Categoria: La risposta è nella Musica – Il coaching nella musica

La risposta è nella Musica – Il coaching nella musica

La musica è uno degli strumenti più potenti per indurre, cambiare, amplificare o modificare gli stati d’animo.
Ha la forza dirompente di entrare dentro le persone e modificare i loro pensieri dall’esatto attimo in cui la si ascolta.
La musica è scoperta, avventura, rifugio. La musica è il luogo del grande incontro. Ci allieta. Ha potere evocativo ed ha un senso universale.
Per H. Spencer (filosofo) lo scopo della musica è il piacere e l’espressione delle emozioni.
La musica colora la vita.
Alla base della musica c’è il ritmo, che scandisce ogni cosa, dal nostro battito cardiaco, ai suoni della natura.
Tutto quello che passa per uno dei nostri cinque sensi, l’udito in questo caso, influisce i nostri pensieri. E quindi la musica ci rappresenta, perché ascoltiamo ciò che più ci piace, ciò che è in linea con i nostri pensieri, con le nostre attitudini. Lei, la musica che abitualmente ascoltiamo è uno specchio di noi e viceversa.
La musica cambia a seconda della cultura, della società, dei tempi.
Confucio (filosofo) disse: “Quando arrivi in un luogo e vuoi comprenderlo, ascolta la musica che vi si suona”.
La musica parla all’intelletto e lo arricchisce.
La musica, secondo B. Porena (compositore), è un linguaggio, ossia un sistema di segni, un codice che tutti sappiamo decifrare, ma ognuno in maniera differente.
A livello sociologico, il fondamentale principio della musica ci è dato dal suo potere consolatorio, che cancella con il suo coro di collettività il pericolo di abbandono a noi stessi.
Talvolta la musica non è un messaggio, ma un veicolo per il messaggio; può creare illusioni, ma può dare anche risposte.
La musica è un grande mezzo di comunicazione di massa, ma anche un mezzo di controllo sociale.
I greci il fenomeno musica lo chiamavano “Mousike’”, termine con il quale indicavano un’esperienza globale e non solo sonora. Pensiamo alle grandi tragedie greche con i loro aspetti di più alta religiosità comunitaria, nella loro funzione catartica e di partecipazione popolare diretta (Nietzsche, filosofo).
Gesti e movimenti, parole e suoni, spazi e luoghi funzionano come sistemi di linguaggio non verbale che interagiscono continuamente fra loro; ciascuno di essi essendo organizzato con caratteristiche proprie è dotato di un senso che i partecipanti ben comprendono: questi sono tutti “linguaggi-azioni”, ossia sistemi di segni il cui obiettivo non è di natura dichiarativa, ma bensì intenzionale ed è proprio in questo concetto che si vede l’importanza e il grande significato della comunicazione che vi è nella musica.
La musica parla al cuore e alla mente, di tutti, non vi è età, quindi rappresenta un linguaggio universale.
La musica può essere tutto ciò che vogliamo e possiamo utilizzarla in tutti i modi che vogliamo.
Può essere Lei la protagonista ed in vari modi diversi, oppure no.
E’ facilmente fruibile da chiunque, in qualsiasi luogo e situazione.
La si può utilizzare come sottofondo mentre si svolgono altre attività, la si può ascoltare mentre si viaggia, la si può far sentire ai neonati per aiutarli nel rilassamento, la si può impiegare nello sport per facilitare gli allenamenti e via via in molteplici altri modi; può essere un lavoro, certo, suonandola e componendola, e quando poi diventa Lei la protagonista assoluta per un ascoltatore può essere vissuta come momento delicato di consapevolezza. Infatti io nella musica percepisco una risposta alle domande.
Non sempre, ma spesso.
E se questo fosse vissuto come coaching? Pensandoci Lei allena i nostri pensieri..
Mi spiego: se scegliamo noi intenzionalmente una canzone, in quel preciso momento potrei dire che abbiamo una domanda di coaching e ci aspettiamo da quel setting, nel momento esatto, nella frazione spazio/tempo in cui rimaniamo in attesa che la canzone inizi, una guida, una risposta, un’illuminazione che non troviamo dentro di noi, ma che in realtà ha bisogno solo di essere “colta”. Ci aspettiamo più o meno volontariamente consapevolezza. Vogliamo stare meglio, vogliamo stare bene e raggiungiamo ciò in maniera autonoma (per i concerti il ragionamento è identico se nonché è un bisogno sentito che nella collettività trova la sua massima risposta, per il musicista e per l’ascoltatore).
Se la mattina ci svegliamo e avvertiamo il bisogno di sentire un po’ di musica, una melodia che vogliamo ad esempio ci dia la carica, sceglieremo una canzone che risponde ai nostri bisogni e che possa tirare fuori le nostre potenzialità di quella mattina, di quel momento. Ci lasciamo guidare, ci affidiamo a Lei, come ci affideremmo ad un coach. Lei non da giudizi, lei non ci dice cosa fare, ma ci aiuta a riflettere se vogliamo, ci aiuta a soffermarci per tre minuti o più su quello che la nostra anima ha bisogno; perché se è vero che arriva dritta al cuore ed esso è collegato alla mente, riflette perfettamente le nostre emozioni. Quindi da questa mini sessione ne usciremo diversi, se noi saremmo stati nella condizione giusta per farla “lavorare” e se la scelta del brano è stata  acuta, “sentita” , fatta con cura.
Lei in un certo senso ci aiuta così ad allenare il nostro C.A.R.E®.
Se domanda di coaching e volontà, scelta, impegno e suono saranno allineati avremmo un bellissimo percorso, capace di guidarci in ogni momento della nostra vita; ma può anche capitare che il suono, la melodia che sentiamo non sia allineata a noi in quel momento e allora sentiremo un certo fastidio: può capitare di ascoltare casualmente una canzone o perché abbiamo sbagliato scelta o perché c’è stata “imposta” e può capitare in quell’occasione di avvertire proprio un certo fastidio nell’ascolto; questo secondo me avviene perché non c’è la risposta al nostro bisogno. Il nostro bisogno più o meno conscio non viene soddisfatto. Potrei quasi affermare che in quel caso non c’è “coachability”: io coach musica sto offrendo qualcosa che non è in linea con quello di cui ha bisogno ora il mio coachee.
Se potessimo soffermarci un attimo riusciremmo a percepire esattamente tutto e potremmo probabilmente da soli riequilibrarci con la musica, ma anche con altre discipline artistiche, pensiamo alla potenza del ballo ad esempio, in quei momenti di crisi di autogoverno che accadono nelle nostre vite, dovendo sempre correre, da un posto all’altro, da una situazione ad un’ altra, forse dovremmo solo correre dentro noi stessi e darci il tempo di capirci, di ascoltarci, solo così potremmo poi stare bene con noi e con gli altri.
La mia analisi sulla musica mi porta quindi a sostenere che ci sono collegamenti con il coaching, tanto che l’ascolto mirato di melodie potrebbe essere una sessione di coaching.
A chi non è mai capitato di essere in un certo stato d’animo e poi, ascoltando una canzone, quello stato d’animo si è magicamente trasformato? La musica potrebbe rappresentare quelle domande potenti a cui tanto aspiriamo e potrebbe tranquillamente accompagnarci nella nostra presa di coscienza; con Lei arrivano domande e risposte, se la sappiamo ascoltare e scegliere attentamente; è ritrovare noi stessi.
La musica ci può trasformare di continuo da coach a coachee, in un vortice incessante di sviluppo delle nostre potenzialità; perché può essere Lei il nostro coach, ma possiamo esserlo anche noi di conseguenza, perché siamo noi che la interpretiamo e le diamo spazio d’azione dentro di noi, come capita in una sessione: è il coachee ad aprirsi con gli stimoli giusti. Quando poi sappiamo davvero dove vogliamo arrivare e abbiamo gli obiettivi chiari in mente ed il nostro piano d’azione è limpido e descrittivo e impresso dentro di noi, possiamo dire che a quel punto siamo diventati noi il nostro coach: abbiamo raggiunto la nostra consapevolezza.  E se siamo stati bravi nella scelta della musica da ascoltare ed interpretare avremo ripreso ad autogovernarci con fluidità attraverso un percorso autogenerato.
Pensandoci la musica provoca comunque sempre qualcosa dentro di noi, anche a prescindere da noi.
Ascoltate per caso una canzone con un ritmo caraibico, o con un ritmo tribale, o hard rock che piaccia o meno il genere.. qualcosa dentro sentiamo… perché noi siamo fatti di musica, di suoni. Mi verrebbero ancora mille esempi, dal jazz, alla classica, da un assolo di chitarra, ad una sonata per pianoforte.  E ancora e ancora ..
Dunque se una canzone può risultare “potente” ascoltata per caso, ossia fa accadere qualcosa, anche solo un piccolo movimento del nostro corpo; pensate a quanto può essere forte e dirompente dentro di noi se scegliamo quel genere, quella canzone, di quell’interprete, con quella voce, nel momento esatto in cui abbiamo bisogno di quella musica. Il risultato certo sarà un’esplosione di emozioni.
E’ la nostra domanda di coaching.. e Lei è lì per accompagnarci passo dopo passo nel nostro percorso di benessere, consapevolezza, nel nostro piano d’azione. Può aiutarci nella mobilità.
La musica può aiutare a motivare, può essere di conforto, può farci emozionare, può farci gioire, può farci sentire più leggeri, può intristirci, può farci piangere, può darci la carica e può farci fare cose che nemmeno pensavamo; “semplicemente” perché ci accompagna, perché con Lei non ci sentiamo soli, perché troviamo in Lei gli spunti che stavamo cercando..
Siamo noi a scegliere Lei e lei ci ricompensa nel modo in cui vogliamo noi. La musica provoca sensazioni, noi sentiamo qualcosa e già questo non essere apatici è un passo avanti verso la maggior conoscenza di noi stessi e di ciò che proviamo, di ciò che siamo.
Siamo noi ad interpretarla di volta in volta. Non a tutte le persone comunicherà le stesse emozioni, ma comunque trasmetterà sempre qualcosa.
Ecco perché bisognerebbe ascoltare più musica possibile, perché è uno strumento potentissimo per noi stessi e dovremmo tutti conoscerla bene.
Per vivere la musica appieno non bisognerebbe avere un unico interprete “preferito”: certo posso aver preferenza per una voce rispetto ad un’altra o per una presenza scenica o per dei testi che solitamente quello scrittore (se è un cantautore) compone, ma è il tutto che va vissuto; ogni volta. Io ho trovato canzoni che mi hanno fatto emozionare e mi hanno lasciato qualcosa interpretate da cantanti che non avrei mai pensato potessero arrivarmi tanto.. non chiudiamo l’ascolto su i nostri 10 cantanti conosciuti.. apriamoci a nuovi ascolti, a nuove avventure musicali, a nuove melodie, a nuovi generi… sono esperienze uniche quelle che ci perderemmo. E provate a sentire la stessa canzone interpretata da artisti diversi .. ogni volta sarà un’emozione: qui si sceglie la profondità e si arriva al centro, al cuore, alla canzone, provata da ognuno di noi in maniera differente ogni volta che viene ascoltata… Perché, secondo me, è diversa la domanda che poniamo inconsciamente a quel momento.
Percepiamo tutto in maniera differente gli uni dagli altri perché siamo tutti diversi, con vissuti differenti e pensieri e convinzioni diverse, questo è certo, ma la musica che scegliamo è la nostra domanda interna che trova una risposta a seconda di quello che noi vogliamo trovare. La musica è ovviamente evocativa.
La musica è certamente un’esigenza interiore primaria. Da qui tutte le emozioni che vogliamo le possiamo enfatizzare. Uso psico-somatico? Perché no! Utilizziamo tutto quello che abbiamo a disposizione per farci stare bene, perché il nostro obiettivo è il nostro benessere.
E’ oramai risaputo di quanto la musica possa avere potere sul nostro cervello, ma solo negli ultimi anni si stanno svolgendo ricerche scientifiche mirate. Tra queste uno studio svolto da i ricercatori dell’Università del North Carolina (USA), i quali hanno esaminato le risonanze magnetiche funzionali sottoposte a diversi volontari, nel momento dell’ascolto di brani musicali di vario genere. Le analisi hanno evidenziato che, quando si sente la propria canzone “preferita”, nel cervello si attiva una rete di aree celebrali chiamata Default Mode Network (DMN): un circuito importante per il lavoro mentale di introspezione e di elaborazione di piani, progetti e azioni; che funziona solitamente quando una persona è sveglia, ma a riposo (nei momenti cioè in cui possiamo lasciare la mente libera di “vagare”) e lo stresso circuito si disattiva temporaneamente quando ascoltiamo una canzone che non ci piace, che non ci appartiene.
Quindi se la musica è così importante ed è anche facilmente accessibile, perché non imparare ad utilizzarla a proprio vantaggio?
E poi ancora il battito cardiaco si sintonizza naturalmente sul ritmo che sentiamo, sulla musica che ascoltiamo ed il respiro si adegua. E’ un po’ una magia. Allora usiamola efficacemente!
Da qui l’uso attento in ambito rilassamento, benessere.. Tra l’altro esiste anche la Music Therapy.. Pensiamo poi al suo utilizzo più o meno esplicito: molti sport si svolgono a tempo di musica; ad esempio in molte competizioni sportive podistiche (e non) a livello agonistico la musica viene vietata in quanto vista come doping sportivo; non può che essere così.
Io vorrei utilizzare sempre di più questo potente mezzo nella vita di tutti i giorni: a  seconda dei nostri bisogni interni cercare di ascoltare la musica che più li rappresenta, per farli uscire e dargli forma, senso e soprattutto valore. Sia per me coach che per i miei coachee. Quindi: allineamento-consapevolezza-benessere.
Potremmo iniziare utilizzandola come work-in, poi potremmo suggerirla come work-out e poi proprio come sessione di coaching.
… Buon ascolto! …
Eleonora Mingozzi
Life & Business Coach, Sociologa, Consulente in ambito R&S
Bologna-Imola
eleonoramingozzicoach@gmail.com
*Nota: Il modello C.A.R.E.® è di proprietà intellettuale della Scuola INCOACHING®.

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