QUARTA RISTAMPA

L'Essenza del Coaching
di A. Pannitti e F. Rossi
Editore: Franco Angeli

L'Essenza del Coaching

Recensione

Famiglia Oggi N.4/2012


Presentato all'Università
"La Sapienza" - Roma


Il libro presenta in modo completo il coaching nella sua vera essenza. Punto di riferimento è il metodo che viene insegnato nelle università anglosassoni, come quella di Sidney, la prima università al mondo a inserire il coaching tra le materie accademiche.


NOVITÀ EDITORIALE

Spiritualità cristiana e Coaching
La relazione facilitante di Gesù

di N. Brescianini e A. Pannitti
Editore: La Parola


Spiritualità cristiana e Coaching

Un coinvolgente dialogo tra un Coach professionista che si interessa di spiritualità e un monaco benedettino appassionato di Coaching.


NOVITÀ EDITORIALE

Tappo a chi?!!
E se la tua crisi fosse un'opportunità?

di C. Lacchio e F. Rossi
Editore: Franco Angeli


Tappo a Chi?

“Tappo a chi?!!” è una favola motivazionale. Il tema centrale della storia narrata - con estrema delicatezza e creatività - è il cambiamento, fatto di paure, rabbia, preoccupazione, ma anche di possibili opportunità e di nuove prospettive per migliorare il proprio benessere e raggiungere la felicità.

Il Nemico marcia insieme a Te nelle tue stesse scarpe



lunedì, giugno 24th, 2013 | articolo di: admin - pubblicato in: Elaborati di fine corso
Info utili per te
Mentor Coaching - ICF, rivolto ai Coach diplomati che intendono approfondire le proprie competenze e richiedere la credenziale ACC della ICF (International Coach Federation). Clicca qui

La tesina tratta il tema dell’autoefficacia.

Ho scelto di iniziare con la lettura approfondita dell’Inner Game of Tennis di T. Gallwey perché in un primo momento il libro mi ha particolarmente incuriosito e poi, iniziandone la lettura ho apprezzato e colto riflessioni ed analisi che ho trovato estremamente interessanti.

Gallwey  parte dell’osservazione del gioco del tennis e rileva che  ogni risultato è il prodotto di due azioni: un “gioco” esterno ed un “gioco” interno. Il “gioco esterno” si gioca contro un avversario esterno, il gioco interno si svolge nella mente del giocatore ed è giocato contro mancanza di concentrazione, nervosismo, dubbi sulla propria efficacia.

Le vittorie del gioco interno possono non aggiungere trofei ma senz’altro portano riconoscimenti  di maggiore valore per la persona che sono più duraturi e che possono contribuire in maniera significativa al successo della persona.

Scoprire ed esplorare il potenziale del corpo umano  è il tema del gioco interno.

Gallwey identifica due Se Stessi (Self); Self 1 e Self 2 e sostiene che il miglioramento per ogni cosa, non solo nel tennis, avviene se si migliora la relazione tra il Self1 che è la parte consapevole e il Self2 che identifica le capacità naturali. Self 1 giudica l’operato di Self 2  e può compromettere la sicurezza nel Self 2.

Affinché questo non avvenga  è importante apprendere diverse abilità interiori:

  1. imparare a come ottenere l’immagine più chiara possibile del  risultato desiderato;
  2. imparare a dare fiducia al Self 2 certi che dia il suo massimo, imparare sia dalle sconfitte che dai fallimenti;
  3. imparare a vedere senza giudicare, che vuol dire guardare quanto sta avvenendo piuttosto che darne un giudizio positivo o negativo.

Una breve osservazione: riuscire a descrivere chiaramente l’obiettivo aiuta la mente a vivere e ad anticipare lo stato in cui si troverà, con tutto ciò che di positivo in termini di emozioni e benessere questo rappresenta. Questa visione potrà essere il motore che ci porterà a definire e portare avanti azioni concrete.

Riprendendo con Gallwey, lui osserva che è la costante attività pensante del Self1 che causa interferenza con le naturali capacità del Self 2. L’armonia tra i due sé esiste quando la mente è quieta e focalizzata. Quando impareremo ad essere liberi dal giudizio sarà possibile raggiungere il gioco spontaneo e focalizzato.

Abbandonare il giudizio non vuol dire ignorare gli errori; vuol dire semplicemente vedere gli eventi come sono e non aggiungere nulla ai medesimi.

E’ necessario avere un interesse distaccato: ricorda che tu non sei il tuo modo di giocare a tennis, tu non sei il tuo corpo… lascia che il fiore sbocci.

Infatti non c’è un modo giusto o sbagliato per fare le cose, fintanto che raggiungiamo l’obiettivo.

Un esempio che mi ha colpito, riferito al tennis: Il giocatore deve soddisfare due fattori per raggiungere il successo: colpire ogni palla affinchè superi la rete ed entri in campo. L’unico scopo della tecnica è soddisfare questi due fattori con continuità e sufficiente accuratezza per creare massima difficoltà all’avversario. Sicuramente possiamo verificare che le tecniche per fare questo sono cambiate considerevolmente nel tempo. Quello che dogmaticamente era vero non lo è più.

E’ altresì importante avere chiaro il motivo per cui si compete o si vuole raggiungere un obiettivo e valutare la reale motivazione.

A tal proposito l’autore, nel narrare la sua esperienza riferisce ad un certo punto che vincere non lo soddisfaceva fino in fondo e così si è chiesto: “Cosa vuoi veramente?” La risposta fu inaspettata poiché si rese conto che quello che cercava era superare il nervosismo che gli impediva di giocare al meglio e di divertirsi. Voleva vincere “il gioco interiore”. Resosi conto di questo, riferisce di aver iniziato a giocare con tutte le energie a propria disposizione e anche in caso di sconfitta si sentiva vincitore. Ha iniziato a giocare per il piacere del gioco  e per raggiungere l’eccellenza senza altra finalità. La mancanza di competitività però non aiutava a vincere incontri e quindi ha iniziato ad esplorare la vera natura della competizione, prendendo ad esempio il surfista che non si misura con altre persone ma con le onde. Il surfista è coinvolto nell’esplorazione delle proprie capacità latenti. Direttamente e intimamente fa esperienza delle sue risorse e conseguentemente aumenta la conoscenza di se stesso. Gallwey è quindi arrivato alla conclusione che  “vincere è superare gli ostacoli per raggiungere uno scopo, ma il valore della vittoria è tanto grande quanto è il valore dell’obiettivo raggiunto”. Il processo può essere più gratificante della vittoria stessa.

Una volta che si riconosce che il valore è nell’ avere ostacoli difficili da superare, è facile vedere i benefici che derivano dagli sport e dalle situazioni competitive. Nel tennis chi è che fornisce ad una persona gli ostacoli di cui ha bisogno per verificare i suoi limiti? Il suo avversario ovviamente!! Quindi l’avversario è un amico e non un nemico. Ogni giocatore fa del suo meglio per sconfiggere l’altro, ma nell’uso appena citato della competizione noi non stiamo giocando per sconfiggere l’altra persona, ma stiamo soltanto giocando per superare gli ostacoli che questo ci presenta. Questo atteggiamento mentale può portare molti cambiamenti nell’approccio alla partita di tennis. Il desiderio che la palla avversaria entri in campo aiuta a raggiungere un miglior stato mentale con il desiderio di rimandarla nel campo avversario. Si tende quindi a reagire più velocemente, a muoversi meglio e, facendo così, si diventa più sfidanti per l’avversario.

Quindi per il giocatore dell’Inner Game è importante lo sforzo momento per momento e lo stare concentrato nel qui ed ora.

Dal tennis e dall’analisi fatta emerge che noi ci preoccupiamo troppo e non ci concentriamo abbastanza.

La concentrazione, il focus  nel tennis non differisce da quello necessario per svolgere qualsiasi compito; imparare ad abbandonare l’abitudine  di giudicare se stessi ed imparare ad accogliere gli ostacoli in un competizione automaticamente aumenta la capacità di trovare vantaggio in tutte le difficoltà che si incontrano nella vita.

La stabilità interiore si raggiunge acquisendo l’abilità di vedere la vera natura di quanto sta accadendo e di rispondervi appropriatamente. La reazione del Self1 alla situazione non può rovinare l’equilibrio e la chiarezza interiore.

L’importante è il focus; focus nel momento presente, l’unico nel quale puoi vivere veramente e questo è il cuore dell’arte di fare qualsiasi cosa bene. Focus non vuol dire vivere nel passato, sia di errori che di successi, non vuol dire essere proiettato nel futuro, sia di preoccupazione che di sogni, ma vuol dire porre la massima attenzione al presente. La stabilità cresce man mano che io imparo ad accettare quello che non posso controllare e prendere il controllo di quello che posso controllare.

Alla lettura dell’Inner Game sembrerebbe semplice, seguendo l’esempio di Gallwey, raggiungere la giusta consapevolezza di autoefficacia; sappiamo però che non è così, non sempre da soli si riesce ad acquisire la capacità di seguire questo percorso.

Di seguito torno su alcuni punti  che come  Coach  terrò in particolare evidenza.

Portare il Coachee  ad:

  •  avere  chiaro l’obiettivo per cui dover superare l’ostacolo,
  • concentrarsi sul qui ed ora, senza essere condizionati dai giudizi
  • concentrasi  e lavorare per scoprire progressivamente le capacità latenti
  • curare il proprio benessere per essere più efficaci

A proposito del concentrarsi sul qui e ora riporto una dichiarazione di Daniele Nardi che è un atleta professionista che ha scalato 5 vette oltre gli 8.000 metri tra cui l’Everest ed il K2 senza ausilio supplementare di ossigeno. Lui testimonia: “E’ vero che un viaggio comincia da casa quando apro la prima volta una mappa, ma è pur sempre vero che poi sulla roccia e sul ghiaccio, il tutto procede passo dopo passo, appiglio dopo appiglio. Un pezzo di parete dopo l’altro, affrontando il quel momento solo il momento presente, solo quello, senza preoccuparmi di passato e futuro.

Nel momento in cui mi trovo a salire riesco a superare lo smarrimento solamente attraverso questo: rimanere costantemente presente, con la mia intera consapevolezza che permea l’essenza di ciò che sto vivendo. Certo è che se non avessi ben chiaro dove voglio arrivare, sarebbe solo un processo caotico non sostenuto dall’ambizione di anticipare già dentro di me la sensazione di assenza di tempo che si vive quando si raggiunge una vetta oltre gli 8.000 metri”.

Un altro aiuto per migliorare l’ autoefficacia viene anche dagli studi e dalle strategie  proposte da   Albert Bandura (cioè: Esperienze dirette di gestione efficace, persuasione verbale, stati fisiologici e affettivi). Ritengo particolarmente efficace il concentrarsi e ricordare situazioni in cui si sono raggiunti gli obiettivi prefissati. Ricordando il lavoro fatto allora e le caratteristiche di quella particolare gestione si possono affrontare situazioni ritenute difficili.

Quindi, in estrema sintesi, è importante  non farsi condizionare dai giudizi, lavorare sui processi, riscoprire la “fatica” sia emotiva che fisica per realizzare gli obiettivi prefissati e, riscoprendo il piacere di sentirsi OK, anche in situazioni nuove e difficili  si può ritrovare  energia per affrontare le sfide.

Roberta Moreschi

HR Manager

Popoli (Pe)

Roberta.moreschi@nsg.com





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