Categoria: “Il Coachee Mago”: un Archetipo, il suo Potere
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“Il Coachee Mago”: un Archetipo, il suo Potere

Ci sono storie di Coachee che narrano di “miracoli” avvenuti a seguito di azioni ritenute inizialmente impossibili, così come di “incantesimi” relazionali che hanno permesso a persone comuni di superare insicurezze, timori e trappole mentali con semplici gesti o “parole magiche”. Tra letteratura, fumetti e cinema, da Merlino a Harry Potter passando per Gandalf e Saruman de ‘Il Signore degli Anelli’, l’immagine archetipica del Mago, così come aspetti e sfumature comportamentali che ne hanno contraddistinto nei secoli e ne caratterizzano tutt’oggi la figura, appartiene al quotidiano di ogni persona che, a seconda del proprio carattere nonché storia di vita, la veste di una sua natura unica, a volte riconoscibile, altre difficilmente individuabile.

Il tratto saliente del Mago, che ho avuto modo di riscontrare spesso nei racconti dei Coachee quasi come una costante, è il saper identificare quel potenziale nascosto che dia al Cliente “la capacità” di intraprendere un’azione concreta nel proprio scenario, di cui ancora, però, ignora funzionamento e modalità espressive. Del resto, prima di padroneggiare un incantesimo, una tecnica o uno strumento, è fondamentale sia imparare a conoscerlo sia capire come ci si sente nel cimentarsi a utilizzare una capacità o nell’attuare un comportamento per i quali non si ha ancora esperienza: “[…] il consiglio del Mago è quello di fare ordine e silenzio dentro di noi, in modo che quell’ordine e quel silenzio si riflettano anche fuori e ci permettano di capire chi siamo veramente e quale sia il nostro compito nel mondo” (D’Albertas, Vercelli, 2014).

Il potere a cui il “Coachee Mago” ambisce nel suo percorso di scoperta è quello di riuscire a trasformare la realtà in cui è intrappolato, cambiando prospettiva per ampliare il significato e “il raggio d’azione” dove vedersi agire. Il narrarsi del Cliente al Coach rappresenta lo studio, l’elaborazione dei pensieri prima di trovare la formula più adatta a proferire l’incantesimo rivelatore; si tratta proprio di un percorso che, articolato in più sessioni, permette di acquisire quel metodo di dialogo capace di generare riflessioni più chiare, stimoli nuovi ma ancora indistinti nella mente del Coachee. Il vivere dentro la relazione di coaching aiuta il Cliente non solo a trasformare la sua realtà in uno “scenario altro” da quello abituale ma anche ad acquisire gli strumenti per mantenerlo tale nel tempo, o meglio, per comprendere come perseverare al meglio sulla nuova via svelatasi e, perché no, ampliarla o mutarla ancora, in autonomia: “[…] invece di rimanere nascosti, i nostri pensieri, le nostre convinzioni, le nostre valutazioni si rivelano con chiarezza assoluta grazie al modo in cui ci poniamo rispetto a ciò che ci accade” (Puig, 2014).

Se, però, fosse tutto “così semplice”, nel senso che all’acquisizione del potere ogni cosa, evento o situazione magicamente mutasse in oro, il Coachee sarebbe vittima di un’illusione; infatti, il lavoro di costruzione inizia proprio qui. Quando il Cliente comincia a sperimentare gli incantesimi scoperti, adottando comportamenti coerenti con azioni auto determinate, si pongono due importanti quesiti: quale magia scegliere a seconda del contesto vissuto dal Coachee e in che modo direzionarla verso i propri obiettivi.

Come spesso mi accade in aula durante la conduzione di giochi di ruolo formativi, dove partecipanti nei panni di maghi potenti non sanno che tipo di incantesimo scagliare contro il mostro di turno, il Cliente che ha iniziato a fare sua la capacità di determinare la propria strada non ha idea di quali risorse utilizzare, o meglio, l’obiettivo è chiaro ma ancora manca una visione d’insieme che sappia unire le buone intenzioni alla messa in pratica di un dato comportamento. E tale incertezza, dalla mia esperienza, prende spesso vita nel momento in cui il Coachee appronta con il Coach il piano d’azione; il Cliente “emana energia”, è in uno stato mentale produttivo, è pronto a definire un programma ma non sa da dove partire: “[…] senza un impegno alla propria integrità, senza il coraggio e la disciplina che richiede l’affermare la propria verità nel mondo, il potere del Mago verrà inevitabilmente usato male” (Pearson, 1990).

Insorgono paure, tentennamenti e ipotesi future prive di fondamento che, però, condizionano l’impatto della magia ancora prima di recitare l’incantesimo: meglio “rendersi invisibili” e magari osservare come si evolve la situazione oppure è più efficace “scagliare un fulmine poderoso” per farsi sentire e valutare poi le conseguenze? L’assunzione di responsabilità da parte del Coachee viene messa a prova proprio in situazioni di questo tipo e, a prescindere dal tipo di magia che ritiene più adatto utilizzare nel contesto in cui si trova, il Cliente ha così modo di prendere confidenza con il suo potere, di vederlo tradotto da pensiero in azione, il cui esito sarà comunque fonte di apprendimento o stimolo migliorativo, anche sulla base delle sue stesse aspettative.

Ed è il concetto di responsabilità che risponde al quesito su come “orientare l’energia” verso gli obiettivi predefiniti; che il “Coachee Mago” sappia o meno cosa significhi “lanciare una palla di fuoco” in una riunione di lavoro o applicare “la lettura della mente” nei confronti di un interlocutore, l’aspetto principale nell’utilizzo dei suoi incantesimi è che, proprio sulla base del risultato da perseguire, il modo in cui il Coachee attiverà una data magia andrà a determinare il crearsi di un dato contesto. Pertanto, “a seconda della potenza” con cui si formula un incantesimo, gli effetti potranno anche essere imprevedibili, sfuggendo al controllo che una semplice lettura del libro delle magie può assicurare, ma l’orientamento verso cui tende l’azione del “Coachee Mago” avrà un obiettivo preciso, dando a quella “carica energetica” l’opportunità di aprire nuovi scenari.

Quando, di contro, l’indecisione del Cliente vincola la scelta dell’incantesimo più adatto e non si ha una visione chiara sul come direzionare il proprio potere, il Coachee può fare appello alla “magia nera”, provando a esercitare un controllo forzato su eventi e persone, attraverso comportamenti segnati da indifferenza, ostilità o rifiuto che spingano illusoriamente gli altri a soddisfare i bisogni inespressi del Cliente, portando quest’ultimo a rinchiudersi nella propria torre per studiare sortilegi con cui evitare responsabilità, impegno e disattese. “[…] ed è proprio per tale motivo che siamo tenuti a scoprire e reclamare il nostro Sé in tutta la sua integrità, guardandoci dentro e analizzando le fondamenta della nostra esistenza” (Ford, 2010).

Il “Coachee Mago” si racconta e agisce sulla base di un principio dinamico, portato a creare contesti da sperimentare, dando visibilità e concretezza a quanto ancora non esiste; ed è proprio il momento tra pensiero e azione che determina, da parte del Cliente, il manifestarsi di “un incantesimo” voluto e consapevole. E nonostante il dubbio o il timore che “là fuori” si possano nascondere insidie di ogni tipo, la chiarezza di avere almeno “una luce” interiore, con la quale provare a illuminare un tratto di strada, permette di alimentare il proprio Sé, in vista di obiettivi e sfide che necessiteranno comunque di “pratica ulteriore”…

 

Federico Polidori
Training Specialist, Role Playing Game Designer, Life Coach
Cologno Monzese (MI)
federicom18@libero.it

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