Categoria: Il filo di Arianna per un Mediatore… il Coaching nella Mediazione

Categoria: Il filo di Arianna per un Mediatore… il Coaching nella Mediazione

conciliazione

Il filo di Arianna per un Mediatore… il Coaching nella Mediazione

Coaching Professionale:
“Metodo di sviluppo di una persona, di un gruppo o di un’organizzazione, che si svolge all’interno di una relazione facilitante, basato sull’individuazione e l’utilizzo delle potenzialità per il raggiungimento di obiettivi di miglioramento/cambiamento autodeterminati e realizzati attraverso un piano d’azione”(1).

ADR: Alternative Dispute Resolution(2):
Procedure di risoluzione delle controversie con mezzi diversi da quelli di contenzioso.

C’è una relazione?

Da qualche anno mi occupo di Risorse Umane e spesso nel mio lavoro mi trovo alle prese con particolari dinamiche conflittuali, le stesse che mi hanno spinta ripetutamente a simili interrogativi… soprattutto da quando ho iniziato il percorso come Coach Professionista.

La relazione facilitante, l’ascolto, le domande efficaci, i feedback e il silenzio mi supportano sempre nel mio lavoro e sono gli stessi concetti e le parole chiave che mi hanno portata ad accostarne altre due …il Coaching e la Mediazione.

Credo fermamente che le tecniche e gli strumenti acquisiti come Coach possano facilitare ed essere funzionali anche alla gestione di una mediazione efficace e quindi a centrare l’obiettivo principale del Mediatore: raggiungere un accordo Win Win, l’unico che permette di gestire nel modo migliore possibile ogni tipo di mediazione.

La relazione di unicità che individua e caratterizza ciascun percorso di Coaching è un altro importante elemento che fa da protagonista anche in ogni esperienza di mediazione e proprio la “cura” di questa stessa relazione aiuta e facilita il raggiungimento di quell’accordo in cui IO VINCO, TU VINCI.

 

UNA CONVERSAZIONESTRUTTURATA: DOMANDE, ASCOLTO, FEEDBACK E SILENZIO

Una parola chiave che emerge tra quelle che fanno da ponte tra il Coaching e la Mediazione è sicuramente ORDINE: il Coach, come anche il Mediatore, sono spesso chiamati a portare ordine là dove governa confusione non lasciandosi “trascinare” nel vortice emotivo (ed umanamente comprensibile) che ogni Persona porta con sé.

Ciò che facilita il “giusto distacco” è proprio la struttura dell’incontro, quei solidi ancoraggi che permettono di mantenere la rotta verso la destinazione obiettivo.

Prima ancora di introdurre il modello GROW ed accostarlo alla mediazione, i riflettori vanno accesi su quegli strumenti che facilitano la relazione stessa e che assumiamo essere condizione necessaria anche in qualsiasi tentativo di mediazione.

Infatti, anche il Mediatore, come il Coach, dovrebbe avere consapevolezza del modo in cui gestisce il dialogo e, quindi, quanto del suo tempo ed energie investe nel formulare domande efficaci, quanto all’ascolto attivo e, ancor più cruciale, quanto al silenzio. Il silenzio è strumento utile alla riflessione e consapevolezza del qui ed ora e di tutto ciò che può emergere dalla relazione esistente in quel momento.

Inoltre, al centro di un percorso di Coaching, come anche di un procedimento di mediazione, possono esserci SOLO E SOLTANTO le parti. Il Mediatore facilita il raggiungimento di un accordo ma lascia lo spazio ai veri giocatori della “partita”. Il silenzio si inserisce elegantemente in questo spazio che non appartiene (e non deve appartenere) al “facilitatore”.

Il Coach ha come obiettivo quello di sviluppare il potenziale del proprio Coachee per fare in modo che egli raggiunga i suoi obiettivi; Il Mediatore deve facilitare un accordo tra le parti che possa essere il più possibile vicino all’ottima riuscita (Win Win). Due obiettivi differenti ma… come facilitare un accordo di questo tipo senza le “giuste domande”? E soprattutto come raggiungere un accordo senza conoscere bisogni, aspettative e contrasti delle parti? E come conoscerli questi bisogni senza un ascolto attento ed un silenzio consapevole?
In fondo, la confusione regna proprio dove non c’è Consapevolezza e l’ordine non può emergere dove non c’è spazio per domandare, ascoltare e far silenzio.

 

INDIVIDUA L’OBIETTIVO, ANALIZZA LA REALTÀ, VALUTA LE POSSIBILITÀ, CONCRETIZZA:IL MODELLO GROW

Gli strumenti e i modelli utilizzabili in un processo di Coaching sono vari e tra questi il modello G.R.O.W. si configura come uno dei più diffusi e applicati. Il modello nasce in Gran Bretagna alla fine degli anni ’80 ed è stato ideato e sviluppato in particolare da Sir John Whitmore .

G.R.O.W. (crescita) è un acronimo che sta per: •Goal •Reality •Options •What, When, by Whom, Will
… queste fasi sono individuabili e utili anche alla gestione di un tentativo di mediazione.

 

INDIVIDUARE L’OBIETTIVO: Quali risultati vuoi ottenere?

“Se non sai dove vuoi andare, difficilmente ci arriverai” …

… Ma focalizzare ed essere consapevoli di ciò che si vuole non è cosa semplice. Sapere poi esprimere ciò che si vuole in modo da raggiungere quello stesso obiettivo è impresa spesso difficile e, soprattutto, viziata da confusione (almeno inizialmente).

Una volta posta al centro la relazione facilitante, individuare l’obiettivo è un ulteriore step per “fare ordine” … uno di quei goals che il nostro Coach e il nostro Mediatore condividono.

Poniamo nuovamente al centro del discorso il tentativo di mediazione…

C’è differenza tra SPERARE, DESIDERARE, VOLERE un accordo? In particolare, una mediazione nella quale le parti sanno di star esperendo quel tentativo come semplice preliminare all’inizio di una causa è ben diversa da quella in cui si vuole fare tutto il possibile per raggiungere quell’accordo in modo “amichevole”.

Capire la direzione effettiva voluta dalle parti, e quindi il loro obiettivo finale, è sicuramente un aspetto fondamentale per il Mediatore che vuole definire una strategia facilitante e che ha intenzione di portare le stesse parti a consapevolizzare e definire puntualmente ciò che vogliono raggiungere. In particolare, qualora si abbia il vero ed esplicitato intento di raggiungere un accordo, il nostro Mediatore potrebbe essere nuovamente facilitato dal nostro Coach nella definizione dell’obiettivo stesso.

Ed ecco che un obiettivo SMARTER può facilitare anche in questo modo una mediazione, aiutando le Parti a fare ordine e a renderle più flessibili nel valutare aspetti che possono essere sfuggiti.
Spesso, infatti, si è più concentrati sulle proprie emozioni che sui risultati desiderati(3)

 

ESPLORIAMO LA REALTÀ. REALITY: Mettiamo in chiaro gli effetti delle azioni precedenti

Esplorare la realtà in modo funzionale all’obiettivo fissato permette al Mediatore (Coach) di mantenere le parti (Coachee) sul pezzo, di dargli il giusto spazio per un eventuale sfogo emotivo senza mai perdere di vista la meta da raggiungere.

E’ giusto quindi lasciare quello spazio di sfogo? Lo è nel Coaching come nella mediazione se, appunto, rimane funzionale ai risultati prefissati, se aiuta le parti a consapevolizzare cosa, come e quanto vogliano raggiungere e, soprattutto, il senso di quello stesso risultato per se stessi.

Proprio perché, appunto, abbiamo necessità di fare ORDINE prima di ogni altra cosa.

E allora, è proprio in questa fase che possiamo eventualmente prevedere anche nella mediazione un incontro a parte dedicato allo sfogo emotivo ma assolutamente funzionale alla riuscita dell’intero iter di mediazione; momenti quindi dedicati dove poter attivare tutte quelle leve proprie del Coaching, che supportano anche il nostro Mediatore: ascolto attivo, domande efficaci, feedback e silenzio.

 

QUALI OPZIONI?

Quando sei sicuro di non avere altre idee, trovane ancora una”.

Siamo arrivati alla fase generativa per eccellenza, il vero e proprio momento creativo, infatti, inizia qui. Per fare in modo che questo step sia efficace dobbiamo aver lavorato bene prima e poi dobbiamo rivolgerci a questo momento “isolandolo” dal resto e soprattutto dall’atteggiamento più critico e giudicante che porterebbe a far abortire il flusso di idee generative di questa fase. Il “campo” in cui si gioca la “partita” dovrà far sentire le parti sicure di poter esprimere le proprie idee e pensieri senza inibizioni.

Cruciale è di nuovo il ruolo del nostro Mediatore_Coach che nuovamente avrà l’obiettivo di far consapevolizzare alle parti i propri vincoli interni in modo da stimolare ad una maggiore creatività generatrice di nuovi punti di vista, figli di un atteggiamento “thinking out of the box”.

Per far questo il nostro Mediatore potrà far leva su domande aperte e metafore, aneddoti, immagini, lavagne che possano aiutare la generazione. Anche se, nel caso di una mediazione, l’ambiente e l’approccio dovranno essere sicuramente più formali di un percorso di Coaching, ciò non è ostativo all’adozione di modalità più creative.

 

WHAT, WHEN, WHOM, WILL? CONCRETIZZIAMO: Quando l’intenzione si trasforma in azione

Arriviamo alla concretizzazione di quanto generato e soprattutto al passaggio dalle intenzione alle azioni concrete. Infatti, dopo aver generato opzioni, mappato le stesse e valutato i costi /benefici di ognuna, definiamo azioni, tempistiche e metodi per misurare i risultati.

In questo caso, per il Mediatore è importante raggiungere quell’accordo da sottoscrivere , facilitando le parti ad analizzare ogni possibile opzione emersa e la fattibilità delle stesse alternative individuate.
Indossando le lenti del Coach potremo considerare l’accordo raggiunto proprio come il piano d’azione utile ad identificare le tappe individuate. La sottoscrizione dello stesso, poi, è espressione diretta dell’impegno a compiere le azioni concordate (will).

Il Coach, dal canto suo, affiancherà il suo Coachee nella scelte di alcune delle opzioni emerse da concretizzare attraverso un suo piano di azione autodeterminato e definito nei modi e nei tempi di attuazione.
Al centro di tutto c’è la responsabilizzazione delle parti in gioco, di coloro che andranno a firmare l’accordo e di chi si impegna attivamente nell’implementazione del suo piano d’azione.
Responsabilizzare significa proprio creare commitment e quella motivazione interna dotata di senso che attiva le parti verso i loro obiettivi, rendendole consapevoli anche di come sono andate le cose per trarne apprendimento… e, quindi, per Evolvere.

Avvicinandomi alle conclusioni e parlando proprio di “Senso” a cui ho accennato prima, quale senso dovrebbe quindi avere il Coaching in una mediazione?

Il Senso è quello di consentire anche al Mediatore di condurre e non di farsi condurre, mantenendosi sempre lungo la giusta direzione; di “danzare” nelle dinamiche che si generano, lasciando il giusto spazio alle parti, uniche protagoniste della scena.
Immagino il Coach un po’ come Arianna che con il suo gomitolo di lana facilita il nostro Mediatore nel suo “labirinto”…

Non si tratta di individuare una “ricetta” infallibile e universale che snodi tutte le situazioni che viviamo, anche perché ogni situazione è sempre unica poiché lo stesso essere umano è unico di per sé. Si tratta semplicemente di dotarsi di quegli attrezzi che, all’evenienza, possano essere funzionali allo scopo.

Per me il Senso è quello di contribuire in ogni occasione lavorativa e/o di vita alla diffusione di una Cultura della Conciliazione perché come dice Carl R. Rogers:
Quando si trova a dover fare delle scelte e trova il coraggio di prendere decisioni, la Persona comincia a cambiare il proprio mondo. Quando i gruppi scoprono la loro forza interiore, ne segue una rivoluzione pacifica”.

 

 

Paola Carbonetti
HR Generalist
Coach Professionista
Camerata Picena (AN)
carbonettipaola@gmail.com

 

Nota: I concetti di Sessione Zero la Teoria del Meta-potenziale C.A.R.E.® , il Coaching Evolutivo® , le 4A e la Relazione Facilitante sono di proprietà intellettuale di INCOACHNG® Srl.

 

Bibliografia:

(1) Pannitti A., Rossi F., L’essenza del Coaching, FrancoAngeli/Trend, pp.18.
(2) Il nome ADR comprende una vasta gamma di istituti (mediazione, conciliazione, arbitrato e molte altre). Per semplificare, nel testo verrà utilizzato il termine più generico “Mediazione” senza entrare nella specificità del tecnicismo che necessiterebbe un approfondimento a parte e poco funzionale ai fini di questa trattazione
(3) Beatrice Lomaglio, La mediazione e Tecniche di Coaching, Trimestrale La Mediazione, anno II N.5, Aprile – Giugno 2014

 

 

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