Categoria: IL DESIDERIO DI VOLARE
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IL DESIDERIO DI VOLARE

“Al vero gabbiamo Jonathan
che vive nel profondo di tutti noi”

 

Questo elaborato ha lo scopo di individuare nel libro “Il gabbiano Jonathan Livingstone” elementi correlati alle motivazioni intrinseche come motore verso le esperienze ottimali.
In un percorso di coaching, le potenzialità individuate, valorizzate, allenate ed utilizzate permettono di migliorare le prestazioni personali attraverso l‘incremento delle capacità delle competenze del Coachee, il quale viene stimolato e sostenuto dalla propria motivazione intrinseca.
Definiamo queste tipologie di potenzialità, o meglio, competenze come “competenze calde” (distinte da quelle che consideriamo “competenze fredde”), in quanto l’insieme delle conoscenze, delle abilità e dei comportamenti funzionali allo scopo sono legati alle potenzialità caratterizzanti dell’individuo, tanto da essere fonte di autorealizzazione e capaci di condurre a livelli di eccellenza prestazionale, proprio grazie alla forza generata dalla motivazione intrinseca.

 

Cornice teorica

Lo stato di Flow (esperienza ottimale) è raggiungibile solo quando, parallelamente alla presenza di una competenza calda, la motivazione è interna/intrinseca, così che a procurare felicità sarà il processo stesso e non una motivazione esterna (premio).
Affinché una competenza possa essere definita calda è necessario che le 3 dimensioni della competenza stessa (sapere, fare, essere) siano allineate al potenziale della persona.
Possiamo definire lo stato di Flow come “esperienza ottimale” quando sono riscontrabili una serie di fattori: bilanciamento tra sfida e abilità, unione fra azione e coscienza, obiettivi chiari, feedback immediato, concentrazione sul compito.

Questo stato comporta una sensazione di felicità e serenità che porta ad una sensazione di destrutturazione del tempo, dovuta prevalentemente al fatto che a portare piacere sia il focus posto maggiormente sul processo stesso piuttosto che sull’obiettivo.
Per riassumere, usando le parole del testo di riferimento per il nostro corso di Coaching, possiamo dire che si tratta di una esperienza autotelica (Lo scopo è auto-gratificante e l’attività è in sé la sua ricompensa).
A rafforzare ed espandere i concetti sopra citati ci aiutano i professori Edward L. Deci e Richard M. Ryan, i quali svilupparono la “Self-Determination Theory” (STD).
La Self-Determination Theory è una teoria della motivazione che afferma l’esistenza di due dimensioni: l’autodeterminazione e il controllo:

• Essere autodeterminati significa agire con volontà e operatività(agency) in autonomia e con pieno coinvolgimento.
• Essere controllati, invece, significa principalmente agire sotto la pressione di una volontà esterna, ma anche di una volontà interna, come nel caso dell’obbedienza ad un proprio imperativo morale.

La STD afferma in primo luogo che la motivazione intrinseca è autodeterminata: i comportamenti intrinsecamente motivati sono gratificanti se in sé stessi e la persona che li intraprende non avverte conflitto o tensione tra ciò che desidera e ciò che fa.
Sempre secondo la STD la felicità dell’individuo è intimamente collegata a tre bisogni o tendenze psicologiche che, se soddisfatte, portano al suo benessere, e se, al contrario sono contrastate, conducono al suo malessere.

Relatedness: corrispondente al bisogno di costruire e coltivare relazioni sociali.

Competence: corrispondente al bisogno di essere efficaci nell’agire nel proprio ambiente e raggiungere i risultati voluti.

Autonomy: corrispondente al bisogno di sentirsi autonomo nelle proprie scelte, che pertanto devono essere autodeterminate.

 

Un gabbiano arrosto

Fin dalla prima pagina l’autore pone il focus non tanto sulla fame dello stormo “Buonappetito” quanto su quel gabbiano che, a debita distanza, si allena:

Distese le zampette palmate, aderse il becco, si tese in uno sforzo doloroso per imprimere alle ali una torsione tale da consentirgli di volare lento…Strinse gli occhi, si concentrò intensamente, trattenne il fiato, compì ancora uno sforzo per accrescere solo d’un paio di centimetri quella penosa torsione e…entra in stallo e precipita giù.

Risulta evidente come l’allenamento auto-imposto (agency), mosso dalla motivazione intrinseca del nostro Jonathan, non sia facile né indolore, così come il percorso di crescita di ogni individuo ed ogni Coachee, eppure questo particolare gabbiano ritenta e ritenta ancora, poiché addentro a quella che nel coaching è definita “esperienza ottimale” (stato di Flow).

A rafforzare tale concetto ci pensa Jonathan stesso poche pagine dopo:

A me importa soltanto imparare che cosa si può fare lassù per aria, e cosa no: ecco tutto. A me preme soltanto di sapere.

Ci troviamo di fronte ad una situazione in cui il livello di conoscenza di sé e dei propri obiettivi è ottimale e ciò porta ad un allenamento tipico di chi è mosso dalla propria passione.

Notevole è come sotto la pressione dei propri familiari, preoccupati per il comportamento del loro pargolo, il gabbiano Jonathan tenti per un certo periodo ad omologarsi al proprio stormo, volando solo per mangiare.
Sebbene, come imparato durante il corso, sia possibile raggiungere l’eccellenza anche se mossi da motivazioni estrinseche(fredde) in questo libro si pone l’attenzione su quel tipo di individui a cui, per essere soddisfatti, non solo dei propri risultati ma soprattutto del proprio percorso, è necessario farsi muovere dalle proprie idee e passioni:

Tutto questo non ha senso, si disse: e lasciò cadere, apposta, un’acciuga duramente conquistata…qui perdo solo tempo, quando potrei impiegarlo invece ad esercitarmi! Ci sono tante cose da imparare!

Il protagonista torna ad allenarsi, ebbro di quella esperienza ottimale che pur tanto gli costa, data la grande avversità ambientale rappresentata dal suo stormo:
solo, affamato e felice”, così tanto felice da non fermarsi neanche dopo essere riuscito a diventare il gabbiano più veloce del mondo, a riprova del fatto che quando mossi da motivazioni intrinseche, allineate al proprio potenziale, il successo non sta tanto nel raggiungimento di un obiettivo, quanto, nel processo che consente la mobilità verso sé stessi.

Il gabbiano Jonathan vive la propria esistenza nello stato di flow, felice di apprendere sempre meglio ciò che sa fare bene, seppur estremamente solo.

Decido di tralasciare l’analisi di quella parte di racconto che si focalizza su temi non relativi al Coaching.

A questo punto il racconto vira, e così come nella vita di noi tutti, il personaggio principale scopre che dopo aver imparato per così tanto tempo, in lui nasce un nuovo desiderio, una nuova motivazione, nata dal percorso che lo ha fatto muovere verso l’evoluzione di sé che desiderava essere: decide di voler insegnare.

Se Jonathan avesse avuto un coach, con tutta probabilità, lo avrebbe informato del suo nuovo obiettivo, ed il coach avrebbe chiesto: “Dove desideri andare… ora…

Questo elaborato aveva lo scopo iniziale di trovare un esempio di esperienza ottimale in un racconto, poiché quel poco che ad oggi ho imparato di me stesso è che odio muovermi quando sollecitato, ed amo, muovermi perché è ciò che desidero.

Eppure, così come per il gabbiano Jonathan, anche il mio obiettivo cambia direzione.
Nelle ultime pagine sono presenti concetti, che oltre ad essere tesi verso un’analisi motivazionale, tendono fortemente a quella parte del coaching che si focalizza sulla conoscenza di sé come passaggio fondamentale verso la mobilità tanto cara al coaching stesso.
Il nostro eroe, ormai evoluto in insegnante, risponde come segue a dei gabbiani certi di non poter volare come Jonathan ed i suoi discepoli:
L’unica differenza (tra le due parti in causa), credi a me, è che loro (i suoi discepoli) hanno compreso ciò che veramente sono, e ora tendono a metterlo in pratica. Hanno cominciato ad adeguarsi a sé stessi
Segue un dialogo con Fletcher, suo primo allievo, che tanto assomiglia alla fine di un percorso in cui il maestro ha aiutato chi lo richiedeva ed intraprendere un percorso votato alla mobilità:

Tu non hai più bisogno di me. Devi solo seguitare a conoscere meglio te stesso, ogni giorno un pochino di più, trovare il vero gabbiano Fletcher Lynd. E’ lui, il tuo maestro. E’ lui, che tu devi capire. E’ in lui che tu devi esercitarti: a essere lui.

So di non sapere chi sono ma è conoscendomi che posso tendere a chi desidero essere.

 

Davide Piccini
Milano
dav.piccini@gmail.com

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