QUARTA RISTAMPA

L'Essenza del Coaching
di A. Pannitti e F. Rossi
Editore: Franco Angeli

L'Essenza del Coaching

Recensione

Famiglia Oggi N.4/2012


Presentato all'Università
"La Sapienza" - Roma


Il libro presenta in modo completo il coaching nella sua vera essenza. Punto di riferimento è il metodo che viene insegnato nelle università anglosassoni, come quella di Sidney, la prima università al mondo a inserire il coaching tra le materie accademiche.


NOVITÀ EDITORIALE

Spiritualità cristiana e Coaching
La relazione facilitante di Gesù

di N. Brescianini e A. Pannitti
Editore: La Parola


Spiritualità cristiana e Coaching

Un coinvolgente dialogo tra un Coach professionista che si interessa di spiritualità e un monaco benedettino appassionato di Coaching.


NOVITÀ EDITORIALE

Tappo a chi?!!
E se la tua crisi fosse un'opportunità?

di C. Lacchio e F. Rossi
Editore: Franco Angeli


Tappo a Chi?

“Tappo a chi?!!” è una favola motivazionale. Il tema centrale della storia narrata - con estrema delicatezza e creatività - è il cambiamento, fatto di paure, rabbia, preoccupazione, ma anche di possibili opportunità e di nuove prospettive per migliorare il proprio benessere e raggiungere la felicità.

L’arte del Riciclo: la creatività non vede limiti, disegna opportunità



lunedì, gennaio 7th, 2013 | articolo di: admin - pubblicato in: Elaborati di fine corso
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Ogni persona, come ogni cosa, ha una sua storia.

Una storia che può essere modificata, cambiata, migliorata.

Anche in un momento storico difficile come questo.

Ma cos’è davvero la crisi? Io l’ho voluta immaginare come una Pandora dei tempi moderni, sorpresa a scoperchiare un grande vaso.

Sorpresa. Proprio così è l’effetto. Perché forse non riusciamo a immaginare quale opportunità può celarsi dietro a questa immagine. Vorrei che partissimo tutti da questa considerazione per comprendere meglio quella che potrebbe essere sempre più avvertita come una necessità di riscoperta del sé.

Si sarà notato con quanta rapidità si stiano diffondendo in questi ultimi anni iniziative e piccoli laboratori che mettono un grande accento sull’importanza del riciclo, anche spesso indicato con la parola ‘riutilizzo intelligente’. Nobile iniziativa che vuole far prendere coscienza degli sprechi e vuole educare ad una permanenza più consapevole sul Pianeta … o una moda che forse rivela un bisogno profondo?

Se si pensa che il riciclare non abbia un senso al di fuori e al di là della pura valenza economica, si è sulla strada sbagliata: il valore che si attribuisce agli oggetti dipende dall’uso che se ne fa, un valore che non coincide con quello economico e che non si esaurisce nell’impiego, perché è fatto anche di materia esistenziale: è quindi necessario mantenerlo vivo per farlo emergere.

E’ dunque così che in un processo giocoso e naturale ci si cimenta con pezzi di tela, cartone, plastica e quant’altro disponibile alla fantasia, inventando nuovi mondi e dimensioni che strappano questi oggetti dal rischio di trasformarsi in un semplice Rifiuto.

Ma cosa si sta DAVVERO facendo?

Tecnicamente parlando si individuano le caratteristiche del materiale, ci si dimentica la sua funzione iniziale, lo scopo per cui lo si è utilizzato fino a poco tempo prima, e ci si inventa una nuova vita, una nuova storia, sfruttando le sue potenzialità e caratteristiche.

Così una vecchia scatola di cartone dimenticata in soffitta potrà essere ritagliata in tante divertenti sagome da appendere all’albero di Natale e una manciata di vecchi bottoni colorati e spaiati potrà rappresentare una fantasiosa alternativa a perline per bijoux. Il materiale passa di mano in mano, viene osservato, e inizia una corroborante e creativa fase di piccolo studio e progettazione.

Ci si deve soffermare proprio su questa considerazione, apparentemente scontata, ma ricca di significato.

Tutti concentrati a svelare i nuovi volti dei nostri ex-Rifiuti, in un’atmosfera quasi catartica e spensierata, non si sentirà mai nessuno esclamare: ‘Ah è un pezzo di bottiglia, non diventerà mai un bel portachiavi’.

La creatività non vede limiti, disegna opportunità.

In totale assenza di pregiudizi e convinzioni sulla riuscita del riutilizzo ci si concentra al massimo su come sfruttare al meglio le caratteristiche del materiale che si sta maneggiando per trasformarlo addirittura in un altro prodotto.

Ma come mai è così coinvolgente e stimolante ingegnarsi per trovare una nuova vita a qualcosa che sembra non servire più?  Perché è così energizzante il gesto di valorizzare il Rifiuto, anziché buttarlo o abbandonarlo in qualche angolo?

Forse il motivo è più di uno: anzitutto c’è un’intenzione focalizzata sul cercare le qualità dell’oggetto e quindi una fase esplorativa che è di per sé un’attività stimolante; ciò accende curiosità, un grande carburante per sviluppare soluzioni.

Ho la profonda convinzione che questa moda racchiude in sé una mission molto importante: la riscoperta di un VALORE attraverso l’individuazione e lo sfruttamento di potenzialità nascoste. Da qui la nascita del parallelismo con il percorso di Coaching e il mio modo di interpretare la disciplina e adattarla ai percorsi che propongo.

Il termine Rifiuto, con la sua ‘R’ maiuscola, può sembrare un po’ forte, ma è utile in una sua interpretazione letterale per portare avanti il paragone.

Le motivazioni che inducono una persona a percepire e vivere la condizione di Rifiuto possono essere svariate, specialmente se legate ad un licenziamento o ad un totale smarrimento di identità professionale. In questo specifico ambito, la valutazione di se stessi si basa sulla consapevolezza delle proprie abilità e competenze nel settore professionale, oltre che nella soddisfazione delle aspettative nella vita privata: il lavoro rappresenta un elemento determinante ai fini della considerazione di sé, in quanto è la misura della propria realizzazione nel mondo che ci osserva e in cui si vive.

Inevitabile che alcuni sentimenti assolutamente negativi e improduttivi prendano il sopravvento: si fa strada una sensazione di profonda frustrazione e di pesante sconfitta dovuti all’assenza di riconoscimento del proprio essere. L’autostima inizia a vacillare, si tende a convincersi che sia vera l’opinione di altri e si rischia persino di farla propria. In ultimo, ma non per importanza, sopraggiunge la paura di non farcela.

Trovare un nuovo lavoro o rimettersi in gioco risulta un’impresa difficile: a renderla talvolta un impegno gravoso è il fatto stesso di NON credere alle proprie potenzialità e capacità, spente, nella maggior parte dei casi, dall’assenza di gratificazioni e stimoli.

Molti pensano di conoscere davvero se stessi e si ripetono: ’Io sono questo, ho sempre fatto questo. Cosa potrei mai essere di diverso?’. Oppure: ‘Io non sono bravo abbastanza, nessuno mi considererebbe mai …’

E’ importante non puntare a una conoscenza PERMANENTE di se stessi.

Il nostro ESSERE ha più volti e un’identità mutevole e plasmabile: conoscersi non significa quindi identificarsi in un’immagine sempre uguale, anzi in tutti si può nascondere una piacevole sorpresa. Se si pretende, o ci si arrende all’idea, di avere un’identità unica e immutabile, si rischia di ‘ammalarsi’ di noia, insoddisfazione e apatia. Anche se non lo si vuole ammettere, prima o poi, questi ‘mali’ arrivano per ricordare che non si sta realizzando la propria vera natura, che ci si sta LIMITANDO.

I sogni e le ambizioni custoditi in fondo ai cassetti sono meravigliosi progetti di vita nuova, offuscati dalla paura e dall’incapacità di affrontare una svolta decisiva. Spesso le storie di cambiamento sono appena la piccola punta di un iceberg di insoddisfazione di cui si percepiscono solo le estreme conseguenze.  Talvolta si ignorano (o si mettono persino a tacere) le voci che reclamano da dentro, si spezza il filo diretto che mantiene il contatto con l’interiorità e non si è capaci di fare un’opera di sincera introspezione. Di ascoltare il proprio IO.

Per individuare soluzioni ‘trasversali’ (o creative, come preferisco definirle), occorre anzitutto ALLARGARE LA PROSPETTIVA: guardare a fianco, appunto, utilizzando il cosiddetto pensiero laterale. In questo modo si può vedere il problema o la situazione da un’angolazione diversa e si aumentano le possibilità di azione.

A questo punto è interessante osservare come l’intervento di Coaching rappresenti quindi davvero una valida opportunità per mettersi in discussione, per cercare di capire non tanto cosa non va, ma proprio per capire invece COSA FUNZIONA, cosa si fa bene, qual è la chiave successo, come è possibile … ‘RICICLARSI’.

Entrare dentro alla parte più profonda di noi per studiarsi per la prima volta o ‘ri-conoscersi’ per come realmente si è: senza maschere, senza etichette, senza convenzionalismi. Ed è qui che emergono le caratteristiche: quando ci si confronta con se stessi, facilitati da un Coach che aiuta a SVELARE i propri TALENTI, ossia le cose che si amano fare, che si sanno fare bene e FANNO STARE BENE.

Con la relazione di Coaching si prende L’IMPEGNO con un processo esplorativo di se stessi, con la voglia di crescere, di migliorare, di provare strade sconosciute, di uscire dalla routine quotidiana e dare un senso diverso alla propria vita, personale e professionale. Si svegliano il coraggio, la sfida, l’energia, l’ottimismo, la positività per iniziare a credere che le ALTERNATIVE SONO POSSIBILI.

Che ci sono altri IMPIEGHI valorizzanti per il Rifiuto: diventa utile decontestualizzarsi e osservarsi come se ci si trovasse all’esterno, studiarsi, ascoltarsi e perseverare orientati verso l’obiettivo.

Fare esperienza di nuovi punti di vista dà la carica di emozioni positive e vuol dire migliorare la capacità di apprendimento, di problem solving, significa diventare più creativi, vedere maggiori opportunità, vuol dire aprire la mente, dunque ampliare la varietà del pensiero. Significa anche aumentare la RESILIENZA, migliorare il nostro ‘sistema immunitario interiore’ ed il legame emotivo con gli altri.

Il Coaching entra in gioco chiarendo che la persona si deve dare fare, deve essere attiva, non lasciarsi spaventare dalla fatica; non abbandonare facilmente il campo; deve essere attenta e vigile, ma non ansiosa … valutando le difficoltà realisticamente. E anche le belle opportunità.

Il talento si può quindi dire essere l’espressione autentica delle proprie potenzialità, quindiquella parte migliore del proprio essere, frutto dell’esercizio intenzionale, che comporta stabilire obiettivi sfidanti, scopi, compiti, e subito dopo sviluppare competenze per raggiungere tutto questo ed esercitarsi. La relazione  ALLENA e AGEVOLA questo percorso.

Il Coach potrebbe rappresentare quindi una valida risorsa per disoccupati e timidi esploratori del mercato a caccia di nuove opportunità, per trovare un sostegno di tipo diverso, ALTERNATIVO o ad INTEGRAZIONE di quelli esistenti. Non una consulenza per piazzare il più velocemente possibile il curriculum e riappropriarsi di un lavoro, ma per RITROVARE SE STESSI in un nuovo lavoro.

E imparare a RICICLARSI con la stessa gioia e facilità con cui giocheremmo con un pezzo di carta.

 

Chiara Lacchio

Life & Creative Coach

Vercelli 

chiara.lacchio@gmail.com





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lunedì, gennaio 7th, 2013 at 17:43 • Elaborati di fine corso

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