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Gioco e Coaching: due realtà (non solo) parallele…

Dalla mia esperienza professionale, al confine tra la relazione (one-to-one) nel Coaching e l’utilizzo del Gioco nella formazione degli adulti, ho riscontrato delle analogie di forte richiamo quali punti di congiunzione tra i due metodi di sviluppo personale; come traccia argomentativa base, prendo spunto dalla definizione di gioco, fornita dal sociologo francese R. Caillois (1913/1978) e da questi articolata in sei aspetti, sebbene rielaborata in funzione del parallelismo con l’ambito del coaching.

1. La prima caratteristica che contraddistingue l’attività ludica è il fatto di essere libera, ovvero esente da obblighi per i quali il gioco stesso perderebbe immediatamente la sua natura ludica e accattivante, causando anche l’annullarsi di un coinvolgimento spontaneo da parte del giocatore. La relazione di coaching si basa sulla libertà di espressione, non comporta né vincoli comunicativi né copioni preordinati da seguire, ponendo al centro del dialogo il Coachee, il suo obiettivo, la sua problematica; il Cliente, inoltre, ha modo di esprimere liberamente la propria spontaneità, dando anche libero sfogo a intense emozioni e/o narrando eventi di particolare rilievo accaduti sul lavoro o nella vita privata.

2. La realtà del gioco viene definita come separata, nel senso di circoscritta all’interno di un limite spazio temporale specifico, a sé stante e pianificato in anticipo; ogni sessione di coaching viene concordata insieme al Coachee, non solo in termini temporali ma anche nella modalità (in presenza o telefonica) e, soprattutto, ciò che in essa avviene, ha una sua unicità sia di contenuto sia di spazio “separato dalla realtà”. Sebbene quanto affrontato nel corso di una sessione riguardi aspetti professionali e/o privati della vita del Coachee, le cui azioni post incontro avranno comunque un impatto sulla dimensione lavorativa e/o personale di quest’ultimo, la spazialità dove avviene la relazione di coaching resta comunque “separata” per un tempo predefinito dal normale scorrere del quotidiano.

3. L’attività di gioco è incerta, le sue dinamiche non sono prevedibili a priori né l’esito o la vittoria possono venire acquisite in maniera preliminare; inoltre, dai giochi più strutturati a quelli con un maggior livello di libertà da parte del giocatore, vi è un certo grado di inventiva, o comunque di contributo personale, lasciato all’iniziativa di chi vi partecipa. In una sessione di coaching, l’incertezza costituisce la base conversazionale del rapporto tra Coach e Coachee; in funzione del libero fluire di parole, immagini e pensieri del Cliente, il lavoro di facilitazione da parte del Coach segue lo scorrere delle riflessioni del Coachee ma senza alcuna traccia definibile, in quanto “la destinazione” di arrivo non è nota a nessuno dei due “attori” in scena.

4. La dimensione ludica si caratterizza poi per essere improduttiva, ovvero il suo risultato non è la creazione di beni, ricchezza materiale o prodotti innovativi, al di là di un obiettivo insito in attività specifiche come nei giochi di costruzione; nella relazione di coaching non si produce nulla di tangibile in termini produttivi ma si definiscono obiettivi che porteranno ad azioni quanto poi più misurabili in termini di risultati. Come in una sessione di gioco, sono proprio le modalità attuative del giocatore/Coachee che danno forma al suo agire, attraverso strategie, mosse o turni che ne caratterizzano il progredire verso un dato esito.

5. Il gioco è un’attività regolata, sottoposta a vincoli che sospendono temporaneamente “la legge” in atto per dare adito a una sorta di nuova normativa da utilizzarsi nella realtà ludica di riferimento; tutto ciò che avviene all’interno della cornice ludica è soggetto alle regole del gioco e chi vi partecipa sancisce la propria adesione mediante il rispetto del “nuovo” regolamento. Al di là di una formalizzazione contrattuale, anche nella relazione di coaching vi sono delle “istruzioni” che, oltre a ben identificare i due ruoli coinvolti nel percorso di sviluppo personale, fanno capo ad aspetti sia metodologici sia etico professionali. Questi ultimi sono di primaria importanza non solo per quanto riguarda la tutela delle dichiarazioni rilasciate dal Coachee in termini di privacy ma anche per l’espletamento del ruolo stesso di Coach, a livello di competenze e capacità.

6. Da ultimo, la realtà del gioco viene definita come fittizia, il cui significato va, però, distinto in due accezioni riportate dall’autore stesso; infatti, quest’ultimo prima sottolinea come la dimensione ludica porti il giocatore a sperimentare una consapevolezza specifica di una realtà “altra” rispetto al quotidiano, poi opziona anche ‘[…] una totale irrealtà nei confronti della vita normale (Caillois, 1981)’. Tralasciando quest’ultima parte della definizione che considero come unico punto assai lontano dal Coaching ma ponendo attenzione alla prima, in effetti, anche la relazione di coaching porta il Cliente a rendersi consapevole in maniera autonoma di un modo diverso di leggere la sua realtà, proprio rispetto alla maniera in cui è solito viverla.

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Le sei definizioni del Gioco di cui sopra ripercorrono, in linea di massima, le caratteristiche già messe in evidenza dallo storico e linguista olandese J. Huizinga (1872/1945), il quale, però, sottolinea anche come l’attività ludica porti i giocatori a impegnarsi in modo assoluto in un’esperienza contraddistinta da una sorta di tensione dettata dal coinvolgimento. Nella relazione di coaching, l’impegno profuso da parte del Coach nel seguire i ragionamenti del Cliente così come “il mettersi in gioco” del Coachee nel suo raccontarsi possono ben dare un’idea di quanto l’assorbimento in un contesto di reciproco scambio sia totale, a sé stante, “lontano e vicino” al tempo stesso alla realtà quotidiana.

Inoltre, tornando all’autore primario di riferimento, si dice che il gioco ‘[…] indica non soltanto l’attività specifica cui dà il nome, ma anche la totalità delle figure, dei simboli o degli strumenti necessari a questa attività o al funzionamento di un insieme complesso (ibidem)’, sintetizzando, con tale definizione, la forte analogia di attori, dinamiche ed elementi che intercorre tra Gioco e Coaching. I giocatori avvolti nella loro dimensione ludica, così come Coach e Coachee impegnati nel loro dialogo, restano comunque ‘[…] una casella nel grande gioco dell’oca, una mossa in una partita di scacchi di cui non conosciamo mai tutte le regole (Rovatti in Caillois, 1981)’.

 

Federico Polidori
Training Specialist, Role Playing Game Designer, Life Coach
Cologno Monzese (MI)
federicom18@libero.it

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