Categoria: La musica compagna della scoperta di sé: Fabrizio de Andrè il Life Coach

Categoria: La musica compagna della scoperta di sé: Fabrizio de Andrè il Life Coach

INCOACHING Fabrizio de Andrè

La musica compagna della scoperta di sé: Fabrizio de Andrè il Life Coach

Nei secoli la musica ha sempre avuto un ruolo da protagonista nell’evoluzione socio culturale. Per esempio il legame tra musica e filosofia è stato complesso e vitale.

La musica dunque non solo come scelta di vita, ma fonte universale di intime sensazioni, di un significato, un valore, del ricordo di un momento di vita.

Spesso nel mio percorso di vita la musica è stata una guida, talvolta proprio un Coach intimo: mi sono così domandata se realmente la musica potesse essere stata un valido Coach anche per qualcun altro.

Documento così l’incosciente – ma solo apparente – percorso di coaching intrapreso da Umberto in un periodo di vita in cui, a seguito di un brutto incidente stradale, ha potuto operare uno SWITCH significativo del suo essere, anche grazie ad una guida importante e speciale nella quale ha trovato supporto, stimolo e alleanza: le parole e la musica di Fabrizio De Andrè.

La domanda di coaching innescata inconsciamente da Umberto al suo Coach Fabrizio è scaturita da una crisi di autogoverno, che in quel momento specifico era caratterizzata da un lato dalla naturale incertezza del futuro – aveva iniziato da poco l’Università di Filosofia – dall’altro dall’improvvisa condizione di costrizione fisica in un letto d’ospedale, durata circa 45 giorni in cui, impossibilitato a muoversi ed esprimersi, doveva fare i conti con un forte senso di colpa e di vergogna, come descritto nei versi di De Andrè:

E quando i sacerdoti ti rifiutarono alloggio
avevi dodici anni e nessuna colpa addosso
ma per i sacerdoti fu colpa il tuo maggio
la tua verginità che si tingeva di rosso”

da L’INFANZIA DI MARIA – 1970 album ‘La buona novella

Il cammino di Umberto inizia con l’esplorazione del suo presente percepito, caratterizzato da incertezza del futuro, ricerca di senso del sé e gestione della responsabilità di certi errori commessi, come il contestuale incidente in motorino.

In assoluta immobilità fisica, faceva i conti con il senso di vergogna per il suo stato e non sapeva come gestire il forte senso di colpa. Il suo inaspettato coach lo stimola ad un PENSIERO LATERALE: non c’è merito e virtù nei comportamenti positivi, così come non c’è tanta colpa nell’errore, come sottolinea nella canzone la città vecchia

… Se tu penserai, se giudicherai
da buon borghese
li condannerai a cinquemila anni più le spese
ma se capirai, se li cercherai fino in fondo
se non sono gigli son pur sempre figli
vittime di questo mondo

da LA CITTÀ VECCHIA – 1974 album ‘Canzoni

ovvero, Umberto riesce a contestualizzare e relativizzare il suo errore.

Tutto ciò permette ad Umberto di identificare che il suo desiderio, per uscire dalla situazione di stallo, è di avere l’opportunità di perdonarsi.

Di fatto, nel dialogo immaginario con De Andrè, realizza che pur avendo sbagliato, non c’è nulla di irreparabile e il giudizio va sospeso, come suggerito nel verso della ‘ballata degli impiccati’:

Prima che fosse finita
ricordammo a chi vive ancora
che il prezzo fu la vita
per il male fatto in un’ora

da LA BALLATA DEGLI IMPICCATI – 1968 album ‘Tutti morimmo a stento’

Accompagnato da un solido facilitatore quale la filosofia, cresce in lui la convinzione supportiva che non c’è nessun limite alla propria determinazione, se riuscirà a sospendere ogni giudizio. Le parole di De Andrè risuonano con il significato che sei solo tu il reale giudice, nessun altro può farlo, anche se nella società non c’è spazio per il perdono, perché tutti sono primariamente pronti a sentenziare e ad impiccare gli altri:

E allora la mia statura non dispensò più buonumore
A chi alla sbarra in piedi mi diceva “Vostro Onore”
E di affidarli al boia fu un piacere del tutto mio
Prima di genuflettermi nell’ora dell’addio
Non conoscendo affatto la statura di Dio

da UN GIUDICE – 1971 album ‘Non al denaro non all’amore né al cielo

A questo punto, Umberto finalmente è libero di potersi concentrare sul suo C.A.R.E. partendo dalla consapevolezza, in particolare quella dell’errore, che però è senza giudizio morale.

Quel momento di stop di vita gli permette di raccogliere una tale serenità da far uscire un’estrema forza di autodeterminazione:

per chi viaggia in direzione ostinata e contraria col suo marchio speciale di speciale disperazione
e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi
per consegnare alla morte una goccia di splendore
di umanità di verità

da SMISURATA PREGHIERA – 1996 album ‘Anime Salve

Di fatto il Coach Fabrizio riesce ad innescare in Umberto una nuova conoscenza, ovvero il ruolo dell’errore come atto di responsabilità: sbagliare è essa stessa un’opportunità ed un gesto di libertà personale. Anche di fronte al fallimento, l’unico giudice sarà il proprio sé:

io nel vedere quest’uomo che muore,
madre, io provo dolore.
Nella pietà che non cede al rancore,
madre, ho imparato l’amore

da IL TESTAMENTO DI TITO – 1970 album ‘La buona novella

Umberto nel suo percorso si assume la responsabilità di ciò che è stato, non la colpa, autorizzando se stesso al suo perdono. Ugualmente De Andrè racconta Tito che fino a quel momento non si è mai preoccupato del dolore altrui, ora invece vede morire Gesù in croce e prova una capacità di coinvolgimento intesa come assunzione di responsabilità del proprio fare ed essere, in qualche modo anche sugli altri.

La MOBILITÀ che Umberto riesce a decifrare è quella del passaggio da un presente percepito di disperazione, impossibilità fisica e giudizio morale, ad un futuro desiderato in cui lui è protagonista volontario, autonomo e consapevole di ciò che vuole costruire.

Lo scopo fondamentale di questo percorso, anche per Umberto, si rivela essere perciò la presa di coscienza delle proprie potenzialità personali, sia conosciute che mai scoperte, affinché possano essere allenate e trasformate in nuove competenze da utilizzare

… Finii con i campi alle ortiche
finii con un flauto spezzato
e un ridere rauco
ricordi tanti
e nemmeno un rimpianto

da IL SUONATORE JONES – 1971 album ‘Non al denaro non all’amore né al cielo

In questi versi la ricerca di una libertà artistica e spirituale per Jones, allo stesso modo è per Umberto la percezione dei suoi vissuti che si spostano dal rimpianto alla possibilità di scegliere, cioè di inseguire i propri desideri, senza rinunciare all’ideale imprescindibile di libertà, assente da rimorsi, quindi carica di autenticità, e non offuscata dalla morale bene-male.

Umberto visualizza concretamente il suo obiettivo di percorso: investire sul suo percorso universitario. Quindi torna in facoltà a 40 giorni dall’incidente, sfigurato in volto le persone nemmeno lo riconoscevano, ma lui non aveva più vergogna perché realizza ed interiorizza che non sei tu che ti devi bloccare, ma sono gli altri che se vogliono ti possono dare una chance di capirti.

A questo punto va delineandosi chiaramente il piano d’azione: laurearsi entro il 2° anno. Pianifica lo studio e l’organizzazione dei 13 esami mancanti con estremo dettaglio verso quell’obiettivo.

Gestisce ostacoli fisici, ma soprattutto quelli esercitati dalle persone care intorno a lui, dal suo punto di vista eccessivamente premurose, che di fatto lo rallentavano. La spinta motivazionale infatti per lui era di tornare alla normalità il più in fretta possibile, certamente potendo fare affidamento su un facilitatore in particolare: il supporto del fratello maggiore che ha fatto da scudo alle preoccupazioni dei genitori di avere il figlio ancora degente lontano da casa.

Il percorso di allenamento vissuto da Umberto è certamente volto a ricercare la propria vocazione, illuminato da un coach esclusivo da lui stesso scelto e riconosciuto, che ha permesso di scardinare posizioni e di svincolarsi da convinzioni limitanti. Come afferma la Teoria della Ghianda, ogni individuo racchiude già in sé tutte le potenzialità sufficienti per poter diventare albero di quercia.

Come abbiamo imparato da questo corso: ‘Il futuro desiderato del coachee non rappresenta una semplice negazione della crisi di autogoverno, è rivolto più ampiamente alla sua felicità’.

Ecco perché anche questo atipico intervento di coaching ha a che fare con la felicità: ha infatti liberato tutta l’energia utile per la costruzione della eudaimonia di Umberto (musica)

E adesso aspetterò domani
per avere nostalgia
signora libertà signorina fantasia
così preziosa come il vino così gratis come la tristezza
con la tua nuvola di dubbi e di bellezza ….

da SE TI TAGLIASSERO A PEZZETTI – 1981 album ‘Fabrizio De Andrè (l’indiano)

Umberto traduce concettualmente che aspetterà domani per rattristarsi, perché oggi è e vuole essere ancora libero, felice e spensierato: cara Signora mia che sei gratis e preziosissima perché non si compra a nessun prezzo da nessuna parte…. nessuno dunque può uccidere la nostra libertà!

 

Dr.ssa Rosalba Perilli
Psicologa – HR Manager
Padova
rosalbaperilli@yahoo.it

 

* Nota: Il modello C.A.R.E.®  è di proprietà intellettuale della Scuola INCOACHING®.

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