QUARTA RISTAMPA

L'Essenza del Coaching
di A. Pannitti e F. Rossi
Editore: Franco Angeli

L'Essenza del Coaching

Recensione

Famiglia Oggi N.4/2012


Presentato all'Università
"La Sapienza" - Roma


Il libro presenta in modo completo il coaching nella sua vera essenza. Punto di riferimento è il metodo che viene insegnato nelle università anglosassoni, come quella di Sidney, la prima università al mondo a inserire il coaching tra le materie accademiche.


NOVITÀ EDITORIALE

Spiritualità cristiana e Coaching
La relazione facilitante di Gesù

di N. Brescianini e A. Pannitti
Editore: La Parola


Spiritualità cristiana e Coaching

Un coinvolgente dialogo tra un Coach professionista che si interessa di spiritualità e un monaco benedettino appassionato di Coaching.


NOVITÀ EDITORIALE

Tappo a chi?!!
E se la tua crisi fosse un'opportunità?

di C. Lacchio e F. Rossi
Editore: Franco Angeli


Tappo a Chi?

“Tappo a chi?!!” è una favola motivazionale. Il tema centrale della storia narrata - con estrema delicatezza e creatività - è il cambiamento, fatto di paure, rabbia, preoccupazione, ma anche di possibili opportunità e di nuove prospettive per migliorare il proprio benessere e raggiungere la felicità.

Coaching e Teatro: affinità e strumenti



mercoledì, marzo 16th, 2016 | articolo di: admin - pubblicato in: Elaborati di fine corso
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1 – Introduzione.

Sono un uomo cattivo, miserabile e insignificante.
Bisogna anche essere logori, miserabili, disfatti dall’alcool come Sasa
per amarmi ancora e stimarmi.
Come mi disprezzo, Dio mio!
Come odio la mia voce, i miei passi, le mie mani, questo vestito, i miei pensieri.
Non è ancora passato un anno da quando io ero forte e sano, lavoravo con queste mani, parlavo in modo da commuovere fino alle lacrime anche gli ignoranti,
sapevo piangere quando vedevo il dolore, mi indignavo quando incontravo il male.
Sono stanco, passo i giorni e le notti nell’inattività.
La mia tenuta va in malora, la mia terra mi guarda come una derelitta.
Non aspetto nulla, non mi affliggo di nulla, non amo più nessuno, neppure mia moglie,
e la mia anima trema di paura di fronte al domani.
Che mi succede?
In quale abisso sto precipitando?

Tratto da “ Ivanov” di A. Cechov

Questo è il testo del monologo assegnato durante il corso di teatro svolto quest’anno a Milano. Il teatro è una della mie due grandi passioni. Voi non potete immaginare quanto mi sia costato studiare il monologo in questo mio momento storico, perché in parte risuonavo con il suo contenuto e questo mi generava una forte emozione. Ho dovuto allenarmi duramente per prendere un po’ di distanza da questa emozione. E il teatro insegna a fare questo: ad accogliere l’emozione, a sentirla, a trasmetterla ma a NON viverla direttamente. Successivamente ho poi iniziato un affascinante corso di coaching con Franco ed Alessandro ed ho scoperto che questo è quanto deve riuscire a fare anche il coach con i suoi coachee: può sentire l’emozione, può accoglierla mostrando empatia nei confronti del coachee ma NON deve farla sua, altrimenti non potrebbe più fare del coaching in modo efficace. Un primo punto in comune con l’attore! Da quel momento ho avuto un’illuminazione…ed ho pensato che avrei potuto trovare altri spunti in campo teatrale sia in termini di affinità con il coaching sia in termini di tecniche applicabili anche in un rapporto di coaching. La decisione è stata quindi quella di realizzare una tesina prettamente “esperienziale”.

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2 – I monologhi e i testi teatrali.
Ci sono nel teatro molte tecniche ed esercizi volti ad accogliere e sentire le emozioni ma a NON viverle, a NON identificarsi con esse. Tra queste troviamo alcuni esercizi specifici per recitare il testo in una sorta di “controtendenza” rispetto a quanto emerge dal contenuto del
2testo stesso. Quindi è possibile recitare un testo come quello inizialmente proposto cercando di cavalcare un’emozione di allegria, di euforia o anche di passione. Questo aiuta l’attore ad allenarsi con varie emozioni da collegare allo stesso testo e quindi a “disidentificarsi” dall’unica sola emozione iniziale, magari negativa. Ecco quindi che l’uso di tecniche teatrali di questo tipo con l’ausilio di testi, monologhi, etc. potrebbero essere esercizi potenzialmente utili da proporre nel coaching sia come allenamento per il coach, che come strumenti da utilizzare con il coachee al fine di aumentare la sua consapevolezza e sviluppare il suo potenziale. Nel momento in cui si dovessero incontrare delle forti emozioni o sensazioni negative connesse alla lettura di un certo testo che possono creare per il coachee delle interferenze rispetto allo sviluppo del proprio potenziale, l’applicazione di tecniche teatrali di gestione delle emozioni come ad es. quella descritta in precedenza, potrebbero aiutare il coachee a disidentificarsi da queste emozioni negative, a prenderne le distanze, aumentando la sua capacità di osservarle da un occhio esterno, riducendo le interferenze interne emotive e aumentando invece le emozioni e le sensazioni utili al pieno sviluppo del suo potenziale.

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3 – Le 4 A* in un percorso teatrale.
E’ compito “principalmente” del coach instaurare una relazione facilitante con il coachee che si basi sulle 4 A di: Accoglienza, Alleanza, Autenticità, Ascolto. Vorrei ora individuare se e come queste 4 A hanno delle affinità anche nel mondo teatrale.

  1. Accoglienza. Credo di poter affermare che l’accoglienza è una delle caratteristiche fondamentali anche in un lavoro teatrale. La grande maggioranza di giochi teatrali richiede di lavorare in coppia. Ma non ci si sceglie in anticipo. Il tutto è lasciato al caso. Si lavora sempre con compagni diversi e questo vuol dire allenarsi a “mettersi gli occhiali del coach”, lasciandosi alle spalle giudizi e pregiudizi sulle persone.
  2. Alleanza. Allo stesso modo come nel coaching anche nel lavoro teatrale è importante che venga stretta una forte alleanza con l’insegnante e con il gruppo. Ci sono alcuni giochi teatrali che aiutano in questo, in particolare giochi sulla fiducia, spesso svolti ad occhi chiusi in cui ci si “affida” ai compagni.
  3. Autenticità. E’ fondamentale che l’attore sia autentico. Ci sono giochi teatrali che lavorano su questo, ad es. quelli legati alle improvvisazioni, dove si lavora a coppie. Quello che viene chiesto a chi va in scena è di entrare il più possibile “vuoti”, quindi senza emozioni o sensazioni a priori e senza prefigurarsi scenari di come potrà evolvere la situazione. Stare quindi solo con sé stessi, nel momento presente e nell’interazione con l’altro.
  4. Ascolto. Che dire sull’ascolto! Nel coaching l’ascolto è: orecchie, occhi, cuore e contesto. Nella cultura monastica ascolto è anche meditare e agire. Tutti elementi propri anche del teatro, dove l’ascolto è a tutti i livelli nell’azione corale del gruppo. Se non ci si ascoltasse ognuno direbbe le proprie battute senza rispetto dei tempi dell’altro e quando un compagno è in difficoltà tutto si fermerebbe. Alcuni esercizi teatrali allenano questa abilità attraverso dei giochi in cui si recitano in gruppo le battute a occhi chiusi senza accavallarsi.

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4 – La mappa* di coaching in teatro.
Partiamo ora dalla mappa di coaching per rappresentare su di essa un percorso teatrale.

  1.  Consideriamo il presente percepito*, in analogia con un percorso teatrale, come il momento di incontro iniziale del gruppo, al fine di conoscersi e condividere le esperienze;
  2. Sempre in analogia con un percorso teatrale, il futuro desiderato* potrebbe essere mettere in scena uno spettacolo di fine corso.

Questo passaggio non può avvenire direttamente ma serve necessariamente un lavoro sulle potenzialità dei singoli e del gruppo, attraverso l’allenamento fisico, la definizione dei ruoli, etc.

Un corso di teatro si divide normalmente in 2 fasi:

  • Fase 1, detta di laboratorio;
  • Fase 2, relativa alla preparazione di uno spettacolo;

Posso dire che circa il 70% del tempo di un corso di teatro si basa sulla fase di “laboratorio” e il 30% sulla “messa in scena dello spettacolo”. In similitudine viene facile assimilare il coaching “evolutivo*” alla prima fase di “laboratorio” e il coaching “performante*” alla seconda fase.

 

In Fase 1, viene fatto il “grosso” del lavoro con gli attori, teso allo sviluppo del potenziale dei singoli, attraverso: esercizi di allenamento fisico, giochi sulla fiducia, improvvisazioni, studio dei personaggi, giochi sulle emozioni, etc.

 

La Fase 2 è più “complicata” della Fase 1 ma paradossalmente è meno “complessa”. E’ meno complessa perché quando ciascun attore ha concluso il laboratorio è pronto in termini fisici e mentali per potersi lanciare la sfida di mettere in scena uno spettacolo. La Fase 2 è invece più complicata perché ha bisogno di una maggiore “organizzazione” per raggiungere l’obiettivo.
In analogia con la mappa* di coaching distinguiamo quindi:

  • Obiettivi (dove l’obiettivo ultimo del saggio può essere suddiviso in sotto-obiettivi, con lo studio separato delle scene)
  • Piano di azione (con gli schemi di allenamento, prove, studio di testi)
  • Ostacoli (assenze, ritardi, etc., studiando soluzioni per limitarne i rischi di accadimento)
  • Facilitatori (strumenti e modalità sviluppate nella fase di laboratorio dove a volte si attinge per prendere dei “pezzi” da inserire nello spettacolo finale)
  • Monitoraggio (sono i momenti di “prova ufficiale” dove si prova l’intero spettacolo o parti di esso, per rendersi conto di dove ci si trova rispetto all’obiettivo finale)

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5 – Strumenti utili dal mondo teatrale.
Torniamo in questo paragrafo ad approfondire la fase di “laboratorio”, cioè la fase di allenamento delle potenzialità dei singoli. Nella fase di laboratorio, come già anticipato in precedenza, sono veramente tante le tipologie di tecniche ed esercizi che vengono svolti. Dopo aver svolto il corso di coaching, mi sono reso conto che alcune di queste tecniche ed esercizi potrebbero essere proposti anche in un rapporto di coaching. Ve ne propongo tre:

  • Le statue
  • Io sono…
  • La lettera

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5.1 – Le statue.
Questo gioco teatrale si svolge così:
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  • Viene chiesto all’attore di pensare ad una emozione e/o una sensazione negativa e di farle prendere la forma di una statua;
  • Poi viene chiesto all’attore di pensare ad un’altra emozione e/o sensazione positiva e anche in questo caso di darle una forma;
  • A questo punto l’attore dovrà passare dalla prima statua alla seconda attraverso uno o più movimenti (creandosi una piccola storia) usando se vuole anche la voce (o un testo teatrale).
  • L’esercizio può essere anche ripetuto dalla seconda statua verso la prima.

 

L’esercizio potrebbe essere utile per far lavorare il coachee sulla consapevolezza di dove si trova (emozioni presenti) e dove vorrebbe essere (emozioni che vorrebbe provare) con una prima ipotesi di transizione dal suo presente al suo futuro desiderato attraverso un movimento fisico (reale) e delineando possibili tappe intermedie. Il vantaggio dell’esercizio è che vivere direttamente queste sensazioni anche nel corpo oltre che nella voce e nella mente, acquisisce molta forza “emotiva” (…a volte il corpo parla di noi) e potrebbe aiutare il coachee ad una maggiore consapevolezza.

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5.2 – Io sono…
Questo gioco teatrale si svolge così:

  • Si formano due squadre;
  • Ciascun membro si “definisce” con quattro caratteristiche, attitudini, attraverso quattro movimenti. Come se ciascuno dicesse “io sono…queste quattro cose”;
  • Viene dato un tempo perché ciascuno individui una sequenza “fluida” di movimento per passare da un movimento all’altro;
  • Successivamente, ciascun membro presenta la sua sequenza al suo team, menzionando le quattro caratteristiche che lo contraddistinguono;
  • A questo punto il team 1 fa da pubblico, e viene chiesto al team 2, di procedere in orizzontale verso il team 1 con le sue sequenze;
  • Quando il team 2 sarà arrivato davanti al team 1, si ferma lentamente;
  • Uno alla volta, ogni membro del team 2 si presenterà dicendo solo il suo nome “Io sono…”;
  • L’esercizio viene ripetuto invertendo i team.

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Pensiamo alla potenza di un esercizio di questo genere ad es. in un team coaching svolto per una forza di vendita aziendale, dove spesso non ci si conosce nemmeno per nome, perché si è su location diverse e ci si riconosce solo per ruolo e “sigle”. Potrebbe essere l’occasione (soprattutto nelle grandi aziende) per conoscersi meglio all’interno del team e soprattutto per rendere il team consapevole delle potenzialità di ciascun componente e quindi del team stesso.

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5.2 – La lettera.
Di seguito uno dei giochi teatrali più belli. Lo propongo perché credo che possa avere davvero 5delle applicazioni molto utili anche nel coaching. Il gioco si chiama: la lettera.

  • Il conduttore pone una lettera chiusa su una sedia al centro del gruppo;
  • Viene chiesto che ciascun membro del gruppo a turno si sieda e legga agli altri il contenuto della lettera;
  • Tre sono le regole del gioco:
    1.  La prima è che ciascuno, quando si siede, abbia pensato ad una persona che gli ha scritto quella lettera;
    2.  La seconda è cercare di non essere banali nella lettura (ad es. leggere una lettera della polizia che ci notifica una multa renderebbe il gioco non utile per il gruppo). Deve quindi avere un “senso” per chi la legge;
    3.  La terza regola è che quando ciascun membro del gruppo aprirà la busta, troverà un foglio… bianco; quindi il gioco è in realtà di scrivere e leggere la lettera nello stesso momento;

Quando viene svolto questo esercizio è possibile che escano cose sorprendenti da ciascuno di noi. Personalmente mi è capitato di iniziare a leggere pensando di proseguire in un certo modo ma poi la lettura ha preso una strada inaspettata andando a toccare alcuni aspetti che mi hanno generato delle emozioni. Il bello è stato che, continuando nella lettura, ho preso consapevolezza in corso d’opera che quelle emozioni potevo trasformarle e affrontare quel tema anche in altro modo.
E’ un esercizio che se proposto in una sessione di coaching in una fase “esplorativa” potrebbe rivelare un “mondo” intero su cui poi poter lavorare con il coachee.

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6 – Conclusioni.
Il corso di coaching seguito con INCOACHING® mi ha colpito per molte cose ma soprattutto per un tema, quello che è stato definito da Franco come “il campo di gioco del coach”, ovvero il terreno dove il coach, mette sé stesso, la sua essenza, la sua identità, i suoi vissuti. Alessandro, poi, in una sessione successiva ha definito il coaching come qualcosa ancora di giovane, dove si può osare e dove ciascuno di noi alla fine del percorso metterà le proprie competenze e le proprie esperienze. I coach non saranno mai uguali e saranno accumunati solo dal metodo. E’ grazie a questi interventi che ho “preso coscienza” di come avrei realizzato la mia tesina. Non sarei andato a cercare argomenti troppo teorici ma avrei attinto dal mio bagaglio personale e dalle mie esperienze pregresse. E il teatro era ed è una di queste mie esperienze. Ho quindi cercato di elaborare alcuni elementi dei corsi di teatro seguiti per trovare affinità con il metodo di coaching appreso e mettere a fattor comune alcuni esercizi teatrali per poterli considerare come potenziali strumenti da proporre nelle sessioni di coaching. Essendo strumenti, sarà poi il coach che potrà proporre esercizi di questo tipo solo quando e se lo riterrà opportuno sulla base della sua sensibilità e relazione con il coachee. Ah! dimenticavo! All’inizio dicevo che il teatro è una delle mie due grandi passioni. L’altra è l’illustrazione, infatti i disegni presenti in questa tesina sono realizzati da me. Chissà che anche questo aspetto più visivo non possa avere in futuro delle applicazioni concrete per il coaching…ci devo pensare.

 

* I termini e i concetti contrassegnati con * (asterisco) sono tratti dal libro “L’essenza del coaching” (Pannitti, Rossi, Ed. Franco Angeli, 2012) e/o dal programma didattico del corso “Professional Coaching Program” della Scuola INCOACHING®

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Fabio Delvò
Project & Program Manager
Illustrator & Visual Designer
Business Coach
Via Orti 24, 20122 Milano
fdelvo69@gmail.com





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