QUARTA RISTAMPA

L'Essenza del Coaching
di A. Pannitti e F. Rossi
Editore: Franco Angeli

L'Essenza del Coaching

Recensione

Famiglia Oggi N.4/2012


Presentato all'Università
"La Sapienza" - Roma


Il libro presenta in modo completo il coaching nella sua vera essenza. Punto di riferimento è il metodo che viene insegnato nelle università anglosassoni, come quella di Sidney, la prima università al mondo a inserire il coaching tra le materie accademiche.


NOVITÀ EDITORIALE

Spiritualità cristiana e Coaching
La relazione facilitante di Gesù

di N. Brescianini e A. Pannitti
Editore: La Parola


Spiritualità cristiana e Coaching

Un coinvolgente dialogo tra un Coach professionista che si interessa di spiritualità e un monaco benedettino appassionato di Coaching.


NOVITÀ EDITORIALE

Tappo a chi?!!
E se la tua crisi fosse un'opportunità?

di C. Lacchio e F. Rossi
Editore: Franco Angeli


Tappo a Chi?

“Tappo a chi?!!” è una favola motivazionale. Il tema centrale della storia narrata - con estrema delicatezza e creatività - è il cambiamento, fatto di paure, rabbia, preoccupazione, ma anche di possibili opportunità e di nuove prospettive per migliorare il proprio benessere e raggiungere la felicità.

La Dieta: dalla crisi del debito sovrano alla crisi di autogoverno



venerdì, marzo 1st, 2013 | articolo di: admin - pubblicato in: Elaborati di fine corso
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Spread, Austerity, Grecia. Basta sfogliare un qualsiasi quotidiano o semplicemente seguire un notiziario e ci si accorge che inevitabilmente in questo periodo non si parla che di questi  tre argomenti. Per gli inguaribili ottimisti si potrebbe dire che la situazione da Settembre è migliorata, laddove si parlava invece dei problemi finanziari dei fantomatici PIGS (letteralmente maiali ma a ben vedere altro non è che l’acronimo di PORTOGALLO, ITALIA, GRECIA e SPAGNA).

crisi del debito sovrano

Gli incontri Merkel-Sarkozy si sono fatti in questi ultimi mesi praticamente settimanali, la Banca Centrale Europea guidata dal pragmatico Draghi (un nome una garanzia) ha cercato di iniettare liquidità sui mercati per far ripartire il mercato del credito, la Germania si è fatta promotrice dell’Austerity altrui, ma niente i mercati finanziari come foglie nel vento sono in balia degli eventi.

E il dibattito sta arrivando alla conclusione che l’austerità è fallita , l’Austerità è stato un tragico errore. Il problema è che la Germania si è limitata ad imporre a tutti gli altri paesi di arrivare a un certo peso forma, lasciando una sorta di libera scelta ai singoli paesi su quale dieta adottare. “Fai come vuoi ma devi fare”, questo in parole povere il motto con cui la Germania ha imposto l’Austerità.

crisi economica

Qualcuno (GRECIA) si è messo a saltare improvvisamente i pasti (hanno tagliato i dipendenti pubblici e le pensioni) , non tenendo conto che il corpo – macchina perfetta – ha interpretato negativamente il messaggio rallentando il metabolismo (Pil in crisi , gente in piazza). Il corpo (il popolo) si mette a combattere contro di voi e voi fate sempre più fatica a dimagrire e appena ci scappa lo spuntino extra ecco che ci ritroviamo a riprendere peso.

Altri invece (tipo SPAGNA & IRLANDA) hanno seguito diete sbilanciate (alzato le tasse, l’IVA), chi la dieta del pompelmo, chi quella della tisana miracolosa. Inizialmente hanno ottenuto buoni risultati ma poi? A che costo? Con che sacrificio? E soprattutto può essere la dieta del pompelmo uno stile di vita sostenibile negli anni?

Eppure il consiglio della Cancelliera Merkel era buono, come dicono i manuali sulla persuasione  “se lo dice Lei che è un esperto sarà sicuramente vero” eppure qualcosa non ha funzionato. Ma cosa?

Tale concetto è stato recentemente suffragato dall’ex cancelliere tedesco Gerhard Scrhroder che in intervista al Corriere della Sera dichiara :”Quello che fa il governo tedesco, cioè dire alla Grecia che bisogna fare contemporaneamente le riforme e la politica di austerità, non ha alcun senso. E’ chiaro che hanno bisogno di più tempo. Papandreu (ex premier greco) era stato chiaro : datemi più tempo, i greci devono capire che le riforme strutturali vanno fatte, ma gli europei devono capire che queste cose non si fanno in una notte…”. Affermazione che a questo punto potremmo leggere come :”….dobbiamo rendere i greci consapevoli del cambiamento…..”

Il denominatore comune in questi casi è la motivazione esterna imposta dalla Germania, sentirsi dire cosa fare e come farlo da qualcun altro che non tiene conto della nostra mappa mentale, che non tiene conto di quello che pensiamo, delle nostre convinzioni e di come queste vanno a creare la nostra realtà, che non tiene conto che noi siamo i migliori conoscitori di noi stessi, ma soprattutto senza che ciò sia supportato da un interna responsabilità e consapevolezza.

E’ vero che la maggior parte di noi è cresciuta sentendosi dire cosa fare: quando eravamo piccoli i nostri genitori ci dicevano cosa fare, a scuola la maestra ci diceva cosa fare, al lavoro il nostro capo ci dice cosa fare e noi siamo diventati molto bravi a riprodurre questo comportamento ma se da una parte si possono avere dei buoni risultati nel breve periodo nel lungo periodo questa convinzione è sbagliata perché non tiene conto di due fattori : la nostra motivazione e la memoria. Relativamente a questo ultimo aspetto uno studio condotto dall’IBM e più recentemente dalle pose britanniche ha messo in evidenza di quanto la memoria si riduce quando ci si limita a dire qualcosa senza renderli consapevoli e responsabili delle scelte, come se ci fosse una sorta di rifiuto interno, una sorta di autodifesa operata dal cervello per proteggerci da qualcosa che inconsciamente riteniamo non giusto.

TIMELINE DETTO Detto e mostrato Detto mostrato e sperimentato*
Memoria dopo 3  settimane 70% 72% 85%
Memoria dopo 3 mesi 10% 32% 65%

* dove per sperimentato si intende la presa di consapevolezza dell’interlocutore.

Tralasciando l’Italia per motivi patriottistici la domanda è :  il Portogallo che fine ha fatto?. Si certo per dover di cronaca il Portogallo viene inserito nella “black list” dei paesi con debito sovrano a rischio, ma il tutto finisce li. E’ un paese triste perché non succede più nulla, non attira l’attenzione di orde di inviati speciali che ci raccontano di manifestazioni in piazza, di riunioni fiume di governi di tecnici o di spread impazziti.

Il Portogallo semplicemente dopo aver goduto di un boom malsano di credito e consumi (come quando andiamo in vacanza in alcuni resort all inclusive con buffet da sogno), quando ha capito che le ferie erano finite è tornato nel suo stato psicologico normale. Consci del cambiamento in atto, non si sono complicati la vita con sofisticate elucubrazioni ne tanto meno si sono lasciati sopraffare dalla paura che un cambiamento può portare con se. Ha mandato consapevolmente al governo un partito austero, si è abbassato gli stipendi, ha alzato un po’ le tasse e ha tagliato le spese inutili. Il tutto consapevolmente.

Senza strafare ha riformato il mercato del lavoro , ha rimesso in moto la macchina delle esportazioni facendo leva sulle proprie potenzialità culturali e linguistiche valorizzando così i rapporti col Brasile. Si è attaccato alla “flebo finanziaria” del fondo Monetario per dare liquidità alle banche. Insomma la gente non balla e canta per le strade di Lisbona ma neanche scende in piazza a contestare o nel peggiore delle ipotesi a darsi fuoco.

Il Portogallo è ed è stato un classico esempio di motivazione interna  premiato dall’aiuto esterno. Un esempio di come la motivazione che nasce dentro di noi ci può portare ad ottenere obiettivi a medio e lungo termine. Un esempio di come la consapevolezza e il senso di responsabilità in quello che si è e si fa ci può portare ad un cambiamento importante costante nel tempo.

Si perché il cambiamento può arrivare in qualsiasi momento sia che dipenda da noi sia che se ne si debba subire gli effetti.

Sta a noi poi saperlo gestire, eventualmente anche prevedere, senza lasciarsi sopraffare dalla paura intrinseca al cambiamento stesso.

Ma torniamo ad un concetto che abbiamo solo sfiorato e che molto ha da condividere con il cambiamento : la dieta.

Innanzitutto la parola dieta deriva dal greco DIAITA  significa semplicemente “modo di vivere”, si tratta quindi di un concetto di equilibrio molto più ampio rispetto al significato di costrizione e sacrificio che ne caratterizza l’odierna accezione.

Abbiamo visto, parafrasando l’attuale situazione macro economica, come una dieta imposta difficilmente può portare a risultati di lungo periodo. Si certo magari nel breve periodo otteniamo buoni risultati, ma poi?

Gli studi infatti affermano che il 90% delle persone che ha sostenuto una dieta anche con buoni risultati torna al peso originario se non peggio!!!

E questo come può essere spiegabile?

Semplice: quanto dura una dieta di solito? Tre mesi? Un anno? Un lasso di tempo comunque preciso in cui uno specialista ci dice cosa mangiare e quando facendo leva sulla nostra forza di volontà di ottenere quel determinato risultato, e poi una volta perso peso e finita la dieta che si fa?

Quella che ci sembrava una strada dritta e asfaltata ora improvvisamente ci sembra un sentiero irto e sterrato: un cambiamento improvviso a cui a volte non riusciamo ad abituarci, perché non siamo preparati perché non riusciamo a cogliere i piccoli segnali che ci arrivano e soprattutto non ci rendiamo consapevoli che la vera resistenza al cambiamento risiede dentro di noi  e che nulla può cambiare finche noi non cambiamo.

 

IL COACHING COME SOLUZIONE

Ritengo che il principale motivo del fallimento sia che la dieta agisce laddove il problema si manifesta. La dieta così come oggi la intendiamo si focalizza sul cambiamento dell’alimentazione ma non sul cambiamento dell’individuo ne sulla consapevolezza che l’individuo ha di sé.

Albert Einstein diceva “Se affrontiamo un problema allo stesso livello in cui si manifesta difficilmente avremo una soluzione (un cambiamento) durevole nel tempo”.

Assumendo per vero questo teorema, vuol dire che se vogliamo tornare al nostro peso forma, se veramente vogliamo attuare un cambiamento nella nostra vita, non basta lavorare solo sull’alimentazione.

E quindi cosa dobbiamo fare?

Ci viene in aiuto Robert Dilts, coach e trainer, il quale ha messo a punto agli inizi della sua carriera la piramide dei livelli logici o di azione. Tale piramide non fa altro che rappresentare graficamente ciò che Einstein aveva raccolto in poche parole: per risolvere un problema bisogna andare ad indagare ai livelli sovra o sottostanti.

piramide dei livelli logici o di azione

I  5 livelli d’azione :

Ambiente
Comportamento
Capacità
Convinzioni
Identità

Solitamente chi ha un problema di peso lo manifesta a livello comportamentale.

Ma se lo specialista può intervenire sul comportamento alimentare, cioè sul cosa mangiamo e quando, il coaching come metodo può e deve intervenire anche sugli altri livelli.

Pensiamo a chi nervosamente divora  un pacco di biscotti per calmare quella che solo apparentemente sembra essere fame, o a chi affonda il cucchiaio nel barattolo di Nutella per placare dispiacere o delusioni.

In quel momento sono azioni che ci forniscono un immediato benessere anche per ragioni chimiche; un pasto di carboidrati o l’assunzione diretta di zucchero determina un aumento della sintesi di serotonina ( un neurotrasmettitore) e quindi una decisa azione rilassante e antidepressiva. Gli effetti positivi sull’umore, determinati dall’ingestione di zuccheri, sono immediati e a breve durata; questo puo’ portare, in soggetti sensibili, ad un’assuefazione ai carboidrati. Pero’ oltre al fattore chimico quel che è peggio è che dentro di noi scatta una molla inconscia, una sorta di ancora mentale : se mangiare la Nutella mi fa sentire meglio anche la prossima volta che mi sentirò triste mangerò la Nutella.

Si instaura quindi un circolo “vizioso” in cui il nostro cervello, sviluppando le sinapsi tra neuroni, registrerà tale comportamento per difenderci da situazioni di tristezza, delusione, etc.

In questi caso si parla di fame emotiva (emotional eating) o alimentazione emozionale ovvero alcune persone utilizzano il cibo come metodo per controllare le emozioni negative. Le emozioni che più di altre sembrano giocare un ruolo chiave sono: rabbia, dolore, delusione, noia e solitudine.

Dunque la causa del ricorso al cibo in risposta ad un’emozione giace nascosta da qualche parte della nostra vita.

Bisogna cercarla, chiedersi come si può fare per risolverla in modo utile e definitivo e da li in poi il cibo non sarà più un mezzo per soddisfare bisogni emozionali bensì una  fonte di nutrimento.

Un percorso di coaching e’ quindi strutturato per :

  1. Costruire una relazione efficace col coachee
  2. Analizzare la realtà percepita in base alle convinzioni del coachee
  3. Definire un futuro desiderato all’interno del quale identificare un obiettivo
  4. Strutturare insieme al coachee e allo specialista un piano d’azione
  5. Monitorare i risultati fornendo feedback al coachee

 

Costruire una relazione efficace col coachee

Partendo dal 2 assioma di watzlawick ” la comunicazione umana si sviluppa sempre su 2 piani : il contenuto e la relazione. Il piano della relazione classifica il contenuto della comunicazione” creare una relazione efficace col coachee  relazionandosi “alla persona in quanto tale ” e non “in quanto portatrice di un problema” applicando da un lato le quattro A della relazione di coaching

Accoglienza
Ascolto
Alleanza
Autenticità

E dall altra la teoria dell’ analisi transazionale : ” io sono ok, tu sei ok”.

Scindere poi il comportamento dall’individuo:” Io sono una persona normopeso che in questo momento ha un errato comportamento alimentare” e non “Io sono obeso”.

 

Analizzare la realtà percepita in base alle convinzioni del coachee

Domande efficaci per aiutare il coachee a fare chiarezza.

Utilizzo di strumenti adeguati per rendere consapevole il coachee dello stato dell’arte del suo essere immerso in un ambiente circostante.
Sradicare alcune convinzioni che caratterizzano la nostra Realtà,  basandosi sul fatto che le nostre convinzioni non sono la realtà, ma solo frutto dell’ insieme delle opinioni frutto di interpretazioni soggettiva di alcuni elementi che
selezioniamo dalle informazioni che riceviamo quotidianamente dall’ambiente in cui viviamo.

 

Definire un futuro desiderato all’interno del quale identificare un obiettivo

Futuro desiderato inteso come un qualcosa di più grande che lambisce l’obiettivo ma che allo stesso tempo ne ingloba i risultati. Un futuro ideale che passa attraverso l’obiettivo come un percorso verso un qualcosa di auspicabile.

Obiettivo autodeterminato dal coachee e non imposto ne dal Coach ne dallo specialista nel rispetto però dei dettami della teoria dello S.M.A.R.T.E.R.
L’obiettivo come attivatore di motivazione.
L’obiettivo per lo sviluppo simultaneo di autoefficacia e autostima.

 

Strutturare insieme al coachee e allo specialista un piano d’azione

Ora il coachee ha un traguardo davanti a sé, con un percorso da compiere.
Deve solo compiere il primo di una serie di passi, passi che dovranno esprimere le potenzialità del coache e che allo stesso tempo la gratifichino.
Un piano d’azione autodeterminato dal Coachee supportato in questo caso anche dallo specialista.

 

Monitorare i risultati fornendo feedback al coachee

Una costante attività di monitoraggio dei risultati atta anche e soprattutto a sostenere il coachee nell’ affrontare la “sofferenza” e nell’aiutarlo a trovare soluzioni possibili autodeterminate da mettere in atto.

 

Stefano Canepa

Coach Professionista specializzato in ambito Diet

Lecco-Milano

stefano.canepa@live.it





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