Categoria: Insight – Pensiero laterale e Coaching

Categoria: Insight – Pensiero laterale e Coaching

Insight – Pensiero laterale e Coaching

Anni fa ero a Trieste, stavo ascoltando la lezione di Psicologia Sperimentale tenuta dal prof. KANIZSA; seguivo con attenzione ogni sua parola, pur essendo al primo anno avevo già deciso che mi sarei laureata con lui. Gaetano Kanizsa era il rappresentante in Italia delle teorie della GESTAT, corrente nata in Germania poi diffusasi in Europa ed in America, particolarmente attenta agli aspetti percettivi e nella risoluzione dei problemi. “il tutto è più della somma delle singole parti” era il mantra che, scherzando, noi studenti pronunciavamo all’inizio delle sue lezioni. Questa frase che rappresenta il pensiero Gestaltista significa che la nostra percezione è globale e non è strutturale. Questa visione olistica si applica anche all’apprendimento che non è pertanto frutto solo di tentativi che vengono rinforzati dal risultato ma anche da intuizioni. Quel giorno KANIZSA parlava di INSIGHT … e nonostante la mia simpatia per la materia mi accorgevo di essere resistente al concetto, non capivo bene cosa volesse spiegare. Alla fine della lezione ci disse:”entrate in una stanza buia e non potete accendere la luce, dovete prendervi un paio di calze dello stesso colore ma nel cassetto ci sono 10 calzini bianchi, 26 neri, 38 rossi. Quanti ne dovete prendere minimo per essere certi di averne due uguali da indossare?” Ci guardò, sorrise, si mise il sigaro in bocca e se ne andò…Pensai subito 11 calzini ma capii che non era la risposta giusta, non credevo che il professore volesse indurci a tirare fuori equazioni ed incognite … quindi mi mancava qualcosa per risolvere il quesito. Il mio stato di frustrazione era lo stesso degli altri studenti … ci pensai parecchio, vedevo calzini volare nella mia mente ma non ne venivo fuori; era chiaro che mi mancava qualcosa … poi capii mi mancava un insight! L’insight compresi che era una “intuizione” che mi avrebbe permesso di “ristrutturare il campo” ed arrivare ad una improvvisa soluzione nuova e geniale senza algoritmi ed altri processi matematici ai quali ero abituata.

Per la GESTALT l’insight consiste nel ridefinire un sistema, quindi con la ristrutturazione percettiva si arriva ad una soluzione del problema. Secondo queste affermazioni quello che blocca la soluzione è nel modo in cui percepiamo il problema, quindi l’insight dipende dal problema o meglio è il frutto di una ristrutturazione degli elementi del problema.

Per la corrente COGNITIVISTA quando cerchiamo di risolvere un problema con le nostre esperienze pregresse e non ci riusciamo perché la situazione di fronte a noi è nuova; riorganizzando le nostre idee in modo nuovo possiamo avere un insight che ci permette di trovare la nostra soluzione geniale, quindi l’insight e’ frutto dei nostri processi mentali. Ora posso dire che nella mia vita ho più volte sperato e cercato un insight ma quando è arrivato non è stato per un ragionamento logico raggiunto analizzando i singoli elementi in gioco ma l’ho avuto quando ho guardato il problema da una prospettiva diversa, o quando mi sono distratta e qualche volta nel sonno. Comunque per me non si tratta di scegliere tra GESTALT o COGNITIVISMO ma nell’accettare in modo incontrovertibile che l’INSIGHT aiuta parecchio!

A distanza di anni mi ritrovo l’insight nelle lezioni tenute dalla scuola di formazione INCOACHING; mi sento subito entusiasta e confido nel fatto che ristudiare il concetto assieme all’approfondimento del metodo e del Pensiero Laterale di DE BONO, saranno validi alleati per me ed il mio modo di affrontare cio’ che verrà. Oltre al pensiero logico verticale, che ci fa arrivare alla soluzione dei problemi tramite analisi dettagliata degli elementi con relative riflessioni sulle possibili connessioni,  lo psicologo maltese Edward DE BONO individua nel pensiero analogico intuitivo (pensiero laterale) uno strumento che scardina il loop  creato da un pensiero razionale che inserisce ogni informazione nuova in schemi preesistenti ma aggira questi schematismi che spesso irrigidiscono il modo di concettualizzare, facendo vedere le cose da un altro punto di vista e permettendo quindi un insight che porta ad una soluzione di un problema usando il pensiero laterale, le informazioni vengono usate in un processo creativo ed quindi creano una ristrutturazione intuitiva. Il pensiero analitico razionale detto anche verticale, si attiva nell’emisfero sinistro del cervello, mentre l’analogico-intuitivo, detto anche laterale, nell’emisfero destro; per DE BONO i due modi di pensare non si escludono ma sono complementari, mentre però il pensiero verticale è selettivo, il pensiero laterale è produttivo. Quanto appena detto, si spiega perché il nostro cervello tende a creare dei modelli nei quali inseriamo le informazioni nuove che aderiscono ai codici di quel modello; più usiamo un modello più si rinforza e si attiverà appena arriva uno stimolo previsto da uno dei codici di quel modello. Nel pensiero laterale, ristrutturare il campo significa fondere i modelli e quindi ampliarli, quindi si potrebbe affermare che usando il pensiero laterale usciamo da modelli condizionanti. Probabilmente tendiamo ad applicare di più il metodo analitico perché maggiormente utilizzato come metodo di insegnamento. Il Coaching è un metodo basato su una relazione facilitante tra coach e coachee che permette a quest’ultimo di raggiungere i suoi obiettivi tramite una autodeterminazione provocata da riflessioni che lo inducono a ristrutturare il suo campo di idee acquisendo consapevolezza delle sue potenzialità e quindi permettendo di mettere in atto dei piani di azione che lo porteranno alla soluzione del problema o comunque alla realizzazione. Per permettere questo processo bisogna favorire un “movimento mentale” che il coachee tramuterà in azione. Quando un individuo decide di rivolgersi ad un coach per risolvere o affrontare un problema, è spesso bloccato in una crisi di autogoverno; ripete sempre gli stessi ragionamenti molte volte legati al pensiero logico – verticale che rendono difficile cogliere una via d’uscita. Il coach, applicando il suo metodo professionale tramite domande, feedback e silenzi, darà modo al coachee di approfondire il suo pensiero, favorendo una maggiore percezione del suo potenziale che porterà maggiore consapevolezza, autodeterminazione, responsabilità ed eudemonia. Per DE BONO il modo più efficace per cambiare un’idea che ci limita avviene all’interno dell’individuo tramite una rielaborazione intuitiva dell’informazione disponibile. Nel rapporto tra coach e coachee stimolare il pensiero laterale permette a quest’ultimo di liberarsi dalle sue gabbie mentali create da vecchie idee e gli permette di vedere il problema da una visione diversa che potrebbe portare alla ristrutturazione di informazioni necessarie per trovare una soluzione.

Il Coaching può favorire nel coachee l’uso del pensiero laterale, permettendogli di sollevarsi dal ginepraio di pensieri che bloccano il suo sviluppo cognitivo verso una nuova consapevolezza.  Il coach ha a disposizioni alcune tecniche per stimolare il pensiero laterale come: L’implementazione dei dati e dei fatti e di tutte le informazioni disponibili; come già detto il pensiero verticale è selettivo quindi prende in considerazione pochi dati, far prendere in considerazione al coachee tutti i dati possibili permetterà una analisi più ad ampio spettro; la ridefinizione del problema che consiste nell’ampliare la prospettiva per esplorare strade non ancora percorse con una gestione diversa delle informazioni; il cambio di canale comunicativo/percettivo che potrebbe consistere nel far disegnare al coachee il presente percepito ed il futuro desiderato;

In merito a questa strategia mi piace molto l’esercizio della “Finestra creativa” che consiste nel far disegnare al coachee, su un foglio diviso in 4 riquadri, prima il presente percepito rappresentando tutti i dettagli problematici  e riflettendo sulle emozioni e sensazioni che crea quella immagine riportandole per iscritto in calce; nel secondo riquadro si chiede di disegnare il futuro desiderato libero quindi dai problemi presenti e di scriverne un titolo; nel terzo riquadro si chiede di focalizzare il problema, quindi disegnare senza corollario l’elemento centrale del problema e di descriverlo per iscritto sotto il disegno; nel quarto riquadro, si chiede di osservare con attenzione l’ultimo disegno (focalizzazione del problema) ed il secondo disegno (futuro desiderato) e di disegnare la possibile soluzione che partendo dal problema delinei un piano d’azione verso la soluzione che verrà scritto in calce al disegno.  Inoltre  il coach puo’ chiedere al cliente di distinguere le opinioni personali dalle credenze diffuse che possono influenzarlo nel suo stallo emotivo; si può usare il metodo del brainstorming facendo fare al soggetto delle associazioni libere tra le tante potrebbe focalizzarsi un percorso da approfondire; l’uso del cambio verso consiste nell’invertire il processo di pensiero stimolando un percorso opposto; è utile anche la tecnica del rilevareeventuali presupposti preesistenti (interferenze) che bloccano il coachee nell’evoluzione e quindi poi staccarsi da essi. il metodo del connettere consiste nel cercare analogie e relazioni tra gli elementi e idee anche distanti. La tecnica del contrario consiste nell’ipotizzare un percorso opposto; inoltre si può usare il metodo delfocalizzare l’elemento dominante del problema o la soluzione rispetto gli altri elementi in gioco. In questo caso è molto utile cogliere i verbi che il cochee usa e ripete più spesso; nell’ipotizzare punti di vista diversi o alternativi si potrebbe chiedere al coachee di mettersi nei panni di … ed interpretare l’altro punto di vista. In merito a questa strategia è molto interessante il libro di DE BONO “sei cappelli per pensare”, manuale pratico per ragionare in modo creativo. De Bono propone all’individuo che deve affrontare un problema o una discussione di recitare la parte del pensatore. Per essere più precisi, lo studioso si è accorto che tendiamo a pensare sempre nello stesso modo, un pessimista ragiona da pessimista, il razionale tende ad analizzare gli eventi in modo logico  e così via, per uscire dall’impasse degli schematismi, lo psicologo propone di “indossare”, di fronte un problema, sei cappelli di colore diverso che corrispondono a sei modalità di pensiero diverse. Il cappello bianco corrisponde al ragionamento analitico imparziale, quindi ad una raccolta dei dati senza giudicarli; il cappello rosso alla passione quindi esprime l’emotività; il cappello nero rileva gli aspetti negativi; il cappello giallo rileva gli aspetti positivi, le varie opportunità è la tipica visione dell’ottimista; il cappello verde riguarda una visione creativa, visioni nuove, non convenzionali; il cappello blu è il cappello del pensiero organizzato, metodico. I cappelli con i loro colori rispecchiano sei modi di pensare che improbabilmente ritroviamo insieme in una persona ma possiamo chiedere al nostro coachee di vedere un problema “indossando” diversi cappelli e chiedergli cosa lo ha colpito di più oppure che insegnamento trae dalle nuove osservazioni. Altra tecnica utile e’ il Paradosso che consiste nell’ideare ciò che aggraverebbe il problema cioè “la catastrofe strategica”, questo permetterebbe di capire come agire al contrario. Il coach può favorire la formazione del pensiero creativo durante tutte le fasi della sessione: esplorativa (quando si parla dell’argomento e si individua l’obiettivo di sessione), elaborativa (quando si analizza il presente percepito ed il futuro desiderato) e nella fase esecutiva (che consiste nell’individuazione di un piano d’azione extra sessione).Nelle mie esercitazioni da coach ricordo con simpatia la sessione con il coachee Francesco, giovane imprenditore bisognoso di trovare il modo per mantenere alti i suoi standard di efficienza. Stava elaborando il suo presente percepito e gli ho chiesto di immaginare di essere un animale e di dirmi cosa vedesse, sorridendo mi ha risposto che si sentiva un Lagotto romagnolo a caccia del suo tartufo. Gli ho chiesto quale animale fosse e mi ha descritto un enorme cane simpatico che “sembra il mocio della vileda” che avanzava baldanzoso, muovendo tutto il suo pelo da destra a sinistra. La simpatica descrizione di Francesco corrispondeva perfettamente al suo modo di essere vivace e pieno di buona volontà a raggiungere il suo obiettivo (tartufo … in quel momento ancora da esplorare!).Simpatica anche la sessione fatta con Chiara sempre estremamente frizzante e vivace, quel giorno da coachee era molto combattuta. Voleva andare ad un evento importante, dove avrebbe incontrato molta gente ma il rischio di contagiarsi con il Covid era molto alto. I contagi erano in vertiginoso aumento e prendere il covid significava dover rinunciare a molti impegni non procrastinabili oltre alla paura di infettare i genitori. Chiara era molto consapevole dei rischi e voleva rinunciare all’evento ma continuava a dire era un peccato. Le ho chiesto di descrivermi il suo stato d’animo tramite una metafora e lei mi ha risposto che si sentiva come Alice nel paese delle meraviglie nel momento in cui precipita, precipita, precipita e non ha nessun appiglio. Le ho chiesto quando è atterrata cosa ha visto e lei mi ha risposto …”la cena” ed ha aggiunto “ci voglio andare”.

Alla fine di questa breve narrazione, sono sicura che qualcuno vorrebbe sapere dei calzini dei quali ho parlato all’inizio. Premetto che per me non è stato facile trovare la risposta perché ero bloccata sui numeri … cioè pensavo che se nel problema si parlava di 10 calzini bianchi, 26 neri e 28 rossi, i numeri avranno avuto un senso e pensando così il mio cervello si perdeva nei meandri dei multipli, sottrazioni e divisioni. Quando invece ho considerato il colore dei calzini in blocco ho capito! Quindi mi sono detta ho un gruppo di calzini bianco, uno nero, uno rosso. Quindi ho tre insiemi e se prendo un primo calzino bianco ed ho la sfortuna di prenderne subito dopo uno nero e poi ancora la sfortuna di prenderne uno rosso … il quarto non può che essere o bianco o nero o rosso. Quindi la risposta è 4. Concludo riflettendo sul se arrivare al numero 4 è stato veramente un insight, probabilmente la vera intuizione è stata aggirare il condizionamento dell’esposizione del quesito e ragionare sugli insiemi.

 

 

Filomena D’Onofrio
Coach Professionista
Bologna

 

 

 

Bibliografia

A. Pannitti, F. Rossi – L’essenza del Coaching
A. Pannitti, F. Rossi – L’evoluzione del Coaching
Edward De Bono – Sei Cappelli Per Pensare
Edward De Bono – Creatività e Pensiero Laterale
Martin E. P. Seligman – Imparare l’ottimismo
Gaetano Kanizsa – Grammatica del vedere

 

 

 

 

 

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