Active Ageing (invecchiamento attivo) significa occuparsi attivamente di se stessi il più a lungo possibile per contribuire alla vita economica e sociale.

Il tema dell’Active Ageing comprende numerosi aspetti che nei prossimi anni saranno sempre più al centro di interessi e ricerche, allo scopo di correggere vecchie credenze, divulgare nuove informazioni e dare risposte concrete a coloro che sanno riempire la vita di nuove esperienze, mettere in campo sempre nuove capacità e competenze e valorizzare quanto appreso nel corso della vita.

Recenti studi dimostrano infatti che, a differenza di ciò che si pensava in passato, la plasticità del cervello, con l’attivazione di nuovi circuiti neuronali, è una possibilità concreta e indipendente dall’età anagrafica. A questo proposito numerosi sono gli esempi di persone che grazie alla spinta di una forte motivazione ed impegno riescono a far fronte a progetti ambiziosi e a realizzare importanti traguardi nei diversi campi professionali, scientifici, artistici o sportivi anche in età avanzata. Tali esperienze e i conseguenti cambiamenti nei processi psicologici e cognitivi, determinano un cambiamento nella struttura del cervello aprendo all’individuo nuove possibilità di apprendimento nel corso di tutta la vita.

Sempre di più le Aziende dovranno affrontare nei prossimi anni il tema dell’innalzamento dell’età anagrafica della loro popolazione lavorativa valorizzando le conoscenze e l’expertise acquisite nel corso della vita professionale.

Secondo uno studio promosso dalla Commissione Europea, tra il 2010 e il 2016 il numero delle persone over 65 è passato dal 17,4% al 29,5% del totale della popolazione.
In Italia è previsto che nel 2030 un lavoratore su 4 avrà più di 55 anni.
Sarà sempre più necessario, meglio valorizzare, motivare e integrare le persone nell’età che, secondo i canoni del passato, era detta della pensione.

La leadership aziendale dovrà trovare nuovi parametri e obiettivi di riferimento, sia per l’Azienda che per le Persone che vi lavorano, come lo sviluppo di nuove capacità cognitive, mentali, e personali dove il versante dell’interiorità e del benessere della persona e del suo sviluppo umano, assumono un valore anche per l’Azienda.

Inoltre, sarà necessario riflettere sui presupposti operativi e comportamentali che oggi regolano il funzionamento organizzativo e su alcuni “dogmi” spesso fortemente interiorizzati dalla cultura organizzativa quali: competizione, efficienza, velocità, immagine per valutare e sostenere nuovi stili operativi basati su collaborazione, scambio, reciprocità, benevolenza, compassione, rallentare

E’ questa una prospettiva che va a modificare nella sostanza i reciproci ruoli, la qualità delle relazioni, l’interesse verso i risultati ma anche la possibilità che il benessere del lavoratore diventi una priorità non solo per la persona ma anche per l’Azienda.

Cosa significa e cosa comporta questa nuova prospettiva?

Sarà necessario lavorare su più fronti, ipotizzare interventi e azioni diverse: di Welfare, di Formazione e di Coaching.

 

Coaching e Consapevolezza

Sviluppare nuove capacità e competenze non è un processo facile e immediato, a questo proposito grande supporto è offerto dal percorso di Coaching che, fin dal primo incontro del nostro percorso formativo, abbiamo definito nel modo seguente:

Il Coaching è un metodo di sviluppo di una persona, che si svolge all’interno di una relazione facilitante, basato sull’individuazione e l’utilizzo delle potenzialità per il raggiungimento di obiettivi di miglioramento/cambiamento autodeterminati e realizzati attraverso un piano d’azione

Lo sviluppo della persona è il risultato di un processo di maturazione nella consapevolezza.

Una relazione di coaching è davvero efficace nella misura in cui il coachee, attraverso di essa, compie un vero e proprio cammino alla scoperta di se stesso, maturando una buona consapevolezza, non solo di sé, ma anche della realtà e dei contesti nei quali agisce (Pannitti e Rossi).

Consapevolezza è un termine che, se spogliato da ogni connotazione spiritualista, rinvia all’idea di un equilibrio tra spontaneità e intenzione, a una condizione di presenza a se stessi che consente di ascoltarsi, di seguire con coraggio la spinta a uscire da sé per incontrare il mondo, con i propri limiti e le proprie risorse con i propri sogni, pensieri ed emozioni.

Il detto “con la volontà si ottiene tutto” è vero solo a patto che il volere sia connesso all’ascoltare, altrimenti vogliamo con grande forza qualcosa di cui non siamo consapevoli.

La consapevolezza, punto di partenza del modello C.A.R.E® (consapevolezza, autodeterminazione, responsabilità, eudaimonia) è quindi il presupposto per: La cura di sé
Per gli antichi filosofi greci era questo un principio basilare della condotta sociale e personale rivolto soprattutto ai giovani, come preparazione della vita adulta ma più tardi, con Epicuro e poi con gli Stoici, questo principio è diventato una cura continua durante tutto il corso della vita.

Essere consapevoli di sé significa riconoscere:

  • i propri punti di forza
  • le proprie aree deboli
  • le proprie emozioni
  • le proprie convinzioni limitanti

 

Vorrei soffermarmi su queste ultime che penso costituiscano uno dei blocchi principali allo sviluppo delle proprie potenzialità soprattutto quando si è più avanti negli anni.

L’idea che nella nostra vita non possa cambiare niente rappresenta un ostacolo al processo di cambiamento e di crescita continua e spesso è fonte di grande, quasi sempre inconsapevole, sofferenza.

In effetti, nel percorso di coaching uno dei momenti più intensi di mobilità è proprio il passaggio dalla individuazione dell’obiettivo al riconoscimento delle risorse necessarie per raggiungerlo.

In termini razionali il collegamento può sembrare semplice, in termini emozionali è invece complesso.

La persona spesso ha bisogno di formulare permessi interni per accedere completamente alle risorse; inoltre deve confrontarsi con una serie di convinzioni limitanti, con i meccanismi di difesa e le limitazioni della struttura caratteriale, con un vissuto complesso e un certo numero di ancoraggi. (Dilts Il manuale del coach 2003)

Superare le convinzioni limitanti significa scommettere sul fatto che qualcosa sia ancora possibile.

Il percorso di coaching può permettere di scoprire le potenzialità inespresse o ostacolate e attraverso l’allenamento delle stesse è possibile per il coachee ritrovare benessere e una maggiore centratura.

 

Dalla Consapevolezza alla percezione di Autoefficacia

Abbiamo visto che lo sviluppo della consapevolezza porta alla padronanza di sé, consente di porsi come osservatori di se stessi.

Quando la relazione di coaching è efficace, l’utilizzo costante delle potenzialità caratterizzanti, il lavorare con i propri punti di forza, senza concentrarsi sui propri limiti, porta indirettamente dei benefici a quegli aspetti di carenza particolarmente rilevanti per il coachee.

La relazione di coaching può essere quindi efficace per tutti coloro che, arrivati ad un certo punto della vita, pensano che non sia possibile o utile evolvere e continuare la scoperta delle loro potenzialità.

Ma da che cosa parte e cosa sostiene il processo di cambiamento?

 

La Motivazione è ciò che attiva il comportamento.

L’energia motivazionale è considerata decisiva per far muovere l’individuo verso un processo di cambiamento e viene incrementata da una serie di fattori tra cui il sentire l’obiettivo come proprio, dalle convinzioni potenzianti e positive, dal focus e dall’intelligenza emotiva.

Più precisamente quando la motivazione prende origine dall’esterno viene definita estrinseca: è questo il caso dei comportamenti posti in atto per raggiungere un riconoscimento economico o sociale che danno quindi luogo ad una prestazione.

Quando invece è una spinta interna che determina i comportamenti e le azioni la motivazione viene definita intrinseca, in tal caso c’è l’allineamento con il proprio potenziale capace di determinare livelli di eccellenza nella prestazione.

E’ la motivazione intrinseca che porta all’autorealizzazione vale a dire alla felicità e al senso di appagamento della persona.

Come si fa a mantenere viva la motivazione intrinseca nelle persone, che pensano sia tardi e si sentono “fuori gioco” in un contesto lavorativo in cui magari non si riconoscono più?

La Self Determination Theory (Deci e Ryan) identifica tre bisogni psicologici o aree di autorealizzazione dell’individuo:

 

Relatedness, Autonomy, Competence

Relatedness, è l’area delle Relazioni, corrisponde al bisogno di costruire e coltivare le relazioni in ogni ambito della propria vita ed indipendentemente dall’ambiente in cui si agisce

Autonomy, è l’area dell’Autonomia, soddisfa il bisogno di autonomia delle proprie scelte del proprio essere e agire, e nell’esercizio della propria volontà e spirito di iniziativa.

Competence, è l’ area della Competenza, corrisponde al bisogno di conoscere e di sapere, di sperimentazione e di realizzazione, di sentirsi abili ed efficaci

E’ in questa area che nascono le capacità e le competenze dell’individuo.

La competence si riferisce al volere essere efficaci, all’agire nel proprio ambiente e raggiungere i risultati voluti. La competenza comprende il bisogno di sentirsi capaci, il senso di adeguatezza e di autoefficacia, ingredienti indispensabili all’autorealizzazione.

Bandura esprime così il concetto di Autoefficacia:

L’autoefficacia percepita coincide con il sentimento di efficacia personale che deriva dalla certezza di essere all’altezza di una determinata situazione. E’ un modo di percepire e di porsi in rapporto con la realtà che deriva dall’esperienza e che può essere instillato e rafforzato dall’esperienza. Corrisponde alla convinzione di sapere, di sapere fare, la quale si traduce nella capacità di orchestrare al meglio le proprie abilità traendo il massimo vantaggio dalle opportunità dell’ambiente” (A.Bandura, Autoefficacia, Erickson, 2000)

Il coaching è un metodo che porta la persona a valorizzare le proprie competenze e i propri punti di forza, senza concentrarsi sui propri limiti e quindi ad elevare l’autoefficacia percepita.

L’intervento di un coach può dunque far emergere la voglia di lasciare una traccia, far capire quali sono le proprie competenze distintive e magari accendere la motivazione a trasferirle.

Mi piace pensare che il Coaching possa diventare uno strumento per realizzare il trasferimento di competenze e di conoscenze tra Senior e Junior, mantenendo alta la motivazione di tutti gli attori.

Quella dei Senior che possono riconoscere con chiarezza in che cosa risiedano di preciso le loro capacità e come possano essere trasmesse.

Quella degli Junior facendo loro comprendere che il raggiungimento dei loro obiettivi dipenderà molto dallo sviluppo delle competenze che non si imparano durante il percorso di studi ma che sono fondamentali nella vita professionale.

 

Conclusioni

Guidare le proprie scelte, immaginare, sognare e realizzare obiettivi e progetti, non cedere alla tentazione dello sconforto di fronte alle immancabili difficoltà, modificare le abitudini dannose, voler migliorare se stessi, è una realtà accessibile a tutti coloro che non si accontentano dello status quo.

L’Active Ageing richiede alle persone che si pongono l’obiettivo di mantenersi attive ed efficaci, lo sviluppo della propria consapevolezza e conseguentemente di capacità che integrano e rinforzano le condizioni necessarie per raggiungere tale scopo.

Il Coaching è un metodo che può sostenere nel cammino lungo questo percorso di vita attiva, nel quale è fondamentale decidere di superare con energia gli ostacoli e le resistenze che in ogni percorso di crescita si pongono.

Il Coaching può quindi diventare una strategia di sviluppo dell’Active Ageing e uno strumento per realizzare il trasferimento di competenze e di conoscenze tra Senior e Junior, mantenendo alta la motivazione di tutti gli attori e restituire così alla dilatazione del tempo di vita attivo delle persone la sua vera connotazione positiva, trasformandola in opportunità e non in catastrofe.

 

Franca Vecchiato
Responsabile Compensation e Performance Management OVS – Coach
Padova
francavecchiato@yahoo.it

 

Nota:
Il concetto di Meta-potenzialità C.A.R.E.®  è di proprietà intellettuale della Scuola INCOACHING®.

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