QUARTA RISTAMPA

L'Essenza del Coaching
di A. Pannitti e F. Rossi
Editore: Franco Angeli

L'Essenza del Coaching

Recensione

Famiglia Oggi N.4/2012


Presentato all'Università
"La Sapienza" - Roma


Il libro presenta in modo completo il coaching nella sua vera essenza. Punto di riferimento è il metodo che viene insegnato nelle università anglosassoni, come quella di Sidney, la prima università al mondo a inserire il coaching tra le materie accademiche.


NOVITÀ EDITORIALE

Spiritualità cristiana e Coaching
La relazione facilitante di Gesù

di N. Brescianini e A. Pannitti
Editore: La Parola


Spiritualità cristiana e Coaching

Un coinvolgente dialogo tra un Coach professionista che si interessa di spiritualità e un monaco benedettino appassionato di Coaching.


NOVITÀ EDITORIALE

Tappo a chi?!!
E se la tua crisi fosse un'opportunità?

di C. Lacchio e F. Rossi
Editore: Franco Angeli


Tappo a Chi?

“Tappo a chi?!!” è una favola motivazionale. Il tema centrale della storia narrata - con estrema delicatezza e creatività - è il cambiamento, fatto di paure, rabbia, preoccupazione, ma anche di possibili opportunità e di nuove prospettive per migliorare il proprio benessere e raggiungere la felicità.

Coaching in Cammino



mercoledì, luglio 23rd, 2014 | articolo di: admin - pubblicato in: Elaborati di fine corso
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Un percorso verso la consapevolezza

“Non occorre rifare le strade,
occorre solo camminare ancora,
andando avanti,
esaurire i nostri affetti,
le nostre esperienze.
Chi cerca sempre e procede nella ricerca
è sempre sulla via buona,
anche quando essa appare tutt’altro.
In ogni errore v’è una verità sciupata,
in ogni deviazione un senso di dirittura,
in ogni nostro affetto… insano
un bisogno d’amore puro”
Primo Mazzolari

Negli ultimi due anni, dopo aver vissuto molteplici esperienze, qualcosa è cambiato. È
cambiato il mio modo di interpretare, di leggere gli eventi, sono cambiati significato e
sapore dei singoli momenti della mia vita. E con questo nuovo sentire sono arrivate, visto
che nulla accade per caso, esperienze più profonde, intense ed arricchenti. Il percorso di
formazione sul coaching mi ha offerto la possibilità di misurarmi con un metodo di grande efficacia rispetto alla consapevolezza personale, che riguarda sia coach che coachee in uno scambio reciproco che mette in luce limiti e talenti di entrambi i soggetti.
Personalmente, mi appassiona l’idea di scoprire chi sono come coach, e di poter
sperimentare un approccio ed un modus operandi che possano appartenermi.
Molti spunti in questo senso mi sono derivati da una recente esperienza. Ho da poco
percorso il Jesus Trail, un cammino di trekking di 80 km circa da Nazareth a Cafarnao in
Galilea, che tocca molti luoghi citati nel Vangelo, insieme ad un gruppo di amici in 3 giorni.
Il tempo del camminare, tempo privilegiato per l’ascolto e per la lettura di alcuni
avvenimenti è diventato occasione per riflettere sulla recente esperienza formativa del
coaching e sulle inaspettate e profonde analogie tra i due “percorsi”.
L’obiettivo di questo lavoro è condividere un’analisi ed un approfondimento personali sulle analogie e sui punti d’incontro tra le due diverse attività.

Movimento
Il cammino è per prima cosa movimento, sembra banale, ma il movimento dà la certezza
di essere vivi e di stare bene.
Si può dire che la camminata è movimento fatto ad un ritmo vitale e graduale, senza
forzature. Quando cammina l’individuo è coordinato, mette un passo davanti all’altro con
regolarità.
Il coaching è movimento; chi decide di essere un coach, per definizione è “in
movimento”, si mette in discussione, cerca di migliorarsi, così come chi sceglie di farsi
aiutare come coachee è “alla ricerca”, si sta muovendo, comincia ad essere consapevole
dei suoi limiti e dei suoi talenti e cerca nuovi spunti.
Ed entrambi i soggetti si muovono in modo graduale.

Essenzialità
Il cammino è essenziale e ricentra, quando si cammina si deve eliminare il superfluo. Se
si desidera camminare per giorni con uno zaino in spalla, ci si può portare solo ciò che
serve. Pochi vestiti, da mangiare e dell’acqua, il resto non è utile e rende più duro il
camminare.
Così si prende consapevolezza del fatto che nella nostra vita tante cose che ci sembrano
indispensabili e vitali, in realtà non ci servono, sono attaccamenti.
Gli attaccamenti tolgono spazio e riducono il movimento, si pensa siano fonte di energia
quando nella realtà la tolgono.
Nella camminata si riproduce perfettamente il meccanismo dell’attaccamento (il piede che si appoggia a terra), ma anche della sospensione dall’attaccamento (il piede si stacca da terra), in un continuo movimento ed equilibrio, con una procedura perfetta che, se
applicata alla vita quotidiana, attraverso la capacità di gestire in maniera equilibrata gli
attaccamenti, potrebbe garantire quanto meno una maggior serenità.
Il coaching è anch’esso essenziale e riporta, nel rispetto dei tempi individuali, al proprio
centro, a quello che si è.
Il coach conduce con pazienza a definire degli obiettivi reali, veri, uscendo dall’inganno
che tante volte ci si costruisce, mettendo a nudo i propri desideri e riscoprendo la propria
essenza.
E riportando la persona al proprio dialogo interiore offre la possibilità di ripartire da lì, di
ricentrarsi comprendendo dove ci si sia persi e come ci si possa ritrovare dando il giusto
peso alle proprie esperienze ed il giusto valore ai propri attaccamenti.

Gradualità
Nel cammino tutto è graduale: il passo, la strada percorsa, il respiro…
Come la vita, in una delle sue leggi universali: graduale.
Niente in natura e nella vita cambia all’istante, c’è un tempo per tutto, la natura è
intelligente, umile ed ordinata.
L’essere umano segue logiche diverse e tende a volere tutto e subito.
Vogliamo ottenere tutto evitando possibilmente un elemento fondamentale, la fatica.
In realtà la fatica ha una grande utilità perché dà struttura, permette di radicarsi e di non
lasciarsi trasportare dai venti dei giudizi e dalle opinioni altrui.
Perché la fatica è mediazione, è sapere che nella relazione con se stessi, con gli altri e con
la vita è necessario avere pazienza, impegnarsi, e ricercare l’unione con gli altri sempre e
come scelta gratuita e consapevole e non come atto di convenienza.
Anche il coaching lavora in questa direzione, perché rispetta i tempi individuali, non
accelera, non forza.
Un approccio non graduale porterebbe a vanificare, ad annullare il percorso compiuto dal
coachee. Un coach accetta la fatica di rispettare i tempi di maturazione, infatti il vero
tempo del coaching è il kairos.
Così il coaching propone un metodo che lavora sulla mediazione, che fa fare fatica e attraverso la fatica dà struttura. Struttura che permette di ripartire più consapevoli di chi
si è e di chi si desidera diventare.
Perché la fatica è mediazione, è sapere che nella relazione con se stessi, con gli altri e con
la vita è necessario avere pazienza, impegnarsi, e ricercare l’unione con gli altri sempre e
come scelta gratuita e consapevole e non come atto di convenienza.
L’alternativa, la rimozione della fatica e di conseguenza la mancanza di una propria
struttura, è la dipendenza dalle opinioni e dalle idee di qualcun altro, la cui verità si
trasforma nella propria verità e nella propria vita.

Connessione
Il cammino unisce e fa ritrovare la connessione.
Fa unire con la vita, perché camminando si dà valore alla natura, ci si accorge della
bellezza di un albero, di un fiore, di un animale…
Fa unire agli altri perché ogni persona che si incontra o con la quale si viaggia diventa una
scoperta.
Nel cammino le persone che si incontrano vanno tutte nella stessa direzione, non hanno
secondi fini. Magari motivazioni diverse, ma uguale direzione, metaforicamente e non.
Fa unire a se stessi perché camminando si pensa e si dialoga con la propria persona,
collegandosi con il proprio centro, con il proprio dialogo interiore.
Allo stesso modo il coaching permette la connessione.
Con la vita perché è un metodo che predispone a stare nel presente, a viverlo.
Il coaching fa stare esattamente dove si è, ed in questo modo riconnette con la vita.
Fa unire agli altri perché chi intraprende questo percorso lo fa per migliorare la qualità
delle proprie relazioni. Il coaching presuppone pazienza, umiltà ed assenza di giudizio, che
guarda caso sono elementi fondanti di una buona relazione con gli altri.
E nello stesso tempo attraverso il coaching ci si unisce a se stessi, si lavora sul proprio
centro.
Il coach pone domande, fa da specchio, non giudica, mette nelle condizioni migliori per
andare lì, nel proprio centro.
Perché, passata la fase di spiegazioni e giustificazioni, si arriverà al nocciolo, focalizzando
la volontà ed il desiderio e, attraverso la consapevolezza e la rielaborazione del proprio
dialogo interiore, il coachee potrà intraprendere una nuova strada.

Errore
Il cammino permette di sbagliare. Camminando si possono sbagliare passo e strada, ed in
questa attività l’errore è previsto, è concesso.
Nella propria esperienza di vita per orientarsi verso la felicità l’individuo deve confrontarsi
con il concetto di errore perchè proprio attraverso l’esperienza dell’errore si entra in
contatto con la propria umanità e si può maturare. Senza errore non si cresce e non ci si
evolve.
Il cammino permette di soffermarsi su questo concetto, facendo emergere la parzialità
dei propri giudizi e pensieri.
Il coaching è un metodo che permette di prendere confidenza con l’errore, perché
arrivare all’obiettivo significa proprio attraversare errori e strade impervie.

Ascolto
Il cammino fa lavorare sull’ascolto di se stessi, della vita e degli altri, su un ascolto
“vero”. Perché esiste un altro tipo di ascolto, che non è vero, ma superbo… E’ l’ascolto di
chi sostiene, forse anche con convinzione, di voler ascoltare, ma in realtà cerca solo
conforto o conferma delle proprie opinioni.
Se, esercitando l’ascolto vero, si accetta la realtà per quello che dice, si attiva un
meccanismo di razionalità e di gratitudine e questo, pian piano, farà diminuire le proprie
paure.
Il coaching ha come elementi fondanti l’ascolto e il non giudizio, quindi ha nella sua
stessa essenza l’attivazione della fiducia. Attraverso un ascolto “vero” va a lavorare
indirettamente o direttamente sulle paure, facendole emergere, mettendole in luce per far sì che vengano affrontate.

Solitudine
Il cammino è solitudine, permette di lavorare sull’accettazione di uno stato poco
apprezzato nella quotidianità. Si tende a ricercare costantemente qualcuno o qualcosa che ci supporti, tanto da preferire l’omologazione allo stare “da soli”.
Nel cammino la solitudine è un privilegio. Anche il coaching è un percorso di solitudine.
Pur avendo a disposizione il coach a fargli da specchio, nell’ora di sessione il coachee è
fondamentalmente solo con se stesso, e con se stesso dialoga.

Tappe intermedie
Il cammino ha delle tappe, ogni tappa ha dentro di sè un inizio e una fine, e l’aver finito
una tappa dà gioia e soddisfazione per il piccolo traguardo raggiunto. Le tappe sono
affascinanti perché attestano che si è andati avanti, che si sono fatti progressi, e
infondono forza e fiducia di poter arrivare all’obiettivo finale.
Anche il coaching ha le sue tappe, che sono le sessioni. Ogni sessione è una scoperta, è
un pezzo in più, che dà consapevolezza, forza, accresce l’esperienza e mette l’individuo di
fronte a sé stesso, ai propri limiti, alle proprie virtù, ai propri fallimenti ed ai propri
successi.

Arrivo
Il cammino ha un arrivo. Un cammino concluso porta con sé euforia, gioia, non si
percepisce la stanchezza e si sarebbe pronti a ricominciare.
Non conta più dove si arriva, conta l’essere arrivati.
Nella realtà la vera esperienza non è l’arrivo, la vera esperienza la si è attraversata e
vissuta nel viaggiare.
Il coaching ha anch’esso la sua meta, il suo arrivo. Una meta che il coachee stesso
desidera raggiungere ed alla quale il coach lo accompagna nel rispetto assoluto del suo
sentire.
L’arrivo, qualunque esso sia, diventa gioia, gioia pura.

Affidamento
Il cammino è affidamento. Prima di intraprendere un cammino si può preventivare tutto,
si può preparare minuziosamente ogni dettaglio, si può studiare perfettamente il percorso, cercando di controllare ogni cosa, ma non basterà.
Nel coaching l’affidamento è essenziale. Coach e coachee devono affidarsi, nella certezza
che sarà il metodo a guidarli. Ci sono tanti, troppi elementi che non si possono controllare e ci saranno momenti di dubbio assoluto.
E proprio nel dubbio, se si deciderà di lasciare andare, di affidarsi, proprio in quel
momento qualcosa di speciale succederà, e l’alchimia unica che si instaura tra coach e
coachee prenderà una sua forma, che non necessariamente sarà quella preventivata.
Così, come d’incanto, quel cammino fatto di domande, rimandi, chiarimenti, ma anche di
storie, aneddoti, metafore, prenderà il volo e sarà un volo inaspettato e unico…

Stefano Pasqualetto
Hr manager life, sport and business coach
Padova
stefanopasqualetto0201@gmail.com





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