Categoria: Gli strumenti per creare la relazione: i facilitatori

Gli strumenti per creare la relazione: i facilitatori

Il facilitatore è un antidoto al comportamento negativo. Ne esistono, di diverse tipologie: il facilitatore nelle riunioni di gruppo (facilitatore tecnico), nelle reti inter-organizzative (facilitatore professionale), in aula (formatore) fino a quello nel proprio gruppo in qualità di leader (facilitatore expertise).

Sono tutti accomunati dalla capacità di accogliere e gestire la negatività. Seppur interessante sembra non essere pertinente al nostro tema e invece negatività può essere intesa come sfiducia, opposizione e conflitto, ecco allora che il facilitatore rientra a pieno titolo.

Il professionista deve e può stimolare il proprio paziente a trovare i facilitatori. Lo strumento per eccellenza sono le domande efficaci che porteranno il paziente a riflettere su chi/cosa può aiutarlo a superare gli ostacoli prefigurati. Il paziente durante il suo cammino può incontrare ostacoli e barriere che possono essere interni (blocchi) o determinati dall’ambiente esterno (interferenze). Sicuramente blocchi e interferenze possono portarlo a momenti di abbattimento fino alla rinuncia.

… … …
A: …per lavoro ho numerose occasioni di fare pasti fuori casa.
B: Certo, capisco. Ma che significato ha per lei l’incontro con questo tipo di ostacolo?
A: Credo sia evidente: come faccio a scegliere solo ciò che lei mi ha indicato?
B: Esiste la possibilità che qualcuno o qualcosa possa aiutarla a superare ciò che mi ha detto?
… … …

 

Emerge da queste poche battute chi sono i facilitatori: alleati, modalità e strumenti. Il paziente sta percorrendo il suo cammino verso l’obiettivo (es.: perdere 6 Kg) ma si trova ad affrontare blocchi interni (sentirsi escluso) e interferenze (il lavoro, i clienti, i colleghi…). È il professionista che, ricorrendo a domande, feedback d’ascolto, lo porterà alla consapevolezza delle interferenze stimolando la sua pro-attività.
Il professionista aiuta il paziente a trovare:
– alleati negli ambiti relazionali del paziente stesso (familiari, amici, colleghi);
– modalità, cioè procedura o situazione che il paziente può acquisire per la realizzazione del suo obiettivo;
– strumenti che a differenza delle modalità si riferiscono specificatamente a oggetti/cose.

È bene, infine, ricordare che una volta individuati gli alleati – le modalità e gli strumenti – questi vanno scritti e faranno parte del monitoraggio.

 

Letizia SATURNIHealth Coach Professionista
Dottore in Ricerca – Specialista in Scienze dell’Alimentazione

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