QUARTA RISTAMPA

L'Essenza del Coaching
di A. Pannitti e F. Rossi
Editore: Franco Angeli

L'Essenza del Coaching

Recensione

Famiglia Oggi N.4/2012


Presentato all'Università
"La Sapienza" - Roma


Il libro presenta in modo completo il coaching nella sua vera essenza. Punto di riferimento è il metodo che viene insegnato nelle università anglosassoni, come quella di Sidney, la prima università al mondo a inserire il coaching tra le materie accademiche.


NOVITÀ EDITORIALE

Spiritualità cristiana e Coaching
La relazione facilitante di Gesù

di N. Brescianini e A. Pannitti
Editore: La Parola


Spiritualità cristiana e Coaching

Un coinvolgente dialogo tra un Coach professionista che si interessa di spiritualità e un monaco benedettino appassionato di Coaching.


NOVITÀ EDITORIALE

Tappo a chi?!!
E se la tua crisi fosse un'opportunità?

di C. Lacchio e F. Rossi
Editore: Franco Angeli


Tappo a Chi?

“Tappo a chi?!!” è una favola motivazionale. Il tema centrale della storia narrata - con estrema delicatezza e creatività - è il cambiamento, fatto di paure, rabbia, preoccupazione, ma anche di possibili opportunità e di nuove prospettive per migliorare il proprio benessere e raggiungere la felicità.

Love Is… Consapevolezza del Noi



martedì, febbraio 11th, 2014 | articolo di: admin - pubblicato in: Elaborati di fine corso
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Nel libro “L’essenza del coaching” viene detto che :

“La relazione che si crea tra coach e coachee (cliente) è alla base del livello di riuscita dell’intervento di coaching”.

Facendo un parallelismo con una relazione di coppia, la “riuscita” di una “storia d’amore” dipende dalla relazione che viene a crearsi.

Non voglio soffermarmi su cosa si intende per “riuscita” e “storia d’amore” perché per me ha un significato e delle caratteristiche ben precise, ma per un’altra persona potrebbero essere simili od addirittura completamente differenti.

La relazione con il partner, proprio come nella relazione di coaching, si sviluppa su tre livelli: la geometria, “A” come Amore, ma non solo e le posizioni relazionali.

PRIMO LIVELLO: LA GEOMETRIA

La geometria si sviluppa tenendo conto di tre caratteristiche: la relazione, il ruolo e il contenuto. Ognuna di esse può assumere la specificità di essere simmetrica e/o complementare.

La relazione in un rapporto di coppia, a mio parere, è caratterizzata sia da simmetria che da complementarietà.

La parola simmetria  mi fa pensare, ad una figura divisibile in due parti in cui due punti corrispondenti si trovano da parti opposte ed alla stessa distanza da un punto, chiamato centro.

A questi estremi ci vedo l’autorealizzazione dei due partner, caratterizzata dalle sfere delle relazioni sociali, delle competenze, quindi del fare, e dall’autonomia. Nel centro immagino una terza entità, il NOI. Dove si sviluppa l’autorealizzazione della coppia e non più del singolo. Nel NOI si trova la complementarietà e l’esaltazione delle differenze.

Entrambi gli estremi sono equidistanti dal centro, per cui è importante che si dia alla realizzazione di entrambi i partner lo stesso peso, ma soprattutto riconoscere l’importanza della propria felicità individuale e di quella altrui.
Ogni persona è un cocktail unico ed inimitabile di potenzialità e caratteristiche che, non lo rendono migliore o peggiore rispetto ad un altro individuo, ma semplicemente lo rendono unico. Il bello di una relazione è andare a fondere queste due unicità e permettere agli amanti di elevarsi perché completati delle loro parti mancanti. Dove non arriva uno, arriva l’altro ed è anche la condivisione che ci fa diventare persone migliori e, a mio parere, non c’è nessun altro sentimento che potrebbe farlo meglio dell’amore.

Nel libro “E’ una vita che ti aspetto” di Fabio Volo c’è un passaggio che mi piace moltissimo:

“[..] In questo periodo la mia vita è piena, ho tante cose intorno a me che mi piacciono, che mi affascinano. Sto molto bene da solo, la  mia vita senza di te è meravigliosa. Lo so che detto così suona male, ma non fraintendermi, intendo dire che ti chiedo di stare con me non perché senza di te io sia infelice; sarei egoista, bisognoso e interessato alla mia sola felicità, e così tu saresti la mia salvezza. Io ti chiedo di stare con me perché la mia vita in questo momento è veramente meravigliosa, ma con te lo sarebbe ancora di più. Se senza di te vivessi una vita squallida, vuota, misera non avrebbe alcun valore rinunciarci per te. Che valore avresti se tu fossi l’alternativa al nulla, al vuoto, alla tristezza?
Più una persona sta bene da sola e più acquista valore la persona con cui decide di stare. Spero che tu possa capire quello che cerco di dirti. Io sto bene da solo; ho imparato ad amarmi. E visto che stando insieme a te ti donerò me stesso, cercherò di rendere il mio regalo più bello possibile ogni giorno. Mi costringerai ad essere attento, degno dell’amore che provo per te. Come potrei convincerti che saprò amarti se non sapessi amare me stesso? Come potrei renderti felice se non potessi rendere felice me stesso? Da questo momento mi tolgo ogni armatura, ogni protezione. Con questo non ti sto dicendo: viviamo insieme. Ti sto dicendo: viviamo, punto. [..]”

Mi piace così tanto perché fa capire quanto sia importante porre se stessi al centro della propria vita e non il proprio partner. Bisogna sempre tenere un occhio focalizzato sulle attività che ci fanno sentire VIVI. Bisogna sentirsi vivi ANCHE all’interno della relazione, NON SOLO quando si ha qualcuno d’amare e con cui condividere la propria vita.

Bisogna stare fianco a fianco, tenendosi la mano e camminare insieme, ricordarsi di essere un “IO” e poi un “NOI”.
Concetto fondamentale in questo passaggio è la cura di sé intesa come un lavoro etico che si compie su se stessi fatto di pratiche quotidiane finalizzate al divenire guardiani di se stessi.

Se non si riesce a trovare dentro se stessi l’amore, la felicità come si potrà, allora, trovarlo al di fuori?

Prima di riuscire ad amare un’altra persona bisogna prendersi cura di sé, amare se stessi. Solo dopo aver fatto ciò si potrà costruire una relazione sana ed equilibrata. Se non si è realizzati prima di tutto della propria vita, non ci si potrà sentire realizzati all’interno della coppia.

Ed altro aspetto molto importante è l’ancoraggio al QUI ed ORA. La relazione va vissuta nel presente e non in un ipotetico futuro desiderato, quello, semmai, sarà una conseguenza di tanti piccoli passi effettuati però nel presente. Non c’è migliore momento dell’oggi per vivere in maniera felice, anziché aspettare che qualcosa accadrà..

Il ruolo è basato sulla complementarietà. Mi viene da immaginare la coppia come due pezzi di un puzzle che si incastrano perfettamente, quindi per potersi incastrare non possono essere uguali.

Entrambi i pezzi sono  ugualmente importanti perché contribuiscono a completare la bellezza della figura del puzzle.

Con ruolo intendo identificare proprio l’essere della persona e quindi le sue qualità personali e relazionali.

Il contenuto è simmetrico perché per avere un rapporto equilibrato il focus della relazione deve essere su entrambi.

Nel secondo assioma sulla comunicazione di Paul Watzlawick si afferma che :

“La comunicazione umana si sviluppa sempre su due piani: il contenuto e la relazione. Il piano della relazione classifica il contenuto della comunicazione”

Ogni atto comunicativo trasmette, quindi, un’informazione ed attiva un comportamento.

Come affermato a lezione, le relazione “malate” sono caratterizzate da una lotta costante per definire la natura della relazione, mentre l’aspetto di contenuto della comunicazione diventa sempre meno rilevante.

E’ importante cercare sempre di mantenere il contenuto della relazione in positivo. In modo tale che la relazione non sovrasti il contenuto di quello che si vuole comunicare.

Quando si discute è bene fare attenzione a non far prevalere il lato più “animale” di noi, quello più istintivo che ci porta automaticamente a reagire nel senso che ad una comunicazione negativa rispondiamo negativamente; per difenderci “attacchiamo” a nostra volta l’altro entrando così in un circolo vizioso che fa recedere sullo sfondo il contenuto della comunicazione in una lotta continua per definire la natura della relazione. Se invece si riesce ad imparare a reagire positivamente ad una comunicazione negativa, il contenuto della comunicazione non recederà sullo sfondo e si riuscirà a mantenere la relazione in un flusso positivo.

E’ più facile da scrivere e da leggere, ma…learning by doing! E’ un ottimo modo per evitare grandi discussioni, litigate infinite che non portano a nulla di concreto se non astio e nervosismo, perché non si va più a discutere sui contenuti, ma si cerca di ristabilire una relazione che si è rotta.

Si tratta di accogliere l’attacco dell’altro, senza contrattaccare. Mi viene in mente quando mi alleno a kick boxing ed è vero che quando l’avversario ti stimola in maniera più forte si reagisce più aggressivamente, entrando così in un circolo vizioso.
Lo stesso meccanismo avviene a livello verbale, ma se noi invece di reagire, accogliamo questa energia negativa e la rimandiamo all’altra persona trasformata in energia positiva si innescherà un circolo virtuoso che calmerà gli animi.

SECONDO LIVELLO: “A” come Amore, ma non solo…

“A” come:

Accoglienza, ovvero dare il “benvenuto” alla diversità del partner rispetto a me.

E’ caratterizzata da:

  • assenza di giudizio: reputo che questo renda una persona mentalmente libera e di conseguenza lo diventa anche il rapporto. A nessuno piace sentirsi giudicati perché ci rende più insicuri o comunque non è di certo la base per un rapporto positivo perché va a sminuire ciò che l’altra persona è fa o pensa.
    Giudichiamo in base a come noi percepiamo le cose; quindi quando iniziamo a pensare dentro di noi “ secondo me lo fa/pensa..” verifichiamo, parlandone, se ciò che stiamo supponendo od immaginando è reale oppure no. In fin dei conti questo significa dialogare. E’ deleterio accumulare dubbi perché rimangono chiusi nel nostro immaginario e poi crescono, si rafforzano e diventano mostri, ancor più grandi di quello che in realtà sono. E’ necessario parlare, liberarsi da qualsiasi ansia.
  • Capacità empatica: è una potenzialità molto forte attraverso la quale si riesce ad assumere il punto di vista dell’altro e quindi si riesce ad accoglierlo per ciò che è e che pensa. Permette di entrare in contatto con parte dei suoi pensieri, del suo modo di ragionare. Penso che sia molto utile quando si hanno dei fraintendimenti perché avvengono quando non si riconosce il comportamento dell’altro dato che non fa parte di noi stessi. Per cui “mettersi nei panni dell’altro” aiuta in questo processo.
  • Accoglienza di sé: è importante perché se non si è in grado di accogliere se stessi non si sarà in grado di accogliere anche il partner. L’ accoglienza di sé, come detto dai miei insegnanti Franco ed Alessandro, presuppone di portare ed elaborare a livello di coscienza le nostre emozioni e sensazioni, i pensieri, i ricordi e le immagini che ci pervadono nell’affrontare determinate situazioni, lasciando ad ognuno la libertà di esistere ed esprimersi dentro di noi, facendoci serenamente arrivare le voci ed i significati del loro senso più profondo.

Significa accettarsi totalmente e migliorarsi se ne si sente il bisogno, ma non cambiare solo se ce lo dicono gli altri, si cambia solo se si sente tale necessità.
Accogliere se stessi ed il proprio amante con umiltà, riconoscendo potenzialità e limiti e soprattutto senza avere la pretesa di voler cambiare l’altro. Si accoglie il partner nella sua totalità per cui accoglienza diviene accettazione. Si accetta, si ama per tutto quello che l’altro è, con la consapevolezza di venirsi incontro ed aiutarsi l’un l’altro.
In un rapporto dove avviene questo ci si sente liberi di esprimere se stessi in modo sincero. Importante è capire e soprattutto chiarire a se stessi se si accetta il partner per quello che è, proprio come un coach accetta senza se e senza ma il coachee (cliente) una volta che si allea con lui.

Ascolto

E’ bello ascoltare non soltanto con l’udito, ma con la vista, l’olfatto, il tatto. Un ascolto completo. Quante volte un abbraccio dato in silenzio è la cosa più efficace che ci sia?!?!
Si dice che gli occhi siano lo specchio dell’anima ed allora perché non provare a parlare ed ascoltare con essi, molte volte sono in grado di dire più delle parole. Ascoltare l’energia che emana il partner. Essere percettivi a 360°.

L’ascolto crea intimità, complicità ed è bello sapere che c’è qualcuno che è sempre pronto ad essere in ascolto di noi, che si interessi a ciò che si ha da dire, che accolga gli sfoghi, oppure semplicemente che ci stia accanto senza dire nulla, ma solo abbracciandoci. In fin dei conti non c’è sempre bisogno di parlare per poter dire. E’ bello poter ricevere e dare tutto ciò, in un flusso continuo.

Alleanza

Sentire di volere davvero stare con quella determinata persona ed essere pronti ad avere un atteggiamento positivo e di fiducia. E’ come un gioco di squadra, dove si può anche sbagliare, ma poi si ragiona insieme per andare a capire cosa non ha funzionato, rivederlo e migliorare come singoli e come coppia.

Autenticità

Quanto detto fino a qui può esistere solamente se il sentimento che si prova è autentico, vero, puro. Si riconosce quando non è così, lo si vede e si percepisce sia nell’altro che in se stessi.

Finirei la trattazione di questa parte riportando le parole di Raffaello Rossi:

“[..] Senza accoglienza e rispetto non è possibile costruire rapporti stabili e significativi. La maggior parte delle tensioni, delle incomprensioni, dei disagi relazionali e intrapsichici derivano da situazioni di non ascolto e di non accettazione di sé, degli altri o di come vanno le cose.
Sentirsi accolti e ascoltati permette, nella grande maggioranza dei casi, di conquistare o riconquistare un migliore equilibrio nel rapporto con se stessi e con gli altri. [..]
L’ascolto è la medicina naturale più potente al mondo, perché ha come primo risultato il far sentire l’altro accolto, accettato, non giudicato. [..] L’ascolto che propongo è un ascolto costruttivo e vuole caratterizzarsi come una relazione accogliente , non giudicante e, appunto, costruttiva.”

TERZO LIVELLO: LE POSIZIONI RELAZIONALI

Come scritto nel libro di Franco ed Alessandro “L’essenza del coaching”, con il termine posizioni relazionali si intende il valore che ogni persona attribuisce a se stessa, agli altri e alla propria relazione con loro.

In base a questa linea teorica si distinguono quattro posizioni fondamentali partendo da due elementi:

  • relazione con se stessi
    IO sono OK= sono a mio agio, mi riconosco valore, mi sento adeguato, apprezzo me stesso e mi accetto così come sono.
    IO NON sono OK= sono a disagio, non mi riconosco valore, mi sento inadeguato, non mi apprezzo e non mi accetto così come sono.
  • relazione con l’altro
    TU sei OK= ti apprezzo, ti riconosco valore, ritengo che sei adeguato, ti accetto così come sei.
    TU NON sei OK= Non ti apprezzo, non ti riconosco valore, ti considero inadeguato, non ti accetto così come sei.

A questo punto, i possibili abbinamenti tra le due forme di relazione con se stesi e le due forme di relazione con gli altri diventano anche loro quattro, e sono:

Io

Tu

Area emozionale attivata

Sono OK

Sei OK

Positività: rapporto sano e aperto, fiducia reciproca, speranza sul futuro, appoggio, collaborazione, stima

Sono OK

NON sei OK

Rabbia: aggressività, supponenza, non considerazione, imposizione, sopraffazione, sostituzione

NON sono OK

Sei OK

Paura: senso di inadeguatezza, ricerca di approvazione, bisogno di riconoscimento, atteggiamento lusinghiero e seduttivo

NON sono OK

NON sei OK

Dolore: atteggiamento rinunciatario e arrendevole, negatività pervasiva, sfiducia assoluta sul futuro e perdita della speranza, sentimento profuso di inadeguatezza

E’ chiaro che il punto in cui si collocano le basi per una relazione facilitante è nella prima riga, dove la relazione con se stessi e con l’altro è OK e si ha l’attivazione di circoli virtuosi volti al benessere proprio e della coppia.

Tutte le altre righe portano a vivere relazioni “malsane”, in quel caso è importante fare un lavoro su se stessi, sull’altro o su entrambi volto alla ricerca della consapevolezza di quel “NON essere OK” e cercare di equilibrare la situazione, oppure rendersi conto del fatto che quel tipo di rapporto non apporta benessere e quindi essere in grado di lasciarla andare.
Fordyce, psicologo americano, nell’elencazione dei principi fondamentali per aumentare la felicità afferma che i rapporti intimi sono la fonte principale di felicità ed un ruolo fondamentale spetta alla relazione con il proprio partner. Se davvero si crede in una relazione ci si aggrappa con tutte le  forze, senza mai dimenticare di muoversi liberi di esprime ciò che si è, proprio come fanno due acrobati: attaccati saldamente alla stesa corda, ma in movimento costante, liberi di esprimere ciò che sono e quello che sentono, ma sempre in armonia tra loro.

Lelia Ricciardi
Coach professionista specializzata in ambito life
Milano
l-ricciardi@libero.it





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