Categoria: Il Coach Bodhisattva

Categoria: Il Coach Bodhisattva

Il Coach Bodhisattva

“Quando la determinazione cambia, tutto inizia a muoversi nella direzione che desiderate. Nell’istante in cui decidete di vincere, ogni nervo e fibra del vostro essere si orienteranno verso quella realizzazione. D’altra parte se pensate “Non funzionerà mai”, proprio in quel momento ogni cellula del vostro essere si indebolirà, smettendo di lottare, e tutto volgerà verso il fallimento”
D.Ikeda

Questa frase del maestro e filosofo buddista D. Ikeda, presidente della Soka Gakkai Internazionale è veramente esplicativa su come funziona la mente umana, sulla sua unicità con il corpo (due, ma non due nell’essenza) e su come la direzione che diamo alla nostra mente determini la nostra vita.

Lo stesso pensiero viene espresso da Albert Bandura , il padre dell’auto efficacia.

Egli ha investito le sue energie ad approfondire la causalità circolare fra autoefficacia reale e percepita: più mi considero capace di lavorare su me stesso con efficacia, più mi porrò obiettivi sempre più importanti, ma se invece coltivo la convinzione radicata e limitante che non sarò in grado di cambiare quel particolare aspetto della mia vita perderò sempre più energie inaridendo progressivamente la mia autoefficacia reale.

Martin Seligman , il fondatore della psicologia positiva , partì dalla constatazione che la psicoterapia ha sempre concentrato il suo sforzo sulla malattia mentale, è stata sempre focalizzata sul disagio e la sofferenza.

La sua intuizione,invece, fu che serve una psicologia positiva che esplori e definisca la salute mentale. La sua ricerca, perciò, si è incentrata su quei tratti del carattere che possono predisporre al benessere.

L’igiene mentale coincide con atteggiamenti, pensieri e comportamenti che favoriscono il benessere psichico.

Egli studiò moltissime filosofie e religioni mondiali arrivando alla conclusione che in ogni essere umano esistono delle virtù che se allenate possono portare ad un maggiore benessere, salute mentale e felicità.

Le High Six , conclusione folgorante a cui approdò, (coraggio, amore, giustizia, temperanza, saggezza e trascendenza) sono 6 virtù che ,se allenate ,possono diventare dei veri e propri poteri e rendere la vita degli esseri umani più felice, ricca e solida.

Ma cosa c’entra tutto ciò con il coaching?

Il coaching è di fatto un percorso positivo che permette, a chiunque voglia accedervi, di prendere consapevolezza del proprio potenziale, di allenarsi a manifestarlo e a raggiungere degli obiettivi i quali portano benefici che spesso vanno al di là dell’obiettivo stesso.

Al centro c’è la persona in tutte le sue peculiarità e caratteristiche che la rendono unica.

Il coach ha come presupposto di far costruire al suo coachee il percorso verso l’eccellenza attraverso ciò che egli ha ed è , in un processo responsabilizzante ed eudamonico.

Egli è responsabile del processo, il coachee è responsabile dei propri obiettivi e della loro realizzazione.

La relazione fra il coach ed il coachee è un meraviglioso rapporto paritario in cui ognuna delle due parti interagisce in una relazione facilitante avendo come presupposto che entrambi sono ok.

Il coach si siede accanto al coachee senza aspettative , accettando tutto quello che arriva (ma anche quello che non arriva) cercando di stare nel “qui e ora”.

In questa nostra epoca l’incapacità di dare il massimo delle proprie capacità in ogni momento è dovuto a due cose : o la mente si sta concentrando sul passato oppure sul futuro.

Tutti i processi invalidanti hanno a che fare con queste due categorie .

Quando invece ci si concentra sul presente l’ansia e la preoccupazione scompaiono perché non c’è spazio per “pensarle”.

La “filosofia operativa” di un coach non è immettere convinzioni potenzianti o vincenti ma riuscire a togliere i processi invalidanti e ostacolanti.

Qui ed ora, hic et nunc per i latini, niji nel buddismo mayana che significa “da questo momento”, in un tempo senza inizio.

Qui e ora“, questo istante, che è veramente l’unica cosa che esiste in un mondo dove tutto è impermanenza.

La teoria buddista chiamata di ichinen sanzen che significa “tremila mondi in un solo istante di vita”, significa che la vita di momento in momento interagisce con le cause interne ed esterne dell’individuo e produce effetti manifesti e latenti che non sono mai casuali ma sempre causali .

L’accettazione e la scoperta del valore del “qui ed ora” rende estremamente efficace un percorso di coaching in una persona sana che magari ha una determinazione flebile, o non è abituata a mettersi obiettivi o che semplicemente si limita a vivere seguendo il flusso del quotidiano e non si è mai fermata a riflettere sull’importanza di certi concetti.

Come per il buddismo l’essere umano è perfetto in se stesso, degno di rispetto e capace da solo di fare la propria rivoluzione umana , così un vero coach non è un guru o un maestro ,ma una figura che si affianca ad un altro essere umano che è andato in crisi di autogoverno e contribuisce alla sua evoluzione.

Un vero coach non allena persone che diventeranno dipendenti da lui ma avrà fatto bene il suo lavoro se avrà contribuito a far scoprire al proprio cliente la sua meravigliosa unicità facendogli comprendere che potrà utilizzarla per raggiungere tutti i suoi obiettivi.

Per il buddismo tutti gli esseri viventi posseggono indistintamente la natura di budda e sono tutti estremamente preziosi, unici, irripetibili e degni di rispetto.

Gli esseri umani sono tutti budda. Sono tutti ok.

Nel coaching lo strumento più potente che permette alle parti di esprimersi e manifestarsi nel pieno del proprio potenziale è il dialogo basato sulle domande e sull’ascolto attivo.

L’ascolto da parte del coach presuppone una presa di coscienza di quanto espresso dal coachee, il suo silenzio prima di una nuova domanda, senza giudizio, permette al coachee di riflettere e mettere in campo strategie che siano funzionali al suo percorso.

Per il buddismo Mayana e in particolar modo per la scuola del Loto, fondata in Giappone, nel 200 , da Nichiren Daishonin , la Buddità (la natura illuminata dell’uomo) è posta in fondo al suo essere , nella nona coscienza ed è pura ed incontaminata.

Ebbene vi sono 9 coscienze: le prime 5 che attengono agli organi di senso, mentre le coscienze che vanno dalla sesta alla nona corrispondono alle funzioni percettive proprie della mente umana.

La sesta coscienza organizza le percezioni dei cinque sensi in immagini coerenti e forma giudizi riguardo al mondo esterno.

La settima coscienza, chiamata in sanscrito “manas”, indica la capacità di pensare e valutare.

L’ottava è chiamata “alaya” che significa deposito, vi sono contenute tutte le esperienze di vita presente e passata, ovvero il karma.

Tutte le azioni compiute tramite le prime sette vengono accumulate qui, in questo deposito unico e irripetibile per ciascuno.

Il karma a sua volta influenza tutte le altre coscienze, di momento in momento, e costituisce la struttura dell’esistenza di ogni individuo.

Il concetto di inconscio freudiano è simile a questo: questa coscienza immagazzina informazioni e al contempo produce una nuova attività mentale.

La nona coscienza, chiamata “amala” (che significa puro ed incontaminato) è nel profondo delle nostre vite e rimane pulita e avulsa da contaminazioni delle nostre vite precedenti.

Nichiren Daishonin l’ha chiamata Nam myoho renghe kyo.

Ogni volta che vogliamo attingere ad essa lo possiamo fare attraverso la recitazione di questo specifico mantra che non è altro che la natura fondamentale del budda che si estende dall’infinito passato all’infinito futuro.

Non è altro che la legge dell’universo.

Accettare o provare a comprendere questo vuol dire accettare che io sono quello che penso, quello che dico e quello che agisco.

Sono quello che ho pensato, detto e agito dall’infinito passato.

Ma poiché la vita è dinamica, quello che di me non mi piace, che non ho raggiunto, che vorrei ma faccio fatica a vedere realizzato lo posso mettere in campo e provare a realizzarlo.

Il coaching può essere, quindi, un espediente veramente potente perché se fatto seriamente mi metterà in condizioni di guardarmi allo specchio attraverso l’interazione con un’altra persona che si sarà formata per questo e che per prima si sarà messa in discussione.

In maniera pragmatica imparerò a mettermi un obiettivo, a guardare ad un futuro desiderato partendo dalla mia condizione attuale, partendo dal mio presente, da come mi percepisco.

Io coachee, sarò accompagnato ad avere obiettivi specifici, misurabili, attuabili, importanti per me, con delle tempistiche ben definite, coerente con i miei valori e soprattutto responsabilizzante.

Imparerò a riconoscere gli ostacoli ed i pensieri limitanti, imparerò a dare e a darmi dei feedback.

Imparerò sostanzialmente a stare nel qui ed ora prendendo in mano la mia vita ed indirizzandola dove voglio.

Imparerò ad essere creativo.

Il coach sa, ne è convinto profondamente, che ogni essere umano ha un potenziale da sviluppare, un tesoro da mettere in luce, e questo lo porta ad avere un enorme rispetto per il partner con cui sta lavorando. Mettendo l’altro in primo piano,

il coach ne riconosce tipicità e differenze e lo aiuta a svelare le proprie capacità nascoste, magari piegate, soffocate, disattese, limitate da circostanze esterne ed interne.

In un’epoca come questa, il fatto di venire accolti, senza giudizio, in una relazione in cui mi sento ascoltato, in cui io sono il principale attore e artefice della mia vita, il coaching evolutivo rappresenta sicuramente un mezzo potente per la realizzazione personale.

E per tornare al buddismo, non può essere questa la missione di un bodhisattva(1) moderno?

 

 

Beatrice Veroni
Coach professionista
Appignano (Mc)
beatrice_veroni@live.it

 

(1) bodhisattva = persona che aspira all’illuminazione e svolge pratiche altruistiche

1 Comment
  • Laura Lautizi

    3 Ottobre 2020at16:24 Rispondi

    Meraviglioso contributo per la crescita personale e sociale.
    Grazie

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