Categoria: Il senso della vita – La connessione tra coaching e logoterapia

Categoria: Il senso della vita – La connessione tra coaching e logoterapia

Il senso della vita – La connessione tra coaching e logoterapia

Chi sono? Da dove vengo? Dove vado? Qual è lo scopo della mia vita? Cosa c’è dopo la morte? Sono questi gli interrogativi fondamentali che ognuno di noi, uomo o donna, prima o poi si pone nella sua vita. Tutte le religioni esistenti provano a dare una risposta a queste domande dove le risposte, più o meno convergono nello stesso punto. Questo perché, a mio parere, tutte le credenze hanno lo stesso fine, son state le persone ad averle sviluppate in modi differenti.

Queste domande sono espressione di un bisogno innato dell’essere umano di trovare un senso, un significato alla propria esistenza. Infatti, come possiamo pensare di poter dare una direzione alla nostra vita, decidere come vorremmo impiegarla, se non sappiamo cos’è e non ne capiamo il senso profondo?

Una persona non solo vuole vivere, ma vuole anche sapere perché vive. Secondo la sapienza ebraica, ogni umano dovrebbe chiedersi almeno una volta al giorno: qual è il segreto della vita? Infatti, l’essenza dell’essere umano è quella di porsi domande, e più importanti ed essenziali sono tali domande, più significativa diventa la sua esistenza e la sua presenza su questa terra.

Il segreto dell’evoluzione umana risiede nella capacità di porsi questioni; chi è quella figura professionale che fa domande di modo che il cliente trovi da sé le risposte che cerca? Il Coach!!

Le domande son uno degli strumenti che appartengono al Coach. Vediamo quindi cos’è il Coaching: il Coaching, per definizione, è un metodo di sviluppo di un singolo o di un’organizzazione nel quale il coach, tramite una relazione facilitante instaurata col cliente, lo accompagna alla scoperta e sviluppo delle sue potenzialità attraverso il raggiungimento di obiettivi autodeterminati.

Di solito una persona fa richiesta di Coaching nel momento in cui si trova in una crisi di “autogoverno” in quanto si sente bloccato in un uno o più ambiti della sua vita. Dentro la domanda di Coaching si cela il desiderio di essere felice, di trovare quella parte di se stessi che ancora non si vede.

Alla fine degli anni 90, è nata la Psicologia Positiva dove Martin Seligman è uno dei co-fondatori; essa pone al centro dei propri studi la ricerca della felicità umana ed il benessere soggettivo. La psicologia positiva ha ereditato la rivoluzione teorica introdotta dalla psicologia umanistica di Abraham Maslow che è l’ispiratrice di studi e ricerche sull’ottimismo, sul rapporto tra felicità, benessere, qualità della vita, sul concetto flow etc.

Secondo Seligman, esistono tre diversi tipi di vita felice:

  • 1. La vita felice che deriva dalle emozioni positive;
  • 2. La vita felice che deriva dalle esperienze ottimali;
  • 3. La vita felice piena di significato.

 

È di quest’ultima che voglio parlare.

 

La logoterapia, un patrimonio per l’umanita’

La logoterapia è stata ideata da Viktor Frankl col fine di aiutare a ritrovare il senso della propria esistenza. In quanto tale, essa si fonda su una concezione propria dell’uomo, con assiomi di base e dottrine che la giustificano, essendo convinto che “non c’è una psicoterapia senza una teoria dell’uomo ed una sottostante filosofia della vita”.

La Logoterapia è seguita ed applicata da un buon numero di psicologi. Secondo tale teoria, l’essere umano ha tre dimensioni: quella somatica o fisica, quella mentale e quella spirituale. Da questa prospettiva, i problemi psicologici sorgono quando viene a mancare forza nella dimensione spirituale e/o un senso definito per la vita.

Nella logoterapia, il logos si riferisce al “senso”, al “significato” qualcosa che l’essere umano cerca sempre di fronte alle circostanze del destino. Vista così, la logoterapia significa terapia attraverso il “senso” o “significato”; ma come si fa a trovare un senso? Secondo Frankl e i suoi seguaci, le dimensioni che lo permettono sono tre: la creazione, l’esperienza affettiva trascendentale e il proprio atteggiamento verso la sofferenza. La prima corrisponde ai valori della creazione: essa concerne con la capacità di fare arte, scrivere, ecc. La seconda rientra tra i valori di esperienza, legati all’interazione interpersonale e il vissuto delle sensazioni. Il terzo punto fa riferimento ai valori dell’atteggiamento e presuppone la capacità di superare il dolore.

Il messaggio che Viktor Frankl volle trasmettere è che i disturbi mentali non hanno origine nella sofferenza, bensì nel significato che ad essa viene attribuito. L’aspetto più interessante di questo pensiero è che non si tratta di un’elaborazione teorica: lo stesso Frankl lo applicò su di sé, riuscendo in questo modo a sopravvivere all’olocausto. La sua vita è stata senza dubbio la prova che l’essere umano è capace di elevarsi al di sopra di qualsiasi circostanza.

La logoterapia è anche conosciuta come “la terza scuola psicologica di Vienna”. La prima scuola psicologica è stata quella di Sigmund Freud (il quale definì l’uomo come un essere diretto verso il “piacere”); la seconda quella di Alfred Adler (lo definì orientato al “potere”); la terza è la scuola fondata da Viktor Frankl (vedeva l’uomo come un essere diretto verso il “senso”).

 

Viktor Frankl

Viktor Emil Frankl nacque a Vienna il 26 marzo 1905. Da piccolo aveva mostrato interesse per lo studio della medicina e delle scienze naturali. La sua famiglia dovette sottostare al rigore della Prima Guerra Mondiale. I beni scarseggiavano e insieme scoprirono il significato delle parole miseria e fame. Già in quell’epoca Viktor Frankl si rivelò un divoratore di libri, e aveva stabilito una corrispondenza con Sigmund Freud. Lo appassionavano gli enigmi della mente umana.

Sebbene all’inizio manifestò un profondo interesse per la psicoanalisi, nel 1925 prese le distanze da Freud, convinto che il uso pensiero fosse troppo determinista. Fu allora che cominciò a seguire da vicino la psicologia individuale di Alfred Adler. In seguito, si interessò alle teorie di Rudolf Allers e Oswald Schwarz, fondatore della medicina psicosomatica.

Fin da giovane alimentò una grande passione anche per la filosofia, in special modo per la corrente esistenzialista. A 19 anni aveva già sviluppato due idee fondamentali. La prima è che dobbiamo rispondere alla domanda che la vita si fa sul senso della nostra esistenza, perché ne siamo diretti responsabili. In secondo luogo, che il significato ultimo va oltre la nostra comprensione e così deve rimanere. Si tratta di qualcosa in cui dobbiamo avere fede mentre lo perseguiamo.

Tuttavia, finì per studiare medicina specializzandosi nel campo della neurologia e della psichiatria. Dal 1933 al 1937 lavorò come psicoterapeuta nella Clinica Psichiatrica dell’Università di Vienna. Nel 1939 fu nominato capo del Dipartimento di Neurologia dell’ospedale Rothschild di Vienna.

Viktor Frankl fu una di quelle persone capaci di superare le più grandi miserie umane ed uscirne intatto; egli sopravvisse a quattro campi di concentramento, Türkhein, Kaufering, Theresienstad ed Auschwitz ma la sua ricerca di senso iniziò molto tempo prima che avvenisse l’olocausto. Questsa esperienza gli permise di vedere che l’essere umano è capace di trovare un significato, un senso a tutte le circostanze della vita, anche nei momenti più assurdi e dolorosi.

Durante quest’ultimo periodo mise alla luce il suo libro più noto, “Uno psicologo nei lager”. V. Frankl era convinto che a renderci unici è lo spirito umano. Ridurre la vita e la natura umana al “nulla”, come facevano molti filosofi e psichiatri del tempo, non era il pensiero vitale più appropriato.

V. Frankl morì il 2 settembre 1997, a 92 anni, lasciando una grande eredità all’umanità. Attraverso la sua vita e il suo lavoro ci ricorda che tutti noi possiamo elaborare un senso che ci salvi nei momenti difficili e che qualunque cosa facciamo, non importa quanto piccola, affinché questo filo non si spezzi, avrà un grande valore.

“Ho trovato il senso della mia vita aiutando gli altri a trovare un significato nella loro vita”

 

I tre principi base della logoterapia

L’esistenza umana è autentica soltanto in termini di auto trascendenza ed è proprio l’auto trascendenza a costituire il perno su cui poggiano i tre pilastri della concezione antropologica della logoterapia di Frankl: la libertà della volontà, la volontà di senso e il senso della vita.

Liberta’ di volonta’

La libertà di volontà si implementa tramite una capacità specificamente umana nota come “auto-allontanamento”. Questa capacità umana è intesa come la possibilità di vedere se stessi, accettarsi, regolarsi e visualizzarsi. Secondo gli insegnamenti di V. Frankl, questo ci dà libertà da tre fonti di influenza: istinti, eredità, ambiente.

L’uomo le possiede, ma non lo influenzano. Non sono predeterminate o finalizzate. Siamo liberi di affrontare questi tre aspetti. L’essere umano è libero da ciò che lo condiziona e può esercitare la sua libertà. Ogni volta che l’uomo si libera da qualcosa, è per qualcosa. Qui troviamo il concetto di responsabilità. L’uomo è libero di essere responsabile ed è responsabile perché è libero.

È appunto la libertà della volontà, il suo “essere libero da” a renderlo capace di auto distanziamento. L’esclusiva capacità umana di auto distanziamento si manifesta non solo nell’eroismo, ma anche attraverso l’umorismo che rende possibile un distacco di giudizio rispetto alle situazioni, alle persone e perfino nei confronti di se stessi.

La libertà fa parte delle capacità specificamente umane. Adottando un’espressione di K. Jaspers, Frankl definisce lo specifico dell’uomo come l’essere che sempre si decide. Tale definizione implica che l’uomo non è soltanto libertà dall’essere spinto, ma è anche responsabilità per cui è di fronte a cui si è liberi: “essere liberi da, per essere liberi per”. Frankl, infatti, scrive: “la libertà potrebbe pienamente svilupparsi. Essa è in realtà un concetto negativo che richiede un completamento positivo. E questo completamento positivo è la responsabilità. La responsabilità ha due riferimenti intenzionali. Si riferisce ad un significato del cui compimento siamo responsabili, e anche ad un essere dinanzi al quale siamo responsabili. […] La libertà minaccia di degenerare in pura arbitrarietà, a meno che non sia valutata in termini di responsabilità”.

Da questa analisi esistenziale deriva che l’uomo è responsabile della realizzazione del senso e dei valori. L’uomo è chiamato alla realizzazione del senso della vita e dei valori che danno senso a essa. È l’unico responsabile.

Volonta’ di senso o significato

L’essere responsabile presuppone la libertà della volontà, ma si realizza soltanto nella volontà di senso. Questa suppone la coscienza, che intuisce i significati, e la volontà, che decide di realizzarsi nei valori.
Secondo Frankl, la motivazione primaria dell’uomo è la volontà di senso, che pone l’uomo in permanente ricerca di una ragione della propria esistenza. Egli afferma: “L’uomo cerca sempre un significato della sua esistenza; egli è sempre nell’atto di muoversi alla ricerca di un senso del suo vivere; in altre parole, è ciò che io chiamo “la volontà di senso”.

La volontà di senso è strettamente legata all’auto trascendenza tipica dell’essere umano. L’uomo punta sempre al di là di sé stesso, verso un senso che deve prima scoprire e di cui deve raggiungere la pienezza.

La sua concezione è nata dalla persuasione dell’insufficienza dei due concetti fondamentali delle scuole di Freud e di Adler, rispettivamente la volontà di piacere e la volontà di potenza. Né l’uno ne l’altro partivano da una vera comprensione dell’uomo. Secondo Frankl il principio freudiano del piacere è al servizio del principio dell’omeostasi che descrive l’uomo come un sistema chiuso, per cui, fondamentalmente, tende a mantenere un equilibrio interno e raggiunge questo fine con la riduzione delle tensioni. Del resto anche il principio della realtà è al servizio del piacere, in quanto lo scopo del principio della realtà è di assicurare il piacere, quantunque dilazionato. Secondo Frankl, il principio omeostatico non consente di spiegare fenomeni umani, quali la creatività dell’uomo, che è orientata verso valori e significati. Inoltre, egli ritiene che il principio del piacere è autodistruttivo, in quanto più si tende al piacere, meno lo si raggiunge. Infatti, nei casi di disturbi sessuali, quali l’impotenza e la frigidità, l’iperinflazione e l’irriflessione creano dei modelli nevrotici di comportamento. Per quanto riguarda la volontà di potenza, Frankl pensa che anch’essa è autodistruttiva, perché chi dispiega ed esibisce uno sforzo di autoaffermazione, prima o poi verrà emarginato come uno che cerca unicamente se stesso.

Frankl afferma: “In ultima analisi, l’autoaffermazione o volontà di potenza, da una parte, e il principio del piacere, o la volontà di piacere, dall’altra, sono semplici derivati dell’interesse primario dell’uomo, cioè della volontà del significato. Quest’ultima potrebbe essere definita come la tensione radicale dell’uomo a trovare e realizzare un significato e uno scopo”.

La volontà di senso non cerca di raggiungere il potere né il piacere, e nemmeno la felicità. Il suo obiettivo è l’incontro di un argomento, una ragione per essere felici.

Senso della vita

La tesi centrale della logoterapia è che c’è sempre un significato della vita da realizzare e sta in potere dell’uomo ricercarlo e attuarlo. Tale significato è unico e relazionato ad ogni singola persona e ad ogni singola situazione. “Nel contesto della logoterapia, il significato non rappresenta qualcosa di astratto, ma qualcosa di assolutamente concreto: il concreto significato cioè di una situazione, con cui un’ altra concreta persona viene a confrontarsi”.

Questo significa l’unicità dei significati. Per Frankl non esiste un significato universale della vita, ma esistono significati unici di situazioni individuali“Tuttavia fra queste situazioni vi sono anche di quelle che hanno qualcosa di comune e, conseguentemente, vi sono significati condivisi da esseri umani. […] Piuttosto che essere in relazione a situazioni uniche, tali significati hanno riferimento alla condizione umana. […] La morte può causare terrore solo in chi non sa riempire il tempo che gli è dato per vivere”.

Tre sono le principali direzioni lungo le quali l’uomo può trovare un significato della vita. La prima consiste in ciò che egli fa, nell’opera che crea, e quindi nel lavoro. Frankl parla, in proposito, di “valori di creazione”. La seconda è costituita da ciò che la persona sperimenta e vive, amando pertanto qualcosa o qualcuno: sono i “valori di esperienza”. Ma ci si può anche trovare confrontati con una situazione, che ci sottrae le due possibilità suaccennate per trovare un significato della vita, una situazione che non si può cambiare. Però, resta ancora la possibilità di trasformare il nostro atteggiamento verso di essa, ossia il nostro atteggiamento e noi stessi. Si tratta dei “valori di atteggiamento”. Nessuna situazione della vita è realmente priva di significato. È il caso della tragica triade dell’esistenza umana, formata dal dolore, dalla colpa e dalla morte: “Il dolore si può trasformare in prestazione, la colpa in elevazione, la transitorietà dell’esistenza umana in stimolo per un agire responsabile”.

«L’uomo è responsabile di quello che fa, di quello che ama e di quello che soffre»

Concludendo, possiamo notare alcuni principi della logoterapia siano uguali ad alcuni dei valori del coaching, come ad esempio l’unicità e la preziosità di ogni essere umano, la responsabilità che ogni umano ha nelle decisioni della sua vita e che ogni situazione (con il proprio significato) sia unica e irrepetibile in quanto proveniente dall’unicità di un singolo.

Inoltre si può notare che, nonostante la vita di Frankl andò incontro a tante sofferenze, egli riuscì a trovare e dare un senso alla sua esistenza e ideare la terapia di cui si parla in questo scritto. Normalmente abbiamo una concezione negativa della sofferenza, conseguentemente tendiamo ad evitarla. Probabilmente, se quest’ultima non esistesse, non saremmo spronati a trovare un senso in più della vita, che va al di la della vita materiale mutandosi in qualcosa di più astratto, più mistico. Credo fermamente che la sofferenza sia una delle porte d’accesso dell’auto trascendenza se viene affrontata nel modo giusto; in essa si cela il segreto della scoperta della nostra autenticità.

 

Diego Dusetti
Coach Professionista
Brescia
diego.dusetti@gmail.com

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