Categoria: Coaching senza frontiere: il “Global Coaching”

Coaching senza frontiere: il “Global Coaching”

Perché gli americani comunicano in modo diretto e gli asiatici in modo allusivo? Perché nei paesi occidentali la stretta di mano è forte e vigorosa e nei paesi orientali è debole? Perché alcuni gesti sono abituali per alcuni popoli e “sconvenienti” per altri?

La cultura di ciascun paese è il modo di vivere di una certa società, trasmesso di generazione in generazione. Essa include credenze, valori, atteggiamenti, aspettative e forma la propria idea di ciò che è “accettabile” e “desiderabile”. Spesso le persone sono così fortemente immerse nella loro cultura da non accorgersi di come questa influenzi il loro modo di agire, pensare e relazionarsi con gli altri. Vivono entro uno schema rigido all’interno del quale si muovono con disinvoltura ma al di fuori del quale paiono completamente disorientate.

Questo è ciò che accade generalmente a chi decide di andare a vivere all’estero per un periodo medio-lungo: deve, non solo, adattarsi ad un nuovo luogo e ad un clima diverso, ma deve soprattutto interagire con persone che hanno una diversa “programmazione culturale” e ciò, talvolta, può dare origine a stress, disorientamento e perdita di riferimenti nella propria vita emotiva, cognitiva e pratica.

La barriera linguistica (considerata erroneamente lo scoglio principale) diviene solo uno dei tanti aspetti da considerare ed anche il proprio sistema di comunicazione para-verbale risulta inizialmente inadeguato e… poco efficace!

Il coaching , in questi casi, può essere un valido aiuto per superare le barriere aiutando la persona a cambiare prospettiva ed a vivere le differenze culturali in un’ottica di adattamento, accettazione e soprattutto arricchimento professionale e umano.

Affinché ciò sia possibile, è necessario “allenare” alcune capacità, insite in ciascuno di noi, al fine di migliorare la propria sensibilità interculturale. A questo scopo, Milton Bennet (fondatore dell’Istituto di Comunicazione Interculturale di Portland – USA), ha elaborato un interessante modello utilizzabile dal coach per individuare lo stadio di partenza del coachee e renderlo consapevole del proprio modo di approcciarsi a culture diverse. Secondo tale modello, sono 6 le possibili reazioni di ciascun individuo può manifestare quando si relaziona con persone di culture diverse:

  1. ignorare le differenze: è l’atteggiamento di chiusura totale. Il coachee non riconosce le differenze culturali poiché non ha nessun interesse o volontà di confrontarsi con altri mondi. Esempi tipici sono: ignorare il compagno di scuola di un’altra nazionalità, il collega di lavoro straniero, persone di livello culturale diverso (es. laureato/analfabeta).
  2. riconoscere le differenze ma valutarle in modo negativo: il coachee riconosce le differenze culturali ma le evita poiché le considera “inferiori”.
  3. riconoscere le differenze ma minimizzare la loro importanza: banalizzare e sottovalutare le differenze culturali che caratterizzano diversi individui.
  4. riconoscere ed accettare le differenze: rispettare ed apprezzare le differenze culturali a tutti i livelli. Imparare a riconoscere ed accettare ciò che distingue gli uni dagli altri senza rinunciare alla propria identità culturale.
  5. adattarsi alle differenze: uscire dalla propria “area di comfort” per esaminare la realtà dal punto di vista di un’altra persona con uno schema culturale diverso. Ciò richiede molta empatia, curiosità, rispetto delle differenze e desiderio di apprendere dagli altri.
  6. integrare le differenze: questa fase (considerata uno stadio avanzato di sviluppo interculturale), prevede che la persona sia talmente abituata ad adattarsi a contesti culturali diversi da riuscire, molto rapidamente, a vedere la medesima situazione da diversi punti di vista grazie all’agilità con cui cambia prospettiva.

Individuato, attraverso il modello di Bennet, lo stadio iniziale del coachee è necessario trarre vantaggio dalle differenze culturali. Ciò è possibile con il ”Global coaching” (coaching interculturale), una versione più ampia del coaching classico “monoculturale” poiché trae pienamente vantaggio dalle diverse visioni del mondo abbracciando le differenze culturali come fonte di arricchimento e di sviluppo dell’eccellenza.
Ha ampiamente trattato l’argomento Philippe Rosinski, esperto di fama mondiale in executive coaching, che, nel suo libro “Il coaching interculturale” offre un approccio innovativo all’utilizzo delle differenze culturali come leva strategica per lo sviluppo delle persone.
Partendo dal presupposto che è impossibile conoscere tutte le diverse culture esistenti sul pianeta (ed il relativo modo di relazionarsi), Rosinski ed altri studiosi utilizzano, quale strumento di coaching, il “Modello degli Orientamenti Culturali” (MOC), elaborato dalla Training Management Corporation.

Tale modello, in realtà, è stato creato per coloro che lavorano in gerarchie aziendali o organizzazioni internazionali ed a stretto contatto con persone di nazionalità diversa. Tuttavia, essendo uno strumento che permette ai coach di lavorare con le diversità culturali senza pregiudizi ed “incasellamenti rigidi”, ritengo possa adattarsi a tutti coloro che, per motivi personali o di studio, decidono di trascorrere un periodo più o meno lungo all’estero.

Il MOC classifica le diverse dimensioni culturali in 7 categorie. Ogni cultura presenta ciascuno di questi orientamenti: la differenza è relativa all’enfasi che si dà ad una categoria rispetto ad un’altra. E’ compito del coach globale rendere il proprio coachee consapevole della/e propria/e categorie di appartenenza al fine di iniziare un cammino volto ad accettare i diversi modelli culturali con cui entra in contatto e, dall’integrazione con essi, sviluppare la propria eccellenza.

1: SENSO DI POTERE E DI RESPONSABILITA’
Questa categoria induce a riflettere sulla domanda: “Sei tu a controllare la tua vita o è la natura a controllarla? A tale domanda il coachee può rispondere secondo 3 approcci:

  • Con CONTROLLO: l’individuo ha la responsabilità del proprio destino. Non esistono limiti alla propria forza di volontà: è l’approccio tipicamente americano predicato da Anthony Robbins nel suo libro “Potere illimitato”.
  • Con ARMONIA: la saggezza risiede nell’equilibrio. Capire quando è meglio agire o lasciare perdere.
  • Con UMILTA’: nella vita esistono alcuni limiti oltre i quali non si può andare.

Il coach globale, tenendo ben presente la ricchezza di ciascuno dei 3 possibili orientamenti del coachee, deve stimolarlo da un lato ad assumere la responsabilità della sua vita, dall’altro ad accettare i propri limiti naturali e trovare armonia con il proprio essere.

2: LA GESTIONE DEL TEMPO
Questa categoria riguarda i diversi modi di concepire la dimensione temporale.

  • RARO: il tempo è una risorsa rara… Non bisogna perdere tempo!
  • ABBONDANTE: non bisogna avere fretta: c’è tempo!
  • MONOCRONICO: fare solo una cosa per volta.
  • POLICRONICO: portare avanti più progetti contemporaneamente.
  • PASSATO: Il presente è un prolungamento del passato.
  • PRESENTE: concentrarsi sul “qui e ora”.
  • FUTURO: privilegiare i vantaggi a lungo termine.

Il coach globale, individuata la modalità di considerazione del tempo del coachee, deve aiutarlo ad impegnarsi sulla strada che conduce al suo sviluppo personale ed all’integrazione con altri modelli culturali.

3: IDENTITA’ e SCOPO
Categoria direttamente legata alla mission del coach: aiutare i propri clienti a raggiungere obiettivi importanti. Gli obiettivi di ciascun individuo sono strettamente legati alla propria cultura.

4: DINAMICHE ORGANIZZATIVE
Categoria inerente coloro che lavorano in organizzazioni internazionali. Prevede una serie di distinzioni tra concetti di gerarchia aziendale, uguaglianza, stabilità, cambiamento, competizione e collaborazione.

5: NOZIONE DI TERRITORIO
Questa categoria riguarda il proprio modo di percepire il territorio in senso fisico e psicologico, più precisamente:

  • Territorio inteso come PROTEZIONE: non esternare sentimenti, pensieri, emozioni. Evitare intrusioni nella propria sfera personale.
  • Territorio inteso come CONDIVISIONE: costruire relazioni strette e condividere i propri spazi personali e psicologici.

I due atteggiamenti sono estremi. Il coach globale, individuato il modo di essere del coachee, lo aiuta ad esprimente il suo potenziale in relazione al modello culturale che lo circonda.

6: MODELLI DI COMUNICAZIONE
E’ la categoria più importante poiché solo attraverso la comunicazione si costruiscono relazioni e si scambiano informazioni. Capire come comunicano gli altri è la chiave per imparare ad essere più efficaci.
Si può comunicare in diversi modi: implicito, esplicito, diretto, indiretto, affettivo, neutro, formale, informale… Anche il “silenzio” è una forma di comunicazione: inteso come silenzio attivo, ascolto, mezzo per lasciar riflettere l’interlocutore.

7: MODELLI DI PENSIERO
Ciascuno ha il proprio modo di riflettere. Affermava infatti un filosofo del XVII secolo, René Descartes:

“per raggiungere la verità bisogna, per una volta nella propria vita, disfarsi dei soliti modi di pensare e ricostruire di nuovo tutto il sistema delle proprie conoscenze”.

Il coach globale sblocca il pensiero del coachee integrando sia il meglio dei diversi modelli culturali, sia la capacità di elaborare percorsi di pensiero alternativi.

Per concludere, praticando il GLOBAL COACHING si possono raggiungere diversi obiettivi:

  • Sviluppare un alto potenziale nelle persone e contribuire al raggiungimento di un successo duraturo;
  • Acquisire le competenze necessarie per superare norme, valori e credenze culturali in relazione ad altre persone (nella sfera professionale e personale);
  • Scoprire soluzioni creative per sfruttare le differenze culturali ed affrontare situazioni complesse e sfaccettate;
  • Trarre vantaggio, in termini di opportunità, dalle differenze culturali al fine di sviluppare l’eccellenza personale.

 

Marina Filippi
Intercultural & Life coach
Titolare di APE Au Pair & Education (TO)
marina.filippi@hotmail.it

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