FAQ

Le nostre risposte sul Coaching

Di seguito riportiamo alcune tra le domande più ricorrenti che ci vengono poste dalle persone che ci contattano perchè interessate ad affacciarsi al mondo del Coaching, suddividendole nei seguenti argomenti:

 

Come diventare Coach

Quali sono le caratteristiche distintive del corso “Professional Coaching Program”?

  • Didattica: il programma didattico (scarica la brochure: clicca qui) e la modalità di gestione dell’aula da parte dei docenti della Scuola INCOACHING® consentono una preparazione teorica e pratica adeguata a pianificare, condurre e gestire efficacemente interventi di Coaching professionale.
  • Esperienza: la Scuola INCOACHING® eroga il “Professional Coaching Program” dal 2010 e ad oggi frequentano i nostri corsi circa 100 partecipanti l’anno nelle nostre attuali 6 sedi (Milano, Roma, Torino, Bologna, Padova, Ancona).
  • Docenti: i docenti della Scuola INCOACHING® sono tutti soci membri dell’AICP – Associazione Italiana Coach Professionisti e dell’ICF – International Coach Federation con credenziale ACC / PCC. Oltre alle docenze svolgono l’attività di Coach professionisti in ambito Business – Sport – Life da cui consegue un costante e alto livello esperienziale e di professionalità riportati in aula nelle giornate del corso.
  • Riconoscimenti: il “Professional Coaching Program” è il primo corso in Italia ad aver ottenuto il duplice riconoscimento sia a livello nazionale dalla AICP – Associazione Italiana Coach Professionisti sia a livello internazionale dalla ICF – International Coach Federation.
  • Competenza: Franco Rossi e Alessandro Pannitti, fondatori di INCOACHING®, sono i direttori didattici del corso, autori de “L’essenza del Coaching”, primi Coach italiani ad essere stati formati in USA e in Italia dal padre del Coaching T.W. Gallwey, con il quale hanno collaborato per quasi 2 anni, co-fondatori di AICP, docenti al primo Corso di Alta Formazione Universitaria in Coaching attivato in Italia, ideatori del Coaching Evolutivo® e del Modello C.A.R.E.® registrato a livello internazionale.
  • Aggiornamento continuo: tra le peculiarità del corso vi è quella di essere sempre in continua evoluzione. Lo studio e la sperimentazione costante ci spinge “oltre i confini” del metodo ponendoci domande su come questa metodologia possa contribuire ulteriormente e creativamente allo sviluppo del potenziale umano. Il corso propone dunque anche teorie innovative, nuovi modelli e strumenti di Coaching che attivano e potenziano nelle persone processi di evoluzione e crescita personale.
  • Opportunità: al termine del corso viene data la possibilità ad ogni neo Coach Diplomato di registrarsi al portale dei Coach italiani “IlTuoCoach.it” e di aprire la propria pagina di presentazione rivolta ai potenziali Clienti.
  • Materiale didattico: durante la prima giornata di corso, come materiale di studio oltre alla dispensa relativa alle 10gg formative viene consegnato anche il libro di testo “L’essenza del Coaching” (Pannitti-Rossi, Ed. Franco Angeli, 2012).
  • Location e calendari: ad oggi la Scuola INCOACHING® è presente in 6 sedi attive dove ogni anno si organizzano edizioni del “Professional Coaching Program”. Esiste la possibilità di recuperare eventuali lezioni perse presso le altre sedi del corso (MilanoRomaTorinoBolognaPadovaAncona).
  • Corso a numero chiuso: le iscrizioni al corso vengono chiuse a max. 16 iscritti, garantendo la massima cura e personalizzazione nel percorso di apprendimento di ogni partecipante (sessioni sperimentali, feedback personalizzati, esercitazioni pratiche, ecc…).
  • Promozioni dedicate: vengono riservati prezzi scontati ai Diplomati e Diplomandi della Scuola INCOACHING® su tutti i corsi di approfondimento e specializzazione proposti.
  • Testimonianze: per saperne di più leggi le testimonianze lasciate dai nostri corsisti (clicca qui) ed alcune tesine di fine corso (clicca qui).

Quali sono i riferimenti teorici del corso?

L’approccio che si apprende frequentando il “Professional Coaching Program” risponde alle “11 competenze del Coaching” secondo ICF (International Coach Federation) e alle “Competenze distintive del Coach” secondo AICP (Associazione Italiana Coach Professionisti), in linea con la Norma UNI 11601:2015.

I riferimenti teorici del “Professional Coaching Program” sono:
Maieutica (Socrate), Psicologia Umanistica (Maslow, Rogers), Psicologia Positiva (Seligman, Csikszentmihalyi), Inner Game™ (Gallwey), Modello G.R.O.W. (Whitmore), Voice Dialogue (H.Stone, S.Stone), Pensiero Laterale (De Bono), Pragmatica della comunicazione umana (Watzlawick), Analisi Transazionale (Berne), Teoria sociale cognitiva (Bandura), Teoria dell’Autodeterminazione (Deci, Ryan), Teoria del Goal Setting (Locke, Latham), Teoria del cambiamento intenzionale (Boyatzis), Coaching generativo (Dilts, Gilligan), Teoria U (Scharmer), Relazione Facilitante e Modello C.A.R.E.® (Pannitti, Rossi).

A chi si rivolge il corso?

Il “Professional Coaching Program” si rivolge ad imprenditori, dirigenti, manager, professionisti, psicologi, orientatori, counselor, formatori, ma anche studenti, laureati, insegnanti, genitori e in genere a tutte quelle persone che desiderano imparare un metodo per sviluppare il proprio e l’altrui potenziale o che vogliono diventare Coach Professionisti.

Associazioni di Coaching

Ci sono molte Associazioni di Coaching in Italia, qual e’ quella “giusta”?

Non è possibile per noi rispondere a qual è l’associazione “giusta” in quanto ciò dipende dalle esigenze e/o aspettative personali. Tra le varie associazioni di Coaching oggi presenti in Italia, ICF Italia, AICP e SCP-Italy certamente rispondono a quelli che sono per noi i criteri fondamentali:

 

  • Autorevolezza
  • Servizi ai soci Coach
  • Formazione continua e ricerca
  • Divulgazione del Coaching “scientifico”
  • Numero di Coach associati
  • E, non ultimo, piena indipendenza dalle Scuole e società di Coaching

 

Alcune informazioni sintetiche relative alle associazioni che rispondono ad oggi a queste caratteristiche:

  • ICF – International Coach Federation: è la prima Associazione di Coaching al mondo, sia anagraficamente sia per i suoi oltre 30.000 associati. Presente in Italia dal 2002. È ad oggi l’unica ad avere livelli di credenziale interna (ACC, PCC, MCC) che in Italia spesso facilitano incarichi professionali in aziende e multinazionali, dove viene richiesta la “certificazione” ICF (di fatto non si tratta di una vera certificazione ma si riferisce al livello di credenziale ICF acquisito). Dedita alla ricerca e alla divulgazione del Coaching professionale.
  • AICP – Associazione Italiana Coach Professionisti: è la prima Associazione del tutto italiana, nata nel 2009, inizialmente dall’esigenza di molti Coach professionisti di divulgare il Coaching oltre l’ambito aziendale e in tutto il territorio italiano, non soltanto nelle zone di Milano e Roma. Dedita alla ricerca e alla divulgazione del Coaching professionale.
  • SCP- Italy: nasce nel 2011 per promuovere, sviluppare e diffondere la Coaching Psychology in Italia (la Society of Coaching Psychology si costituisce in Inghilterra nel 2006) e per facilitare lo sviluppo di una comunità professionale di Coach psicologi.

 

Per autorevolezza riconosciuta, le 3 Associazioni suddette sono state invitate al Tavolo UNI per lo sviluppo della Norma UNI 11601:2015 sul Coaching in vigore dal Novembre 2015.

Professione del Coach

Quanto guadagna mediamente in Italia un Coach?

Non esiste un listino ufficiale e i prezzi dipendono principalmente dalla zona, dal posizionamento del proprio brand (riconoscibilità e autorevolezza), dall’ambito di lavoro (business, life, ecc…). Ad oggi il mercato di Milano è quello che propone i prezzi tendenzialmente più elevati, seguito da Roma, poi dalle altre grandi città, per poi via via decrescere nella provincia. Quindi volendo indicare un range plausibile possiamo dire che i prezzi all’ora per sessioni di Coaching in Italia possono partire da circa 40€/ora, precisando che ogni Coach è libero di applicare un proprio listino, anche molto più costoso, oppure di lavorare gratis o con la formula del baratto.

Un Coach in primis è anche Coach di se stesso?

È corretto!
Attenzione però a non far l’errore di credere che i Coach siano supereroi o guru… così come non sono mentori, motivatori, psicologi o altre figure professionali di questo genere.
Per l’oggetto stesso del suo lavoro, un Coach è certamente lui stesso costantemente in un percorso di sviluppo personale (e non potrebbe essere altrimenti), portando con sé in questo suo “viaggio” le proprie potenzialità e cercando di allenarle e utilizzarle, ma anche i propri limiti (interferenze) cercando di riconoscerli e gestirli. Il Coach è di fatto un professionista che accompagna l’altro nel suo percorso da una posizione socratica riconducibile al “io so di non sapere” all’interno di una relazione facilitante che consente lo sviluppo del potenziale del Cliente.

In quali contesti (personale, professionale, sportivo, ecc…) lavora maggiormente un Coach?

Il Coaching vede la sua prima scintilla in ambito sportivo ma si sviluppa tra gli anni ’90 e 2000 soprattutto in ambito aziendale, oggi il Coaching è in una fase di crescita esponenziale in tutti gli ambiti della società.

Il Metodo del Coaching

Che cos’è il Coaching?

Diciamo subito che le parole “coaching” e “coach” sono di uso comune nella lingua inglese, e pertanto per distinguere il loro riferimento al “Coaching” come metodo di sviluppo del potenziale le differenziamo indicandola convenzionalmente con la “C” maiuscola (Coaching / Coach)

Il Coaching dunque è un metodo di sviluppo del potenziale della persona (singola o gruppo) che poggia su 3 pilastri fondanti:

 

  1. Una Relazione Facilitante fra Coach e Coachee (Cliente)
  2. Lo sviluppo del potenziale del Coachee
  3. La definizione di obiettivi e l’elaborazione di piani d’azione

 

Per un ulteriore approfondimento vedi “L’essenza del Coaching” (Franco Angeli, 2012) oppure vai alla pagina del sito “Cos’è il Coaching” (clicca qui).

Il Coaching è composto da una serie di tecniche?

Relativizzare il Coaching ad una serie di tecniche – per quanto ci riguarda – rischia di essere molto riduttivo e fuorviante. Le tecniche riguardano l’applicazione di procedure prevalentemente standardizzare che, nel caso del Coaching, sarebbero del tutto inefficaci vista l’unicità e l’irripetibilità sia dei Coachee sia delle relazioni che con essi vanno a crearsi. Preferiamo dunque parlare di “metodo” che, sempre secondo l’etimologia, riguarda una “via verso”, più aperta e capace di accogliere e di adattarsi a ciò che si incontra.
In concreto, la sessione di Coaching viene considerata uno “spazio-tempo” dedicato al Cliente, ciò comporta che sarà lui stesso a decidere come utilizzarla mentre il Coach, senza cadere nella “trappola” della focalizzazione del problema portato o della soluzione ricercata, sarà presente nella relazione e focalizzato esclusivamente sulla persona.
Gli strumenti di dialogo utilizzati dal Coach sono prevalentemente le domande, i rimandi e il silenzio. La scena è tutta del Coachee, così lo “spazio-tempo” non occupato dal professionista potrà essere utilizzato dal Coachee proprio nell’espressione delle sue potenzialità caratterizzanti e in un contesto maieutico.

Qual è l’importanza della relazione nel Coaching?

Di fatto la relazione che viene instaurata con il Coachee è la vera colonna portante dell’efficacia del percorso. È una relazione che non ha uguali, che si sviluppa in una partnership con le 2 posizioni in simmetria, mentre i ruoli sono complementari ed il contenuto è asimmetrico ed esclusivamente del Coachee (vedi “L’essenza del CoachingPannitti, Rossi – 2012). Il Coach si pone nella posizione socratica del “so di non sapere” riguardo a tutte le sfaccettature del contenuto che emergerà. Il Coach è pertanto colui che ha la gestione del metodo e del processo, mentre non ha in nessun modo/momento la gestione del contenuto che verrà a svilupparsi.

Quali indicatori specifici si utilizzano per valutare l’efficacia del processo di Coaching?

Nella fase di monitoraggio del Coaching esistono gli indicatori di misurazione dei risultati raggiunti. Questi possono essere definiti dal Coachee in seno al percorso di Coaching, oppure tra il Committente e il Coachee quando vi è una triangolazione (spesso accade nel Coaching in azienda). Di fatto però, sia che si tratti di Coaching aziendale piuttosto che in ambito sportivo oppure life, i vari indicatori non possono prescindere dall’indicatore più importante che resta il livello di benessere e di autorealizzazione percepito dal Coachee, a definire la reale efficacia del Coaching.

Quali ostacoli può incontrare il Coach nella relazione con il Cliente?

Come la stessa domanda prelude, la prima attenzione del Coach sta nel costruire la Relazione Facilitante (vedi “L’essenza del CoachingPannitti, Rossi – 2012), costituita da accoglienza, ascolto, alleanza in una cornice di autenticità relazionale.

Ovviamente gli ostacoli a cui il Coach potrebbe dover dare risposta sono sia esterni che interni. Tra gli esterni vi è senz’altro la capacità di creare una relazione nei confronti del Coachee del tutto priva di giudizio, di dubbi e di timori; tra gli ostacoli interni del Coach vi possono essere la sua aspettativa, la perdita di fiducia, la ricerca di corrispondenza di sé, l’assunzione dell’obiettivo del Coachee, ecc… tutti elementi ansiogeni per il professionista che ledono la sua centratura e la relazione con il Cliente.

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