QUARTA RISTAMPA

L'Essenza del Coaching
di A. Pannitti e F. Rossi
Editore: Franco Angeli

L'Essenza del Coaching

Recensione

Famiglia Oggi N.4/2012


Presentato all'Università
"La Sapienza" - Roma


Il libro presenta in modo completo il coaching nella sua vera essenza. Punto di riferimento è il metodo che viene insegnato nelle università anglosassoni, come quella di Sidney, la prima università al mondo a inserire il coaching tra le materie accademiche.


NOVITÀ EDITORIALE

Spiritualità cristiana e Coaching
La relazione facilitante di Gesù

di N. Brescianini e A. Pannitti
Editore: La Parola


Spiritualità cristiana e Coaching

Un coinvolgente dialogo tra un Coach professionista che si interessa di spiritualità e un monaco benedettino appassionato di Coaching.


NOVITÀ EDITORIALE

Tappo a chi?!!
E se la tua crisi fosse un'opportunità?

di C. Lacchio e F. Rossi
Editore: Franco Angeli


Tappo a Chi?

“Tappo a chi?!!” è una favola motivazionale. Il tema centrale della storia narrata - con estrema delicatezza e creatività - è il cambiamento, fatto di paure, rabbia, preoccupazione, ma anche di possibili opportunità e di nuove prospettive per migliorare il proprio benessere e raggiungere la felicità.

La favola del tempo ritrovato – Qui ed Ora come ponte verso il Futuro.



venerdì, settembre 9th, 2016 | articolo di: admin - pubblicato in: Elaborati di fine corso
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In una casa ci stan tre fratelli
che a volte son brutti e a volte son belli.
Essi sono realmente
l’un dall’altro differente.
Ma se a distinguerli tu proverai,
uguali identici li troverai.

Il primo non c’è perché sta giungendo.
Il secondo non c’è perché sta uscendo.
C’è solo il terzo, il minore dei tre,
ma non ci son gli altri se il terzo non c’è.

E questo terzo su cui mi diffondo
esiste solo perché nel secondo
il primo si trasforma, moribondo.
Se poi guardare tu lo vorrai,
uno degli altri fratelli vedrai.

Dimmi, bambina, i tre sono uno?
o sono due? oppure nessuno?

Se il loro nome tu troverai,
tre grandi sovrani ravviserai.
Essi governano insieme un gran regno
E loro stessi son il gran regno
E sono uguali dentro il gran regno.

Michael Ende “Momo” (Ende 1973)

Introduzione personale – il vortice

“Il maggior problema della comunicazione
è l’illusione che sia avvenuta.” (Shaw 1940)

La mia necessità di cercare nuove idee e soluzioni nasce, poco più di venti anni fa, e diventa passione quando ho immaginato che doveva esserci del potenziale da far maturare e, quindi, subito partito con l’esplorazione, senza guida, non cercando altro che un metodo, un sistema, un meccanismo, una formula che rendesse diverso l’obiettivo dal solo scorrere del tempo, non aspirando neanche a prendere totalmente il controllo su ciò che credevo, che volevo, mi ha permesso di riavvolgere il film della mia vita più e più volte portandomi a essere attento a leggere, scoprire, studiare, sperimentare e sbagliare e, quindi, interessarmi allo sviluppo personale, al self help, ai corsi, ai guru, alle leggende, all’arte, alle poesie, ai risultati che altri avevano ottenuto durante il volgere del tempo, sicuro che queste fossero le chiavi per realizzare “cose” o “fatti”…ecco, dopo tutto questo tempo, a metà del 2015 ho sentito l’esigenza di compiere più approfondite ricerche su questa modalità di azione chiamata coaching, fino ad arrivare qua, in questa scuola, senza alcun tipo di preparazione da parte mia, ma che a pelle mi è sembrata il mezzo più interessante per raggiungere un accordo fra il vecchio Vito e il nuovo, deciso più che mai a mettere a frutto le conoscenze già raccolte, per rendere ancora più vivido il passato da precursore e il presente da ricercatore di soluzioni innovative, e ora frequentato il corso e, traendone a conti fatti, molta soddisfazione sia per l’accordo in se sia perché nel lungo viaggio formativo è stato trattato i temi che mi affascinano da moltissimo tempo, in altre parole il “qui ed ora”, quello del flow, quello di ciò che si può realizzare con un obiettivo preciso, un focus puntuale, strategicamente organizzato, che permette di creare metafore, sogni, mondi che per quanto possano sembrare incredibili, possono e talvolta devono essere percepiti come possibili e la semplice innovazione che ho riscoperto in questo vortice è che quasi tutto è già presente in ognuno di noi.

La trasformazione del possibile in realtà.

 

Perché proprio il coaching? – il salto

Coaching is unlocking a person’s potential to maximize their own performance.
It is helping them to learn rather than teaching them. (Gallwey s.d.)

Da molti anni, il mio lavoro consiste nel passare molto tempo assieme alle persone, elementi di vari team, cercando di capire come lavorano e valorizzando le loro caratteristiche, mettendole poi a frutto nelle proprie aziende per comprendere quale impatto la tecnologia digitale dovesse portare nella loro attività lavorativa.
Si tratta di solito di guardare abbastanza lontano da avere una strada su cui avanzare, ma abbastanza vicino da evitare di parlare di fantascienza.

Nel mio quotidiano sono persuaso che l’ordine d’importanza sia fatto così: persone, processi, tecnologia; e che sia fondamentale l’attenzione verso le persone.
Per questo, ho spesso avuto a che farci, sbattuto la testa e lavorato tanto, ma proprio durante questo corso ho scoperto nuove sfaccettature e norme di approfondimento.
Si chiama Relazione e tutti la sperimentiamo in qualche modo, tutti i giorni.
La relazione fra persone tocca tutti, ma quella che il coach deve instaurare costa tanto lavoro, studio e spesso fatica per essere instaurata.
Per il Coachee (detto anche cliente), deve essere di supporto e fiducia, di allenamento, di scavo affinché possa esprimersi e parlare “a se stesso” aumentando in consapevolezza, anche con l’aiuto del coach.
Partendo dall’accoglienza di se stesso, quella che il Coach instaura Ascoltando il suo Coachee non è solo un’Alleanza ma una relazione Autentica, disponibile e Accogliente. (Pannitti e Rossi 2009)

Quella che attiviamo come coach, pertanto, è una relazione facilitante.
Abbiamo sperimentato in prima persona come i nostri vestiti o la nostra pelle o i nostri capelli (per chi ne fosse dotato), rappresentano i nostri confini materiali, ma psicologicamente no, non ne abbiamo. E’ un mondo vasto e spesso inesplorato, perciò possiamo anche vagare nell’infinito e condurci o condurre ovunque perché non sono le cose in se stesse a preoccuparci ma le opinioni che ci facciamo di esse (Epitteto I sec d.C.) .

Il legame speciale che ho trovato fra tutte le persone coinvolte in questo percorso, è stato davvero di questo tipo. Tutti diversi, tutti con le proprie storie, con le loro difficoltà, ma tutti con la voglia di imparare qualcosa di nuovo.

Facilitare, fare domande, restare in silenzio, accogliere, dare feedback ed essere “positivamente disorientati” non è semplice e richiede studio, tecnica, allenamento. È anche fantasia, intuizione, colpo d’occhio e velocità d’esecuzione (Monicelli 1975), ma tutto questo è solo parte del lavoro e forse è poca cosa rispetto a quel che fa (o no) il nostro Coachee nello scavare se stesso e le sue emozioni, I suoi pensieri, la sua storia.

Capito questo, a un certo punto la domanda che mi sono posto è:
Perché dovremmo fare tutta questa fatica per allenare le persone e non formarle direttamente?

Di primo acchito, la risposta contiene una nuova domanda, personalmente sperimentata, in altre parole:
“si, potrei formarmi in qualunque settore io voglio, e potrebbe anche essere efficace ma come faccio a sapere cos’è quello che voglio e su cui voglio investire il mio tempo? “

In effetti, più si va a fondo con lo studio e più il tempo sembra limitato mentre diventiamo saggi, perciò va utilizzato con criterio.

E così, dopo il corso appena concluso, la risposta definitiva diventa:
Perché prima di formarsi, le persone devono essere capaci di vedersi.

In effetti, dopo aver capito chi sono e cosa voglio, solo dopo posso decidere con consapevolezza su cosa formarmi.

Per far questo, Coach e Coachee, si chiudono in un’officina chiamata sessione nella quale alcune delle variabili in gioco, lavorano a pieno ritmo illuminate dalla relazione.

Sicuramente il tempo a disposizione, gli obiettivi di un percorso, la realtà che si presenta e rappresenta.

Il tempo, durante alcune sessioni, diventa un’illusione travestita da realtà.

 

La realtà – vero?

“Cambiare il modo in cui percepiamo la realtà,
trasforma l’oggetto della nostra osservazione che, a sua volta,
può provocarne l’immediata trasformazione ” (Bartlett 2010)

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(Botella 2012)

Botella, con questa semplice immagine, mostra immediatamente che la realtà è un cilindro, ma secondo la posizione dello spettatore, potrà apparire come un cerchio o un quadrato.

Cerchio e quadrato esistono e sono entrambi veri, duali.

La realtà spesso dipende dal nostro punto di vista, poiché di certo non sappiamo sempre bene come sia fatta, ma possiamo scoprire come la interpretiamo.
Un breve aneddoto che risale ai tempi della ricostruzione della cattedrale di Saint Paul, dopo il grande incendio di Londra del 1666, che la rase al suolo.

L’architetto incaricato della ricostruzione, Sir Christopher Wren, un giorno ispezionando il cantiere incontra un operaio che sta tagliando delle pietre e gli chiede: “Che cosa stai facendo”? L’operaio risponde “sto tagliando pietre”.
Poco più in là Wren incontra un secondo operaio e chiede anche a lui “cosa stai facendo?” : “Mi guadagno lo stipendio” risponde l’uomo.
Incontra un terzo operaio e pone la stessa domanda: “Che cosa stai facendo?”, ottenendo la seguente risposta “sto contribuendo a costruire una magnifica cattedrale, che sarà un simbolo per tutti i londinesi di come la città Londra, può risorgere dopo il terribile incendio”.
La realtà del Coach nella sua centratura, che è dotato di un «radar» per osservare le opinioni (o mappe cognitive) e le credenze dei Coachee, è proprio quella di supportarlo riconoscendone la soggettività e facendo emergere maieuticamente nuove credenze, nuovi punti di osservazioni più funzionali per il Coachee.

Riesce, a costruire un linguaggio, un percorso, che promuove l’impegno e la responsabilità nel Coachee.

Il pensiero laterale, uno degli attrezzi più interessanti del Coach per questo scopo, è definito come:

“Ogni modo particolare di considerare le cose, in realtà è solo uno fra altri modi possibili” pertanto il coach ne è uno stimolatore assiduo. (Pannitti e Rossi 2009).

La nuova consapevolezza del Coachee, quindi, genera e aumenta la motivazione e l’impegno innescando un ciclo continuo e positivo.

 

Qui ed Ora – dove sono?

Curatevi, meritate un avvenire migliore. (Verdi 1853)

Abbiamo ben imparato che l’approccio del Coach nei confronti del Coachee, ha nel suo cardine, proprio l’enunciato “Io so di non sapere” (Socrate 470 a.C.) . Questo essere positivamente disorientato rispetto a ciò che il Coachee racconterà, permette un ascolto attento e una centratura precisa.

In questo momento.
Qui ed Ora.

Questo vale, ovviamente, sia per il Coach sia per il Coachee e crea un momento molto intenso in cui quest’ultimo sente parlare se stesso, esprimendo concetti e soluzioni che inizialmente non conosceva. O meglio, di cui non aveva consapevolezza.

Quasi magico come evento.

Ma il Qui ed Ora, cos’è?

Potrebbe essere “il momento attuale nel posto dove mi trovo”, ma nel momento in cui scrivo o leggo è già passato.

Nell’ambito filosofico Seneca, aveva intuito moltissimo tempo fa che:

La vita si divide in tre momenti:
passato, presente, futuro.
Di questi il presente è breve, il futuro dubbio, il passato certo.

Come fa, quindi, uno stato (presente) che si trova e mezzo fra due stati inesistenti (passato e futuro), a esistere?

Nell’ambito della fisica quantistica, invece, la definizione di “qui ed ora” che ho trovato è molto interessante e si sposa perfettamente con il “so di non sapere” di Socrate; ha a che fare proprio con un certo tipo di non conoscenza: “l’incertezza”.

Infatti, il “Qui ed Ora” individua e determina un punto all’interno di:

  • Un’incertezza spaziale, di dimensione pari alla massa di chi legge;
  • Un’incertezza temporale, la cui grandezza è il tempo che ci mettiamo a scrivere, leggere o pronunciare queste parole.

Provando a rendere graficamente l’idea, otteniamo qualcosa di simile a una parola ascoltata spesso durante il corso, e uno stato fondamentale del Coach: la centratura.

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Mi vien da dire che sono centrato come coach, se sono rilassato, emotivamente stabile e concentrato sul Coachee. Insomma, se non sono altrove.

Il “qui ed ora” ci immerge in quel cerchio, dove il tempo NON scorre, dove scriviamo il nostro presente, dove diventa un futuro immediato.
Dove entriamo nel Flow.

 

Il Flow – adesso

Quando il suono si tende, è musica;
quando il movimento si tende, è danza;
quando la mente si tende, è meditazione;
quando la vita si tende, è celebrazione.
(Shankar 1960)

La teoria del flusso di coscienza o esperienza ottimale o Flow, è stata elaborata da Mihály Csíkszentmihályi negli anni 70 ed è stata definita … come uno specifico stato di coscienza che si manifesta quando cognizione, emotività e motivazione funzionano in maniera interagente ed integrata, rispondendo sia alle richieste provenienti dal mondo esterno, sia a quelle dal mondo interno. (Delle Fave 2007)

In questo stato, usciamo dalla solita routine e la nostra attenzione è, dove vogliamo che sia.

Il maratoneta che si concentra su quanto il suo dito del piede sinistro fa male sarà lasciato a mangiare la polvere dal corridore che si sta concentrando sulla vittoria.

Anche se il piede del vincitore fa male altrettanto.

Il male, ovviamente, è spesso una questione di percezioni. Ma lo è la maggior parte di quello che pensiamo.

L’idea di essere “nel flusso”, anche all’interno della relazione di coaching, è un’ottima chiave strategica e si può verificare nel rapporto tra il coach e il Coachee con una conversazione che è come una danza, in cui entrambe le parti sono pienamente e reciprocamente impegnate. Il flow arriva anche nel rapporto tra il Coachee e i suoi obiettivi di benessere.

In altre parole, il Coachee in stato di flow, riesce a concentrarsi in un modo quasi istintivo e a trovare autonomamente obiettivi che corrispondono al proprio livello di preparazione e confidenza nel raggiungimento.

Questo aumenta la fiducia nei propri mezzi mentre si estende il perimetro delle proprie competenze.

Qualche volta nella vita, alcune situazioni continuano a ripetersi finché non impariamo la lezione.

Allenarsi a entrare nel Flow, in uno stato in cui si è confidenti, sicuri e “senza tempo”, in un vortice che accoglie paura, rabbia, tristezza, vergogna, disgusto, gelosia, felicità e amore e le indirizza verso uno scopo preciso e puntuale, ci permette di capire un po’ di più di noi stessi e rende probabilmente più semplice mettersi nelle condizioni di imparare!

 

Il Futuro – il suo inizio è prematuro

“i miracoli non si verificano in contraddizione con la natura,
ma in relazione a ciò che noi conosciamo di essa” (Sant’Agostino 400 d.C.)

Fermarsi a prestare attenzione, accettarsi e prendersi cura di sé, sono alcuni degli atteggiamenti che caratterizzano il nostro “qui ed ora”.

Il talento, le competenze, gli obiettivi definiti con SMARTER, il dialogo interno e quello esterno, la comunicazione e gli atteggiamenti, diventano gli strumenti di “materializzazione” del futuro.
Quello desiderato.

Sì perché il futuro arriva comunque e dipende da ciò, facciamo adesso, ma è vero anche che ciò che facciamo può essere guidato dal futuro che immaginiamo. E se non lo immaginiamo noi, arriva lo stesso a sorprenderci.
In questo contesto sappiamo di avere sempre la scelta, in parte consapevole, di quale obiettivo raggiungere, dove puntare il faro della nostra attenzione e la costante necessità di trovare un modo per visualizzare l’obiettivo senza farci distrarre dal resto.

Il Coach aiuta l’emersione di queste consapevolezze nel Coachee, che dopo qualche passaggio del dialogo, vede “il futuro”. Lo immagina vividamente e lo vive “come se” fosse.

Quest’azione mette il futuro, che non esiste ancora, al centro dell’attenzione che si esprime in diversi ambiti ma con caratteristiche univoche che lo contrassegnano.

Alcune di esse diventano le azioni di oggi.

Siamo in grado di rivivere le ingiustizie passate, fissarci su vecchi rancori e curare le ferite. Possiamo immaginare il fallimento, immaginare il suo potenziale di distruzione, calcolare le sue probabilità. Oppure, possiamo immaginare i risultati cui vogliamo tendere, provare gioia e gratitudine per quelli che ci hanno portato fin qui e deliziarci sulle attese di ciò che ci aspetta.

La nostra storia resta nostra e rimane tale, da subito. Non c’è la necessità di ricordare il passato salvo che non sia utile e funzionale per cambiare il presente, quindi il futuro.
Comunque vada, il gesto più eroico è dato dalla decisione di partire.

Qualunque cosa tu possa fare,
qualunque sogno tu possa sognare, comincia.
L’audacia reca in se genialità, magia e forza.
Comincia ora.
(Goethe 1775)

 

 

Vito Abrusci
Consulente in ambito Information & Technology
Business Coach
Milano
me@vitoabrusci.net

 

Bibliografia
Bartlett, Richard. La Fisica dei Miracoli. 2010.
Botella, Fernando. «Dualidad.» Fernando Botella. 12 2012. http://www.fernandobotella.net/2012/12/dualidad.html.
Delle Fave, Antonella. La condivisione del benessere. Il contributo della Psicologia Positiva. Franco Angeli, 2007.
Ende, Michael. Momo. 1973.
Epitteto. I sec d.C.
Gallwey, Timothy. «Timothy Gallwey.» In The Inner Game of Tennis. s.d.
Goethe, Johann Wolfgang von. 1775.
Amici Miei. Diretto da Mario Monicelli. 1975.
Pannitti, Alessandro, e Franco Rossi. L’essenza del Coaching. Franco Angeli, 2009.
Sant’Agostino. 400 d.C.
Shankar, Ravi. 1960.
Shaw, George Bernard. Di George Bernard Shaw. 1940.
Socrate. 470 a.C.
Verdi, Giuseppe. La Traviata. 1853.





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