Categoria: Gli archetipi femminile e maschile nel Coaching
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Gli archetipi femminile e maschile nel Coaching

“La vera conoscenza e’ il risultato della fusione dei due principi , maschile e femminile.

e’ il significato delle parole della genesi: e Adamo conobbe Eva..”

Conosci te stesso“ significa dunque: trova l’altro polo in te, trova la tua parte complementare per unirti ad essa.

(Omraam Mikhad Aivanhov)

Dentro ognuno di noi , inscritte profondamente nel corpo, albergano un’energia maschile e un’energia femminile.

La vita e il suo movimento naturale è una danza perenne tra questi due opposti. E proprio questa danza, questo movimento ritmico riscontro nel metodo del Coaching. Un’alternanza di strumenti a volte di natura femminile a volte di natura maschile che si susseguono e si intrecciano tra di loro rendendo la sessione del coaching un movimento fluido e scorrevole.
Che cosa significa energia femminile ed energia maschile?

Ogni essere umano, uomo e donna allo stesso modo, possiede all’interno una parte maschile e una parte femminile. Spesso questi termini vengono identificati con l’equivalente biologico di maschio e femmina.

In realtà la distinzione va’ al di là del valore biologico, psicologico e sessuale.

Il maschile e il femminile, tradotti anche come yin e yang, Anima e Animus, sono coscienza, energia, archetipi che ognuno di noi possiede in quantità uguali, uomo e donna allo stesso modo.

Ciascuna di queste energie sono una faccia della stessa moneta. Nessuna delle due parti è più o meno importante rispetto all’altra faccia. Entrambe sono necessarie per raggiungere l’equilibrio.

I condizionamenti famigliari, sociali, culturali e religiosi in cui siamo cresciuti hanno una grande influenza nell’energia che esprimiamo e, come la posizione IO SONO OK TU SEI OK( teoria psicologica dell’Analisi Transazionale di Eric Berne) gestita dallo stato dell’IO adulto crea un rapporto sano con noi stessi e con chi ci relazioniamo, anche in questa situazione una disarmonia, un disequilibrio tra queste due parti del nostro essere influenza sia la realizzazione personale che le nostre relazioni.

Quando le nostre energie femminili e maschili non sono complementari tra di loro ma interferiscono l’una con l’altra ( una polarità non lascia spazio all’altra perché eccessivamente nutrita a discapito dell’altra, oppure al contrario è sottosviluppata) sentiremo confusione e incompletezza in noi stessi e una disconnessione con il mondo esterno.

Quando invece le energie sono armoniosamente equilibrate ci sentiamo più in pace con noi stessi e con il mondo circostante.

Come si esprimono queste due forze opposte eppure complementari?

L’energia femminile è connessa all’emisfero cerebrale destro e collegata alla parte sinistra del corpo L’energia maschile è connessa all’emisfero cerebrale sinistro e collegata alla parte destra del corpo
L’energia femminile coopera di più con il mondo interiore e quando è in equilibrio si esprime con: L’energia maschile coopera di più con il mondo esterno e quando è in equilibrio si esprime con:
Energia del cuore Grazia
Capacità di amare Empatia
Accoglimento Nutrimento
Sensibilità Saggezza
Compassione Dolcezza
Fluidità Silenzio
Pazienza- attesa Sapienza interiore
Contatto con le emozioni
Conoscenza istintiva
Creatività – espressione artistica
Capacità di ascolto e comprensione
Arresa- capacità di abbandono
Accettazione del diverso da sé
Forza
Azione
Direzione
Spinta
Raziocinio
Velocità
Rimozione degli ostacoli
Analisi
Logica
Realizzazione
Concretezza

 

Ogni polarità è legata interiormente in tensione dinamica al suo opposto che lo equilibra e lo completa. Ora di seguito vediamo entrambe le situazioni in cui questo equilibrio viene a mancare.

Un UOMO con un maschile ben sviluppato è in grado di dirigere, di fidarsi di sé stesso, di prendere rischi e di muoversi nella società con fiducia. Mentre con un senso del maschile debole ha paure e dubbi su di sé e le sue capacità di operare verso l’esterno. Ha paura di mostrarsi e di conseguenza adotterà per compensazione un atteggiamento aggressivo per mascherare ciò. Impiegherà un eccesso di attivismo, un fare e un funzionare in maniera compulsiva alimentati da uno stato ansioso, da una eccessiva durezza, un senso di sfida e ostinazione esagerati. Rischierà di raggiungere le sue mète e di non riuscire a riconoscerle e di conseguenza a gratificarsi. Nella relazione di coaching trovandosi con questo disequilibrio rischia di adottare un senso di competizione e di aggressività con il coachee, avrà difficoltà ad essere accogliente, caldo e sensibile. Eccessivamente concentrato verso l’esterno, non in sintonia con l’emotività di chi ha di fronte. Una volta invece che riuscirà ad integrare dentro di sé il suo femminile riuscirà ad esprimerlo senza sentire minacciata la sua virilità. Diventerà fluido, creativo,sensibile e introspettivo. Riuscirà a fornire sostegno e nutrimento.

Una DONNA con un femminile ben sviluppato è morbida, ricettiva, aperta. E’ capace di donare, guidare e nutrire. E’ comprensiva, empatica e compassionevole. E’ capace di prendersi cura degli altri senza perdere sé stessa. Per essere centrata ed entrare in relazione sana con il coachee dovrà prendersi cura di sé (elemento caratterizzante del metodo del coaching!), definire confini sani, non confondere il sentimento di umanità per l’altro con l’annullare sé stessa. Una donna che è centrata sul proprio femminile potrà sentirsi più sicura, più rilassata e di conseguenza risultare più giocosa e ricettiva. Mentre con un senso del femminile non completamente sviluppato rischierà di essere debole ed egoista. Invece di creare uno spazio di sostegno e nutrimento in sé stessa cercherà attraverso il controllo un sostegno esteriore anziché interiore. Risulterà eccessivamente passiva, compiacente, non in grado di prendere decisioni, eccessivamente dipendente. Avrà difficoltà nell’azione, nel movimento e nella fermezza. Una volta invece che riuscirà ad integrare dentro di sé l’energia maschile non sentirà più quel sentimento di minaccia e risponderà alla vita con maggiore fiducia.

Spostandoci ora nel contesto del coaching proviamo ad osservare in che modo queste due energie danno il loro apporto alla sessione e agli strumenti che saranno utili alla sua appunto esecuzione. Sin dall’inizio, nell’ambiente in cui ha luogo la relazione tra coach e coachee, lo spazio strutturale fisico, il contenitore, possiamo notare la prima espressione del femminile ( accoglimento- sensibilità- creatività), Il SETTING infatti dev’essere accogliente, senza interferenze e protetto. Tutto questo per aiutare il coachee a sentirsi a proprio agio e libero di esprimersi.

La SESSIONE ZERO, incontro fondamentale per creare la prima vera relazione, il primo contatto umano, è una danza che alterna passi del femminile (accoglienza- sensibilità- empatia-capacità di ascolto), laddove si accoglie il coachee per dargli il benvenuto e fargli spazio, accettarlo, permettere la conoscenza reciproca raccogliendo le sue domande, e passi del maschile ( azione- logica- concretezza- logica- gestione)il quale si inserisce attivamente nel fornire tutte le informazioni necessarie a far capire che cos’è e cosa non è il coaching, per togliere dubbi e portare la maggiore trasparenza e coerenza possibili nell’eventuale svolgimento del percorso.

Già in questo contesto le 4 “A” DELLA RELAZIONE FACILITANTE si sono fatte spazio.

-ACCOGLIENZA -ASCOLTO -ALLEANZA – AUTENTICITÀ

Se nell’accoglienza e nell’ascolto la padrona di casa è il femminile con la capacità empatica, il silenzio, con la capacità di” ENTRARE VUOTI E DISORIENTATI” in sessione, il maschile aiuta il coachee attraverso la formulazione delle domande.

Nell’alleanza e nella autenticità invece mi viene di affermare che c’è una assoluta necessità che il maschile e il femminile siano alleati e autentici tra di loro perché la fiducia e la veridicità interiore rappresentano due pilastri imprescindibili alla creazione della relazione stessa.
Altra complementarietà la troviamo nelle COMPETENZE distintive del coach laddove il SAPERE ( padronanza di metodologie + strumenti e conoscenza) e il SAPER FARE ( capacità realizzative + prestazioni efficaci + elaborazione di piani di azione) si esprimono in tutto il loro maschile, e il SAPER ESSERE ( consapevolezza + ascolto + empatia + autoriflessione) invece con il suo opposto femminile.

Queste tre dimensioni della persona e il loro possibile allineamento ruota attorno a questi due archetipi.
Se ci spostiamo ora nella STRUTTURA DELLA SESSIONE notiamo come la sua forma a spirale inizia con una modalità femminile, FASE DI ESPLORAZIONE e FASE DI ELABORAZIONE, momenti più introspettivi improntati in un dialogo aperto composto da silenzi ed elaborazioni che il coachee sviluppa dentro di sé grazie all’accompagnamento del coach. Questo è un tipo di dialogo che se rispettato aumenta la consapevolezza e la conoscenza del sé. La stessa domanda del coach che nasce in maniera maieutica, nel qui e ora, non pensata e formulata in anticipo possiede un’impronta femminile.

A mano a mano che scendiamo nella spirale, il maschile prende forma con la richiesta della consapevolezza della MOBILITA’. E’ avvenuto un cambiamento? Quando? Che importanza ha avuto? Quali vantaggi ha portato? La concretezza, la logica, l’analisi maschile direzionano questa importante fase di controllo e continuano successivamente con la FASE ESECUTIVA .
Infatti la definizione dell’obiettivo di sessione successiva, l’individuazione di eventuali ostacoli e facilitatori, la progettazione e l’attuazione del piano di azione richiedono direzione e concretezza.
Questi ultimi aspetti sono altresì più evidenti quando il coachee ha maturato consapevolezza sul suo presente percepito e sulle proprie potenzialità, quando è pronto a trasformare il suo futuro desiderato in uno o più obiettivi. Il coach ( e il suo maschile) lo aiuterà nel rendere questo obiettivo funzionale ed efficace attraverso l’applicazione della tecnica del GOAL SETTING ( OBIETTIVO S.M.A.R.T.E.R.) e nello sviluppo del PIANO D’AZIONE laddove si deve gestire una pianificazione concreta, specifica, definita,misurata e registrata. Laddove la direzione, l’azione, la programmazione, l’individuazione delle aree di intervento, degli eventuali ostacoli, delle azioni da compiere, la scelta delle priorità e il monitoraggio sono prerogative dell’archetipo maschile appunto.

Prendendo in considerazione la COMUNICAZIONE , strumento principale e indispensabile nella relazione del coaching notiamo come l’essere umano utilizza moduli di comunicazione LOGICI ( aspetti più legati al contenuto = maschile) e ANALOGICI (aspetti più legati alle emozioni = femminile).
Nel dialogo coach-coachee la comunicazione logica, verbale, quella che si esprime attraverso la parola (maschile) e quindi il contenuto, aiuta ad avere e a dare informazioni indispensabili al fine della creazione della relazione. Contemporaneamente si alternano i passi dell’attore femminile che attraverso la comunicazione analogica, quella non verbale composta dall’espressione delle varie emozioni va ad arricchire, se non anche a modificare il significato del contenuto: riso – pianto – dolore – rabbia – silenzio..

E proprio il silenzio merita un posto speciale nella comunicazione del coaching perché pur essendo attivo rappresenta il mezzo con il quale il coach evita di interrompere il flusso dei pensieri e quindi il ciclo comunicativo avviato dal coachee, permettendogli di riavviare il proprio dialogo da un livello di consapevolezza superiore.

Un’altro contesto dove il maschile e il femminile alternano i loro movimenti ritmici è la dimensione temporale del dialogo nel coaching. KRONOS e KAIROS.
Kronos, il maschile, è quello che scorre sulle lancette dell’orologio, logico e sequenziale. Si concretizza nella durata effettiva di ogni singolo colloquio, nella lunghezza complessiva di tutto il percorso, nel mantenimento di un giorno e di un orario concordato. L’organizzazione del tempo permette di proteggere e istituire dei confini entro cui le emozioni e i pensieri possono essere compresi ed elaborati. E’ inoltre un parametro che consente di ricavare dati interpretabili quali ritardi, sessioni saltate, o le richieste di anticipare un colloquio.
Kairos, il femminile, è il tempo nel mezzo, un tempo indeterminato, senza limiti e senza barriere, il QUI E ORA, non si è né nel passato né nel presente, si è nell’ADESSO. E’ un luogo in cui la consapevolezza, la trasformazione e il cambiamento interiore si incontrano. E’ il tempo interno del coachee , un tempo individuale, il suo momento propizio, intuitivo, in cui si permette di fermarsi e in cui qualcosa di speciale accade.

Il coach capace e centrato dovrà avere dentro di sé e far proprie queste due dimensioni temporali per poter mettere in atto una buona gestione del tempo, quello esterno e quello interno del coachee.

Conoscere gli archetipi, sapere in che modo si manifestano nella nostra vita, quale importanza e quale spazio hanno nel sistema psichico umano, come si relazionano tra di loro interiormente, ci aiuta a comprendere quali aree hanno necessità di essere maggiormente nutrite e quali invece di essere lasciate in sosta per un periodo di tempo per avere un migliore approccio al metodo del coaching , se non che, aspetto ancora più importante , un rapporto più equilibrato e sano verso il coachee.

Se il femminile intuisce, il maschile realizza, se il femminile dà una direzione, il maschile la percorre fino in fondo. E’ in questa felice armonia che il femminile “sente” ed il maschile “sa”, che il femminile dice: “come stai?” ed il maschile replica: “cosa fai?” E’ in questo equilibrio perfetto che si realizzano le nozze sacre con il femminile legato all’ESSERE e al maschile al FARE. Infatti possiamo cosi riassumere

NON E’ COACHING SE MANCA L’AUTOCONSAPEVOLEZZA ( femminile)

NON E’ COACHING SE MANCA L’AZIONE ( maschile)

Quando queste due polarità non sono allineate tra loro verrà a mancare un allineamento con il nostro essere, una disarmonia nella conduzione della sessione del coaching, una disarmonia nella creazione della
Relazione.
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Proprio legandoci al concetto che una nostra non centratura rischia di farci vedere il coachee in maniera distorta, propongo uno schema che può aiutare ad individuare gli ostacoli che si possono incontrare a seconda se siamo uomo o donna e quale delle due polarità si trovano in eccesso piuttosto che in difetto:

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Considerato che la conoscenza di sé rappresenta per il coach un passaggio fondamentale per riuscire a portare a termine un percorso di accompagnamento faccio riferimento alla domanda di coaching preferita da John Whitmore: CHI SEI TU?

Credo che un coach che si approcci a questa professione debba porsela a sé stesso prima di tutto che al coachee. Di frequente il concetto che abbiamo di noi stessi esclude la consapevolezza delle forze polari dentro di noi .Non preoccupiamoci di esplorare noi stessi, di scoprire quelle zone d’ombra che spesso rinneghiamo. Tanto maggiore sarà l’accettazione di chi siamo, maggiore sarà l’accettazione che riusciremo a mettere in atto nei confronti del coachee.

 

 

Chiara Cingano
Naturopata-iridologa
Consulente nutrizionale
Coach professionista in ambito Life
Padova
soledimaggio26@libero.it

 

Nota:
La Relazione Facilitante e le “4A”, le Fasi della Sessione, sono concetti di proprietà intellettuale di INCOACHING Srl

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