QUARTA RISTAMPA

L'Essenza del Coaching
di A. Pannitti e F. Rossi
Editore: Franco Angeli

L'Essenza del Coaching

Recensione

Famiglia Oggi N.4/2012


Presentato all'Università
"La Sapienza" - Roma


Il libro presenta in modo completo il coaching nella sua vera essenza. Punto di riferimento è il metodo che viene insegnato nelle università anglosassoni, come quella di Sidney, la prima università al mondo a inserire il coaching tra le materie accademiche.


NOVITÀ EDITORIALE

Spiritualità cristiana e Coaching
La relazione facilitante di Gesù

di N. Brescianini e A. Pannitti
Editore: La Parola


Spiritualità cristiana e Coaching

Un coinvolgente dialogo tra un Coach professionista che si interessa di spiritualità e un monaco benedettino appassionato di Coaching.


NOVITÀ EDITORIALE

Tappo a chi?!!
E se la tua crisi fosse un'opportunità?

di C. Lacchio e F. Rossi
Editore: Franco Angeli


Tappo a Chi?

“Tappo a chi?!!” è una favola motivazionale. Il tema centrale della storia narrata - con estrema delicatezza e creatività - è il cambiamento, fatto di paure, rabbia, preoccupazione, ma anche di possibili opportunità e di nuove prospettive per migliorare il proprio benessere e raggiungere la felicità.

Vivi il presente: costruisci il futuro con il Coaching



giovedì, febbraio 23rd, 2017 | articolo di: - pubblicato in: Articoli & Media
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“(…) In realtà temiamo il domani solo perché non sappiamo costruire il presente, e quando non sappiamo costruire il presente ci illudiamo che saremo capaci di farlo domani, e rimaniamo fregati perché domani finisce sempre per diventare oggi, non so se ho reso l’idea.
Quindi non bisogna affatto dimenticare. Occorre vivere con la certezza che invecchieremo e che non sarà né bello né pia­cevole né allegro. E ripetersi che ciò che conta è adesso: costruire, ora, qualcosa, a ogni costo, con tutte le nostre forze. Avere sempre in testa la casa di riposo per superarsi continuamente e rendere ogni giorno imperituro. Scalare passo dopo passo il proprio Everest personale, e farlo in modo tale che ogni passo sia un pezzetto di eternità.
Ecco a cosa serve il futuro: a costruire il presente con veri progetti di vita.”

Questo passo, tratto dal libro “L’eleganza del riccio” (M. Barbery, edizioni e/o, 2007), ci riporta al rapporto che noi, esseri umani, tendiamo ad avere con il nostro tempo. Ripeto, il “nostro tempo” che, il più delle volte è vissuto con timore perché percepito come un nemico, altre volte come una cosa esterna a se stessi, altre ancora come un peso o un destino; ma il tempo rimane in ogni caso in tutto e per tutto “nostro”, solo che a volte di questo sembriamo non esserne consapevoli.

Ognuno di noi ha la possibilità di costruire il suo futuro partendo da ciò che è proprio, da ciò che può essere plasmato dal suo agire, passo dopo passo, giorno dopo giorno. Ma quand’è che viene plasmato il futuro se non in ogni momento che viviamo nel presente? Il futuro parte quindi da adesso, il nostro tempo è dunque “qui ed ora”.

Di certo non possiamo tornare indietro e gestire diversamente il passato, non ci è dato di riavvolgere il nastro della nostra vita e cambiarne le scene, i dialoghi, i contesti… e poi comunque chissà se questo basterebbe per cambiare il punto dove ora siamo.

Vivere il presente

Prendendo spunto dagli studi di Michael Fordyce, psicologo americano ed uno dei maggiori studiosi della felicità, è stato evidenziato che esistono approcci alla dimensione del tempo che possono portare a costruire la propria “vita felice”, mentre altri approcci contengono quasi inesorabilmente e intrinsecamente il seme dell’auto-depotenziamento e dell’infelicità.

Gli orientamenti individuali possono avere una preminenza di focalizzazione sul passato, oppure sul presente, ed infine sul futuro. Vediamo sinteticamente i principali tratti pragmatici dei possibili diversi orientamenti al tempo:

  • Passato negativo. Chi vivecon la preminenza di questo orientamento al tempo è portato a relazionarsi continuamente con sofferenze e traumi provati in precedenza e di conseguenza rischia fortemente di venire depotenziato nel suo agire presente, perché lo affronta con ferite aperte ed ancora dolorose. Ciòpuò dipendere sia dall’avere realmente vissuto eventi negativi e non ancora rielaborati ed integrati, sia dall’avere reinterpretato in chiave negativa alcuni eventi che in passato potevano avere avuto anche un significato diverso o addirittura positivo.
  • Passato positivo. Questo orientamento è solo apparentemente funzionale, in realtà tende quasi inevitabilmente a mettere in risalto gli aspetti critici del presente, che pur esistono, esaltandone però la loro criticità in quanto confrontati con un passato il più delle volte idealizzato: basti solo pensare quante volte abbiamo ascoltato frasi del tipo “Ah, una volta non era mica così… tutto era migliore”. Bene, se proviamo a pensarci, proprio questo approccio tende a far sì che queste persone siano il più delle volte passive di fronte all’oggi che non piace, invece di intervenire nel presente al fine di costruire il domani migliore. Il passato non viene registrato oggettivamente, ciò che le persone “credono” o “sentono” sia accaduto nel passato influenza i pensieri, i sentimenti ed i comportamenti più di ciò che sia effettivamente accaduto.
  • Presente. Chi ha questo orientamento e si focalizza su ciò che vive nel momento stesso in cui lo vive, stabilisce un pieno contatto con la propria vita “qui ed ora”, costruendo attivamente il proprio futuro desiderato. Non solo, alcune ricerche dimostrano che chi vive a pieno nel presente è più felice in quanto trae il massimo piacere dalle opportunità che si presentano nel quotidiano.
  • Futuro negativo. È un orientamento privo di speranza, caratterizzato da pensieri negativi sul domani che nascono da previsioni pessimistiche, il più delle volte generalizzate e pervasive, preoccupazioni ed apprensioni spesso infondate per quantità ed anche per qualità dei problemi ipotizzati. È un approccio che blocca l’individuo. Esperimenti in laboratorio hanno dimostrato che di fronte al timore di scariche elettriche prodotte dai propri movimenti, le cavie animali che avevano timore di ciò che sarebbe potuto succedere (proprio come le persone che vivono negativamente la propria prospettiva futura), si immobilizzano anche se inserite in un contesto di partenza già negativo/doloroso.
  • Futuro positivo. Le persone caratterizzate da questo orientamento al tempo, hanno ideali a cui fanno riferimento, sogni ed ambizioni, speranze e fantasie su un futuro migliore. In questo caso, l’unico rischio è l’eccessiva attesa del fato amico, tendenza che porterebbe la persona a vivere una vita in attesa, passiva di fronte agli avvenimenti, rischiando di non raggiungere i propri obiettivi e di non realizzare i propri desideri.

La nostra vita non è pre-destinata

Il tempo dunque ci offre tanti modi per vivere la nostra vita, una vita in ogni caso non “pre-destinata” ma costruita attraverso un’evoluzione continua. Considerando poi che la vita si svolge nel presente, è solo attraverso il presente che potremo esercitare la positività, la speranza, la pro-attività e la creatività sia nel viverla pienamente, sia nel costruire ciò che verrà nella direzione desiderata.

A volte però è proprio la mancanza della concettualizzazione dei propri desideri, del senso del nostro vivere, e quindi anche della direzione verso la quale troviamo la nostra felicità ad annebbiare il presente, a renderlo vuoto e privo di significato.

Non solo dunque il presente è il tempo per costruire ciò che verrà, ma è anche solo nel presente che possiamo vivere pienamente la nostra felicità.

Se guardiamo prevalentemente al passato rischiamo di trascurare un presente che può regalarci felicità. Se guardiamo troppo al futuro, possiamo privarci di godere della felicità quando arriva, perché lo sguardo sempre fisso al prossimo obiettivo da raggiungere impedisce l’apprezzamento pieno del presente.

Il nostro pensiero porta felicità nel presente?

Il pensiero volto al passato o al futuro può renderci felice, ma solo se porta felicità nel presente. In che modo?

Per riprendere il pensiero di Sigmund Freud, le persone orientate in modo equilibrato e consapevole al futuro positivo pianificano la propria vita, stabiliscono obiettivi, vivono relazioni, frequentano contesti e realizzano programmi per raggiungerli. Dunque è certo, anche al futuro occorre guardare, con fiducia però!

Anche il passato a sua volta rappresenta una dimensione importante, a patto che sia approcciato con una consapevole oggettività, raccontandosi inoltre come protagonista delle proprie scelte. Fondamentale è prendere coscienza di quanto, in ogni momento, le nostre scelte siano artefici della nostra stessa felicità/infelicità e del nostro domani.

Phil Zimbardo, uno dei più noti psicologi sociali al mondo, sostiene che una prospettiva di relazione con il proprio tempo equilibrata apre la via migliore alla felicità:

L’uso preferenziale di un orientamento temporale preclude possibili vie per la felicità, mentre una prospettiva temporale equilibrata, con la sua flessibilità, permette di aggirare gli inevitabili ostacoli alla felicità, molti dei quali sono fuori del nostro controllo”. (P. Zimbardo, J. Boyd, Il paradosso del Tempo, Mondadori, 2009)

Non sempre però è facile affrontare questo cammino da soli. In questi casi il coaching risulta essere un metodo molto utile ed efficace. Con l’aiuto di un coach professionista non solo si guarda in modo equilibrato a tutte le dimensioni del proprio tempo, ma il coaching rappresenta anche un percorso affascinante di auto-scoperta e di sviluppo personale che ci può aiutare a maturare un approccio armonico ed auto-potenziante per vivere ogni momento del nostro “qui ed ora” come un ulteriore tassello della nostra “vita felice”.

Franco Rossi

Articolo pubblicato il 27 ottobre 2010





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giovedì, febbraio 23rd, 2017 at 09:29 • Articoli & MediaCommenta

One Response to “Vivi il presente: costruisci il futuro con il Coaching”

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