QUARTA RISTAMPA

L'Essenza del Coaching
di A. Pannitti e F. Rossi
Editore: Franco Angeli

L'Essenza del Coaching

Recensione

Famiglia Oggi N.4/2012


Presentato all'Università
"La Sapienza" - Roma


Il libro presenta in modo completo il coaching nella sua vera essenza. Punto di riferimento è il metodo che viene insegnato nelle università anglosassoni, come quella di Sidney, la prima università al mondo a inserire il coaching tra le materie accademiche.


NOVITÀ EDITORIALE

Spiritualità cristiana e Coaching
La relazione facilitante di Gesù

di N. Brescianini e A. Pannitti
Editore: La Parola


Spiritualità cristiana e Coaching

Un coinvolgente dialogo tra un Coach professionista che si interessa di spiritualità e un monaco benedettino appassionato di Coaching.


NOVITÀ EDITORIALE

Tappo a chi?!!
E se la tua crisi fosse un'opportunità?

di C. Lacchio e F. Rossi
Editore: Franco Angeli


Tappo a Chi?

“Tappo a chi?!!” è una favola motivazionale. Il tema centrale della storia narrata - con estrema delicatezza e creatività - è il cambiamento, fatto di paure, rabbia, preoccupazione, ma anche di possibili opportunità e di nuove prospettive per migliorare il proprio benessere e raggiungere la felicità.

La Democrazia Corinthiana



sabato, marzo 4th, 2017 | articolo di: admin - pubblicato in: Elaborati di fine corso
Info utili per te
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Unire i puntini…
Era un vecchio gioco della settimana enigmistica (ma forse c’è ancora), si univano fino a formare una figura.

Un po’ come la figura del coach, unire determinati “puntini” al suo coachee, in modo da trovare la sua consapevolezza necessaria per affrontare un momento, una situazione particolare nella sua vita.
Pensando a tutto questo mi è venuta in mente una storia incentrata su di un uomo (ma forse due), che ha fatto quello che un coach dovrebbe fare, è riuscito nell’impresa di tirar fuori consapevolezza e autodeterminazione, ha dimostrato accoglienza, ascolto e fiducia.

Questa storia, che parte da Socrate fino ad arrivare ai giorni nostri (un pò come il coaching), narra di un padre e (soprattutto) di un figlio.
Il padre Raimundo, ha origini povere, nato dalla parte Brasiliana dell’Amazzonia, cresce in un paesino sperduto nella povertà più assoluta, ma nonostante questo riesce a crescere e a formare una famiglia .

Capisce però che la giungla, che lo ha aiutato nella prima parte della sua vita, non potrà aiutarlo a crescere i suoi figli, non come vorrebbe lui.

Intravede una possibilità trasferendosi a San Paolo, ma sa che un indio nella metropoli verrà sbranato come una preda indifesa. Deve crearsi uno scudo o forse un arma, capisce che l’unico modo per andare avanti è la cultura e diventa uno studioso autodidatta.
Impara a leggere e scrivere, legge qualsiasi libro gli capiti a tiro e diventa addirittura un appassionato di classici greci.

Ora che la sua famiglia si sta allargando capisce che non può più rimandare, deve affrontare la metropoli.
Si trasferisce a San paolo ed arriva il primo figlio e dopo aver letto la “Repubblica di Platone” decide di chiamarlo “Sócrates”.
In verità lo chiamò: “Socrates Brasileiro Sampaio de Souza Vieira de Oliveira”, ma per tutti è sempre stato Socrates.

Socrates nasce il 19 Febbraio 1954, Raimundo sa che il Brasile è la terra del calcio e sa che probabilmente suo figlio appena sarà in grado di camminare la seconda cosa che vorrà imparare sarà tirare calci ad un pallone.
Lo obbliga, quindi, fin da piccolo a studiare, “l’ignoranza è l’arma per la schiavitù” continua a dirgli.
Socrates quindi sa che avrà l’obbligo morale di portare a termine gli studi qualsiasi cosa gli potrà riservare il futuro e nonostante fin da piccolo dimostri una naturale propensione per il gioco del calcio.
Ma questo a Raimundo non interessa e obbliga il figlio a completare gli studi e ad iscriversi all’università.

Socrates si laurea in medicina ma l’impulso e il fascino del gioco del calcio sono troppo importanti e decide di prendere quella strada, è stato il primo giocatore professionista in Brasile a laurearsi .
Ma proprio per “colpa” di questi studi inizia una carriera calcistica un pò tardi rispetto alla media.
Ma Socrate è uno sopra la media, affronta la vita con leggerezza ma determinazione è dotato di classe estrema , viene soprannominato (in Brasile!!!) “il tacco di Dio” .

Magro e lungagnone, testa alta, tocco vellutato, dotato nel campo da gioco, come nella vita, di rara intelligenza con la quale sopperiva alle limitate doti atletiche.
I numerosi assist e le molte reti gli valsero ben presto la chiamata di uno dei più importanti club brasiliani, il Corinthians di São Paulo, il secondo club più amato del paese (dopo il Flamengo), e amato soprattutto dalle classi più popolari della capitale paulista.

Siamo agli inizi degli anni ’80 e il Brasile è governato dalla dittatura del Generale Castelo Branco.
Le stesse società di calcio sono una riproduzione su scala più piccola del modello secondo cui il paese è governato. La proprietà dei club più importanti è nelle mani di personaggi potenti legati alle gerarchie militari e ai quadri economici, e i modelli di gestione assumono spesso caratteristiche autoritarie.

Per esempio, è pratica comune la cosiddetta concentração (“concentramento”, termine derivato dal gergo militare): prima di ogni partita, indipendentemente dalla sua importanza, i giocatori sono rinchiusi per giorni in un hotel per una sorta di rigidissimo “ritiro” coatto, durante il quale sono sottoposti anche a lunghe discussioni politiche di indottrinamento.

Il Corinthians arriva da anni di sconfitte pesanti i tifosi vogliono vincere subito ma gli inizi di Socrates non sono incoraggianti, e dopo l’ennesima brutta sconfitta patita in casa Socrates litiga con i tifosi.
Cosi una sera i giocatori e tutto lo staff si ritrovano dopo un allenamento e capiscono che qualcosa deve cambiare, ne parlano e condividendo le loro idee ne viene fuori uno dei più grandi esperimenti umani e sportivi nella storia dello sport moderno.

Nasce la “Democrazia Corinthiana”.

Instaurano, cosi, un nuovo modo di gestire ogni dinamica che viene a crearsi in una squadra: tutte le decisioni del club venivano prese per maggioranza dopo una votazione alla quale partecipavano tutti, dal presidente ai dirigenti, giocatori, titolari e riserve fino ai magazzinieri, e ogni voto aveva lo stesso peso.
Ovviamente vennero subito aboliti i ritiri.

Accompagnati dai motti: «Libertà con responsabilità» e «Vincere o perdere, ma sempre con democrazia», si decidevano gli orari degli allenamenti, la campagna acquisti e cessioni e addirittura le formazioni.
Ora, fermiamoci un attimo a pensare… ricreare un ambiente democratico a livello di autogestione totale all’interno di una squadra di calcio (del governo) mentre nel paese esiste ancora una dittatura Militare sembrava una completa pazzia, ma quei visionari ci riuscirono e l’aspetto più assurdo è che in quei tre anni di esistenza funzionò tutto perfettamente.

Si dice che per giustificare una dittatura quando finiscono i nemici li devi creare, e loro avrebbero potuto diventare degli “ottimi” nemici.

Quei giocatori però esercitavano il loro “potere” attraverso una scritta sulle maglie, quelle maglie che erano il simbolo per tantissimi brasiliani di qualsiasi ceto ed estrazione sociale, fu un pò come creare una specie di talismano protettivo.

Potevano permettersi di entrare in campo e dare a se stessi e a tutto il loro pubblico una grande sensazione di libertà e coraggio.

Non avevano bisogno di grandi slogan bastava la scritta “Democrazia” sulle loro spalle.

Il Corinthians vinse tre campionati, e ripianò i suoi debiti. E probabilmente diedero anche loro una mano a far cadere il regime e ad arrivare a libere elezioni nel 1985.
Furono per Socrates tre anni pazzeschi, ammise in un intervista, fu anche l’apice della sua carriera.

Poco prima di terminare la carriera gli venne chiesto come immaginava la sua morte e lui rispose:

“Mi piacerebbe di Domenica….
In un giorno di sole….
E nel giorno in cui il mio Corinthians vince un altro campionato.”

Socrates smette col gioco del calcio ma soprattutto smette col mondo del calcio, ormai troppo business e non più cultura dell’uomo.

Decide, quindi, di tornare a fare quello che, grazie al padre, imparò a fare in giovane età, il medico. Ma nel pieno della sua natura, quando avrebbe potuto lavorare in una qualsiasi lussuosa clinica privata di San Paolo, decise di lavorare nell’ospedale tra i più popolari della città.

Un ospedale tra i più vicini alle odiate favelas brasiliane, “Clinica Albert Einstein di San Paolo”.

Certo una vita vissuta in leggerezza comporta anche qualche rischio e nel suo caso qualche abuso di alcool e sigarette che lo portano a stare male già agli inizia del duemila.
Socrates continua a fare il medico fino a quando la salute lo assiste ma nel 2011 le sue condizioni si aggravano irrimediabilmente.

Ora… prima di terminare, mi permetto di aggiungere un qualcosa (forse) di nuovo, un sentimento, o anche un atteggiamento, che un Coach deve dimostrare verso il suo coachee.

La “leggerezza” del rapporto , la creazione di una fase “io sono ok, tu sei ok” denota (anche) “leggerezza” … denota la tranquillità di cui un rapporto solido tra coach e coachee deve essere costruito . La leggerezza… con la quale Socrates visse tutta la sua vita.

Ma un ultima cosa c’è da aggiungere a questa storia.
Bene, vi ricordate del suo desiderio espresso qualche anno prima riguardo la sua morte?
Come ha sempre desiderato, Socrates:

Muore Domenica 4 dicembre…
Una bellissima giornata di sole…
E nel giorno esatto in cui il Corinthias vince il suo quinto campionato.

 

Gianluca Medea
Coach
gianluca.medea@yahoo.it





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