Categoria: Bull-coaching: con la parola si ottiene molto di più

Categoria: Bull-coaching: con la parola si ottiene molto di più

bullismo_coaching

Bull-coaching: con la parola si ottiene molto di più

Che cos’è il bullismo: caratteristiche, ambiente, diffusione

Per definizione, il Bullismo è “una condotta lesiva che un soggetto più forte, il bullo, tiene – in maniera sistematica e continuativa – nei confronti di un soggetto più debole, la vittima.
Il bullismo si basa principalmente su tre fattori:

  • 1. Asimmetria nei rapporti fra bulli e vittima;
  • 2. Intenzionalità del male sia psicologica che fisica;
  • 3. Persistenza nel tempo.

 

Questo fenomeno può verificarsi in modo diretto (atti di violenza fisica) o indiretto (azioni sottili e impercettibili, prese in giro, bullismo psicologico ecc.). Gli atti di bullismo si manifestano principalmente in luoghi comuni, come le scuole o per strada, in particolare dai 7 ai 14 anni di età. Da questo ultimo dato si può evincere che è un fenomeno più diffuso tra le scuole elementari e medie, rispetto alla scuola secondaria. Infatti, secondo un’indagine statistica condotta dall’Osservatorio Nazionale Adolescenza, circa il 30% dei ragazzi che frequentano le scuole medie subisce atti di bullismo; per molti di questi ragazzi, questo comporta anche perdita di autostima, autolesionismo (32% dei casi), crisi di pianto (54%) o addirittura al suicidio (46%).
Chi ha subito il bullismo, inoltre, può avere delle ripercussioni anche future: frequenti sono i casi di persone che poi, da adulte, manifestano problemi relazionali e fisici causati proprio dalle ferite emotive lasciate da questo fenomeno.

 

Testimonianze e approfondimenti dei casi

– Testimonianze indirette

Di casi di bullismo, purtroppo, ce ne sono fin troppi. Per raccogliere quante più testimonianze e racconti, è stato creato un programma tv, chiamato #MaiPiùBullismo, strutturato come una mini serie-documentario condotta dal celebre giornalista Pablo Trincia.

Il conduttore stesso si definisce un “Coach”, in quanto non si limita a documentare, bensì ad analizzare e proporre un dialogo ed un approfondimento della situazione di ogni ragazzo coinvolto, utilizzando diverse tecniche di Coaching (utilizzo delle domande, dei silenzi, posizioni relazionali di Berne, incremento della consapevolezza ecc.)

L’obiettivo del programma non è quello di colpevolizzare qualcuno, ma di sensibilizzare l’opinione pubblica e dar voce ai ragazzi che ancora vivono nel silenzio per paura di peggiorare la situazione in cui si trovano. Lo scopo inoltre è facilitare la comprensione ed attivare una riflessione interna sul problema, migliorando le relazioni tra coetanei e sottolineando l’importanza del ruolo dell’istituzione scolastica.

Dall’analisi di questo programma, ciò che si nota maggiormente è come i gesti quotidiani e le prese in giro vengano nettamente sottovalutate dai “bulli” e spesso anche dai genitori stessi. Emerge inoltre che, dal semplice dialogo, nasca la consapevolezza che qualsiasi cosa si faccia, prima, debba essere ben ponderata.

– Testimonianze dirette

Per arricchire le mie analisi dell’argomento, ho raccolto e riassunto alcune testimonianze dirette di amici e conoscenti che hanno voluto dire la loro su questo tema o che si sono trovate a dover affrontare situazioni di bullismo.

Enrico (Kikko) (28 anni, ballerino e insegnante di danza)

Io: Che cosa ne pensi del bullismo?
K: Penso che sia una forma di violenza dovuta a delle mancanze che un ragazzo (il bullo) ha in famiglia, degli sfoghi che poi ricadono sui suoi amici e sui suoi compagni, come una catena.

Io: Quando eri piccolo hai mai assistito a casi di bullismo su di te e sui tuoi compagni?
K: Io sono stato un po’ da entrambi i lati: non ho mai fatto il “bullo” ma sono stato “leader” della classe, quello che tutti prendevano come riferimento.
La situazione si è ribaltata l’anno in cui ho cominciato a ballare: io volevo semplicemente esprimermi in quella che era la mia passione, cioè la danza, e il fatto che fosse una cosa così diversa “dagli standard” del tempo ha fatto sì che i miei amici e compagni non accettassero la cosa ed iniziassero ad allontanarsi.
Una scena che mi ha particolarmente segnato in questo periodo della mia vita è stato il giorno del mio compleanno: in classe quelli che mi stavano più addosso mi hanno preso a spintoni, mentre per la mia festa di compleanno vennero in tre, ossia quelli che io una volta reputavo “sfigati”, i nerd della classe, che continuavano comunque a vedermi come il ragazzino eccentrico o carismatico di una volta.

Io: Quando hai sentito la necessità di cambiare questa situazione?
K: Io mi sono sempre fatto forza grazie alla mia passione, perché era stata il motivo per cui venivo deriso, e nel momento in cui ho cominciato ad avere dei risultati anche a livello professionale, ho ottenuto la mia rivincita. Dopo anni, parlando con le persone da cui ero stato “bullizzato”, ho notato che per loro è stata una cosa leggera, passeggera, perché se la sono vissuta da fuori; mentre per chi, come me, se l’è vissuta da dentro, è un peso che ti rimane nel corso del tempo.

Io: Ad oggi, invece, quali sensazioni hai riguardo al tuo passato?
K: Oggi mi sento condizionato da quello che mi è successo, ma allo stesso tempo mi sento molto più forte di un’altra persona che non ci è passata. Mi sento un po’ cambiato e molto più sensibile.

Io: Se dovessi dare un consiglio a dei ragazzi vittime di bullismo, quale sarebbe?
K: Facendo l’insegnante di break dance anche per bambini, spesso vengo a contatto con dei miei allievi che mi raccontano di venir presi di mira dai loro compagni. Io dico loro di andare avanti a testa alta sempre e comunque, perché bisogna dimostrare a sé stessi di essere più forti della persona che si ha di fronte. Quindi se dovessi dare un consiglio direi: “tieni duro”, anche se ad un bambino l’unica cosa che dovresti dire è “viviti la vita, fai quello che ti fa stare bene e gioca, gioca con i tuoi amici e sporcati i pantaloni di erba. Fino a quando puoi, tieni duro e sorridi

Arianna (22 anni, studentessa universitaria di scienze della formazione)

Io: Che cosa ne pensi del bullismo?
A: Credo che sia un fenomeno ancora troppo sottovalutato, perché tutti la credono una “fase di passaggio”. Fare finta di non vederlo può portare a conseguenze inimmaginabili: il bullismo va affrontato e schiacciato cercandone le possibili cause e soluzioni.

Io: In passato hai mai assistito ad episodi di bullismo su di te o sui tuoi coetanei?
A: Quando ero piccola me ne hanno dette di tutti i colori: “cicciobomba, palla di lardo” sono le cose che risuonano dentro la mia testa più di tutte. Non sono mai riuscita ad amare me stessa perché nello sguardo, nelle parole, nei gesti degli altri non vedevo nulla da amare.

Io: Quando hai sentito la necessità di dire “Basta”?
A: Non ho mai detto “basta.” La situazione è cambiata solo quando sono andata alle scuole superiori, dove ho incontrato persone “vere” e che mi apprezzavano per quello che ero dentro e non per quello che sembravo fuori.

Io: Quale consiglio daresti a chi è vittima di bullismo? E ad un bullo?
A: Ad un bullo direi solo di fermarsi, respirare e riflettere su ciò che sta facendo. A chi è “vittima” direi di non tenersi tutto dentro, non lasciare che le parole li scalfiscano, che vi lascino i segni. Valiamo molto di più di quello che gli altri ci vogliono far credere. Noi, siamo più importanti di chiunque altro.

Da questa serie di testimonianze si evince che il bullismo rappresenta una delle forme peggiori di violenza tra ragazzi. Una persona vittima di bullismo perde consapevolezza di quella che è la propria unicità e ed è alla continua ricerca di accettazione ed integrazione da parte dei suoi coetanei.
Purtroppo non c’è stata ancora la possibilità di ricevere testimonianze da parte di chi ha “praticato” del bullismo, ma saranno analisi e ricerche protagoniste dei prossimi approfondimenti.

 

Il metodo del Coaching applicato nel bullismo

L’utilizzo del Coaching nelle persone che commettono o subiscono bullismo risulta, a mio parere, efficace in quanto gli strumenti e le tecniche utilizzate sono volte a consapevolizzare chiunque ne venga a contatto.

– Strumenti e tecniche efficaci

Nei casi precedenti, la visione distaccata e il meta-ascolto (ossia non concentrato sul contenuto ma su cosa sta accadendo), l’utilizzo delle domande di approfondimento, di ridefinizione e di ipotesi potrebbero risultare particolarmente efficaci per lo sviluppo del potenziale e del senso di autoefficacia del Coachee.
Un altro strumento da tenere in considerazione potrebbe essere la messa in opera di Work In e Work Out, ossia esercizi e azioni finalizzate alla cura di sé, alla consapevolezza e alla mobilità interna. I Work in/out sono sempre proposti e condivisi con il Coachee, che è libero di stravolgerli, personalizzarli o cambiarli in qualunque modo; aiutano a sviluppare la creatività tramite l’utilizzo del pensiero laterale, facendo emergere le proprie potenzialità caratterizzanti.

– Setting

Da non trascurare è assolutamente la scelta di un setting appropriato. Il setting rappresenta l’ambiente in cui si svolge l’intervento di Coaching, e quando i Coachee sono principalmente ragazzi, deve essere necessariamente un posto accogliente e privo di qualsiasi tipo di interferenze o pericoli. (di solito, infatti, i primi incontri sono organizzati nella sua “cameretta”). Solo dopo aver acquisito la fiducia e creato l’alleanza con il ragazzo, si possono spostare gli incontri nello studio del Coach.
Questi sono solo alcuni degli svariati strumenti con cui il Coaching può essere utile a emarginare il problema del bullismo e rappresentano già un primo passo verso l’analisi e la prevenzione di un fenomeno in continua espansione.

– Principali soluzioni

Risulta difficile parlare di vere e proprie soluzioni al problema del bullismo, ma di certo la prima barriera da abbattere, è quella del silenzio e dell’omertà: parlare del problema con figure di riferimento, come genitori o professori, proporre campagne di sensibilizzazione e interventi individuali di Coaching (eventualmente nelle scuole), rappresenterebbero un efficace strumento per la consapevolezza della realtà che ci circonda.

 

Conclusione

In conclusione, il connubio tra metodo del Coaching, la sensibilizzazione e l’informazione rappresenta il giusto “starter pack” per iniziare a combattere il bullismo nelle sue varie forme. Le scuole, gli eventi, i luoghi comuni dovrebbero sostenere queste campagne al fine di estirpare una piaga della società ormai troppo radicata a terra e permettere ai ragazzi, soprattutto in fase adolescenziale, di coltivare la propria autodeterminazione e il proprio carattere tramite esperienze positive e costruttive.

 

Salvitti Cecilia
Addetta Risorse Umane
Life/Teen Coach
Faenza
ceciliasalvitti1@gmail.com

No Comments

Post a Comment

Chiama subito