Categoria: Flowercoaching – Floriterapia & Coaching
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Flowercoaching – Floriterapia & Coaching

No no. Tanto per cominciare, nessuna frase di poeti, scrittori, filosofi, psicologi, guru e compagnia bella, ma storia di vita vera! La mia!

E’ estate e sono in vacanza nella Puszta Ungherese, seguendo il consiglio di un caro amico ho portato con me un libro “L’essenza del Coaching” di Alessandro Pannitti, Franco Rossi.

Qui senza Cronos incombente, perché appunto sono in ferie, ma pur sempre con un tempo scandito dall’alternarsi del giorno e della notte, qui dicevo, ho ascoltato il mio silenzio, il mio spazio interiore che ancora senza chiarezza si stava sempre più ampliando, mentre la lettura di questo libro accompagnava le mie giornate.

Ho così afferrato il mio Kairos, quell’attimo che fugge e che intravedi solo per un istante, ma se lo cogli ti aprirà nuovi orizzonti, nuove possibilità e nuovi mondi da esplorare, ed ho deciso di iscrivermi al corso di Professional Coaching Program di Incoaching®.

Ed eccomi qui alla prima lezione in aula a Bologna quando dopo mezz’ora dall’inizio di tutto sento gridare una voce dentro di me: “Aiutooooo, cosa ci faccio qui??! Io sono una floriterapeuta e questo non è di certo il mio mondo!!!

Panico, insicurezza, incertezza, difficoltà; sono assalita da tutte queste emozioni avendo ben chiara la consapevolezza che comunque navigavo in una “crisi di autogoverno”, la stessa che mi aveva spinto ad una ricerca sempre più profonda di un qualcosa di diverso che potesse dare un significato e nuove risposte ad un lavoro che stavo portando avanti.

Lentamente riesco ad organizzare il mio mondo interiore e mi affido a ciò che conosco da sempre: “I Fiori, la Floriterapia, le Essenze Floreali”, così inizio ad assumere Larch, il fiore di Bach che aiuta a ritrovare il senso di fiducia in se stessi a sentirsi capaci ed adeguati alla situazione che si sta vivendo abbandonando il senso di disistima che a volte si vive nel momento in cui ci confrontiamo con altri. Dopo alcune lezioni, il fiore Larch elargiva il suo grande contributo alla mia insicurezza emotiva ed il percorso che avevo scelto si stava sempre più delineando: dal pensiero iniziale di avere compiuto un errore, si stava trasformando come importante esperienza e grande possibilità da potere “inserire “nel mio lavoro di Floriterapeuta.

Essendo sia il Coaching che la Floriterapia “strumenti trasversali”, utilizzabili in diversi ambiti e contesti, tratterò in questa tesina la possibilità di incontro di queste due “relazioni di aiuto”, dove il punto ultimo per entrambe è il raggiungimento di quella Eudaimonia, felicità, benessere che il metodo C.A.R.E.®, coaching evolutivo, di Incoaching®, indica come punto finale di un percorso di coaching.

 

COS’E’ LA FLORITERAPIA

La floriterapia è un metodo di cura naturale ed olistico, che abbraccia l’Uomo nella sua interezza di corpo, mente, spirito.

Utilizza le essenze di fiori campestri, provenienti dalla flora di diversi continenti e a seconda del Sistema Floreale scelto si parlerà di fiori di Bach quando provengono dalla flora del territorio inglese in quanto il Dottor Eduard Bach era gallese, di fiori australiani se provengono dal Bush Australiano, di fiori californiani se provengono dal territorio californiano, e così via perché ormai nel corso degli anni, varie sono le proposte nell’ambito delle essenze floreali.

Il padre della Floriterapia, colui che ha creato questo metodo di cura tutt’ora presente ed ormai “riconosciuto” da un vasto pubblico, è il Dottor Eduard Bach (1886-1963), medico batteriologo ed omeopata gallese.

Il Dottor Bach scoprì le 38 essenze floreali definite poi “I 38 fiori di Bach”, un metodo dolce di autoguarigione come Bach stesso definì, in grado, di riequilibrare i vari stati emotivi quali la paura, l’angoscia, la tristezza, la sfiducia, la rabbia, e così via.

“Un fiore per ogni emozione!” potrebbe essere oggigiorno il motto della floriterapia ma se ci poniamo qualche domanda, la prima alla quale dovremmo rispondere è come mai questo metodo a distanza di oltre mezzo secolo dalla sua nascita, è ancora così presente e vivo nella società attuale. Come mai c’è sempre una richiesta crescente di questa modalità di cura? Perché il pubblico si affida, crede e vuole utilizzare questo metodo?

Non hanno forse i fiori sempre accompagnato l’uomo in tutto il suo percorso storico, religioso e culturale e tutt’ora lo accompagnano nei momenti più importanti della sua vita quale la nascita, il fidanzamento, la laurea, il matrimonio, la morte?

I fiori sono sempre stati un linguaggio simbolico che attraverso l’arte, la religione e la cultura nelle sue varie forme, ha sempre parlato all’uomo ed alla sua parte più intima, quella delle emozioni e dell’anima, e in quanto tale, fa risuonare tutto il campo emotivo della persona che osserva, fino a muovere, suscitare, chiarire, definire, spiegare, rinnovare e tanto altro, sempre aggiungendo un qualcosa di invisibile agli occhi ma tangibile ad un’altra parte di noi, la più nascosta.

Non basta ciò per dire che questo stesso linguaggio fa parte ormai di un Inconscio collettivo perché presente da un tempo immemorabile nella nostra cultura, arte e religione ? I fiori e le essenze floreali sono per l’uomo un ponte fra il sentimento e la razionalità.

Nel campo della medicina e della cura, è invece dall’antica dottrina della Signatura “La Signatura Rerorum“(Firma delle cose) che deriva il significato di guarigione attribuito al mondo della natura, così a seconda della forma, del colore, dell’ambiente in cui l’elemento naturale preso in osservazione nasceva o si comportava con gli altri elementi vicini, e per le sue similitudine con l’organo o la parte del corpo umano, all’elemento naturale veniva attribuito un potere di guarigione.

Tutt’ora molti ricercatori che si occupano di floriterapia utilizzano questo metodo per designare al fiore quel significato simbolico che lo ricollega all’anima.

Ancora adesso Ian White, il padre della floriterapia dei Bush Flower, i fiori australiani, nell’individuare questo messaggio simbolico, si rifà all’uso popolare della pianta raccontato dagli aborigeni del Bush australiano ed a ciò che suscita il fiore nella sua immagine completa, come forma, colore, e capacità di nascere, vivere, crescere, nell’ambiente in cui lo trova.

Così il fiore del Boab veniva utilizzato dalle donne partorienti le quali partorivano il nascituro dentro una buca scavata per terra dove vi erano stati posti gli stessi fiori e questo era il primo contatto del bambino con il mondo circostante. Il significato che Ian White attribuisce al fiore, sia per questi racconti che per tutti gli elementi riconducibili alla sua segnatura, è proprio quello di cancellare gli schemi negativi famigliari che possono intervenire ed interferire nel percorso della vita.

Tornando alla Floriterapia, i fiori silvestri vengono raccolti, e preparati con determinate modalità fino a ricavarne una Tintura madre che nelle sue diluizioni sarà opportunamente utilizzata.

Questo metodo è tutt’ora valido per qualsiasi sistema floreale.

La somministrazione delle essenze avviene per via orale, sotto forma di gocce in un quantitativo che cambia a seconda del sistema floreale scelto.

Le essenze floreali vengono scelte dal floriterapeuta dopo una consulenza floriterapica.

 

CHI E’ IL FLORITERAPEUTA

Il floriterapeuta è un operatore olistico che si avvale della floriterapia come metodo di cura naturale per riportare in equilibrio una disarmonia emotiva esistenziale di chi si è rivolto a lui.

Non si propone quindi come figura sostitutiva allo psicologo o psicoterapeuta o altre figure mediche perché non tratta malattie o patologie, né compie diagnosi.

Si occupa previo consulenza, di accompagnare chi è giunto da lui, nella scelta più opportuna delle essenze floreali utili per ristabilire armonia emotiva.

Il floriterapeuta non è una figura professionale riconosciuta dallo Stato italiano ciò non toglie che esistano dei percorsi di studio altamente qualificanti di suddetta figura, come per esempio la scuola che promuove la “Società Italiana di Floriterapia” un percorso di studi nel campo della floriterapia del Dottor Bach e la CNM Italia per quanto riguarda la floriterapia australiana.

In questo modo la figura del floriterapeuta potrà sempre di più emergere con competenze e caratteristiche ben precise che ne definiranno la professionalità ed il campo di azione.

 

DOVE TUTTO HA INIZIO: “LA CRISI DI AUTOGOVERNO “

La domanda di partenza sia per il coachee che vuole iniziare un percorso di coaching sia per il cliente che arriva in floriterapia è sempre la stessa, e la definiamo con un termine del coaching, è sempre una “crisi di autogoverno”.

Chi sono? Dove sto andando? Posso cambiare? Cosa posso cambiare? Quali passi posso compiere? Che risorse ho per cambiare? e così via, ognuna di queste domande muove determinate emozioni che creano malessere interiore come l’insicurezza, la paura, la rabbia, la depressione, la sfiducia, l’apatia, lo scarso interesse per ciò che si sta facendo oppure viceversa, a volte non sono chiare le domande che ci portano al disagio, ma il disagio è ben presente e vissuto e la ricerca e la consapevolezza della giusta domanda che soggiace all’emozione può essere il punto di partenza per compiere il primo passo verso l’armonia e l’equilibrio.

Ogni domanda di crisi risponde ad un bisogno non ascoltato, è una richiesta di un cambiamento e può diventare ricerca e nuova possibilità di azione verso un mutamento di situazione .

La chiarezza può giungere attraverso la scelta di un percorso stabilito e costruito seguendo determinati criteri che permettono alla persona stessa la libera espressione di sé, del disagio vissuto, il riconoscimento dello stesso, la capacità di muovere le proprie risorse interiori affinché possa avvenire un cambiamento.

Tutti questi elementi possono essere presenti nel setting del percorso attraverso una relazione definita dal coaching di Incoaching® “Relazione Facilitante”.

 

PUNTO DI INCONTRO: LA “RELAZIONE FACILITANTE”

Le basi per permettere che la relazione prosegua ed abbia una sua struttura ben formulata in modo che entrambe le parti possano procedere senza interferenze, sono quelle della “Relazione Facilitante”.

Ecco che il floriterapeuta può accogliere ed utilizzare alcuni importanti principi del coaching, in primis: la “Relazione Facilitante”.

La “Relazione Facilitante” proposta dal coaching evolutivo, individua i punti fondamentali ed importanti affinché si stabilisca una relazione dove lo spazio, il tempo, il luogo, la durata insomma tutto ciò che si muove all’interno di questa relazione sia volto al “porre in sicurezza” colui che arriva, da tutti gli elementi che potrebbero disturbare e rompere il percorso.

La relazione deve essere A di accogliente, il floriterapeuta accoglierà il cliente nella sua diversità culturale, religiosa, fisica etc., anzi, proprio per questo verrà valorizzata l’unicità della persona.

La relazione sarà anche A di alleanza, condivisa incondizionatamente dal floriterapeuta che accoglierà completamente il contenuto espresso dal cliente in termini di valori, emozioni, pensieri e quanto altro.

Sarà rispettata la A di ascolto, lo spazio del setting è del cliente che solo così, attraverso le domande efficaci e aperte, i feedback di restituzione e il silenzio che il floriterapeuta sarà in grado di rispettare, permetterà al cliente di ascoltarsi, riflettere, riformulare sé stesso e trovare così nella sua mappa interiore nuove strade da percorrere.

In ultimo la relazione facilitante dovrà rispettare la A di autenticità, il floriterapeuta è inserito anch’esso in questa relazione e per mantenerla deve essere in grado di allenare il suo C.A.R.E.®.

 

ALTRO PUNTO DI INCONTRO: IL C.A.R.E.® del floriterapeuta

C.A.R.E.® non è solamente la base ed il principio del coaching evolutivo di Incoaching®, ma è un percorso attraverso il quale si creerà nel coachee quella mobilità che gli permetterà una diversa visione della sua situazione fino al conseguimento di E di eudaimonia, benessere e felicità.

Il C.A.R.E.® deve anche essere sempre mantenuto dal coach in quanto formatore e allenatore delle risorse altrui. Egli stesso sarà sempre alla ricerca di nuove risorse che lo arricchiranno, ed avrà cura di sé e del suo il benessere indispensabili al mantenimento ed acquisizione di quelle capacità necessarie per svolgere il suo lavoro e per mantenere quell’autenticità necessaria per far crescere e crescere lui stesso nella relazione di coaching.

Così pure il floriterapeuta si muoverà nella Consapevolezza (C) dei suoi compiti, con Autodeterminazione (A) nella scelta degli stessi e degli obiettivi che si proporrà di raggiungere, aggiornandosi continuamente negli studi al fine di acquisire nuove competenze per motivare se stesso, il proprio lavoro ed aggiungere ad esso nuova energia.

La Responsabilità (R) della strada intrapresa gli permetterà oltre al continuo aggiornamento anche di fare percorsi di crescita personali e perché no includere momenti di revisione del proprio lavoro, al fine di rimanere sempre nel suo centro e non invadere il territorio lavorativo con le proprie interferenze emotive.

Rispettando questi punti ed allenandosi alla cura di sé, attraverso discipline quali lo yoga, il Tai chi, e tutto quanto possa dare unità ed equilibrio al corpo ed alla mente, anch’egli come “allenatore delle emozioni” potrà compiere il suo percorso di mobilità interiore e raggiungere quell’Eudaimonia (E) che a livello operativo si tradurrà nell’adempiere con gioia e soddisfazione al proprio lavoro.

 

GRANDE PUNTO DI INCONTRO: LA FLORITERAPIA COME PROPOSTA DI WORK-OUT NEL COACHING

Analizzando il significato etimologico della parola emozione dal latino emovère, composta da ex = fuori + movère = muovere, ovvero “portare fuori”, smuovere, scuotere, non ci dobbiamo stupire se ci riporta all’immagine di qualcosa che si agita, qualcosa che scuote dentro e che deve uscire.

Ecco quindi che “la crisi di autogoverno”, non è altro che una domanda di riflessione diversa su di sé, non è altro che una domanda di emovère quel mondo interiore che in un determinato momento non riconosciamo, o non sappiamo leggere o di cui ne abbiamo perso, per qualche motivo, il significato.

La domanda di coaching, o di un percorso di floriterapia, è la richiesta di un mondo interiore ricco di impulsi, desideri, immagini, emozioni, che cerca una possibilità di espressione.

Ma che cosa può fare il coaching e cosa può fare la floriterapia?

La domanda è la stessa, il punto di partenza è lo stesso, la Relazione Facilitante per entrambe è la struttura che permette di salvaguardare il percorso, il C.A.R.E.® permette un movimento nella relazione, quel movimento che nella ricerca delle competenze e delle risorse e nella creatività trasformativa del coaching, porta ad emovère il mondo interiore del coachee.

La floriterapia tratta direttamente le emozioni perchè i fiori parlano con il loro linguaggio simbolico alle emozioni le quali, “si traducono”, diventano chiare e leggibili permettendo di guardare al proprio mondo con una percezione diversa . Se cambia il modo di vedere il mondo, cambiano le nostre azioni nei confronti di esso .

Dalla nebbia alla luce chiara del giorno, dal caos all’ordine, dalla confusione alla chiarezza.

All’inizio il cliente che intraprende il percorso con le essenze floreali può avere chiara o non chiara la propria situazione ma il mondo emotivo è sempre messo in discussione, sia che si tratti del lavoro, sia che si tratti delle relazioni famigliari ed intime, o sia che si tratti di ricerca interiore.

Cammin facendo grazie all’assunzione delle essenze floreali, il linguaggio emotivo cambia, diventa sempre più chiaro, sempre più definito, sempre più ricco di immagini e sfumature.

L’emozione che scuoteva si è compresa, il mondo interiore è più leggibile, il messaggio dei fiori è arrivato.

La paura si è placata, la fiducia è aumentata, le nubi della tristezza sono passate, l’angoscia dell’anima si è calmata, il panico si è fermato, la ferita si è lenita e così all’infinito per quante sono le emozioni ed i fiori che ad esse corrispondono.

Il coach può utilizzare questo importante strumento. In che modo? Inserendolo come proposta di work-out o come accompagnamento del work-out stesso affinché il lavoro che compirà il coachee per portare avanti gli obiettivi che egli stesso si è autodeterminato in sessione, possa essere supportato dall’utilizzo della floriterapia.

E visto che la domanda di coaching inizia sempre da una “crisi di autogoverno” motivata da uno scuotimento interiore di emozioni, la floriterapia può diventare quello strumento ulteriore di mobilità interiore per meglio raggiungere i propri obiettivi.

Le essenze floreali possono essere d’aiuto nel supportare le competenze ed abilità, e possono diventare loro stesse dei facilitatori aiutando a superare meglio gli ostacoli e le difficoltà che inevitabilmente si interpongono nel percorso di coaching.

Affinché questo avvenga, la floriterapia deve divenire una competenza del coach, quindi prima di divenire risorsa deve essere obiettivo da conseguire, solo così nella cassetta degli attrezzi del coach possono essere presente anche i FIORI.

 

Silvia Tabanelli
Life Coach, Flower Coach
Floriterapeuta, Pedagogista, Erborista
Lugo (RA)
solonatura-lugo@libero.it

 

Nota:
La Relazione Facilitante e le Metapotenzialità C.A.R.E.® sono concetti di proprietà intellettuale di INCOACHING Srl.

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