QUARTA RISTAMPA

L'Essenza del Coaching
di A. Pannitti e F. Rossi
Editore: Franco Angeli

L'Essenza del Coaching

Recensione

Famiglia Oggi N.4/2012


Presentato all'Università
"La Sapienza" - Roma


Il libro presenta in modo completo il coaching nella sua vera essenza. Punto di riferimento è il metodo che viene insegnato nelle università anglosassoni, come quella di Sidney, la prima università al mondo a inserire il coaching tra le materie accademiche.


NOVITÀ EDITORIALE

Spiritualità cristiana e Coaching
La relazione facilitante di Gesù

di N. Brescianini e A. Pannitti
Editore: La Parola


Spiritualità cristiana e Coaching

Un coinvolgente dialogo tra un Coach professionista che si interessa di spiritualità e un monaco benedettino appassionato di Coaching.


NOVITÀ EDITORIALE

Tappo a chi?!!
E se la tua crisi fosse un'opportunità?

di C. Lacchio e F. Rossi
Editore: Franco Angeli


Tappo a Chi?

“Tappo a chi?!!” è una favola motivazionale. Il tema centrale della storia narrata - con estrema delicatezza e creatività - è il cambiamento, fatto di paure, rabbia, preoccupazione, ma anche di possibili opportunità e di nuove prospettive per migliorare il proprio benessere e raggiungere la felicità.

IO CIAO, TU BAU! Capirsi anche quando si parlano due linguaggi diversi



giovedì, marzo 3rd, 2016 | articolo di: admin - pubblicato in: Elaborati di fine corso
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Obiettivo del mio progetto è dimostrare come il coaching possa essere un eccezionale strumento di decodifica di un linguaggio diverso dal nostro e addirittura di un’altra specie animale.

Ho infatti applicato il coaching nel mio lavoro di educatore cinofilo e il risultato è stato sorprendente.

Attraverso il processo e le caratteristiche tipiche di un’efficace relazione di coaching, ho potuto osservare come anche tra esseri viventi di due specie diverse (uomo – cane) che parlano due linguaggi talvolta completamente differenti, si possa arrivare ad una comprensione l’uno dell’altro.

L’esercizio è consistito nel coinvolgere due persone, accomunate dalla scarsa confidenza e dimestichezza con i cani, ma entrambe animate (per ragioni diverse) dal desiderio di superare timori e diffidenze. Poste dinnanzi all’animale l’obiettivo era riuscire ad avvicinarlo e magari anche accarezzarlo, cosa piuttosto difficile se si ha paura o poca esperienza.

Per sicurezza dei coachee e mia ho ritenuto più adeguato usare uno dei miei due cani per diverse ragioni:

L’esercizio per me, in quanto coach, si è rivelato incredibilmente utile ed educativo. Infatti sono riuscita a rispettare completamente le quattro “A” della relazione di coaching, nonostante in quest’ambito io fossi più abituata alla formazione e alla consulenza piuttosto che lasciare che il mio cliente, attraverso le mie domande, facesse emergere le sue potenzialità e arrivasse da sé alla soluzione/obiettivo.

  • Ho infatti Accolto i coachee con i loro carichi emotivi e i loro problemi senza alcun giudizio, senza la fretta di voler a tutti i costi raggiungere il loro obiettivo, cercando di lasciare loro lo spazio per tutti i tentativi di cui avevano bisogno e ho manifestato empatia intuendo e condividendo le loro sensazioni.
  • Ho Ascoltato le loro motivazioni, le loro emozioni, le loro difficoltà, le loro frustrazioni, le loro paure, le loro esperienze e i loro obiettivi.
  • Mi sono completamente Alleata con loro anche quando sapevo che il passo successivo, che dichiaravano di voler attuare, molto probabilmente li avrebbe allontanati dall’obiettivo.
  • Sono stata Autentica e sincera.

 

Uno degli aspetti più sorprendenti è stato che i coachee, supportati dalle mie domande, nel relazionarsi all’animale, a loro volta inconsapevolmente hanno messo in atto le quattro “A” per raggiungere il loro scopo:

  • Hanno Accolto il cane come essere vivente diverso senza giudizio, cercando di capire come mai avesse certe reazioni e riconoscendo le proprie sensazioni e difficoltà per canalizzarle e convogliarle costruttivamente per raggiungere l’obiettivo.
  • Si sono messi in Ascolto dell’animale, osservando le sue reazioni e cercando di capirle e decodificarle.
  • Si sono Alleati perché solo la complicità poteva consentire un avvicinamento e solo la fiducia poteva dare origine ad una relazione sana e serena.
  • Infine sono stati Autentici: un cane sta alla larga da persone ambigue di cui non capiscono le intenzioni e che non siano più che trasparenti.

Il cane più di qualsiasi altro essere vivente accetta quasi esclusivamente relazioni in cui “Io sono OK, tu sei OK”. Se percepiscono atteggiamenti contraddittori e poco chiari di norma non si lasciano avvicinare o comunque non lo fanno con piacere e naturalezza.

In questo tipo di relazione emerge in maniera forte, chiara ed univoca quanto l’aspetto relazionale della comunicazione analogica sia decisamente molto più importante rispetto al messaggio stesso.

Per spiegare quanto detto finora, ho fatto dei video nei quali è possibile vedere il percorso che ha portato i due coachee a relazionarsi col cane. Entrambi si sono presentati con il desiderio/obiettivo di avvicinarsi al cane in modo sereno senza paure, timori e ansie.

Una volta rassicurati sulla totale sicurezza della situazione, sulla bontà del cane e dichiarato l’obiettivo, ho lasciato che i coachee si sentissero liberi di agire.

Le prime domande che ho posto sono state:

  • Come ti senti?
  • Qual è la prima mossa che senti di poter fare?

Analizzo adesso nello specifico le due sessioni.

PIERO

APPROCCIO INIZIALE

Piero si è fin da subito dimostrato desideroso di incominciare l’esercizio ed è stato talmente accogliente, senza filtri e pregiudizi che è riuscito ad avere un’immediata sintonia con Pimpa che ha sorpreso persino me. Questo primo risultato mi ha subito dimostrato in maniera molto forte quanto l’atteggiamento, il modo di porsi in una relazione e il mettersi in ascolto dal primo secondo in cui si incontra “l’altro” (chiunque sia) siano aspetti fondamentali per approcciarsi in maniera serena ed efficace a chiunque. Piero ha istintivamente avuto alcune accortezze che hanno permesso al cane di avvicinarsi senza timori.

Nel primo video è infatti possibile notare come si sia prima di tutto messo in una posizione di parità col cane accovacciandosi per terra, mossa che ha ben disposto l’animale e le ha permesso di leggere fin da subito una postura di accoglienza.

Successivamente, nel secondo video è ben evidente come il fatto che lui indietreggi sia stato interpretato dal cane come un invito al gioco (e di fatti lo è) e quindi è stato un altro grande passo verso di lei che l’ha ulteriormente avvicinata.

Emerge in maniera piuttosto chiara che il coachee non è completamente a suo agio: sta infatti prendendo le misure e sembrerebbe piuttosto teso quando il cane si avvicina. In realtà anche questo aspetto ha decisamente aiutato la loro relazione poiché gli ha consentito di non fare qualche passo azzardato che avrebbe potuto compromettere il rapporto, spaventare il cane e allontanarlo. Una carezza data prematuramente, infatti, rischierebbe di inquietare il cane perché, al contrario di quello che è credenza comune, non ama essere toccato soprattutto sulla testa.

SVILUPPO

Incoraggiato da questo ottimo risultato, Piero ci riprova, ma questa volta qualcosa nella relazione non funziona più. Il cane è distratto da altro e poi si mette ad annusare per terra. Tutto quello che metteva in atto il coachee che prima riusciva ad attirare la sua attenzione ora non basta più. Piero la chiama, si accovaccia, cerca di toccarla,… ma tutte queste azioni non riescono più a ricreare il legame del primo approccio. Intervengo a questo punto io e segue una vera propria sessione di coaching durante la quale pongo domande, do restituzioni e attraverso i silenzi gli lascio il tempo di ragionare. Alcune delle domande che ho posto sono state:

  • Cosa ha catturato l’attenzione del cane?
  • Cosa pensi che stia facendo e per quale motivo?
  • Cosa ti ha aiutato prima che ora non ti aiuta più?
  • Cosa puoi fare di diverso rispetto a prima che potrebbe far tornare l’attenzione su di te?
  • Come ti fa sentire il comportamento del cane?
  • Dove vuoi arrivare?
  • Come puoi fare per raggiungere il tuo obiettivo?

A questo punto dopo una breve riflessione, Piero ha iniziato a provare tecniche diverse come muoversi intorno al cane, fare dei lievi rumori, chiamarla solo quando il livello di attenzione verso la distrazione che era intervenuta era meno magnetica e totalizzante,… tutte azioni decisamente molto corrette alle quali è arrivato totalmente da solo e che infatti l’hanno avvicinato all’obiettivo.

CONCLUSIONE: RAPPORTO STABILITO – OBIETTIVO RAGGIUNTO

Pimpa viene di nuovo incuriosita dal coachee e si riavvicina con gioia, si lascia toccare e si dimostra contenta di andargli incontro. Anche lo stesso Piero nel frattempo sembra molto più sereno e a suo agio, la tocca più facilmente e con maggiore naturalezza. Si sente inoltre soddisfatto e felice.

FEDERICO

APPROCCIO INIZIALE

Federico, al contrario di Piero, ha avuto un inizio più difficoltoso. Il cane infatti, come mostrano i primi due video, ha delle reazioni di evitamento, non è completamente a suo agio sebbene sia incuriosita e non accetta la richiesta di amicizia di Federico. Non si è creata un’immediata sintonia nonostante alcuni fattori avrebbero potuto favorire molto la relazione come per esempio il fatto che Federico si accovacciasse e si dimostrasse più sicuro rispetto a Piero e il fatto che Pimpa fosse a casa propria, ambiente dove avrebbe dovuto sentirsi naturalmente più sicura e tranquilla.

Questo atteggiamento del cane mi ha fatto riflettere anche su quanto tutte le relazioni siano diverse, uniche e speciali, ma anche difficili e delicate. Non mi sarei mai aspettata che Pimpa in un ambiente sconosciuto, all’aperto e con molti stimoli come era la situazione creata con Piero, si sarebbe fidata e lasciata avvicinare. Altrettanto non mi sarei mai aspettata che nel suo ambiente domestico sarebbe stata meno accogliente e più intimorita.

Sembrerà paradossale ma in realtà ciò che ha reso l’approccio un po’ più complesso è stato l’eccesso di sicurezza da parte del coachee di poter facilmente avvicinare l’animale e la fretta nel farlo. Il coachee si è quindi fermato e a questo punto l’ho invitato a riflettere su quello che stava accadendo e sono entrata nel vivo della sessione di coaching.

SVILUPPO

Le domande che ho posto in questo caso sono state rivolte maggiormente all’osservazione del proprio comportamento e delle reazioni suscitate nel cane:

  • Cosa secondo te la fa scappare?
  • Quali sono stati gli atteggiamenti che hai notato che hanno fatto ritrarre il cane?
  • Come ti sei sentito?
  • Di ciò che hai fatto finora secondo te cosa potrebbe funzionare? Cosa scarteresti?
  • Cosa potresti fare di diverso per raggiungere il tuo obiettivo?
  • C’è qualcosa che pensi ti possa aiutare?

Il risultato è stato che Federico si è preso del tempo, mettendosi in ascolto del cane, osservando le sue reazioni e cercando di comprenderle. Si è pertanto accovacciato vicino a dove era seduta Pimpa e ha avvicinato la mano. Ancora una volta il cane non si dimostra completamente a suo agio. Le orecchie sono basse e dà la zampa, il che può sembrare un gesto carino e divertente, ma in realtà è quello che in gergo si chiama “segnale calmante” ovvero un segnale comunicativo che il cane manifesta con lo scopo di evitare possibili attacchi/scontri. E’ però stato un gesto che ha permesso al cane di capire che Federico era in buona fede, ha consentito di annusarlo e ha permesso di iniziare a conoscerlo. Il salto di qualità di questa fase della relazione è stato che Federico non ha forzato la mano cercando di toccarla, è rimasto immobile e in silenzio e ha permesso che il cane si prendesse il suo tempo. Infatti nel secondo video si nota che il coachee non cerca più di andare incontro all’animale (cosa che non agevola la serenità del cane) ma è rimasto fermo e ha lasciato che fosse il cane stavolta ad avvicinarsi a lui ed era esattamente quello che ci voleva.

CONCLUSIONE: RAPPORTO STABILITO – OBIETTIVO RAGGIUNTO

E’ il cane stesso che cerca Federico e gli va incontro scodinzolando felice, tranquilla e sicura. Si è finalmente instaurata una sana e serena relazione.

Anche Federico si dichiara molto soddisfatto del percorso svolto e di come è arrivato alla soluzione del problema.

 

Ciò che ho voluto dimostrare è quanto le caratteristiche della relazione facilitante possano essere d’aiuto nella vita di tutti giorni anche nell’interpretare linguaggi a noi sconosciuti e quanto il coaching possa essere di supporto in tutte quelle situazioni in cui si fa più fatica a arrivare al proprio obiettivo da soli.

 

Micol Vago
Consulente Aziendale
Life & Business Coach ed Educatore Cinofilo
Milano
micolvago@gmail.com

 

 





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