Categoria: La Sessione di allenamento – Sport Coaching

La Sessione di allenamento – Sport Coaching

Studiare il Coaching, tentare di entrare nei segreti del metodo, sperimentarne l’utilizzo coniugando tutto ciò con l’attività di Tecnico sportivo (nello specifico, Allenatore di Calcio); questo è l’obiettivo del presente lavoro, nato per proporre un tipo di intervento in ambito sportivo che utilizzi strumenti di Coaching, per l’ottenimento di un benessere e di una partecipazione d’insieme che possa dare risultati più duraturi e soddisfacenti.

L’idea è la trasformazione della seduta di allenamento in una sessione di allenamento.

1. Il Coach-Allenatore
Mettere in gioco sé stessi, annullare le proprie convinzioni per essere pronti ad accettare l’altro, concepire il tempo presente come l’unico efficace e produttivo; questo fa un Coach in prima battuta, prima ancora di essere in grado di mettere in pratica le tecniche, prima ancora di capire in quale direzione sarà condotto dal metodo.
Un Allenatore sportivo, nel senso più stretto, è tradizionalmente visto come un trasmettitore di nozioni, come colui che sa e che insegna; non a caso, in ambito sportivo il metodo del modelling è in assoluto il tradizionale punto di riferimento di ogni rapporto allenatore-atleta/squadra.
Cosa succederebbe se l’allenatore “non sapesse”? Quali reazioni si troverebbe a fronteggiare? L’idea che qui si vuole esporre, è che l’Allenatore, ovviamente, deve sapere, ma se si accettasse l’idea che questa figura possa porsi in una veste diversa, uscendo da un ruolo di ”direttore d’orchestra” (come classicamente viene visto un allenatore sportivo), e invece assumendo il ruolo di osservatore esterno, di “testimone” di ciò che accade, se si ponesse come assunto che tale ruolo fosse vissuto con quel Disorientamento Positivo ( Alessandro Pannitti e Franco Rossi, L’Essenza del Coaching), intriso di curiosità e disponibilità alla scoperta, si potrebbe assistere ad una notevole ed inaspettata evoluzione del Team.

2. Il Coachee: la Squadra
Il tentativo, testato sul campo come si vedrà in seguito, ricalca una metodologia già da me applicata e che riguarda la proposta di allenamenti altamente impegnativi non solo da un punto di vista atletico ma, soprattutto, per ciò che riguarda il coinvolgimento mentale. Ciò che è cambiato è stata una mia personale consapevolezza nel pormi in maniera acritica nei confronti di un particolare Coachee, la Squadra.
Infatti, il primo importante punto di partenza è stato considerare chi fosse realmente il Coachee. Ho provato a considerare la Squadra come organismo unico, sul quale poter applicare il metodo, con l’obiettivo di trasferire concetti prettamente tecnici. D’altronde, quale metodo connotato da forte pragmaticità, ho creduto che il Coaching potesse essere di notevole supporto.
– Il Coachee, quindi, è un Team.
– La sessione, la seduta di allenamento.
– L’obiettivo, sviluppare il C.A.R.E.®.

3. La Relazione facilitante
Ruolo fondamentale, nel rapporto Allenatore-Squadra, viene assunto dalla Relazione Facilitante.
Nell’ esplorazione delle “quattro A“, ritengo che in particolar modo l’Autenticità e l’Alleanza siano elementi strettamente connessi con l’ambito sportivo.
La prima è definita dalle parole di Vito Mancuso (“La Vita Autentica”), come la sincerità che l’uomo ha con sé stesso; a questa onestà deve corrispondere un coerente comportamento esterno. Ci deve essere, in altre parole, un accordo tra le vere caratteristiche interiori e il rapporto con gli altri.
La seconda ha invece effetti positivi, speculari a quelli descritti in merito ad un tradizionale percorso di Coaching.

“Accostarsi in termini di lavoro comune, aderire pienamente all’impresa che il Coachee propone, affiancarsi alla sua realizzazione senza se e senza ma.”
(Alessandro Pannitti, Franco Rossi, “L’Essenza del Coaching”)

4. Conclusione
Il Coaching, applicato su un team, mira a lavorare, durante ogni seduta, sul carico emozionale; per questa via, produce miglioramenti sull’ Eudaimonia di Squadra. Il risultato raggiunto sarà in conclusione più intriso di consapevolezza, con effetti più duraturi e profondi. Il Team non avrà una serie di strumenti nozionistici da applicare sul campo; questo sarebbe non proponibile, viste le infinite variabili da affrontare durante una competizione. Avrà invece la certezza delle proprie potenzialità e la capacità di affrontare l’imprevedibilità .

La squadra raggiunge quello stato di Flow, cioè di equilibrio tra eccitazione e controllo, che permette di acquisire:

  • una zona di funzionamento mentale ottimale (senso di calma e determinazione, assenza di perturbazioni o tensioni)
  • una zona di funzionamento fisico ottimale (percezione di forza, scioltezza, fluidità e sicurezza)
  • fiducia in se stessi: atteggiamento OK rispetto all’efficacia del proprio rendimento, costante sensazione di controllo
  • concentrazione su obiettivi di rendimento (focalizzazione della concentrazione sul “qui ed ora”, con assenza di pensieri sul passato e sul futuro)
  • un alto livello di energia psicofisica ed efficienza nell’utilizzo
  • coinvolgimento totale nel compito

 

Mirko Palumbo
Life & Sport Coach
Basiglio (MI)
mirkopalumbo@hotmail.it

 

*Nota: 4 “A” della relazione facilitante nel Coaching, modello C.A.R.E.® sono concetti di proprietà intellettuale della Scuola INCOACHING.

 

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