Categoria: Flow – G.R.O.W. – Coaching Evolutivo® e C.A.R.E.®
G.R.O.W. C.A.R.E. Coaching Evolutivo FLOW

Flow – G.R.O.W. – Coaching Evolutivo® e C.A.R.E.®

Correlazioni e interazioni per lo sviluppo del potenziale:

La forza mentale distingue i campioni dai quasi campioni
(Rafael Nadal)

The key to flow is to pursue an activity for its own sake, not for the rewards it brings
(Mihály Csikszentmihályi)

Certamente oggi la vita può offrire molte comodità e non tutto è stressante o noioso; uno dei frutti della civilizzazione raggiunta oggi è lo Sport. Molte persone praticano Sport per le più svariate ragioni: per tenere sotto controllo il peso corporeo ed avere uno stato di salute e benessere fisico, per eccellere nelle competizioni, sognando magari di diventare un professionista, raggiungendo alti livelli di fama e guadagno. Ma qualunque sia il motivo per cui una persona pratica Sport, il nocciolo della questione resta la qualità dell’esperienza che produce fare Sport.

In queste poche pagine si vogliono evidenziare le correlazioni e le interazioni tra i vari metodi di Coaching, tutti miranti all’emersione delle potenzialità del Coachee, allo scopo di raggiungere nella vita come nello Sport l’esperienza ottimale nota come stato di flow.

Lo psicologo Mihály Csikszentmihályi, ungherese di nascita, trasferitosi in America all’età di 22 anni, ha elaborato la teoria del flow, stato fisico–mentale che trasforma un’esperienza ordinaria in ottimale; è in questi momenti che ci si sente realmente vivi e in perfetta sintonia con il compito che si sta svolgendo.

I momenti migliori della nostra vita non sono tempi passivi, ricettivi, rilassanti… I momenti migliori di solito si verificano se il corpo o la mente di una persona sono spinti ai loro limiti nello sforzo volontario di realizzare qualcosa di difficile e per cui ne valga la pena”.
(Mihály Csikszentmihályi)

Le componenti fondamentali che costituiscono l’esperienza di flow e definite da Mihály Csikszentmihályi sono:

  • 1. Bilanciamento sfida–abilità
  • 2. Integrazione tra azione e consapevolezza
  • 3. Obiettivi chiari
  • 4. Feedback diretti e inequivocabili
  • 5. Concentrazione totale sul compito
  • 6. Senso di controllo
  • 7. Perdita dell’autoconsapevolezza
  • 8. Distorsione del senso del tempo
  • 9. Piacere autotelico, fine a se stesso.

 

In tale contesto si inserisce il Coach, che, attraverso la costruzione di una relazione facilitante allena il Coachee al fine di sviluppare un atteggiamento mentale positivo che gli consenta di esprimere al meglio le sue potenzialità, accrescere il senso di autoefficacia, superare i limiti presunti e le proprie convinzioni limitanti, gestire l’ansia e lo stress, porsi mete sfidanti, creare l’atteggiamento mentale insito nello stato di flow.

Il primo a prendere in considerazione i limiti all’espressione del proprio potenziale derivanti dalle proprie convinzioni limitanti è Timothy Gallwey, giocatore ed istruttore di tennis, che nel 1974 pubblica il suo primo libro “The Inner Game of Tennis” nel quale individua come l’avversario più temibile, “quello che si nasconde nella nostra mente”. In particolare, secondo il pensiero di Gallwey, la prestazione che esprime il potenziale di una persona è influenzata negativamente da interferenze. Tale relazione è stata espressa dall’Autore con la nota formula P = p – i (P = prestazione, p = potenziale, i = interferenze).

Secondo Gallwey, “C’è sempre una partita interiore che è giocata nella tua mente qualsiasi sia la partita che stai giocando. Il modo con cui affronti questa partita fa la differenza fra il successo e il fallimento.” (The Inner Games of Tennis, Timothy. Gallwey).

Semplificando la teoria di Gallwey, all’interno di ciascuno di noi esistono due Sé, che indica come Sé1, la parte di noi giudicante e frutto di cultura, educazione e condizionamenti, e Sè2, la nostra parte più autentica. Per aumentare il livello delle prestazioni è necessario limitare al massimo le interferenze prodotte dal Sè1 , al fine di far emergere il proprio potenziale innato, di cui il Sè2 è portatore.

Anche John Whitmore (1937 – 2017), considerato il padre fondatore del Coaching moderno, attraverso lo sviluppo del modello G.R.O.W. (Goal – Reality – Options/Obstacle – Will), cerca di “(…) liberare le potenzialità di una persona perché riesca a portare al massimo il suo rendimento; aiutarla ad apprendere piuttosto che limitarsi ad impartirle insegnamenti” (Coaching, Jhon Whitmore).

Con il modello G.R.O.W., attraverso domande aperte ed esplorative, si vuole aumentare la consapevolezza e la responsabilità della persona. In particolare, definendo obiettivi specifici, misurabili, attuabili, realistici e stabilendo un arco temporale per la loro realizzazione, il modello G.R.O.W. promuove la fiducia e la motivazione interna dell’individuo, con conseguente aumento della produttività e della soddisfazione personale.

Queste teorie, che sono alla base del Coaching moderno, puntano tutte allo sviluppo del potenziale, partendo dal presupposto che ogni essere umano ha un potenziale inespresso, limitato da fattori esterni ed interni.

Attraverso un percorso di Coaching Evolutivo®, metodo che punta allo sviluppo del potenziale personale, inteso come l’insieme dei punti di forza che compongono la complessità e l’unicità del potenziale di ogni essere umano, il Coachee può far emergere le proprie personali modalità per entrare nello stato di flow e vivere un’esperienza ottimale.

Il Coaching Evolutivo® è un metodo di sviluppo del potenziale che, fondandosi sulla Relazione Facilitante fa leva su 4 specifiche Meta-potenzialità proprie dell’essere umano che, se adeguatamente allenate e sviluppate nel Coachee consentono il pieno utilizzo del potenziale”. (Il Coaching Evolutivo® e il Modello C.A.R.E.®, Franco Rossi e Alessandro Panitti).

Il Coaching Evolutivo® si fonda su due elementi di base: la Relazione Facilitante e il Modello C.A.R.E.® delle Meta–potenzialità umane.

Il Coach si occupa della creazione e della cura di una Relazione Facilitante con il Coachee, relazione che consente al Coachee, attraverso una strategia esplorativa guidata dal Coach, l’autodeterminazione di un obiettivo di percorso; il Coach, durante il percorso di Coaching, allena il potenziale del Coachee, anche attraverso l’utilizzo di work–in e work–out concordati, per giungere alla definizione di un piano d’azione che sia finalizzato al raggiungimento dell’obiettivo autodeterminato.

Le Meta–potenzialità che vengono allenate dal Coach attraverso l’utilizzo del modello C.A.R.E. ® sono la Consapevolezza, l’Autodeterminazione, la Responsabilità e l’Eudaimonia.

La Consapevolezza è la Meta–potenzialità per eccellenza e si manifesta come esperienza della coscienza caratterizzata da un atteggiamento aperto e non giudicante; la Consapevolezza è relativa tanto all’ambiente esterno, quanto all’ambiente interno della persona, e quindi allo stato somatico, cognitivo, emotivo, spirituale. L’allenamento di questa Meta–potenzialità non termina con il raggiungimento dell’obiettivo prefissato nel percorso di Coaching, ma dura tutta la vita ed è la vita stessa, attraverso l’esperienza concreta, che ne diventa la scuola più importante (Il Coaching Evolutivo® e il Modello C.A.R.E.®, Franco Rossi e Alessandro Panitti).

L’Autodeterminazione è la Meta–potenzialità che consente ad una persona di compiere scelte consapevoli; in un percorso di Coaching Evolutivo ® il Coachee si riappropria della sua autonomia in un processo crescente di consapevolezza del proprio potenziale, sviluppando così la sua agentività (Bandura) nel compiere scelte ed azioni intrinsecamente motivate, volte a rispondere ai bisogni ed a realizzare i propri desideri.

La Responsabilità è l’attitudine successiva alla Consapevolezza e all’Autodeterminazione, che risponde al processo evolutivo attivato, alle azioni ed ai comportamenti attuati, nonché alle nuove situazioni create dalle scelte consapevoli, motivate e autodeterminate. Significa osservare il cambiamento senza giudizio o pregiudizio. Centrale nello sviluppo di questa Meta–potenzialità è il rapporto del Coacheee con l’errore e con i fallimenti, che diventano occasioni imprescindibili per avviare un percorso di crescita e generare un cambiamento reale e radicato.

Avrò segnato 11 volte canestri vincenti sulla sirena, e oltre 17 volte a meno di 10 secondi dalla fine, ma nella mia carriera ho sbagliato più di 9.000 tiri. Ho perso quasi 300 partite. 36 volte i miei compagni di squadra mi hanno affidato il tiro decisivo e io l’ho sbagliato. Nella vita ho fallito molte volte, ed è per questo che alla fine ho vinto tutto”. (Michael Jordan)

Infine l’Eudaimonia, la felicità nell’autorealizzazione. Già Maslow osservava come “Le attitudini pretendono di essere sfruttate e cessano di protestare soltanto quando vengono adoperate in misura sufficiente. Vale a dire, le capacità sono bisogni, e pertanto sono pure valori intrinseci…”(Maslow)

Attraverso l’espressione del proprio potenziale si giunge all’Autorealizzazione, condizione essenziale per una vita felice.

Nel potenziale umano, entrano in gioco anche le competenze apprese. Le competenze sono spesso associate al “saper fare”, ma, ad un’analisi più approfondita dell’etimologa del termine, non si può non osservare come le competenze mettano insieme anche la “dimensione dell’essere”.

Si definiscono competenze calde quelle competenze che originano da una forte motivazione interna; si tratta di competenze perfettamente allineate con la dimensione dell’essere e con il suo potenziale. Il focus è rivolto unicamente allo sviluppo del potenziale stesso. Il prolungamento di esperienze legate a competenze calde e motivazione interna porta al raggiungimento dello stato di flow.

Al contrario, quando una competenza è sentita come fredda, la motivazione è esterna ed il focus è rivolto unicamente al risultato; in questo caso le competenze non sono allineate alla dimensione dell’essere e il prolungamento di esperienze legate a competenze fredde e motivazione esterna porta ad uno stato di frustrazione che con il tempo diventa insopportabile, indipendentemente dal raggiungimento del risultato.

Le azioni che il Coachee deciderà di intraprendere durante il suo percorso di Coaching, rivolte al raggiungimento del proprio obiettivo e che andranno a formare il suo piano d’azione, saranno tanto più efficaci quanto più saranno allineate alle sue potenzialità, alle sue specifiche competenze, risultando di fondamentale importanza nello sviluppo del percorso una forte motivazione interna, che consenta al Coach di allenare la consapevolezza del Coachee, Meta–potenzialità per eccellenza, che darà al Coachee l’opportunità di utilizzare le proprie potenzialità a supporto delle azioni da intraprendere per il raggiungimento dell’obiettivo.

Tornando all’obiettivo di questo breve lavoro, è importante notare come per il raggiungimento dello stato di flow è necessario che vengano soddisfatte le 9 condizioni esposte precedentemente. Di seguito si propongono le correlazioni e le interazioni esistenti tra ogni singola condizione e l’allenamento del potenziale oggetto di un percorso di Coaching.

1. Bilanciamento sfida–abilità: il compito da svolgere non deve essere né troppo facile, in relazione alle competenze del soggetto, né troppo complesso. In tutti i casi in cui le skills non risultino allineate con la challenge si generano stati d’animo negativi, quali la noia, l’apatia, l’ansia, la preoccupazione. Più skills e challenge tendono all’allineamento “perfetto” più ci avvicina allo stato di flow (si veda la figura sotto). Per un ottimale bilanciamento sfida-abilità il Coach allenerà la consapevolezza e le specifiche competenze del Coachee, affinché esso accresca una forte motivazione interna e alleni le proprie potenzialità, al fine di raggiungere l’obiettivo fissato.

2. Integrazione tra azione e consapevolezza: la mente e il corpo sono fusi in un tutt’uno; la concentrazione e l’impegno sono massimi e l’azione appare del tutto naturale. La crescita della Consapevolezza che il Coachee ottiene durante un percorso di Coaching Evolutivo® con il Metodo del C.A.R.E.® è alla base del raggiungimento dello stato di flow

3. Obiettivi chiari: l’importanza di stabilire obiettivi chiari, tanto a breve che a lungo termine, è essenziale al raggiungimento dello stato di flow, in modo che il Coachee abbia la possibilità fin dal principio di stabilire un piano di azione, che può essere rivisto e riadattato in base all’andamento del percorso di Coaching

 

grow

 

4. Feedback diretti e inequivocabili: l’importanza dei feedback deriva dalla loro attitudine a rendere note le performance ottenute. Il feedback che si ottiene in stato di flow è continuo. In flow la persona sa cosa vuole e al realizzarsi della performance sa che ha raggiunto l’obiettivo. Con lo sviluppo della Meta–potenzialità della Responsabilità attraverso il Metodo del C.A.R.E.® il Coachee sarà in grado di elaborare i risultati raggiunti senza pregiudizio e giudizio; i fallimenti e gli errori, per come sopra meglio evidenziato, diventano importanti momenti di crescita

5. Concentrazione totale sul compito: la concentrazione sul compito da svolgere è totale, il Coachee è nel “qui ed ora”. Nello stato di flow il Coachee non ragiona sul passato o sul futuro, la mente non ha spazio per pensieri non strettamente connessi al compito che sta svolgendo. La capacità di escludere le interferenze viene allenata dal Coach attraverso l’esclusione del Sè1 e l’esaltazione del Sè2 (Timothy Gallwey)

6. Senso di controllo: nello stato di flow la sensazione di controllo è talmente assoluta da dare al Coachee la sensazione di non poter sbagliare, di invincibilità. Con l’allenamento della Meta–potenzialità dell’Autodeterminazione il Coachee si riappropria della sua autonomia in un processo crescente di consapevolezza del proprio potenziale, sviluppando così la sua agentività, intesa ad agire attivamente e trasformativamente, influenzando il contesto in cui si sta operando

7. Perdita dell’autoconsapevolezza: il Coachee è talmente assorto nel compito da non occuparsi del suo ego. Il flow libera gli individui dall’occuparsi di sé stessi e delle proprie convinzioni autolimitanti. Anche in questo caso la capacità di limitare l’azione del Sè1 e lasciare libero sfogo al Sè2 allena il Caochee al raggiungimento dello stato di flow

8. Distorsione del senso del tempo: la percezione del tempo è alterata. Il Coachee in stato di flow non si rende conto del suo scorrere. La relazione con il Coach aiuta il Coachee ad entrare nella dimensione del kairos, dimensione temporale dove non esiste il giudizio, la pressione, non esistono le necessità primarie e non ci si rende conto del trascorrere del kronos.

9. Piacere autotelico, fine a se stesso: l’azione dà un piacere intrinseco, fine a se stesso. Si vive un’esperienza autotelica. E’ una dimensione che il Coachee promuove fortemente ed è quello che fa del flow un’esperienza così eccitante che, un volta provata, si vuole rivivere ancora più volte possibile. L’Allenamento della Meta-potenzialità dell’Eudaimonia converge con il piacere autotelico che si ottiene sperimentando lo stato di flow.

In conclusione, per raggiungere lo stato di flow ci sono due alternative: la prima è aumentare la difficoltà dell’attività a cui ci stiamo dedicando, quando essa è troppo semplice, trasformandola così in una sfida. Quanto più la sfida diventa complessa e il risultato meno scontato, quanto più c’è la tendenza al raggiungimento dello stato di flow.

L’altro modo per raggiungere lo stato di flow è aggiungere competenze che abbiamo a quelle necessarie. Questo ci permette di passare dall’ansia di non avere le competenze richieste all’eccitazione generata da sfide non proprio alla nostra portata. E con più la richiesta di nostre competenze aumenta, tanto più ci troviamo nello stato di flow.

In tale contesto, un percorso di Coaching, nel quale attraverso la creazione di una relazione facilitante, il Coach, con l’utilizzo del modello C.A.R.E.® allena il Coachee stesso alla Consapevolezza, all’Autodeterminazione, alla Responsabilità e all’Eudaimonia, allenando quindi in sostanza il potenziale insito nella persona e le relative competenze, è in grado di creare le condizioni di base al fine dell’identificazione da parte del Coachee delle propria modalità unica ed esclusiva di entrare nello stato di flow.

 

It is by being fully involved with every detail of our lives, whether good or bad, that we find happiness, not by trying to look for it directly
(Mihály Csíkszentmihályi)

Credo che la grandezza sia un processo evolutivo che cambia e si evolve nel tempo
(Michael Jordan)

 

Roberta Gallingani
Dottore Commercialista
Coach professionista diplomato presso la Scuola INCOACHING®
Specializzanda in Mental Coaching
Residente a Udine e Bologna
r.gallingani@me.com

 

Nota:
La Relazione Facilitante e le Meta-potenzialità C.A.R.E.® sono concetti di proprietà intellettuale di INCOACHING Srl.

No Comments

Post a Comment

Chiama subito