Categoria: Il Coach di Via Notarbartolo

Categoria: Il Coach di Via Notarbartolo

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Il Coach di Via Notarbartolo

Capaci, il 23 maggio del 1992

Il giudice Giovanni Falcone, sua moglie e la loro scorta sono vittime di un attentato, mentre percorrono la strada dall’aeroporto di Punta Raisi verso Palermo.

La mafia crede di avere inferto un colpo mortale alla legalità, eliminando uno dei suoi più integerrimi esponenti, ma non sarà così.

Le parole, ma soprattutto l’ESEMPIO, di Giovanni Falcone sono ormai impressi in modo indelebile nella coscienza di tutte le persone, non solo degli abitanti della Sicilia.

Su un albero di magnolia, cresciuto davanti all’abitazione del giudice, in via Notarbartolo, iniziano ad essere affissi spontaneamente foglietti con messaggi, lettere, disegni.

Essi portano il segno di tutto quello che i cittadini di Palermo hanno vissuto all’indomani della strage: prima sentimenti di dolore, rabbia e disperazione poi, poco per volta, anche messaggi di speranza e di manifestazione a voler continuare la lotta e i sogni di Giovanni.

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L’albero, diventa così il coach di chi non accetta di continuare a vivere un presente di soprusi e coercizioni, ma desidera al contrario un futuro di giustizia e legalità.

Da bravo coach, l’albero non giudica e ascolta in silenzio le riflessioni delle persone che gli affidano i loro messaggi

Da bravo coach, li aiuta a sviluppare il proprio potenziale in un percorso che tocca tutti gli aspetti del C.A.R.E.®: nei biglietti troviamo la Consapevolezza della situazione attuale e del proprio potenziale; il raggiungimento della propria autonomia nel prendere decisioni (Autodeterminazione dell’obiettivo); la volontà di assumersi le proprie Responsabilità anziché demandarle allo Stato o ad altri enti ed infine, l’aspirazione a realizzare il proprio sé in un mondo migliore (Eudaimonia)

Da bravo coach, non teme di perdere rapidamente i propri clienti: spesso chi lascia un messaggio ha già raggiunto un grado di consapevolezza che gli permette di camminare da solo.

E così nel 2010, dopo l’ignobile oltraggio perpetrato dalla malavita con la rimozione di messaggi e disegni, l’albero in pochi giorni si riempie nuovamente di nuovi biglietti e “pizzini” antimafia.

Parlando” con l’albero, le persone si rivolgono a Giovanni Falcone, coach (forse involontario) di chi non è disposto a sottomettersi ed al contrario, fa ricorso alla propria agentività per agire attivamente e trasformativamente nel contesto in cui è inserito.

Giovanni Falcone, con le proprie AZIONI, è riuscito a trasmettere un insieme di valori che, risuonando dentro di noi, genera quelle domande che ci spostano, che producono movimento…

 

I MESSAGGI SULL’ALBERO

Sul sito www.fondazionefalcone.it è disponibile la raccolta dei testi contenuti in questi biglietti dal 2010 ad oggi, dall’analisi dei quali (sebbene a volte molto semplici ed elementari) emergono chiaramente alcuni aspetti tipici del coaching:

“Caro Giovanni, siamo la classe 2C di una scuola media in provincia di Firenze, (…). Noi siamo il futuro e crescendo cercheremo di evitare omertà, violenza, ricatto, minacce e dolore. Proveremo così a migliorare noi stessi e il nostro mondo per terminare il tuo lavoro e sconfiggere il “mostro”.
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Caro Giovanni, siamo gli alunni della classe 3A (…) anche noi da grandi vogliamo fare qualcosa di importante per il mondo. Ti promettiamo che proveremo a portare avanti il tuo intento dicendo: “NO, NON LO FACCIO” ai bulli o a chi vuole imporsi a tutti i costi su di noi. Terremo vivo il tuo ricordo raccontando la tua storia a chi ha paura delle sopraffazioni e parleremo di te ai figli che un giorno avremo.
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“(…), ho scoperto la sua storia solo qualche mese fa e questo mi ha davvero cambiato la vita. Io da grande, vorrei tanto diventare anche solo una piccola parte di quello che ha fatto lei.
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“Sono cresciuto con gli ideali di Giovanni Falcone. Quando è morto, pensavo di essere morto anch’io. Dopo 24 anni mi ritrovo qui, a pensare ancora a lui (ma anche a quelli che sono morti con lui …), e soprattutto a diffondere il suo pensiero. Ciao Giovanni…”
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Sono una alunna di terza della scuola Media Dante Alighieri di Pantelleria (…) Noi ragazzi non dimenticheremo i tuoi ideali di giustizia e cercheremo di proseguire in qualche modo quello lasciato da te. Grazie di tutto.
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(…) Quindi, grazie a lui, noi saremo quelle gambe che continueranno a camminare di generazione in generazione tenendo nella mente le sue idee.
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Ho 18 anni e vivo in provincia di Torino (…) io ti prometto Giovanni, che farò di tutto, darò tutto me stesso al 100% affinché il tuo lavoro e la tua vita non vengano dimenticati.
Ti prometto che farò di tutto per portare le tue idee il più in alto possibile. Un immenso grazie Giovanni e so che non mi pentirò di tentare in tutti i modi di dedicare la mia vita a te e al tuo lavoro. (…) anche io voglio provare a dare una svolta a questa oppressione della mafia sulla gente.
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Carissimo Giovanni, (…) Ben poca cosa posso fare io, se non ricordarvi e raccontare la vostra storia perché non sia dimenticata. Mi impegno a farlo… Invio a te e a Paolo un abbraccio che spero riceverete.
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A Giovanni Falcone
Io sono la nipote del tuo autista che si è salvato,.
Adesso che non ci siete più, ti prometto, in nome di Palermo che la sconfiggeremo noi e ti dico:
Grazie
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OBIETTIVI S.M.A.R.T.E.R.

Frasi, semplici, a volte sgrammaticate, ma dalle quali emergono parole come “Prometto”, “mi impegno”, “Farò”, “voglio”, “sarò” …indice di un profondo movimento interno, di una chiara consapevolezza e di una evidente assunzione di responsabilità.

Poco importa che l’albero non ponga domande “potenti”: gli interrogativi sorgono spontanei dentro chi si ferma anche pochi istanti al riparo delle sue fronde.

Chi sono?”, “Dove sono?”, “Voglio vivere in un mondo così?”, “Sono felice?” …

Ed altrettanto spontaneamente nasce la volontà di cambiare, di essere parte attiva nel miglioramento, voglia di “farò” e “sarò”.

Forse gli obiettivi espressi nei messaggi non possono essere definiti “SMARTER”, nel senso più letterale del termine, ma in qualche modo lo sono:

  • Specifici perché si prefiggono la sconfitta della mafia e la vittoria della legalità
  • Misurabili, attraverso le statistiche del tasso di criminalità
  • Attuabili (poveri noi, se la sconfitta della mafia non fosse un obiettivo raggiungibile)
  • Rilevanti perché incidono in modo significativo sul benessere e sulla realizzazione delle persone che li scrivono
  • Temporizzati, forse non nel raggiungimento dell’obiettivo finale, ma sicuramente per quanto riguarda il piano d’azione
  • Ecologici (estremamente coerenti con l’ambiente in cui si collocano queste persone e con i loro valori)
  • Registrati (scritti, nero su bianco e condivisi pubblicamente).

 

SILENZIO ATTIVO

 incoaching_falcone_borsellinoSappiamo che il silenzio è uno strumento indispensabile per un coach; un silenzio che permetta al coachee di occupare tutto lo spazio necessario e che lo metta al centro della scena, ma che allo stesso tempo permetta al coach di porsi in una condizione di ascolto attivo, attento alle espressioni verbali, paraverbali e non verbali.

In questo il nostro albero è un maestro: ci lascia tutto lo spazio che vogliamo, non interrompe mai, non si espone con giudizi o pregiudizi e non prova ad influenzarci.

L’albero di Falcone non fa le “facce da coach”, non pone domande giudicanti e non accetta deleghe.

Davanti a lui possiamo essere noi stessi, nella classica situazione di “io OK, tu OK

 

AUTOEFFICACIA

Il senso di autoefficacia viene definito da Albert Bandura come il “sapere di saper fare” ed è parte del nostro corredo genetico.

Tuttavia, il senso di autoefficacia può essere sviluppato ed incrementato attraverso:

1) Esperienze dirette: richiamando alla mente situazioni vincenti (celebrazione dei successi)
2) Esperienze vicarie o indirette: prendendo spunto da qualcuno che consideriamo un esempio
3) Persuasione verbale
4) La cura di sé (stati emotivi e fisiologici)

Risulta evidente come il nostro albero, attraverso l’esempio di Giovanni Falcone (e Paolo Borsellino), sia una preziosa fonte di esperienze vicarie, come testimoniano del resto i biglietti stessi.

L’albero alimenta il nostro senso di autoefficacia perché è la testimonianza tangibile che sconfiggere la mafia è possibile.

Falcone è riuscito ad inferire un colpo letale alla mafia, dimostrandone la vulnerabilità.

Certo, ha pagato un prezzo altissimo per raggiungere il suo obiettivo, ma proviamo ad immaginarlo mentre partecipa ad una sessione di coaching: ha definito in parte il suo obiettivo, ma il coach lo sta aiutando ad entrare più in profondità.

Gli pone domande sulle aree di incidenza, sugli indicatori, sugli ostacoli ed i facilitatori

Ad un certo punto gli chiede: “cosa saresti disposto a sacrificare per raggiungere il tuo obiettivo?

La risposta è nell’albero di via Notarbartolo a Palermo.

 

 

Marcello Pinotti
Coach professionista diplomato presso la Scuola INCOACHING®
Carpi (MO)
mpinotti.coaching@gmail.com

 

Fonti:
1)  www.fondazionefalcone.it
2) “L’essenza del Coaching” – A. Pannitti, F. Rossi
3) “Autoefficacia” – A. Bandura
4) “Palermo Today
5) “Per questo mi chiamo Giovanni” – L. Garlando
6) “La Stampa

Nota:
La Teoria del Meta-potenziale C.A.R.E.® è proprietà intellettuale di INCOACHING® Srl.

 

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