QUARTA RISTAMPA

L'Essenza del Coaching
di A. Pannitti e F. Rossi
Editore: Franco Angeli

L'Essenza del Coaching

Recensione

Famiglia Oggi N.4/2012


Presentato all'Università
"La Sapienza" - Roma


Il libro presenta in modo completo il coaching nella sua vera essenza. Punto di riferimento è il metodo che viene insegnato nelle università anglosassoni, come quella di Sidney, la prima università al mondo a inserire il coaching tra le materie accademiche.


NOVITÀ EDITORIALE

Spiritualità cristiana e Coaching
La relazione facilitante di Gesù

di N. Brescianini e A. Pannitti
Editore: La Parola


Spiritualità cristiana e Coaching

Un coinvolgente dialogo tra un Coach professionista che si interessa di spiritualità e un monaco benedettino appassionato di Coaching.


NOVITÀ EDITORIALE

Tappo a chi?!!
E se la tua crisi fosse un'opportunità?

di C. Lacchio e F. Rossi
Editore: Franco Angeli


Tappo a Chi?

“Tappo a chi?!!” è una favola motivazionale. Il tema centrale della storia narrata - con estrema delicatezza e creatività - è il cambiamento, fatto di paure, rabbia, preoccupazione, ma anche di possibili opportunità e di nuove prospettive per migliorare il proprio benessere e raggiungere la felicità.

La Resilienza: affrontare le sfide attraverso il metodo del Coaching



mercoledì, ottobre 12th, 2016 | articolo di: admin - pubblicato in: Elaborati di fine corso
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La diversità ci distingue, ciascuno di noi durante il cammino della vita trasporta con sé un bagaglio esperienziale, un tesoro che indipendentemente dalle circostanze, deve essere custodito gelosamente perché prezioso e unico proprio poiché è il proprio.

Nella società odierna, tuttavia alcune persone possono sentirsi sopraffare dagli eventi, mentre altre possono avvalersi di una risorsa interiore, ciò che Platone denominava “forza d’animo”, che permette loro di resistere alla negatività e di mantenere viva la speranza in un futuro migliore.

Questa capacità di resistere agli eventi negativi e di fronteggiarli invece di limitarsi a subirli e nota con il termine : “resilienza”.

La resilienza può essere definita come la “capacità o il processo di far fronte, resistere, integrare, costruire e riuscire a riorganizzare positivamente la propria vita nonostante l’aver vissuto situazioni difficili che facevano pensare ad un esito negativo”. (Cyrulnik, 2005).

In altre parole è la capacità di “rimanere in piedi”.

Le ricerche che sono state fatte sulle persone resilienti mostrano che, contrariamente a quanto si pensa, la resilienza non è una dote eccezionale, ma può emergere inaspettatamente come risposta ad un evento traumatico.

Gli esperti segnalano che la resilienza è una potenzialità innata, essa essendo presente in ogni essere umano, lo accompagnerà nelle diverse fasi dello sviluppo: sarà un comportamento intuitivo durante l’infanzia, poi si rinforzerà divenendo parte del carattere nell’adolescenza, e dopo ancora sarà totalmente incorporato alla condotta propria dell’età adulta.

In tale ottica la resilienza viene descritta come un “processo che si svolge in due tempi”.

All’inizio si cerca di parare il colpo difendendosi e lottando contro la fronte di stress (è ciò che la psicologia cognitiva definisce coping).

Successivamente, in una prospettiva a lungo termine si accettano i fatti, che possono essere reversibili ma anche irreversibili, e infine si attribuisce loro un senso integrandoli nella propria storia personale.

E’ questa seconda tappa, “ricostruttiva, quella che viene definita “resilienza”.

Sinonimi di resilienza sono: elasticità e mobilità. E’ definibile anche come un insieme di abilità, capacità di adattamento attivo e flessibilità necessaria per adottare nuovi comportamenti una volta che si è appurato che i precedenti non funzionano.

Coloro che, di fronte alle difficoltà e ai colpi della vita assumono una “attitudine proattiva” hanno delle aspettative migliori poiché sono pronti a cogliere i segni di questi cambiamenti e ad anticiparli in modo da non esserne sopraffatti.

PERCHÉ’ IL COACHING?

In passato gli individui affrontavano gli eventi significativi della loro esistenza come meglio potevano, non vi era nessuno che cercasse di comprendere come avevano fatto a proteggersi dalle conseguenze di tali situazioni in termini di sofferenza o disagio.

In tali circostanze, ci si sente vulnerabili e sovente ciò determina una profonda crisi interiore dettata proprio dalla percezione dell’immagine di sé che ci si è costruiti, ma anche il modo in cui gli altri ci percepiscono.

Le crisi dunque possono essere considerate come un elemento di ricchezza, generatrici di nuove esperienze.

Il coaching può essere considerato come uno strumento utile in queste situazioni poiché tale metodo si fonda essenzialmente sulla relazione con l’altro. Il coach ha il compito di accompagnare il coachee nel suo percorso di consapevolezza attraverso una relazione facilitante in cui esso si senta accolto e ascoltato in un ambiente protetto e rassicurante.

Si rende pertanto indispensabile, un lavoro di autoconoscenza, svolto dal coachee con l’aiuto del coach, che consente in modo naturale e facilitato, il raggiungimento di un traguardo in precedenza considerato impossibile.

Il percorso di autoconoscenza si svolge in quattro fasi dette “presa di coscienza del coachee” che si rivelano fondamentali per l’acquisizione di valori, credenze e convinzioni fondamentali per la trasformazione che porterà ad un vero cambiamento. Le quattro fasi sono:

  1. presa di coscienza di “chi” realmente “crede di essere”.

  2. Presa di coscienza di “chi” realmente “vorrebbe essere”.

  3. Presa di coscienza dei problemi associati al suo attuale modo di essere (“chi” gli altri credono che sia).

  4. Presa di coscienza dei vantaggi relativi ad un nuovo modo di essere, diverso dai precedenti tre.

Una volta completata l’analisi delle quattro fasi, il coachee sarà pronto ad affrontare sia i vantaggi che gli svantaggi di una rapida trasformazione e di conseguenza il percorso di coaching potrà iniziare.

CAMBIAMENTO DI PROSPETTIVA

Scoprire la resilienza è imparare a gestire in modo differente la vita, ragione per cui, uno degli obiettivi del coach sarà quello di aiutare il coachee ad adottare una nuova prospettiva che gli permetta di aprire la mente a nuove realtà differenti a quelle a cui si è abituati.

La strategia da seguire è di tipo maieutico: si accompagna la persona inducendola ad avere fiducia in se stessa e utilizzare le proprie forze e potenzialità senza dimenticare la sua sofferenza.

Successivamente il coach contribuirà ad aiutare il coachee ad edificare la sua autoefficacia, intesa come la capacità di riuscire a controllare e affrontare la situazione con successo.

Perché è così importante il senso di autoefficacia nella prospettiva di resilienza?.

Perché questa identifica il concetto di padronanza personale, cioè il sentimento di percepirsi come artefici nel perseguire il proprio obiettivo. Inoltre permette all’individuo di valutare gli eventi in modo costruttivo in quanto lo stesso comprende che di fronte ad una caduta potrà benissimo rialzarsi con più forza e efficacia.

APPLICAZIONE DEL COACHING NEL QUOTIDIANO

Fondamentale nel percorso di coaching è quello di indirizzare il coachee, una volta compreso l’obiettivo che vorrà raggiungere, a focalizzarsi su ciò che lo può spingere a raggiungere quello stato ottimale che Mihaly Csikszentmihalyi , padre della psicologia positiva, definiva come “Flow”.

Lo stato di “Flow” è associato a quelle esperienze nelle quali la prestazione di una persona è al culmine e lo stato d’animo è positivo.

L’individuo resiliente, consapevole di avere dentro di sé la forza necessaria per affrontare le situazioni difficili, sarà più spronato con l’aiuto del coach a raggiungere questo stato ottimale e di conseguenza a collocarsi nella prospettiva dell’analisi transazionale (A.T) di Eric Berne (1950) : IO SONO OK/ TU SEI OK.

Questa è la posizione esistenziale più efficace nelle relazioni, non solo di coaching: le persone si sentono a loro agio, realizzate e valorizzate. In questa fase l’individuo è obiettivo e realista. Lo stato dell’IO ADULTO ( concetto cardine dell’A.T) che riceve, elabora e analizza i dati è prevalente.

Una volta collocatosi in questa posizione, il coach definirà con il coachee il “piano d’azione” per il raggiungimento dell’obiettivo. Nella creazione del piano d’azione, il coachee è accompagnato dal coach anche in una riflessione volta all’individuazione dei possibili ostacoli e dei potenziali facilitatori che potrebbero emergere nel cammino verso il raggiungimento dell’obiettivo fissato.

CONCLUSIONI

Divenire resilienti, secondo Boris Cyrulnik, significa percorrere un lungo cammino poiché ogni persona vive le sue esperienze in modo unico e originale.

Il coaching può essere di grande aiuto nel processo di resilienza poiché esorta il coachee a cercare ogni opportunità per imparare.

Comprendere maggiormente come il cambiamento fa parte della vita e accettare che vi sono delle situazioni che non possono essere modificate può spronare l’individuo a cercare strategie differenti per raggiungere i suoi scopi. In conclusione si può affermare che la persona resiliente non sarà invulnerabile, presenterà sempre la sua umanità e fragilità, ma avrà una capacità straordinaria di trasformare ogni evento in risorsa.

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Francesca Ierardi 
Life Coach
Castellamonte (TO)
ierardi.fra@libero.it





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mercoledì, ottobre 12th, 2016 at 12:25 • Elaborati di fine corsoCommenta

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