Categoria: Il Coaching come il Tai Chi è l’Arte di investire sulla Perdita
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Il Coaching come il Tai Chi è l’Arte di investire sulla Perdita

…Perciò l’essere costituisce l’oggetto e il non-essere costituisce l’utilità.

Lo scopo di questo elaborato è quello di aprire una strada di condivisione tra un’arte marziale interna qual è il Tai Chi e il Metodo di Coaching che abbiamo studiato e fatto nostro in questo percorso di studio.

 

Il metodo è la sperimentazione del sé

Il tuo corpo, la tua essenza, la tua coscienza analizzano, ascoltano, sperimentano ed elaborano ciò che avviene nel Tai Chi con il movimento che il Maestro ti mostra, così come tutto di te analizza sperimenta ed elabora ciò che avviene in una sessione di Coaching, è quello che avviene quando il Coach prende per mano il Coachee e lo accompagna nel percorso di riconoscimento dei suoi talenti, delle sue peculiarità, delle sue potenzialità.

 

Ogni movimento, ogni azione che compi li stai sperimentando!

Nel Tai Chi il Maestro ti suggerisce di ascoltare il movimento con tutto il tuo essere perché nulla ti può essere insegnato ma tutto si trova dentro di te. Ogni passo che tu farai nella pratica del Tai Chi è un passo che farai nella vita, nel mondo, nell’universo. Il tuo movimento nasce dentro di te, la tua crescita scaturisce dal tuo profondo sé.

 

Il Coach come un Maestro di Tai Chi

Nel Tai Chi l’agire con amore e dedizione del Maestro facilita l’allievo nel migliorare la sua pratica, nel riconoscere le sue competenze mediante la valorizzazione e il potenziamento delle sue capacità e della sua mobilità interna.

Così come il Coach aiuta il Coachee nel trovare e ritrovare dentro sé stesso le potenzialità che in quel preciso momento non riesce a vedere. È lì che tutto comincia a muoversi, in quel movimento spiraliforme che tutto avvolge e tutto fa crescere.

Cresci nella misura in cui riesci a metterti in gioco. Cresci nel momento in cui la spirale del movimento ti guida e ti mostra quello che giace nascosto dentro di te. In quel momento tu sei chiamato ad osservare ciò che sta accadendo, ciò che sta cambiando e tutto si dipana, tutto si chiarisce, tutto si completa. È l’inizio della tua introspezione, è l’inizio della scoperta dei tuoi talenti, delle potenzialità che la tua anima risvegliata ti mostra. Tutto ciò è possibile solo se “investi sulla perdita” e questa è la decisione più difficile che ognuno di noi può prendere.

Perdere significa lasciar andare, svuotare, abbandonare, non avere più. Così come nelle arti marziali interne, alle quali appartiene il Tai Chi, devi imparare a svuotare il corpo, svuotare la mente dai mille pensieri che la appesantiscono e alleggerire lo spirito, affinché tutti i movimenti divengano naturali, affinché la mente fluisca libera e il tuo spirito possa far crescere l’energia vitale

Così nella sessione di Coaching, attraverso quella Relazione Facilitante, che il Coach costruisce e alimenta con attenzione, il Coachee trova la forza di lasciare tutto ciò che lo affligge e lo tiene ancorato al passato, lascia fluire la spirale dei pensieri, delle emozioni, dei sentimenti in modo che tutto acquisisca la giusta dimensione.

Nel non-essere, o meglio in quello che noi riteniamo vuoto, possiamo trovare vecchie e nuove potenzialità.

Con il sostegno del Coach, attraverso il dialogo maieutico, attraverso quella relazione facilitante che mai si dimentica di essere Accogliente, che è fatta di Ascolto, di Alleanza e Autenticità, pian piano il Coachee comincia a far emergere quella verità, quei talenti che sono lì, dentro di lui, che erano sopiti ma che non aspettavano altro che trovare lo spazio per poter bussare alla porta del cuore e della coscienza, per farsi riconoscere, per farsi alimentare e allenare in quel gioco che quel preciso istante gli propone. Tutto appare più chiaro. Ora tutto può prendere la giusta direzione.

È nel Silenzio interiore che la spirale di energia che hai creato attraverso i movimenti del Tai Chi, vibra alle porte del tuo essere e si fa riconoscere.

È nel Silenzio rispettoso del Coach e nel suo silenzio interiore che il Coachee comincia a riconoscere la Consapevolezza. Quella potenzialità che è interiore e che si allinea con il sé più profondo.

Quando l’Io è libero e nulla si attende, quando l’Io non giudica ma si mette in ascolto, dà forza a quella spirale evolutiva che lo porterà a comprendere fino in fondo qual è il suo vero obiettivo, in quell’allenamento che porterà il Coachee a intraprendere un percorso di Consapevolezza che durerà tutta la vita dove “Non siamo noi a vivere, ma è la vita che ci utilizza…” e ci allena.

È in quel essere circolari, rilassati sciolti ma presenti che avviene la massima espressione del movimento del Tai Chi. È in quel preciso istante che tu sei consapevole di come e dove nasce il movimento, senza pause, nel fluire del tutto, nel fluire del tuo essere.

È in quel essere circolare, rilassato ma presente che il Coach si pone al fianco del Coachee e lo accompagna verso la scoperta dell’Autodeterminazione ed è lì che avviene la magia di poter fare scelte consapevoli determinate dall’Io presente e pregnante. Tutto diventa movimento, tutto prende nuova spinta. Il movimento è continuo senza pause, senza ma e senza se. Il movimento è libero perché compreso nel profondo, nessuna catena ti può più trattenere. E il movimento allinea la dimensione di autonomia e Autodeterminazione, in quel fluire della consapevolezza che porta ad una visione più chiara dell’essere, del sapere e del saper fare. Il movimento porta le emozioni verso l’esterno verso una comprensione autentica verso quello che ci piace pensare possa essere Equilibrio e Armonia, in quel fluire che è come “un ruscello che scorre o una nuvola che fluttua” e in quel momento sei parte del movimento!

Noi siamo in quanto siamo differenti dagli altri. Ciascuno di noi è il prodotto di una personalità unica con atteggiamenti specifici, desideri unici, necessità incomparabili…
Citazione tratta da “Il silenzio vibra più delle parole” del M° Franco Mescola

Noi siamo unici e in quel essere unici ognuno di noi trova la sua dimensione nella pratica della forma del Tai Chi. Trova il suo stare nel Tai Chi, trova il suo essere Tai Chi.

Siamo unici, in quel essere unici troviamo la Responsabilità e il Coachee la troverà nel rispondere alla propria richiesta di attivazione del processo di cambiamento che lo porterà a fare scelte consapevoli. Quella Responsabilità che lo porterà ad essere il protagonista del cambiamento, che gli permetterà di osservare ogni mutamento con rinnovata curiosità guardando ciò che sta avvenendo libero da qualsiasi sentimento di giudizio. Quella Responsabilità che lo porterà verso un movimento dinamico e autodeterminato, che lo aiuterà ad analizzare tutto quello che avviene fuori e dentro di lui, in un continuo allenamento dei suoi talenti, elaborando le vittorie e le sconfitte in un processo autentico e costante di crescita e affermazione.

Dove vedo la pienezza è lì che incomincia il vuoto e nell’istante in cui avverto il vuoto è lì che si manifesta la pienezza.

Nel Tai Chi il Maestro accompagna il suo allievo nel processo di apprendimento del concetto ‘andare dal niente al qualcosa’, che nel Taoismo viene espresso come ‘il Wu Chi che genera il Tai Chi’.

Con l’allenamento costante e consapevole del Tai Chi l’allievo può sviluppare sempre più la sua energia interna. Sarà proprio questa energia interiore, allenata e alimentata costantemente e consapevolmente che lo porterà verso la realizzazione di una buona pratica del Tai Chi e verso un benessere psico-fisico che lo accompagnerà in ogni ambito della vita.

Siamo giunti così al quarto concetto del Modello C.A.R.E.: l’Eudaimonia, che trova spiegazione nel linguaggio filosofico secondo la dottrina dell’eudemonismo, la felicità intesa come scopo fondamentale della vita. In tutti noi vi è una connaturale tensione alla crescita, allo sviluppo delle potenzialità e dei talenti. “Ciascuno di noi è il prodotto di una personalità unica” e diventare ciò che si è significa far crescere le proprie potenzialità, alimentare i propri talenti così da essere persone consapevoli che vivono la propria vita concretamente e felicemente, rivolta alla propria realizzazione e al proprio benessere. In questo circolo virtuoso il Coach accompagna il Coachee a prendere coscienza del percorso fatto e della strada che si apre di fronte a lui. Quella strada che, se percorsa con la consapevolezza, l’autodeterminazione e la responsabilità scoperte, allenate e acquisite nel percorso di Coaching, lo porterà verso il benessere e l’autorealizzazione.

Nel Tai Chi il movimento è una spirale nella quale l’inizio del movimento coincide con la sua fine, senza soluzione di continuità, in quel gioco che si volge tra corpo mente e spirito. Il movimento è uno srotolare continuo. È il corpo che aiutato dal silenzio interiore, fa sì che lo spirito, l’energia vitale, cominci a muoversi e a rotolare su quella spirale che unisce il cielo e la terra, il basso e l’alto, il pieno e il vuoto, il finito e l’infinito, l’essere e il non essere. Quel movimento generato dall’interno, che si estende all’esterno, che prende forza dall’energia che nasce nel profondo delle viscere e che è in costante collegamento con l’universo, con il tutto e tutti, che va oltre lo spazio e il tempo.

È la Mobilità che vive la persona accompagnata nel percorso di Coaching. È la trasformazione che comincia gradualmente a muovere il Coachee verso la consapevolezza, verso la presa di coscienza delle sue potenzialità, è quel movimento che lo porterà verso il suo obiettivo. Quella Mobilità interna ed esterna che lo aiuteranno a vedere con chiarezza la meta. Poiché la Mobilità interna lo aiuterà nella consapevolezza della sue potenzialità e delle sue peculiarità, allenata costantemente ed efficacemente nell’apprendimento e l’accrescimento di nuove competenze. La Mobilità esterna lo aiuterà a definire meglio il suo obiettivo, lo aiuterà a stabilire efficaci piani d’azione che lo porteranno a comprendere meglio il contesto nel quale opera. È un movimento che accrescerà e svilupperà sempre di più il potenziale del Coachee.

Il mettersi in ascolto e prendersi cura delle potenzialità emerse nel percorso di Coaching, sono le azioni più importanti che il Coachee farà per cominciare a prendersi cura di sé.

L’ascoltarsi, il prendersi cura prevede una “sosta”, un “silenzio” volto all’ascolto dell’io profondo, quel silenzio che sarà propedeutico al porre attenzione. Quel silenzio meditativo che ti farà sondare le tue profondità, che saprà accogliere, che saprà portarti ad agire consapevolmente e concretamente.

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Nel cinese antico, l’ideogramma che rappresenta la parola “ascoltare” all’apparenza è molto complesso, ma per un osservatore attento e per uno studioso e praticante di Tai Chi è una rivelazione autentica e fondamentale: Quando Tu poni Attenzione con tutto il tuo essere al tuo Orecchio e al tuo Occhio, ecco che il tuo Cuore si apre, vede e ascolta come mai aveva fatto prima.

Nel Tai Chi il saper ascoltare il saper vedere con gli orecchi e gli occhi del cuore porta alla consapevolezza del proprio corpo e della propria energia. Porta a prendersi cura di ciò che si è, riconoscendo le potenzialità e l’unicità della tua essenza.

Il prendersi cura nel Coaching è la via verso la realizzazione di sé, verso il benessere nella sua rappresentazione più totale. Il prendersi cura presuppone una consapevolezza dell’amore che ci nutre e che nutre tutto. Il prendersi cura di sé è amarsi è cercare la propria felicità, è aiutarsi a crescere, aiutarsi a comprendere ciò che ha veramente valore per noi e per la nostra anima.

Il Coach avrà cura di questa tensione alla felicità che si nasconde nel futuro desiderato del Coachee. Avrà cura di aiutarlo nel percorso di allenamento delle potenzialità che lo porterà a riconoscere qual è la sua strada verso quella felicità che, molte volte, non sa riconoscere.

Il Tai Chi è anche chiamato “pratica di lunga vita” per la sua capacità di potenziare le difese naturali del corpo alle malattie. Ma il Tai Chi è una via di realizzazione personale profonda, un metodo di sviluppo delle proprie potenzialità, un allenamento al benessere e alla felicità.

Per il Coach sarà fondamentale aiutare il Coachee nell’allenamento delle potenzialità. Sarà fondamentale che lui riconosca quali sono le attitudini, le inclinazioni, i modi di pensare sentire agire del Coachee, in modo da trovare gli esercizi giusti, gli esercizi che lo aiutino ad allenarsi in quel percorso di vita che lo porterà a far fiorire quel seme unico e irripetibile che sta dentro di lui. Così come Platone ci indica nella metafora della ghianda, secondo la quale l’uomo è come una ghianda che ha in sé le potenzialità per trasformarsi in una quercia.

Infine restando sulla metafora dell’albero, noi allievi di Tai Chi possiamo considerarci come semi contenenti energia inespressa e spetta a noi tenere vivi i principi dell’arte, combinando consapevolezza e compassione.

Per concludere questo elaborato esperienziale torno al suo inizio e al titolo che ho voluto dargli: Il Coaching come il Tai Chi è l’Arte di investire sulla Perdita. Nella perdita, nel fare spazio, nell’allargare la visione di noi stessi e del mondo che ci circonda abbiamo trovato tanti doni preziosi, abbiamo riempito di nuovi significati quello che ci stava bloccando, abbiamo scoperto un mondo di potenzialità ed energia nuove e affascinanti.

È stato un viaggio che mi ha portato verso una nuova consapevolezza e spero di avervi trasmesso la gioia e la profondità con le quali ho affrontato questa comparazione tra due metodi di percorso per l’autorealizzazione e il benessere, all’apparenza molto distanti.

Il Tai Chi arte marziale e filosofia orientale che affonda le sue radici in tempi e modi di vivere molto lontani dai nostri.

Il Coaching nato da intuizioni di uomini moderni che hanno saputo vedere in gesti atletici il fondamento di una vita vissuta in pienezza e realizzazione, uomini che hanno saputo trarre spunto dagli insegnamenti di filosofi antichi e moderni.

Come dicevo metodi all’apparenza distanti ma che, dopo questi miei pensieri, li ritrovo molto vicini e in alcuni passaggi li vedo compenetrarsi, completarsi e aiutarsi in quel percorso maieutico che può portare ciascuno di noi a una eudemonistica felicità.

L’armonia la gioia interiore sono contagiose e rappresentano gli attrezzi ideali per permettere al prossimo albero di crescere rigoglioso, permettendoci di promuovere un società più giusta.

Grazie a tutte le persone che ho incontrato in questo cammino, le ringrazio dal profondo del mio cuore perché, senza l’incontro con loro, non sarei sicuramente la persona che sono oggi.

 

 

Lorena Scuccimarra
Life Coach
S. Donà di Piave – Venezia
lorenascuccimarra@gmail.com

 

Nota:
La Relazione Facilitante, le “4A”, il modello C.A.R.E.® e il concetto delle Meta-potenzialità umane riportati in questo articolo sono di proprietà intellettuale  di INCOACHING Srl.

 

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