QUARTA RISTAMPA

L'Essenza del Coaching
di A. Pannitti e F. Rossi
Editore: Franco Angeli

L'Essenza del Coaching

Recensione

Famiglia Oggi N.4/2012


Presentato all'Università
"La Sapienza" - Roma


Il libro presenta in modo completo il coaching nella sua vera essenza. Punto di riferimento è il metodo che viene insegnato nelle università anglosassoni, come quella di Sidney, la prima università al mondo a inserire il coaching tra le materie accademiche.


NOVITÀ EDITORIALE

Spiritualità cristiana e Coaching
La relazione facilitante di Gesù

di N. Brescianini e A. Pannitti
Editore: La Parola


Spiritualità cristiana e Coaching

Un coinvolgente dialogo tra un Coach professionista che si interessa di spiritualità e un monaco benedettino appassionato di Coaching.


NOVITÀ EDITORIALE

Tappo a chi?!!
E se la tua crisi fosse un'opportunità?

di C. Lacchio e F. Rossi
Editore: Franco Angeli


Tappo a Chi?

“Tappo a chi?!!” è una favola motivazionale. Il tema centrale della storia narrata - con estrema delicatezza e creatività - è il cambiamento, fatto di paure, rabbia, preoccupazione, ma anche di possibili opportunità e di nuove prospettive per migliorare il proprio benessere e raggiungere la felicità.

Il Piano d’Azione nel Coaching



giovedì, luglio 28th, 2016 | articolo di: admin - pubblicato in: Elaborati di fine corso
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Che cos’è un piano di azione? Il piano di azione è un momento importantissimo di una sessione di Coaching. Esso rappresenta un elemento che ci permette di differenziare il Coaching da altre attività quali ad esempio la formazione, la consulenza o la semplice chiacchierata. E’ difficile stabilire precisamente in che momento viene sviluppato: tutto dipenderà dal momento, dalla chiarezza delle idee del Coachee, dall’ascolto attivo e dall’intuizione del Coach. Se il Coachee arriva in sessione con delle idee chiare, si potrebbe anche sviluppare da subito un piano di azione. Altrimenti, occorre continuare ad accompagnare il Coachee nell’esplorazione del suo futuro desiderato.

Il piano di azione può essere definito come un’assunzione di responsabilità del Coachee, nell’individuare una o più mosse possibili da fare, per il raggiungimento del suo obiettivo. Vale a dire l’individuazione di atteggiamenti, piani, programmi, impegni, azioni concrete, scadenzate, volte alla realizzazione materiale del suo obiettivo.
Come avviene questa fase? Essa si realizza ascoltando in modo attivo il Coachee e rivolgendogli domande semplici, chiare, aperte o chiuse, volte a focalizzare i passi da compiere per il raggiungimento dell’obiettivo. E’ quindi uno scambio tra domande del Coach e risposte del Coachee, che spianano la strada che porta alla autodeterminazione del Coachee.

E’ una fase delicata in cui il Coach gioca una partita che può rivelarsi decisiva durante una sessione di Coaching. Quando è veramente utile? E’ utile quando c’è la sintonia tra il Coachee, che ha raggiunto un certo livello di consapevolezza o ha maturato la necessità di passare all’azione, e il Coach che ha colto questo passaggio decisivo. La sua messa in pratica sarà controproducente quando il Coach avrà avuto una intuizione sbagliata, o non si sarà abbastanza focalizzato sul Coachee, o ancora forzerà il Coachee a una conclusione che non è propria. Il successo della sessione di Coaching non dipende dal raggiungimento dei risultati, ma dalla maturazione della Consapevolezza, Autodeterminazione, Responsabilità e Eudaimonia del Coachee. Quindi richiede al Coach di concedere al Coachee tutto il tempo che gli è necessario per arrivare allo stato di C.A.R.E.

Abbiamo detto che le domande sono uno degli strumenti del metodo di Coaching. Ma quali sono le domande che raggiungono il risultato? Esistono due scuole di pensiero: c’è chi si affida alla traduzione letterale dalla lingua inglese della sesta competenza chiave del Coaching (Powerful Questioning). Stiamo parlando dell’Associazione Italiana Coach Professionisti, che parla di “domande potenti”. Dall’altra abbiamo la Scuola Incoaching che si impone con l’espressione “domande efficaci”.

Per portare un po’ di chiarezza a questo diverbio, proviamo a chiederci: che significato hanno questi aggettivi? E a quale conseguenza di azione portano?
Le “domande potenti” pongono l’accento sul Coach e sembra mettano in risalto il Coach e i suoi “superpoteri”, le sue particolari capacità di elaborare e formulare domande ad effetto. Parlare di domande potenti è come andare a cercare durante il percorso, quelle domande che possano cambiare le sorti di una sessione o di un intero percorso di Coaching. Questa formulazione mette in difficoltà sia gli allievi Coach che i Coach professionisti, perché focalizza tutta la loro attenzione sulla domanda successiva da fare piuttosto che rimanere “centrati” sul Coachee.

Le “domande efficaci” sono qualsiasi domanda, che potrebbe fare anche un bambino, volta ad accompagnare il Coachee nel proprio cammino di crescita e sviluppo personale. Proprio per questo tutta l’attenzione del Coach rimane focalizzata sulla narrazione del Coachee. Sono domande che vengono fatte nella posizione “io sono OK e tu sei OK” (Coach OK e Coachee OK). Questo viene a rafforzare l’idea che Coach e Coachee sono compagni di viaggio perché tutti e due sono sullo stesso livello.
L’efficacia si rileva dagli atteggiamenti e dalle risposte accoglienti del Coachee. La domanda nasce spontanea dal discorso del Coachee, è il proseguo naturale del dialogo tra Coach e Coachee, frutto talvolta anche del feedback del Coach.
Il piano di azione può essere, come abbiamo detto sopra, qualsiasi cosa o azione volta a far fare un passo verso il raggiungimento dell’obiettivo del Coachee. Il più delle volte è stabilito dal Coachee. Possiamo avere, a seconda del raggiungimento del livello dello stato di C.A.R.E., un piano di azione generico, che torna in tutte le sessioni, e il piano di azione S.M.A.R.T.E.R.

Quest’ultimo è un piano di azione che il Coachee decide di realizzare quando ha raggiunto un alto livello di autoefficacia. Qui il Coachee ha le idee chiare, vuole mettersi in gioco per realizzare uno o più obiettivi che costituiscono il suo Futuro Desiderato. Il piano di azione S.M.A.R.T.E.R. gli permette di rappresentare graficamente, fotografare, disegnare un quadro dettagliato del suo obiettivo. E’ la realizzazione con delle immagini delle tappe e azioni costitutive del suo obiettivo. A un obiettivo corrisponde un piano di azione che permette di focalizzarsi sugli atteggiamenti, comportamenti, azioni e mosse da mettere in atto per il raggiungimento dell’obiettivo predefinito.

Alessandro Pannitti e Franco Rossi in “L’Essenza del Coaching”, parlando dell’acronimo S.M.A.R.T.E.R., di cui riporteremo sotto la tabella definitoria, precisano che “Le lettere dell’acronimo, infatti, evidenziano le caratteristiche fondamentali che deve avere un obiettivo per essere efficaci e, contemporaneamente, le sette principali caratteristiche della tecnica operativa del Goal Setting.”

 

S  Specific  Specifico  (definito, chiaro, concreto)
M  Measurable  Misurabile  (misurato, monitorato, reportizzato)
A  Attainable  Attuabile  (realistico, raggiungibile)
R  Relevant  Rilevante  (importante, utile, funzionale, stimolante)
T  Timely  Temporale  (definito nella tempistica)
E  Ecological  Ecologico  (coerente con l’ambiente, con l’identità e i valori personali)
R Recorded  Registrato  (scritto, responsabilizzante)

 

Le sezioni che compongono questo piano sono:
L’obiettivo S.M.A.R.T.E.R.: è il titolo che riassume in modo sintetico e preciso l’obiettivo.
Gli indicatori di riuscita: sono le tappe intermedie dell’obiettivo S.M.A.R.T.E.R. la cui realizzazione sancisce un passo di avvicinamento all’obiettivo finale
Le aree di incidenza: sono quelle aree che andrò ad impattare per il raggiungimento del mio obiettivo S.M.A.R.T.E.R.
Le azioni (Ostacoli/Facilitatori): sono ciò che dovrò mettere in atto per ognuna delle aree di incidenza individuate. Potranno essere delle barriere da superare o delle cose che mi agevoleranno

In conclusione ritengo che il Piano di Azione, declinato e poi sviluppato dal Coachee con dei momenti di monitoraggio stabiliti e condivisi con il Coach, costituisca uno dei risultati che vanno a rafforzare l’importanza del Coaching. Infatti oltre allo stato di benessere che nasce in modo naturale nelle sessioni di Coaching, il fatto che il Coachee raggiunga la consapevolezza di volersi mettere in gioco, sia determinato a mettere in atto l’obiettivo prefissato, voglia portarlo a compimento tracciando delle tappe di realizzazione, è l’espressione del raggiungimento dell’Eudaimonia.

 

 

Patrice Dott. Pimo
Coach professionista specializzato in ambito Business, Team, Executive Life, Parent, Sport, Teen
Trento
pimopatrice@yahoo.fr

 





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giovedì, luglio 28th, 2016 at 12:10 • Elaborati di fine corsoCommenta

2 Responses to “Il Piano d’Azione nel Coaching”

  1. Happi scrive:

    Mai letto un argomento cosi esplecito…sembrava lungo al’inizio ma sono rimasto con molto appetito di continuare la lettura.
    Complimenti dott.Pimo

  2. Patrice scrive:

    La ringrazio Sig. Happi.

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