Categoria: Il bambino albero (dedicato ai bambini timidi)

Categoria: Il bambino albero (dedicato ai bambini timidi)

bambino albero

Il bambino albero (dedicato ai bambini timidi)

“La vertigine non è paura di cadere ma voglia di volare”
( Lorenzo Cherubini)

Partire da una semplice frase.

La vertigine può rappresentare qualsiasi blocco che è dentro di noi, qualsiasi paura che ci impedisce di volare, di uscire da una zona di sicurezza.

Siamo stati tutti bambini, crescendo ci siamo portati dietro una storia; la nostra storia di crescita, di conoscenza, di cadute, di risalite, di sconfitte, di gioie, di conquiste, di traguardi, di prime parole e di grandi frasi, una ricchezza immensa che ci ha fatto crescere.

Molti bambini hanno paure, timidezze, insicurezze, si chiudono in se stessi, non lasciano entrare nessun adulto o coetaneo, non lasciano liberare le loro capacità per poter esplorare il mondo, perché sono circondati da giudizi che generano ansie, resistenze, fino ad arrivare a una introversione che li confina in un loro mondo.

L’essere fragili ci rende vulnerabili anche nell’infanzia. Cosa ci porta a desiderare di essere invincibili? Imbattibili? Essere noi stessi, cercare la felicità nell’essenziale è questo di cui si sente il bisogno sin da bambini.

I bambini silenziosi, ritrosi ad esprimersi, cercano sempre un modo per comunicare, un modo di dimostrare che ci sono, e la luce del loro essere ce l’hanno dentro. Penso che il metodo del coaching dia la possibilità di renderla potente, come le stelle che ci regalano luce dentro la notte più buia, e ci donano la magia di essere visibili.

Vorrei partire dal gioco e dal disegno, come mezzo di crescita del bambino, come contesto di espressione del comportamento. Giocando e disegnando il bambino libera o può liberare gli oggetti da un potere vincolante, i quali possono acquisire nuovi significati, oppure essere strategie di soluzione ai problemi.

Potremmo attivare, attraverso giochi e domande coinvolgenti, le potenzialità che ci sono dentro al bambino. Un coach che sia in grado di interagire, in un equilibrio accogliente, di ascolto, di alleanza e di autenticità, può far emergere, elaborando e guidando in maniera adeguata il gioco, potenzialità nascoste.

Un’altra osservazione vorrei farla sulle intelligenze multiple che ci fa scoprire Howard Gardner, che invita a osservare oltre. Nelle diverse forme di intelligenza è racchiuso il potenziale umano, diverse capacità che se emergono, possono aiutare l’uomo sin da piccolo a fare scelte che lo conducano alla felicità.

Il fine della scuola, come quello degli educatori e insegnati, dovrebbe essere quello di sviluppare e approfondire le capacità e le inclinazioni personali. Il coaching potrebbe da un lato entrare a far parte degli strumenti didattico-educativi da utilizzare con il fine di far emergere l’intelligenza più specifica che entrerà in stretta relazione con le potenzialità di ogni individuo, superando valutazioni o ancor peggio giudizi che fanno solo riferimento al comune ingegno logico-matematico o linguistico.

L’utilizzo di work-in, studiati per le fasce di età, con un adeguato, (adattato,) processo di domande e feedback, possono essere strategie efficaci che rafforzano i processi mentali del bambino dell’apprendimento.

L’educatore-insegnante-coach deve selezionare e saper proporre esercizi e giochi, da far svolgere al bambino, che attivino operazioni mentali, dandogli la possibilità di potenziare le qualità che ha dentro di sé.

I giochi-work-in da proporre devono essere creativi. Nello specifico, la creatività deve essere orientata come attivazione di potenzialità, quindi libera da ogni giudizio, e orientata a individuare strategie per un migliore apprendimento o per la risoluzione di un problema.

I bambini possiedono la capacità di imitare, di esplorare e immaginare: tre sistemi attivati dalla mente al fine di esercitare e sviluppare tutte le potenzialità evolutive. Attraverso questi tre fondamentali comportamenti emergono e si attivano pensieri, che guidano con più sicurezza le competenze nascoste; fanno affiorare le qualità intellettive, motorie e creative.

Dal punto di vista motivazionale l’intervento di coaching ha una differenza rispetto al gioco didattico, il gioco libero o didattico ha una valenza intrinseca, per il proprio piacere che esso produce. Se invece al gioco segue un’attività con approccio di coaching, vale a dire gioco seguito da domande e feedback, ecco che si è in grado di attivare un flusso di emozioni che possono arrivare in superficie ed essere così scoperte e individualizzate.

Nell’età evolutiva non possiamo pensare al metodo di coaching come per gli adulti, nel mio percorso ho pensato di usare per i bambini un procedimento che unisca la creatività alla maieutica delle domande. Inoltre nell’infanzia la comunicazione non verbale trova espressione attraverso forme di messaggio di tipo grafico-pittorico e/o manipolativo e viene utilizzata come mezzo esplorativo per l’osservazione delle immagini, per la lettura dei tratti grafici e nell’uso dei colori molto significativi. Le domande e i feedback che seguono il disegno, ci fanno acquisire dalle risposte del bambino, emozioni, silenzi, paure, e perché no, anche un presente percepito e un futuro desiderato.

Il disegno come altre attività creative, nell’infanzia ha varie funzioni: favorire la capacità di mettersi in relazione, facilitare l’espressione delle emozioni, essere complemento della comunicazione non verbale. Attraverso tratti e figure il bambino, proietta sul foglio quello che non riesce a esprimere con le parole. Quindi l’insegnante educatore coach può usare il disegno come primo approccio per mettere in atto la relazione facilitante con il bambino. E’ proprio dai tre anni che, secondo me, associando l’iconografia con il verbale, si possono eseguire delle sessioni di coaching, applicando il metodo appreso nella sua interezza.

Particolare importanza rivestono i work-in e work-out nella relazione insegnante educatore coach e bambino in quanto oltre alle domande e i feedback, possono rappresentare uno strumento efficace di esplorazione e di elaborazione di: presente percepito, futuro desiderato, potenzialità, mobilità, capacità naturali che sono dentro al bambino , espressioni eudaimoniche.

L’attività di coaching stimola, processi, emozioni, sensazioni e desideri, convinzioni che possono sviluppare l’autoefficacia nel bambino e quindi rafforza la capacità di affrontare situazioni di grande ansia di fronte a una prova o una situazione nuova o inaspettata.

Quando un bambino è convinto di essere incapace e pensa di essere misurato dagli altri non riesce più ad attivarsi e le sue risorse rimangono chiuse dentro di lui, in modo ermetico, sigillato. Il bambino arriva ad essere il protagonista solo del suo mondo.

I bambini hanno solo bisogno di essere “compresi”, di avere a fianco chi riesce ad accompagnarli nella scoperta delle loro potenzialità e nello sviluppo loro capacità, attraverso chiavi di lettura che rilevano le loro predisposizioni. Ecco perché ho pensato che il coaching potrebbe essere d’aiuto.

Questa tesi non ha nessuna finalità pretenziosa. L’argomento affrontato nasce da una mia riflessione, un mio pensiero, una luce che mi si è accesa.

E… se un genitore volesse comprendere meglio ciò che si racchiude dentro suo figlio, introverso, chiuso in se stesso, giudicato solo per la espressione più esteriore di sé, ipersensibile?

Se un bambino è ipersensibile, percepisce più stimoli e informazioni di altri e ha un maggior coinvolgimento interiore, potrebbe chiudersi nelle sue emozioni e avere un carattere introverso e timido. Questo non vuol dire essere deboli, anzi può abbinarsi a qualsiasi tipo di intelligenza o predisposizione. Cercare la consapevolezza, l’autorealizzazione, la responsabilità e l’eudaimonia, nel bambino potrebbe essere la chiave per farlo uscire da una situazione di confort e illuminare le sue potenzialità.

E… se il C.A.R.E.® fosse un metodo anche da proporre nell’infanzia?

Su queste riflessioni il genitore potrebbe chiedere un percorso di “Kid-coaching”, per il suo bambino.

Vorrei con molta modestia esporvi il mio progetto di Kid-Koaching.

SESSIONE 0: i genitori chiedono una sessione per trovare insieme all’insegnante educatore coach un metodo per far emergere nel loro bambino un modo per comunicare con gli adulti, essendo timido, introverso chiuso in un mondo che appartiene solo a lui. Sono genitori disorientati, che vivono la frustrazione quotidiana di feedback negativi dati dagli insegnanti del figlio, che lo vedono con poche capacità di apprendere.

ACCOGLIENZA-ASCOLTO-ALLEANZA-AUTENTICITA’

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Coachee

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Coach

 

 

 

 

 

 

 

 

  • Creare una relazione facilitante, accogliendo senza giudizio ,ascoltando con attenzione tutte le informazioni, focalizzando l’obiettivo. Trovare alleanza attraverso la fiducia aderendo al percorso con l’autenticità che caratterizza il coach.
  • Raccogliere informazioni
  • Dare informazioni sul Kid-coaching e spiegare le modalità operative
  • Rispondere alle domande del cliente e chiarire eventuali perplessità
  • Definirei tempi
  • Una volta chiarito il tema, stabilire in maniera chiara e specifica l’obiettivo
  • L’insegnante educatore coach farà vedere il setting per le sessioni con il bambino
  • Proposta di attività con il bambino
  • Progetto di coaching
  • Invio del contratto. Con percorso di sessioni più o meno previsto
  • Ad ogni fine sessione: feedback con il committente (genitori) e con il coachee (bambino)

DOMANDE DI SESSIONE 0

  • Quando vi sentite tranquilli possiamo iniziare
  • Mi volete raccontare cosa succede?
  • Avete osservato altro di quello che mi state raccontando?
  • Cosa vi interessa ottenere da questa sessione?
  • Quali argomenti vi sembrano più utili affrontare?
  • Quindi alla luce di quello che mi avete raccontato l’obiettivo è?
  • Da cosa vi accorgerete che l’obiettivo è stato raggiunto?
  • Entro quando pensate che possa raggiungere l’obiettivo?
  • Cosa cambierà quando vi accorgerete che il vostro bambino ha raggiunto l‘obiettivo?
  • Se ho capito bene il vostro obiettivo è, portare il vostro bambino a comunicare con gli adulti e relazioni meglio con i bambini, cercando di potenziare in lui la sua intelligenza, in modo che l’apprendimento sia più adeguato alle sue capacità?
  • Quali sono le situazioni che creano maggiori difficoltà?
  • Se ve la sentite potete elencare delle sensazioni che provate quando avete difficoltà?
  • Cosa provate a leggerle? Quali pensate di voler affrontare per primo?
  • Mi indicate questo come più importante da risolvere? Cosa vi ha fatto scegliere questo?

Da quello che emerge ora vi spiegherò cosa metterò in campo nelle sessioni con il vostro bambino di come cercherò di far emergere le potenzialità nascoste, portando in superficie le abilità intrinseche di vostro figlio. Individuare la sua intelligenza e attraverso quella trovare un metodo di apprendimento e comunicatività più efficace per lui. Trovata la sua sicurezza abbandonerà quel mondo racchiuso in cui si rifugiava, e non sentendosi più giudicato, apprenderà a poco a poco che anche lui ha le sue abilità.

Ora che abbiamo fissato l’obiettivo, se siete d’accordo vi proporrei di tenere un diario a casa, dove annoterete, disegnerete, userete colori, o semplicemente lo guarderete e rileggerete, con emozioni, osservazioni, frasi vostre o del bambino, ogni volta che ci incontreremo per il nostro feedback lo leggerete e costruiremo i percorsi di sessione.

Vi ringrazio e aspetto il bambino, con grande gioia.

SESSIONE 0: Coach e bambino

Coach Bambino

SETTING: “Giocare è il modo di vivere del bambino

  • Creare una stanza come un contenitore mentale
  • Ogni spazio offre esperienze ludiche per poter esplorare le varie intelligenze, in modo da far emergere quella più rappresentativa
  • Luogo senza interferenze-protetto
  • Creare con il bambino una relazione facilitante attraverso l’accoglienza, l’ascolto, l’alleanza e l’autenticità
  • Far scegliere a lui la prossemica
  • Far decidere a lui la comunicazione, verbale, para-verbale, non verbale
  • Se non sceglie nessun tipo di comunicazione, proviamo con il metodo delle immagini
  • L’obiettivo è stato centrato in sessione 0 con i genitori, che era quello di trovare un metodo per farlo comunicare.
  • Anche con il bambino bisogna creare la coachability, aspettative/esigenze
  • Le domande devono essere semplicissime e all’inizio molto aperte, dirette, naturali e concise.
  • Nelle sessioni con i bambini il coach deve aspettarsi anche molti domande rinforzo da parte del coachee.
  • I silenzi saranno essenziali non solo per stimolare l’attenzione del coach sull’attività, ma servirà al coach per osservare la comunicazione del bambino paraverbale e non verbale.
  • Nelle sessioni con il bambino si possono definire degli obiettivi di sessione
  • Offrire Work-in quando si trovano blocchi

– Ciao Elena, io sono Cristina, ti piace questo posto? Ti piace? Quando vuoi puoi andare a giocare o a disegnare, c’è la creta, i colori, i libri se vuoi leggere, puoi scegliere quello che più ti va.

– Hai scelto questo? Come pensi si possa giocare con questo gioco?

– Ti piace giocare in questo modo?

– Bene Elena stai facendo un disegno, hai scelto questi colori posso vedere cosa stai disegnando?

– Hai scelto diversi colori mi indichi quello che ti piace di più?

– Vedo che hai scelto questo, mi fai vedere cosa hai colorato con questo colore?

– Se hai voglia mi spieghi cosa hai disegnato?

– Hai disegnato benissimo, ora vedi intorno a te degli oggetti con lo stesso colore?

– Ti va di metterli tutti vicini?

– Ora che li guardi vicini mi dici o mi fai vedere se sei contenta?

– Elena ho visto che ti piace tanto disegnare e soprattutto usi tantissimo alcuni colori, se ti chiedo di cercare questi colori in casa con la mamma e il papà?

– La prossima volta se lo desideri li guardiamo insieme.

Ho provato a fare un adattamento dello schema del coaching aziendale al “Kid coaching” con due esempi di sessioni: una con il committente (genitore), l’altra con il bambino coachee. Le sessioni con il bambino poi saranno prolungate nel tempo fin tanto da far affiorare più piani d’azione, lui stesso si accorgerà che attraverso questi riuscirà a rassicurarsi e a trovare il modo per far emergere il modo per comunicare con più sicurezza.

Emergerà una sua intelligenza, la quale gli servirà nell’apprendimento e nella sua crescita evolutiva.

Vorrei concludere nel precisare che questo scritto è solo un mio pensiero che è cresciuto in me durante il percorso che ho fatto con il corso di INCOACHNG®, non vuole essere niente ma… lo potrebbe anche diventare… vorrei anche aggiungere che bisogna ogni tanto guardare il mondo con gli occhi dei bambini, per poter meravigliarsi ancora delle piccole cose.

Ho ripensato a me, quando ero piccola e ho capito una cosa, ho capito che se avessi avuto un coach avrei fatto meno fatica a crescere. La mia timidezza non sarebbe stata scambiata per un ritardo cognitivo, semplicemente sarei stata aiutata ad uscire dal mio guscio, non sarei stata una bambina albero tenuta in disparte perché imbarazzante.

Per tutto questo ringrazio chi ha avuto fiducia in me…

 

 

Cristina Santangelo
Amministrativa Servizi per l’Infanzia presso comune di Milano
Life coaching
Milano
milu.san@libero.it

 

Nota: I concetti di Sessione Zero la Teoria del Meta-potenziale C.A.R.E.® , il Coaching Evolutivo® , le 4A e la Relazione Facilitante sono di proprietà intellettuale di INCOACHNG® Srl.

 

Bibliografia:
Howard Gardner, Educazione e sviluppo della mente (ed. Erickson)
Carol Dweck, Mindset (ed. FrancoAngeli)
Daniele Mattoni, Gli 8 passi per apprendere ad apprendere (ed. FrancoAngeli)
Daniel Goleman, Intelligenza emotiva (ed. Bur)
Paola Ricchiardi e Cristina Coggi, Gioco e potenziamento cognitivo nell’infanzia (ed. Erickon)
Evi Crotti e Alberto Magni, Colori (ed. Red)
Paola Federici, I bambini non velo diranno mai…ma i disegni si (ed. Le Comete)
Rolf Sellin, I bambini sensibili hanno una marcia in più (ed. Feltrinelli)
Gisela Preuschoff, Le paure dei bambini (RedI)
Il disegno è di Luca (4 anni)

 

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