QUARTA RISTAMPA

L'Essenza del Coaching
di A. Pannitti e F. Rossi
Editore: Franco Angeli

L'Essenza del Coaching

Recensione

Famiglia Oggi N.4/2012


Presentato all'Università
"La Sapienza" - Roma


Il libro presenta in modo completo il coaching nella sua vera essenza. Punto di riferimento è il metodo che viene insegnato nelle università anglosassoni, come quella di Sidney, la prima università al mondo a inserire il coaching tra le materie accademiche.


NOVITÀ EDITORIALE

Spiritualità cristiana e Coaching
La relazione facilitante di Gesù

di N. Brescianini e A. Pannitti
Editore: La Parola


Spiritualità cristiana e Coaching

Un coinvolgente dialogo tra un Coach professionista che si interessa di spiritualità e un monaco benedettino appassionato di Coaching.


NOVITÀ EDITORIALE

Tappo a chi?!!
E se la tua crisi fosse un'opportunità?

di C. Lacchio e F. Rossi
Editore: Franco Angeli


Tappo a Chi?

“Tappo a chi?!!” è una favola motivazionale. Il tema centrale della storia narrata - con estrema delicatezza e creatività - è il cambiamento, fatto di paure, rabbia, preoccupazione, ma anche di possibili opportunità e di nuove prospettive per migliorare il proprio benessere e raggiungere la felicità.

La Divina Coach-Media. La domanda di viaggio più famosa del mondo



domenica, dicembre 18th, 2016 | articolo di: admin - pubblicato in: Elaborati di fine corso
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Tentare di approcciarsi alla Divina Commedia portando come uniche competenze una buona memoria di studi liceali, l’amore per la letteratura e una discreta capacità di analisi e associazione, sarebbe, come nell’opera dice il buon Ulisse, “dei remi fare ali al folle volo”; tuttavia l’ispirazione, la conseguente improvvisa visualizzazione dell’opera come un gigantesco percorso di Coaching, uniti ad una buona dose di fegato e follia mi hanno spinto a staccare il biglietto per questo viaggio.

PARTIAMO
Prima di analizzare e collocare personaggi situazioni e concetti all’interno dell’opera, vediamo insieme come già la struttura del poema visualizza un percorso di Coaching,

Il Poema si divide in tre cantiche, Inferno Purgatorio e Paradiso.
La rappresentazione grafica ci è abbastanza familiare, la forma conica di Inferno e Purgatorio ci rimanda alle spirali di sessione, i cerchi concentrici del Paradiso disegnano a dovere l’Obiettivo.
Il primo canto è il Proemio, è introduttivo, tant’è che è fuori dal preciso conteggio dei canti, possiamo quindi tranquillamente definirlo la Sessione Zero dove avviene l’incontro tra Dante e Virgilio, stabilita la relazione, spiegato il lavoro che verrà fatto.
L’Inferno è la Sessione esplorativa, dove Dante andrà ad interfacciarsi con i dannati, i peccati, effetto specchio dei suoi ostacoli, nella sessione Purgatorio avremo il lavoro di pulizia, lo sgravarsi dagli ostacoli, l’acquisizione delle potenzialità, i workout e la definizione di obiettivi, fino al Paradiso , obiettivo di percorso.

Non occorre certo scomodare Gallwey e Whithmore per capire che ci troviamo nel bel mezzo di una crisi di autogoverno.
Dante abbandona la sua strada “pien di sonno”…(mancanza di mobilità) e si trova in questa foresta buia , “tanto amara che poco è più morte”, non sa come ci sia finito, tuttavia si muove, e passata la notte; vede finalmente, al di là di una collina il sole, la luce, il suo obiettivo. Si incammina per raggiungerlo, guardando indietro sollevato lo scampato pericolo, sopraggiungono però tre fiere che non solo impediscono il suo avanzare, ma lo spingono indietro. Una lupa, una lonza, un leone: avidità, lussuria e superbia, detti peccati ma che noi leggiamo come ostacoli dati da una distorsione cognitiva di ciò che li contrappone: Virtù, Amore e Sapienza.

Mentre indietreggia disperato gli appare Virgilio, il suo Coach, che Dante spesso definirà Duca, la trasposizione latina da ducere – condurre.
Egli assiste in silenzio alla scena, “che per lungo silenzio parea fioco”, non interviene finché non è Dante ad interpellarlo.

E’ interessante notare come la relazione che si instaura soddisfi i requisiti richiesti dal metodo di Coaching: è simmetrica nell’interazione, Virgilio si presenta in maniera quasi umile, “omo fui”, e senza aggettivi racconta chi è; è complementare nei ruoli, e asimmetrica nel contenuto, il protagonista del viaggio sarà Dante.
Potrebbero ingannare la deferenza e i complimenti che Dante fa a Virgilio dicendo che è grazie a lui che scrive, “tu sei il mio maestro e il mio autore” , e risuonare come una vera restituzione di autorità’ che potrebbe sbilanciare la simmetria nell’interazione e dare più importanza alla figura del Coach, ho pero interpretato questo secondo l’etimologia di autorità, da augeo che è accrescere e l’accezione della Autorictas latina che era la totale fiducia nei testi sacri, e successivamente nel Medioevo, nei testi classici.

La Sessione Zero, come abbiamo definito il primo canto, continua toccando tutti i punti, vedremo che tutto il percorso è scandito , specifico e dettagliato nella tempistica (SMARTER) Virgilio, usando il pensiero parallelo , “a te convien tenere altro viaggio” e dribblando un bel tentativo di delega: “ vedi la bestia..aiutami da lei”, spiega il percorso che faranno, il suo ruolo e i suoi limiti , attende la richiesta specifica di Dante: “ i0 ti richeggio ,che tu mi meni là dov’ or dicesti,” e….“Allor si mosse, e io li tenni dietro.”

Il percorso nell’ Inferno è, come accennato prima, la fase di esplorazione, il Coach Virgilio, con un’ottima centraturaqui si convien lasciare ogne sospetto” guida Dante attraverso i gironi, l’incontro con i dannati, la loro storia. Il Coachee Dante si troverà così, grazie a questo processo di visualizzazione a specchiarsi nei peccatori e individuare in tal modo gli ostacoli da eliminare, quegli ostacoli che, grazie al percorso, all’acquisizione di consapevolezza, al lavoro svolto diverranno virtù.

Potremmo avere una lettura per tutti i principali personaggi, ne prenderemo in considerazione tre che ci daranno un filo conduttore fino alla fine del viaggio.
Nel girone dei Lussuriosi incontrano Paolo e Francesca, do’ la precedenza al Quinto Canto per cronologia, perché è il più vivido nei miei ricordi e perché è stato un dialogo all’interno del canto a illuminarmi: Virgilio racconta la storia dei due amanti, uccisi una volta scoperti da Gianciotto, marito di Francesca, poi chiede a Dante “che pensi?” ciò che dice Dante, benché non sia lui il Coach è la domanda perfetta all’interno di una sessione : in totale sospensione di giudizio non chiede perché l’hanno fatto, semplicemente:

quanti dolci pensier, quanto disio
menò costoro al doloroso passo!
Ma dimmi: al tempo d’i dolci sospiri,
a che e come concedette Amore
che conosceste i dubbiosi disiri?

Vale a dire: come stavate, in che circostanze e successo?

Trattandosi come abbiamo detto di personaggi coi quali Dante si sente coinvolto, la loro presentazione è in qualche modo gentile. La loro descrizione fisica li celebra, non li condanna senza appello, e vedremo che la condanna latente sta sempre nell’azione più che nella persona.

Nelle varie critiche è riportato come il Poeta sia coinvolto non in quanto reo di lussuria, anche se non possiamo escluderlo, piuttosto l’attenzione è volta al libro “galeotto”, la storia di Lancillotto e Ginevra, parte di quella corrente di letteratura amorosa responsabile di visioni distorte dell’amore, corrente letteraria che lui stesso seguì in passato. Non è del resto un caso che una lussuriosa sia il primo dannato descritto da Dante, mentre gli ultimi penitenti del Purgatorio saranno Guido Guinizelli e Arnaut Daniel, condannati proprio in quanto poeti amorosi.

Il secondo dannato, presentato nel Decimo Canto, è Farinata degli Uberti, vissuto poco prima della nascita di Dante, appartenente ai Ghibellini, suoi avversari politici .
Egli è collocato tra gli eretici, per via delle sue scelte politiche, nonostante la rivalità nella politica, argomento tanto caro a Dante da chiedere espressamente al suo Coach di poter parlare con un’anima del girone, Farinata viene in un certo modo celebrato, le sue prime parole sono gentili: ”O Tosco che per la città del foco vivo ten vai così parlando onesto”, la sua figura è imponente: “dalla cintola in su tutto l’vedrai”.

Ne segue un battibecco a causa delle loro opposte fazioni, troveremo ancora in seguito la politica che diverrà missione e strumento al tempo stesso per condannare la Chiesa.
Virgilio assiste in silenzio alla diatriba, si limiterà a rimandare all’incontro con Beatrice alcune risposte chieste dal Poeta.

L’ultimo incontro del nostro Coachee, che analizziamo nell’Inferno è Ulisse, condannato come consigliere fraudolento, colpevole per l’uso illecito e volto al male delle sue doti; non possiamo pero non notare come il cavallo di Troia e il trucco usato per smascherare Achille siano degli esempi di applicazione di pensiero laterale da manuale e il discorso che fa ai suoi compagni per esortarli a proseguire il viaggio degno dei migliori motivatori di scuola americana!

“Fatti non foste a viver come bruti
Ma per seguir virtute e canoscenza”

In realtà il vero peccato che Ulisse gli rimanda a specchio è la superbia, che lo spinge a voler valicare i limiti umani e divini che lo porteranno al naufragio.
Cosa manca ad Ulisse? tutti i punti dell’obiettivo SMARTER, e, a sua difesa e nostra gloria un buon COACH!
Dante si rivede in questo peccato quando a seguito della morte di Beatrice abbandonò gli studi teologici pensando di trovare nella sola ragione le risposte e la strada della conoscenza, oltre ad allontanarsi dalla Chiesa che riteneva altamente corrotta, questo abbandono lo porterà nella selva oscura; Beatrice stessa lo salverà mandandogli Virgilio, e scopriremo più avanti cosa ella rappresenta.

Si può ammirare anche la centratura del Coach; come si dice in ambito sportivo, qui Virgilio giocherebbe in casa, meglio di chiunque altro conosce Omero, le gesta dell’eroe antico esempio di uso della ragione a lui tanto cara, ha scritto il sequel dell’Iliade, ciononostante si limita a offrire a Dante di fare da interprete alle sue domande.

“e quindi uscimmo a riveder le stelle”

Obiettivo di sessione raggiunto, il Coachee, partito dalla Selva Oscura, si trova ora sotto un cielo di stelle, le stesse che ritroveremo come filo conduttore e meta, alla fine di ogni cantica.

 

BENVENUTI IN PURGATORIO!
Solitamente, in senso ironico, per indicare una situazione difficile dura e faticosa si dice benvenuti all’inferno, ma nel Coaching, finita la fase esplorativa dove si racconta e si esplora, se pur con un po’ di fatica, il lavoro vero comincia qui, non a caso mentre l’Inferno è un cono discendente, il Purgatorio è una montagna da scalare; anche il percorso spirituale è al contrario: nell’inferno i peccati aumentano di importanza e gravità man mano che si prosegue nella discesa, in purgatorio, si parte dalle colpe più gravi per poter nella scalata, grazie al lavoro, al liberarsi delle zavorre e degli ostacoli più pesanti, acquisire le potenzialità, la fiducia e arrivare più leggeri e svelti verso la meta, proprio come fa uno scalatore per raggiungere la vetta.

Il contrappasso, la pena collegata al peccato commesso mentre nell’inferno si subisce passivamente diventa un vero e proprio Workout finalizzato a liberarsi del peccato; ad esempio i Lussuriosi che erano in balia della tormenta senza soluzione sono in questa cornice avvolti dalle fiamme con il compito di scambiarsi baci fraterni. Tutti i penitenti pregano e ascoltano esempi di peccati puniti e di virtù premiate. E’ perfetto: focalizzato, contestualizzato, consapevole, motivante e ripetuto sistematicamente.

Abbiamo però fatto passi avanti nel nostro viaggio di Coaching, e possiamo già utilizzare dei facilitatori, non siamo più nelle tenebre, abbiamo riacquistato la luce, il paesaggio i colori e persino le stagioni, le anime, grazie alle preghiere dei vivi possono accelerare la loro salita al Paradiso.

Una prima consapevolezza acquisita è raffigurata nelle 7 P di peccato che l’Angelo custode gli incide sulla fronte, e che verranno cancellate man mano nel proseguire, noi potremmo idealmente sostituire quelle P con la C , la A e la R di C.A.R.E.®, la E la ritroveremo in Paradiso. Grazie a ciò Dante percepisce il cambiamento sentendo che la verità rivelata trasforma in coraggio la sua paura:

“A guisa d’uom che in dubbio si raccerta e che muta in conforto sua paura poi che la verita lì è discoperta mi cambia’io”

Nei passaggi e incontri con i penitenti vediamo come ci sia una certa contemporaneità nell’acquisire virtù (potenzialità) e liberarsi dagli ostacoli.

Il principe Manfredi, confessatosi in punto di morte, viene perdonato. E cos’è il perdono se non una virtù che consente di liberarsi dal peso di rabbia, rancore, ci focalizza lo sguardo verso il futuro, distogliendolo dal passato, legame depotenziante che ci tiene ancorati impedendoci la mobilità?

Oderisi da Gubbio lancia un’invettiva contro la vanità e la gloria, cosa sono?
Motivazioni fredde, obiettivi non SMARTER, e certamente Dante avrà, tramite i suoi scritti, cercato carezze alla sua vanità, il motivo della gloria terrena è ricorrente, e non manca inoltre di riferimenti alla Chiesa, spesso criticata e condannata.

Ho iniziato il capitolo con due citazioni, la seconda è riferita al XVI canto, Marco Lombardo spiega la teoria del libero arbitrio, cioè la nostra capacita di scegliere, che se supportata dal “lume” della ragione che “se ben si notrica” col lavoro quotidiano ci rafforza, ci libera di falsi ostacoli o alibi per i fallimenti: “che sfortuna!” “È destino che non possa avere questa cosa!”;
Prendo in prestito una perla di saggezza di un anonimo street writer che sintetizza bene il concetto:

WHEN WAS THE LAST TIME YOU DID SOMETHING FOR THE FIRST TIME?

Questa nuova acquisizione e consapevolezza segna un traguardo, io qui riunisco la cantica in un’unica grande sessione, in realtà potrebbe essere diviso in più parti perché da qui in poi, grazie a questo importante passaggio nella mappa del Coaching, il ritmo cambia.
Virgilio ad un certo punto lo esorta a non distrarsi, a non guardare più assorto dove cammina ma ad alzare la testa, cioè richiama l’attenzione sul focus.

Dante chiede come mai si senta più leggero e veloce nel cammino, la risposta è la cancellazione di una P dalla fronte. Interessante l’osservazione che ne segue, esempio di effetto specchio:

“allora io mi comportai come coloro che camminano con una cosa in testa che non sanno di portare se non per i cenni degli altri che li mettono in sospetto, misi allora la mano sulla fronte e trovai che le P erano solo sei”

Il Coach sorride e manterrà fino alla fine la sua centratura e posizione di spettatore neutrale, lo aiuterà a focalizzare senza spiegazioni : “affinché tu ne cerchi la ragione da te solo” fino a che Dante non raggiungerà l’autonomia, con l’investitura ufficiale da parte di Virgilio:

“Non attendere più le mie parole, il tuo volere è libero dal peccato, rivolto al bene e integro per cui ti do la corona e la mitria ti faccio re e signore di te stesso”

E qui finisce il lavoro del Coach, siamo arrivati alle porte del Paradiso, l’obiettivo, ed è il momento di lasciare il Coachee, sarà affidato a Beatrice.

Alla porta del Paradiso lo attende Beatrice che sarà la sua guida.
Essa morì tanti anni prima, e fu proprio a causa della sua mancanza che Dante perse la sua fede e si ritrovò a vagare senza una meta, o meglio uno scopo degno, fino a trovarsi nella selva oscura.

Contrapposta e complementare a Virgilio, simbolo della ragione, la donna rappresenta la fede, tuttavia non è un Coach, Dante ha fatto il suo percorso, acquisito le sue potenzialità, cosa lo accompagna e lo spinge ora all’interno del suo obiettivo fino alla visione della luce divina? La motivazione calda.

La donna nel Dolce Stil Novo, movimento poetico che deve il suo nome proprio ad un verso del Purgatorio, è l’angelo che fa da intermediario tra l’uomo e Dio e l’amore puro per la donna è ciò che porta l’uomo al Signore, alla virtù.
Con la morte di Beatrice era venuta meno la sua motivazione, o meglio rimasta abbandonata e latente fino a che, raggiunto il fondo, sull’orlo del baratro intravede quei primi raggi al di là della collina che mettono fine “alla notte ch’io passai con tanta pieta” e con essi il richiamo che essa manda attraverso il Coach Virgilio.

Beatrice non assiste come spettatore, è parte stessa di Dante infatti, nel cammino nel Paradiso, essi parlano si interrogano si rispondono, sono un tutt’uno.
Li troviamo uno a fianco all’altro ad ammirare l’Empireo, lo stato di Flow del poeta si percepisce, ad un tratto si dichiara così assorto da perdere la vista, (concentrazione totale e perdita della autoconsapevolezza, due dei fattori dell’esperienza di Flow secondo Csikszentmihalyi) e al culmine è in tale stato di grazia che non riesce a dare una rappresentazione figurata della visione di Dio, davanti al Futuro Desiderato, lo racconta (la parola da’ anima e corpo alle cose – cit. appunti di Coaching):

“ l’Amor che move il sole e l’altre stelle”

L’Obiettivo MUOVE. Poi si volta sorridendo… mi guarda indicando sulla sua fronte l’ultima lettera: la E di Eudaimonia
E dato che mi sorride mi prendo la libertà di terminare un po’ alla sua maniera questa tesi:

EUDAIMONIA indicava in origine avere il dio favorevole: cioè essere nato sotto una buona ☼ STELLA ☼

CONCLUSIONE
Questa è una mia liberissima interpretazione. Azzardata e sul filo della superbia.
Nel peccato di superbia avevo collocato Ulisse per quella ricerca di perfezione nel sapere, oltre i propri limiti e quelli divini, che l’ha portato alla rovina.

Chiudo quindi con quest’ultimo concetto che fa parte del Coaching, eccellenza contro perfezione.
Michelangelo nella ricerca della perfezione, frustrato, colpi la statua di Mosé urlando “perché non parli?”, io, fedele al Postino di Massimo Troisi che afferma “la poesia è di chi gli serve” volevo fare un buon lavoro, ho applicato l’ascolto. A me il libro ha risposto.

 

Daniela Pizzinato
Life Coach
Milano
daniela.pizzinato@virgilio.it

 

*Nota: Il modello C.A.R.E.®  e i concetti legati a Sessione Zero, Crisi di Autogoverno, Centratura del Coach riportati in questo articolo sono di proprietà intellettuale della Scuola INCOACHING®.





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domenica, dicembre 18th, 2016 at 20:06 • Elaborati di fine corsoCommenta

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