Categoria: “E’ tardi, è tardi, ho fretta è tardi!”. Cosa sarebbe successo al Bianconiglio se avesse deciso, un bel giorno, di chiamare un coach?

Categoria: “E’ tardi, è tardi, ho fretta è tardi!”. Cosa sarebbe successo al Bianconiglio se avesse deciso, un bel giorno, di chiamare un coach?

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“E’ tardi, è tardi, ho fretta è tardi!”. Cosa sarebbe successo al Bianconiglio se avesse deciso, un bel giorno, di chiamare un coach?

È tardi, è tardi, ho fretta è tardi!
(Bianconiglio )

 

Chi non ricorda questa famosa frase del Bianconiglio di “Alice nel paese delle meraviglie” di Lewis Carroll?

Quante volte l’abbiamo detta o ci capita di ripeterla nell’arco di una giornata? E magari, mentre la diciamo, stiamo correndo affannosamente, sempre di fretta e stressati, con quella sensazione che il tempo non basta mai e siamo sempre in ritardo?

Mi domando che cosa sarebbe successo al Bianconiglio se avesse deciso, un bel giorno, di chiamare un coach e di intraprendere un percorso di coaching. Non un percorso qualsiasi, un percorso di Coaching Evolutivo®.

Mi chiedo anche che cosa avrebbe provato se di fronte a sé avesse avuto un coach che, accogliendolo in sessione, gli dicesse: “hai tutto il tempo che ti serve”.

Come sarebbe cambiata la sua vita se avesse trovato un modo per stabilire delle priorità e scegliere un ordine con cui fare le cose? Se avesse trovato uno strumento per pianificare meglio le sue attività? Se avesse trovato un po’ di tempo per prendersi cura di sé?

Posso provare ad avanzare delle ipotesi di risposta, raccontando cosa è successo a me, che all’inizio del mio percorso di coaching, ero esattamente come lui.

 

Che cosa si intende per coaching?

Alessandro Pannitti e Franco Rossi, nel loro libro “L’essenza del Coaching. Il metodo per scoprire le potenzialità e sviluppare l’eccellenza”, lo definiscono così: “Il Coaching è un metodo di sviluppo di una persona, di un gruppo o di un’organizzazione, che si svolge all’interno di una relazione facilitante, basato sull’individuazione e l’utilizzo delle potenzialità per il raggiungimento di obiettivi di miglioramento/cambiamento autodeterminati e realizzati attraverso un piano di azione

 

Cosa significa Coaching Evolutivo®?

  • è un metodo ideato da INCOACHING®, che fonda la sua efficacia su una Relazione Facilitante e fa leva sulle 4 Meta-potenzialità proprie dell’essere umano, cioè Consapevolezza, Autodeterminazione, Responsabilità e Eudaimonia;
  • è un metodo in cui se le 4 Meta-potenzialità vengono adeguatamente sviluppate e allenate dal coach, consentono al cliente (coachee) il pieno utilizzo del suo reale potenziale;
  • è un metodo che prevede la crescita e l’evoluzione nelle 4 aree da parte del coachee.

 

Qual è lo strumento operativo di INCOACHING®?

Lo strumento operativo di INCOACHING® che traccia il percorso efficace di un percorso di coaching è la “Mappa del Coaching”, che può essere utilizzato anche in un’unica sessione singola.

Al centro della mappa c’è la relazione tra coach e coachee, dove il coach:

  • accompagna il partecipante dal presente percepito al futuro desiderato, partendo dall’affiancamento e dall’osservazione dei comportamenti fino alla creazione di un piano d’azione condiviso e monitorato;
  • si relaziona al coachee come “persona in quanto tale” e non come “persona portatrice di un problema”;
  • si focalizza sul coachee, utilizzando le quattro “A” della relazione di Coaching, cioè Accoglienza, Ascolto, Alleanza e Autenticità.

Il coach, nella sua relazione con il coachee, utilizza i tre strumenti principali di dialogo per la mobilità: le domande, il silenzio e il feedback d’ascolto.

Il punto di partenza dell’intervento di coaching è la domanda di coaching, cioè la domanda di aiuto che nasce da una “crisi di autogoverno” del coachee, costituita dal presente percepito e dal futuro desiderato.

Una volta conclusa questa prima fase, si procede con le successive, che riguardano:

  • 1 – Potenziale
  • 2 – Obiettivo
  • 3 – Piano d’Azione
  • 4 – Ostacoli
  • 5 – Facilitatori
  • 6 – Monitoraggio

 

Ognuno di questi 6 elementi che costituiscono la “Mappa del Coaching” è integrato all’interno di ciascuna sessione di coaching, che si compone di tre fasi: la fase dell’esplorazione, la fase dell’elaborazione e la fase dell’esecuzione.

Una volta conclusa la fase dell’esplorazione, il coach lavorerà con il coachee sul potenziale durante la fase dell’elaborazione e sull’obiettivo, il piano di azione, gli ostacoli, i facilitatori e il monitoraggio durante la fase di esecuzione.

 

Il mio percorso: verso il miglioramento della gestione del tempo

Il tema su cui ho lavorato durante il percorso di coaching è stato migliorare la gestione del mio tempo, con l’obiettivo di trovare uno o più strumenti che mi aiutassero a pianificare meglio le mie attività.

Sessione dopo sessione, e tra una sessione e l’altra, grazie al mio coach, ho allenato il mio C.A.R.E.® (Consapevolezza, Autodeterminazione, Responsabilità e Eudaimonia), giungendo alla consapevolezza che sono in grado di:

  • stabilire le mie priorità;
  • scegliere un ordine con cui fare le cose in base a tali priorità;
  • pianificare le mie attività;
  • calcolare, durante la pianificazione, il tempo legato a possibili imprevisti;
  • includere, nella pianificazione delle attività, gli appuntamenti con me stessa, in termini di avere cura di me.

 

Riporto in sintesi, alcune tappe significative del mio percorso.

 

Dal presente percepito al futuro desiderato attraverso le immagini e le emozioni

In questa prima fase si è creata la vera alleanza di lavoro con il mio coach.

Mi sono sentita accompagnata in modo maieutico, ad una narrazione sempre più precisa e dettagliata del mio presente percepito, accolta e ascoltata in modo autentico.

Questo mi ha portato a fidarmi e a definire la mia situazione di partenza con una immagine molto chiara, la stessa immagine che ho scelto per questa tesina.

Dando voce a questa immagine dissi: “Io sono il Bianconiglio, ho fretta, è tardi”. Proseguendo con l’esplorazione delle mie emozioni aggiunsi: “mi sento agitata, in balia del tempo che mi perseguita, non riesco a gestirlo, sono in continua rincorsa su tutto e sono sempre in ritardo. Non riesco ad organizzarmi bene. Le lancette del mio grosso orologio dorato sono grandi, i secondi scorrono velocemente e mi ricordano che il tempo passa inesorabilmente. Rimango immobile con una sensazione di impotenza. Ho paura e sento il cuore battere molto forte”.

Una volta esplorata questa condizione, il mio coach mi ha accompagnata alla definizione del mio futuro desiderato, della situazione ideale per me, sempre attraverso un’immagine.

Dando voce al mio essere Bianconiglio, dissi: “Sono in spiaggia, prendo il sole e sorseggio un drink guardando il mare. Sono rilassato. Mi godo il mio tempo. Il mio orologio è piccolo, lo porto al polso e lo guardo di tanto in tanto”.

La sessione di coaching entra nel vivo a partire dalla definizione del futuro desiderato, perché il coach non può far niente sul presente percepito del coachee.

Più il coachee entra nella visualizzazione del futuro desiderato, più la mobilità aumenta.

Infatti, più esploravo come mi sentivo su quella spiaggia, più assaporavo quella sensazione di benessere, calma e rilassatezza, più sentivo in me una grande attivazione ed energia, rispetto alla prima immagine: questo cambiamento di stato è il potenziale.

Le domande del mio coach in questa fase sono state cruciali – “Sei già su quella spiaggia: come stai? Cosa provi? Quali emozioni? Quali sensazioni? Raccontami una tua giornata tipo…” – per trasformare il potenziale emerso in risorsa.

Se il coach non lavora sul potenziale emerso, questo torna indietro e non si trasforma in risorsa. Gli step immediatamente successivi sono infatti focalizzati sulla consapevolezza di questo cambiamento, di questa mobilità, in termini di focalizzazione, guadagno e rilevanza, per permettere alla risorsa emersa di diventare risorsa consapevolizzata, ed infine risorsa agita, attraverso il piano di azione che il coachee mette in campo alla fine di ogni sessione.

 

Work-in: la visione dall’alto per stabilire le priorità

Un altro importante switch nel mio percorso di coaching fu sperimentare, grazie ad un work-in proposto dal mio coach e condiviso con me, un modo diverso di guardare le cose, dove per work-in si intende uno strumento che serve ad allenare il potenziale del coachee.

Quella mattina ero molto agitata per via della mia to-do-list giornaliera lunghissima: il mio coach, al momento opportuno, mi propose di prendere un foglio bianco e di riscrivere tutte le attività in modo diverso rispetto alla modalità lista, dove comparivano, ad elenco, un’attività sotto l’altra.

Presi un foglio e iniziai a scrivere tutte le attività in ordine sparso, occupando tutto lo spazio che avevo a disposizione. A quel punto mi fece alzare in piedi, mi fece guardare il foglio dall’alto e assegnare ad ogni attività un numero, in ordine progressivo, rispetto alle scadenze. La numero 1 era la più urgente, a seguire tutte le altre.

Fu illuminante per due motivi: non erano tutte importanti allo stesso modo e soprattutto, quelle meno importanti potevo spostarle ai giorni seguenti.

Averle scritte in un altro modo – cambiando il mio solito schema (da lista a sparse) – e averle guardate da un’altra prospettiva, mi aveva permesso di guardare la realtà da un altro punto di vista. A fine sessione l’agitazione era passata ed io avevo acquisito, oltre che uno strumento operativo molto prezioso per assegnare le priorità, anche la consapevolezza che la realtà cambia in base alla prospettiva con cui la guardi.

 

Work-out: l’allenamento

Sapevo dove volevo arrivare e pian piano, giorno dopo giorno, stavo acquisendo e praticando, attraverso i work-in e i work-out, molti strumenti utili per allenare il mio potenziale. Mi stavo allenando sodo per raggiungere il mio obiettivo, che nel frattempo avevo sempre meglio definito, grazie all’accompagnamento del mio coach lungo il percorso.

Avevo acquisito un modo per dare priorità alle mie attività e avevo capito che era possibile pianificarle in modo temporale grazie all’attenzione che avevo iniziato a porre alle scadenze.

Ora avevo bisogno di uno strumento più efficace per la pianificazione. Dico più efficace perché fino ad allora avevo usato il calendario del cellulare, ma la mia agitazione e il senso di fretta, perduravano.

Lavorando sull’utilizzo di quello strumento in sessione, era emersa la mia sensazione di freddezza e rigidità nei confronti di quello strumento di pianificazione. Le attività che inserivo in quel planning erano legate tutte al lavoro, non riuscivo a inserire momenti per me, considerandoli importanti alla stregua degli impegni lavorativi. Mi serviva uno strumento più caldo ed accogliente.

Ricordo che in sessione il mio coach mi chiese che significato avevano per me queste parole – caldo e accogliente – fino ad arrivare a definire che ero alla ricerca di uno strumento più concreto, materiale e tangibile.

Il mio coach, a fine sessione, mi propose questo work-out: realizzare, con carta e penna, una sorta di tabella della settimana, compresi sabato e domenica, completa di orari, e inserire lì, a penna o a matita, le mie attività. Se avessi dovuto inserire attività su più settimane, avrei disegnato tante tabelle quante me ne sarebbero servite.

Questo work-out avrebbe avuto la durata di una settimana, cioè del tempo che sarebbe intercorso tra quella sessione e la successiva.

Lo feci e decisi di abbandonare, per quella settimana, il calendario sul mio cellulare, compilando solo quelle tabelle “fai-da-me”.

In questo mondo super tecnologico, mi sembra ridicolo un esercizio del genere”, pensai.

Ero di fronte a un bivio: fare il work-out e sperimentare anche questo allenamento, oppure dare ascolto a questo pensiero e non farlo.

Feci il work-out e giunsi alla consapevolezza che tornare a scrivere a mano su un supporto cartaceo mi aveva dato quel senso di calore e di concretezza di cui avevo bisogno. Scrivere, invece che digitare sul telefono, mi aveva permesso di vedere in modo diverso ogni attività, di darle un peso e una importanza differente, di vederne una forma.

Quando il mio coach mi chiese il feedback rispetto al work-out che avevo eseguito ero molto soddisfatta: avevo finalmente trovato lo strumento giusto, buono per me, efficiente ed efficace, per gestire ed organizzare al meglio il mio tempo.

Alla fine di quella sessione, la prima azione che misi in campo per il mio piano d’azione, fu quella di uscire e andare a comprare un’agenda con la pianificazione settimanale. Da allora non posso più farne a meno.

 

E il Bianconiglio?

Attualmente è in spiaggia, prende il sole e gusta il suo drink, guardando il mare. Si prende cura di sé, sempre con l’accortezza di avere la sua agenda accanto a lui.

 

Elisabetta Rainoldi
Coach Professionista e Professional Counselor
Milano
elisabetta.rainoldi@gmail.com

 

Bibliografia
A. Pannitti, F. Rossi (2012), L’essenza del Coaching. Il metodo per scoprire le potenzialità e sviluppare l’eccellenza, Franco Angeli.

Nota: la Teoria del Meta-potenziale C.A.R.E.® , il Coaching Evolutivo® , le 4A e la Relazione Facilitante sono di proprietà intellettuale di INCOACHNG® Srl.

 

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