QUARTA RISTAMPA

L'Essenza del Coaching
di A. Pannitti e F. Rossi
Editore: Franco Angeli

L'Essenza del Coaching

Recensione

Famiglia Oggi N.4/2012


Presentato all'Università
"La Sapienza" - Roma


Il libro presenta in modo completo il coaching nella sua vera essenza. Punto di riferimento è il metodo che viene insegnato nelle università anglosassoni, come quella di Sidney, la prima università al mondo a inserire il coaching tra le materie accademiche.


NOVITÀ EDITORIALE

Spiritualità cristiana e Coaching
La relazione facilitante di Gesù

di N. Brescianini e A. Pannitti
Editore: La Parola


Spiritualità cristiana e Coaching

Un coinvolgente dialogo tra un Coach professionista che si interessa di spiritualità e un monaco benedettino appassionato di Coaching.


NOVITÀ EDITORIALE

Tappo a chi?!!
E se la tua crisi fosse un'opportunità?

di C. Lacchio e F. Rossi
Editore: Franco Angeli


Tappo a Chi?

“Tappo a chi?!!” è una favola motivazionale. Il tema centrale della storia narrata - con estrema delicatezza e creatività - è il cambiamento, fatto di paure, rabbia, preoccupazione, ma anche di possibili opportunità e di nuove prospettive per migliorare il proprio benessere e raggiungere la felicità.

Gli anziani in Italia



giovedì, ottobre 17th, 2013 | articolo di: admin - pubblicato in: Elaborati di fine corso
Info utili per te
Finalmente un libro che presenta in modo semplice e completo il Coaching nella sua vera essenza. Presentato all'Università La Sapienza di Roma! Clicca qui

La popolazione anziana è aumentata moltissimo rispetto al secolo scorso, ma soprattutto è aumentata la percentuale degli anziani con età superiore agli 85 anni. L’Italia sta invecchiando con molta rapidità. Oggi l’anziano si avvale di nuove discipline, come la geriatria che studia la prevenzione e il trattamento delle patologie degli anziani, assistendoli anche psicologicamente. La gerontologia studia le modificazioni che intervengono nell’individuo che invecchia. La geragogia studia come invecchiare bene. Ognuno invecchia in modo diverso, a seconda delle esperienze e della modalità in cui è vissuto. E’ interessante rilevare come soggetti, che coltivano molti interessi ed esercitano maggiormente la mente e il cervello, siano molto più attivi ed efficienti psichicamente. Il cervello non invecchia allo stesso modo negli anziani, perché il processo di invecchiamento è variabile. La vecchiaia non è una malattia, ma nella vecchiaia possono insorgere più malattie che portano al declino psicofisico.

Quali sono i reali bisogni degli anziani?

Non solo salute, casa e lavoro, ma nuovi servizi e opportunità di cura, mobilità, socialità, informazione, cultura, comunicazione. L’anziano deve riannodare i fili delle sue relazioni sociali, coinvolgendosi in attività come gite, esercizi in palestra, frequentando circoli sociali. Deve curare il proprio fisico e la propria mente cercando di capire quali sono i primi segnali di fragilità.La vecchiaia è una fase della vita, è il naturale proseguimento di ciò che si era prima. Il cambiamento non è una limitazione, ma la possibilità di coltivare interessi che erano accantonati, per vivere nuove esperienze e costruire nuove relazioni.

Psicologia e Invecchiamento

Molte psicologie hanno preso in esame il problema dell’invecchiamento e come si può invecchiare in maniera ottimale. Baltes(“SuccesfulAging “ 1990) prevede che per invecchiare bene è necessario selezionare alcune aree della propria vita e dedicarsi  agli obiettivi ad esselegate, ottimizzando le capacità residue e le nuove acquisizioni ed eventualmente ricorrendo ad ausili esterni. Nell’invecchiamento è la componente soggettiva, cioè la percezione del proprio stato di salute, le relazioni, gli affetti,   a determinare il proprio benessere. Baltes afferma che, adottando una prospettiva positiva sull’invecchiamento, si possono conferire all’anziano nuove capacità ed abilità, incrementando notevolmente la qualità della sua vita. Il suo modello si chiama Soc ( Selezione-Ottimizzazione-Compensazione) in riferimento al pianista Rubistein morto a più di 90 anni.Questa prospettiva di Baltes altro non è che un approccio positivo al vivere bene ed invecchiare bene che prese avvio alla fine degli anni Ottanta negli Stati Uniti,  dove una corrente di pensiero si stava interessando ai temi della felicità, dell’ottimismo, al grado di soddisfazione della propria vita ed al benessere. Una corrente che divenne appunto denominata Psicologia Positiva il cui fondatore èSeligman.

Coaching ed anziani

Fatta questa premessa necessaria sull’invecchiamento e sugli studi che si sono occupati e che si occupano di “invecchiare bene”e di migliorare la vecchiaia,vediamo ora come il metodo del coaching possa entrare in relazione con gli anziani e soprattutto come possa essere loro utile in questa ricerca del benessere, considerato come un obiettivo per vivere bene anche nella terza età. Il coaching e’ un processo di sviluppo personale  basato sull’individuazione delle potenzialità, necessarie per raggiungere l’obiettivo di miglioramento/cambiamento attraverso un piano d’azione. Del coachingvediamo come l’individuazione delle potenzialita’, intesocome processo di sviluppo personale, (vedere la psicologia positiva di Seligman ), possa essere determinante e fondamentale per raggiungere un benessere psicofisico negli anzianiLa piena conoscenza di se’ stessi, che avviene in un percorso di coaching, può aiutare una persona che sta invecchiando o che è già anziana a superare le difficoltà che si incontrano per strada.Attraverso il  coaching un anziano puòsentirsi in forma  ed evitare l’ insorgere, almeno in parte, in quei problemi tipici dell’età senile. Se l’anziano imparerà a conoscere se stesso attraverso quelle che sono le sue reali caratteristiche fisiche, mentali, relazionali, psicologiche, in un ambiente concreto  e realizzabile potrà avere un “futuro desiderato sereno”’  ed il benessere psicofisico come obiettivo autodeterminato.Sottolineo che, in questa  analisi del coaching per gli  anziani, l’obiettivo sia il benessere inteso come uno stato di buona salute  fisica, psichica e mentale , in  armonia con l’ambiente in cui vivono.

 

Analisi dello sviluppo del potenziale nell’anziano

  1. 1.    Consapevolezza negli anziani

Consapevolezza negli anziani: aiutare un anziano in un processo di forte conoscenza di se stessi, determinail punto cruciale del nostro percorso di coaching. Il processo di conoscere se stessi inizia dal prendersi cura di se stessi, cosa che nella terza età viene troppo volte trascurata,  per pigrizia, per paura di non farcela ecc.Capire cosa fa un anziano per prendersi cura di se stesso servirà a conoscersi meglio. Generalmente un anziano si lascia andare alla routine del quotidiano che a volte lo travolge in uno stato di malinconia.

Magari per un anziano la cura del séè legata al fatto di poter camminare come una volta, di essere autosufficiente, di cucinare da solo ecc. . Restando focalizzati su ciò che è passato e non è più presente, non potrà certo aiutare l’anziano a prendersi cura di sé, ecco perché il coach può intervenire facendogli magari fare un esercizio di questo tipo: creare una tabella a  due colonne dove sulla colonna di sinistra si farà una lista di cos’è la cura del se’ (anche se riferita al passato) e sulla colonna di destra scrivere come potrebbe fare per avvicinarsi alla cura di se’.

  1. 2.    Benesserenegli anziani

Mai si è troppo giovani o troppo vecchi per la conoscenza della felicità’ (Epicuro)

Lo psicologo  Seligmannel suo ultimo “fai fiorire la tua vita” elabora la teoria del benessere che va oltre quella della felicità. Il benessere è un costrutto, la felicitàè una cosa.Il benessere è una entità che si può misurare.

Nel libro porta l’esempio del tempo: Il tempo è un costrutto,  altri elementi identificabili quali la temperatura, l’umidità, la pressione atmosferica contribuiscono alla misurazione del tempo. Il benessere è come il tempo, nessuna singola misura lo definisce ma diverse cose contribuiscono  a misurarlo.

Incentrato attorno a 5 capisaldi (PERMA)il benessere è un obiettivo alla portata di tutti, purché si apprendano e si mettano in pratica i comportamenti corretti verso gli altri e, prima di tutto, verso se stessi.Attraverso semplici esercizi e test divertenti si scoprono le attitudini e le abilità, così come le carenze e i limiti, compiendo  il primo passo verso ilflourishing .Il termine significa: “Fiorituradell’uomo, il suo “fiorire”, indica uno stato florido di benessere e di funzionamento ottimale della persona.

La teoria del benessere si articola intorno a cinque elementi, ognuno dei quali ha queste tre proprietà. I 5 elementi misurabili (PERMA) sono: l’emozione positiva, il coinvolgimento,  il significato, le relazioni positive, la realizzazione.Nessuno di questi elementi definisce da SOLO il benessere ma tutti insieme vi contribuiscono. Come può un anziano far fiorire la propria vita verso il benessere? E come può il suo coach aiutarlo a farlo fiorire? Attraverso la conoscenza e la consapevolezza di questi elementi nella propria vita un anziano può valutare il proprio grado di benessere.Tramite questa tabella l’anziano può analizzare quanto questi elementi siano presenti nella propria vita.

PERMA Descrizione Valutazione da 1 a 10
Emozioni positive
Coinvolgimento
Significato
Relazioni positive
Realizzazione

 

La felicitàe il benessere sono  legati anche al grado di autorealizzazione, fondamentale in una terza età dove generalmente viene a calare questa componente. Vivere una vita piena, nel senso di auto realizzata, porta ad una vita felice ed alla determinazione dei propri obiettivi.Tre sono le aree che portano alla autorealizzazione:area relazionalità, area competenze, area autonomia.

Aree   Descrizioni
Relazionalità
Competenze
Autonomia

 

Considerare le relazioni con i famigliari,con i nipoti,con un eventuale badante o persone che vivono all’interno della stessa casa di riposo, dove difficilmente ad una certa età si riesce ad instaurare una relazione facilitante. Anche l’individuazione delle competenze seppur minime ad una certa età aiutano l’anziano a conoscere meglio se stessi. Competenze che certamente non possono essere più quelle di quando si era giovani,  perciò avere consapevolezza di questo è l’inizio di un percorso di autoconoscenza e sviluppo.

Individuazione delle potenzialità

Ultimo passo e forse il più importante: la conoscenza approfondita di se stessi per il lavoro di coaching e quello dell’individuazione delle potenzialità.Seligman ha elaborato 6 virtu’ comuni a tutto il genere umano:giustizia,umanità,saggezza, temperanza, trascendenza, coraggio e da questo ha ricavato 24 potenzialità che ognuno di noi possiede in maniera maggiore o minore.Individuare le proprie potenzialità significa conoscere meglio se stessi, mettere da partequelle che possono essere le aspettative ed i desideri altrui, focalizzandosi sulle proprie capacità e consentendo  di esprimersi in maniera più autentica.Ogni anziano ha dentro le potenzialità per raggiungere il benessere. L’obiettivo e’ quello di riconoscerle e ampliarle, concentrandosi sui punti di forza che possiede.Il test delle potenzialità farà emergere quali di queste potenzialità vivono nel nostro coachee.

Coaching in una  casa di riposo per anziani

Probabilmente un percorso di team coaching per anziani potrebbe essere la chiave del successo, all’interno di luoghi quali case di riposo, circoli di anziani, ambulatori di geriatria ecc, dove vengono proposti questi percorsi con chiave di lettura semplificata. Parlare di coaching ad un giovane è ancora oggi un tabù, figuriamoci ad un anziano, ma intervenire su piccoli gruppi attraverso un percorso chiamato “ miglioramento della terza età e delle aspettative ad essa legate” può invogliare. Una casa di riposo è fatta di attività e routine adatte agli anziani. Molto spesso entrare in questi istituti è una vera sconfitta e tristezza per anziani abituati a vivere da soli e nella propria casa. Lo psicologo di fatto si prende cura dell’andamento individuale di ogni singolo anziano, cercando di individuare le problematiche di inserimento. Ho conosciuto personalmente diverse persone che sono entrate in questi istituti e alcune di loro  se ne sono andate perché non si sono adattate. Lo psicologo, la direttrice ed i medici cercano di fare del loro meglio per migliorare la loro vita all’interno dell’istituto, ma e’ un lavoro che si sofferma sulle problematiche senza analizzare il chi sono, dove sono (qui e ora…) e cosa si può  realizzare per farle star meglio. Un percorso di team coaching per anziani è prima di tutto un momento per stare insieme, per conoscersi e parlare di se’ agli altri ed al coach. Parlare, ascoltare…chiave fondamentale nel coaching per anziani di cui ho già parlato.

Di seguito elenco una serie di punti  e di attività da svolgere con il team per conoscere se stessi e le proprie potenzialità:

1. Imparare a capire quali piccoli gesti quotidiani fanno gli anziani per prendersi cura di se’. Mostrare tutta una serie di attività svolte dall’istituto e capire quali potrebbero essere in linea con la loro idea di “prendersi cura di se stesso”, attraverso uno schema molto più semplice rispetto al cosa fai per prenderti cura di te.

 

ATTIVITA ‘ ISTITUTO Mi piace Non mi piace Potrebbe piacermi
Cineforum X
Giocare a carte X
Parrucchiera X
Gita di gruppo X
Ginnastica X
Messa e preghiera
Fisioterapia
Lettura
Esercizio fisico
Camminare
Uscire dall’istituto
Parlare con i compagni
Pranzare/cenare
Giardinaggio
Aiutare gli altri…

 

2.Chiedere loro cosa sono la felicità ed il benessere, lasciar scrivere una lunga lettera, o parlare pubblicamente od in privato della loro idea di felicità;  cercare di individuare quale tra i piccoli o grandi gesti o attività quotidiane all’interno della casa di riposo possono portarli verso il benessere. Individuare tra le cinque aree (emozione positiva , coinvolgimento,  significato, relazioni positive, realizzazione) quali  attività sono in linea e quali mancano.

Fare loro dei test con domande aperte: cos’è per te la felicità? che cosa rappresenta per te il benessere? Quali di queste attività elencate sopra potrebbero renderti felice? Ed in che modo potrebbero piacerti quelle a cui non hai mai partecipato? Quanto ti senti coinvolto quando svolgi un’attività che ti piace?

Fare domande aperte sulle loro relazioni. Molto spesso le persone anziane hanno difficoltà a relazionarsi con persone nuove: gli anziani diventano un po’ scorbutici ed hanno poca tolleranza verso gli altri. Prendere contatto con il modo in cui si vivono le proprie relazioni, aiuta a relazionarsi meglio con le altre persone. Domande aperte del tipo: che tipo di relazioni hai all’interno dell’istituto? Quali sono le persone con cui ti relazioni meglio? Che tipo di relazioni vorresti vivere? Come ti fa sentire avere una relazione con queste persone?

Oltre ai test ed alle domande può essere utile servirsi di strumenti esterni che aprano la porta dei nostri coachee anziani verso un percorso di conoscenza di se stessi. Guardare un film insieme e commentarlo, ascoltare una canzone, leggere dei passi di un libro…ovviamente tutti ricercati con cura per accendere quella lampadina che è dentro di noi.

3.Le potenzialità:  scoprire quali sono le potenzialità che ognuno di questi anziani possiede,  magari hanno solo bisogno di essere un po’ spolverate. Partendo dalle 6 virtù comuni ad ogni essere umano” Saggezza, Umanità, Giustizia, Trascendenza, Coraggio e Temperanza” chiedere  cosa esse rappresentano per loro, come si manifestano e come si sono manifestate nella loro vita. Leggere dei piccoli passi di filosofi o psicologi o grandi della storia inerenti a queste sei virtù, li aiuterà ad orientarsi. Vedere un film su un eroe del passato come esempio di coraggio e temperanza e chiedere loro di descrivere quali emozioni emergono. Oppure fare un lavoro in due gruppi, dove ognuno  deve  scegliere un eroe del passato e commentarlo. Piccole attività che stimolano la mente ed aprono la porta verso la scoperta delle potenzialità personali. Una volta individuate le potenzialità dei nostri coachee anziani ecco che possiamo aiutarli a capire come attraverso queste possano stare meglio con se stessi, come e con chi potranno relazionarsi  all’interno dell’istituto, quali saranno le attività in cui riusciranno meglio e che meglio li appassionerà. Cercheremo di andare oltre le porte dell’istituto quando possibile, perché non dimentichiamoci che gli ostacoli sono maggiori con gli anziani e quindi bisognerà cercare di avere obiettivi concreti, realizzabili. Riprendere a” camminare nel parco” si può fare tutti i giorni con l’aiuto di un infermiere o di un girello, scavalcare una montagna come quando si era giovani diventa un’ impresa che deve restare custodita nel proprio cuore per dare la forza e la voglia di affrontare altre piccole grandi sfide.

 

Conclusioni

Una volta determinato chi e’ il nostro anziano coachee, o meglio quando il coachee ha realizzato chi è e da dove viene,si può allora iniziare un percorso di coaching vero e proprio.Lasciare al coachee anziano molto più che ad un coachee giovane il tempo di raccontarsi, di divulgare in esperienze passate per realizzare chi era e chi è oggi èmolto importante. Se infatti nel coachingl’ascolto (kronos)è fondamentale,nell’anziano lo è ancora di più. Gli anziani amano divulgarsi nel passato, nelle loro esperienze e se il metodo del coaching prevede solo piccoli riferimenti a ciò che è passato, ritengo che con un anziano bisogna andare oltre, perché questo per loro è importante :èriaffiorire nei ricordi, spolverare ciò che sono stati, raccontarsi con orgoglio. Loro sono quello che sono stati prima di tutto,  ad una certa età attraverso questo processo elencato di consapevolezza, ricerca del benessere, autorealizzazione e potenzialità devono capire chi sono oggi. Solo attraverso questa autoconsapevolezza , questa nuova accettazione del loro nuovo status  possono dare una svolta alla loro vita, raggiungendo i loro obiettivi. Focalizzarsi su ciò che sono stati non li porterà più da nessuna parte:“una volta camminavo ore ed ore da solo nel parco ad assaporare i sapori della natura …” non potranno immergersi in questa emozione. Devono realizzare che oggi possono vivere le stesse emozioni attraverso  le loro potenzialità odierne e non quelle passate, così potranno vivere meglio ..”oggi posso camminare qualche ora nel parco con l’aiuto di una badante ed assaporare i sapori della natura che amo tanto…

Il coach diventa in questo caso il  compagno di ascolto,  colui che ha il tempo per sentire il suo racconto,  colui che lo accompagna nel cambiamento: un cambiamento da età adulta a terza età che non deve sempre significare malessere, ma anzi alimentare le nuove  potenzialità per essere sereni. Un manager che ha passato la sua vita frenetica tra un meeting e l’altro, trascurando la famiglia, invece di rivangare il passato potrà dedicare il suo tempo alla famiglia, agli hobby che aveva da giovane. Attraverso il coaching possono rifiorire proprio quest’ultimi: hobby e passioni dimenticati da anni, lasciati in un cassetto, ma vivi ancora dentro di noi e alla portata della terza età, come la lettura, la cucina, il tempo di stare in famiglia. Certamente la volontàè la chiave di un percorso di coaching, per questo il coachee anziano deve essere assolutamente autodeterminato nel voler intraprendere questo cammino. Non si cambia se sono gli altri a volerlo.

 

Erika Pozzobon
erika.pozzobon@gmail.com





2 Responses to “Gli anziani in Italia”

  1. Letizia scrive:

    carissima Erika

    complimenti gran bell’articolo. L’ho letto con grande interesse sia come neo-coach che come professionista.

    Sono responsabile scientifico del progetto Aging Peolpe in Action for a Better Life (nel sito che ho indicato puoi leggere qualcosa!) e credo proprio che ci potranno essere punti d’incontro. Grazie e buon lavoro :)

  2. Ágoston Andrea scrive:

    Saluti,sono una guida turistica ungherese,appena adesso stiamo lavorando con mio marito italiano per organizzare vacanze anche in inverno .Vorremmo portare gli anziani italiani in Ungheria,per far conoscere le famose terme,storia,gastronomia,etc.con assistenza 24 ore,anche per disabili con sedia rotelle.0036303070770

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