Categoria: La bellezza del diventare ciò che si è: il coaching nel film “Carissima me”

Categoria: La bellezza del diventare ciò che si è: il coaching nel film “Carissima me”

La bellezza del diventare ciò che si è: il coaching nel film “Carissima me”

La cosa straordinaria delle piante, è che per quanto crescano in qualsiasi tipo di terreno e con qualsiasi clima, alla fine un roseto rimarrà sempre e soltanto un roseto, una quercia sempre una quercia, e una margherita, sempre e soltanto una margherita
(il notaio Mérignac rivolgendosi alla protagonista, Marguerite, nel film “Carissima Me”)

Quando ho visto, alcuni anni fa, il film “Carissima me”, (titolo originale francese “L’Âge de raison”) del regista Yann Samuell, girato nel 2010, sono rimasta molto colpita, direi incantata, dalla sua bellezza e preziosità.

In questa tesina vorrei evidenziare il collegamento del coaching con questo film, come percorso di crescita evolutiva, dove la persona può scoprire e allenare il suo potenziale, la sua eudaimonia, attraverso il coaching e in particolare alcuni strumenti del coaching, tra cui la restituzione delle parole da parte del coach al coachee, di parole e concetti che lo stesso coachee dice ed esprime, e l’allineamento tra desideri, consapevolezza, autenticità e piani di azione, che portano la persona a desiderare, visualizzare e focalizzare conseguire un suo obiettivo, attraverso una serie di obiettivi più piccoli, che riesce a realizzare anche in pratica ogni volta che si avvicina un po’ di più a se stessa e al suo potenziale e ogni volta che, grazie alle sue parole “restituite” a se stessa, e alla sua autodeterminazione, focalizza obiettivi, che possano facilitarle l’arrivare a un obiettivo più grande, di percorso, e che mette poi in pratica con piani di azione.

Il film “Carissima me”, non ha solo un grande collegamento con il coaching e alcune sue fasi, ma è prima di tutto secondo me, nel modo in cui è stato girato, anche tecnicamente, un percorso di coaching: lo è per esempio nella scelta del regista di usare le parole del racconto, in particolare della protagonista, come immagini concrete, anche attraverso la tecnica del flashback, che facilita il collegamento tra parole, descrizione di fatti e sentimenti, in un modo che è molto concreto, e che allena consapevolezza e azioni: le parole e il racconto vengono descritte nel film con immagini di azioni, azioni compiute precedentemente, e azioni nel qui e ora.

I sentimenti cioè non sono descritti fini a se stessi, anche quelli che sembrano rientrare solo in una sfera psicologica, ma diventano azioni, vengono spiegate con decisioni, dettagli, descrizioni, liste, scelte, piani di azione, focalizzazione di obiettivi, e anche quando la protagonista descrive un suo sentimento profondo per esempio di dolore, o di gioia, il modo di descriverlo nel film da parte del regista è descriverlo con parole, scelte, azioni, descrizioni di dettagli concreti e atteggiamenti, che restituiscono al coachee e allo spettatore-coachee, l’importanza di ciò che accade, senza scendere in approfondite analisi psicologiche.

Il coach non è uno psicologo, anche quando ha davanti un coachee che esprime sentimenti, emozioni, emotività, deve saper “accompagnare” il coachee, attraverso per esempio domande, silenzi, ascolto attivo, nel riprendere in mano sé stesso, la consapevolezza di sé, e di ritrovare il suo potenziale, e questa consapevolezza di sé senza approfondimenti che sfociano nella psicologia, nel film è presente in più scene e momenti.

Nel film ci sono varie figure di possibili coach, unite tra loro nel facilitare anche il C.A.R.E.® *, e cioè la Consapevolezza, la Autodeterminazione, la Responsabilità, e l’Eudaimonia, e ne evidenzierò alcuni in particolare.

Di cosa tratta il film “Carissima me”? è la storia di una donna, Marguerite Flore, che si fa chiamare da tutti però Margaret, donna determinata in carriera in una azienda che vende centrali di riscaldamento climatico, che il giorno del suo quarantesimo compleanno riceve in ufficio una lettera da un anziano notaio, il notaio Mérignac, che abita in un paesino della provincia francese,(e paese di origine di Marguerite) una lettera particolare: è una lettera che aveva scritto lei stessa, Marguerite, a se stessa, da bambina quando aveva 7 anni, e che le scrive iniziando con la frase “Carissima me”.

Marguerite è una donna che cerca sempre e continuamente, prima di affrontare una situazione, modelli di donne famose da imitare per riuscire ad avere atteggiamenti, pose interiori ed esteriori che le diano una certa forza esteriore, una determinazione, (per esempio pensa a Maria Callas e dice a se stessa “apparire impassibile”) e il film fa vedere in alcune scene come per esempio in ascensore Marguerite pensi a quale modello di donna famosa vuole assomigliare in quella situazione, e si chiede se va bene Marie Curie, o altre donne famose. Marguerite si nasconde a se stessa e agli altri, non è allineata a se stessa, alla sua profonda autenticità e bellezza. In quella prima lettera, che la bambina che era le ha scritto, ritrova una lista che lei stessa aveva stilato e scritto in cui esprimeva e focalizzava cosa avrebbe voluto fare e chi avrebbe voluto essere da grande. Incuriosita Marguerite legge la prima lettera che si era scritta da bambina, e che inizia con “Carissima me”.

Nella prima lettera, tra le altre cose, Marguerite scrive a se stessa: “Carissima me, innanzitutto, buon compleanno!”(…)“Oggi compio 7 anni, l’età della ragione” e le scrive che ha un regalo per lei.

Uno degli elementi che nel metodo del coaching mi hanno molto colpita e aiutata, anche nel mio cammino e lavoro personale su me stessa, è stato scoprire, o meglio riscoprire, l’importanza, l’efficacia e la forza, la possibilità che ha la restituzione delle frasi al coachee da parte del coach, la possibilità di facilitare la consapevolezza della persona su cosa ha vissuto e vive, senza scavare a mo’ di terapia psicologica, che non fa parte del percorso coaching, ma attraverso la restituzione e l’evidenziare frasi, parole, immagini, fatti, descrizioni, piccoli e grandi elementi e dettagli per giungere lo stesso, senza terapia psicologica, alla consapevolezza di se stessi e di cosa si è vissuto e si vive, e del poter così apprendere qualcosa in più di se stessi, delle proprie azioni, scelte, desideri, emozioni: nel film “Carissima me” tutto questo è descritto mirabilmente attraverso per esempio le parole che la Marguerite di 7 anni ha scritto e dice alla Marguerite di 40 anni, parole che spesso descrivono fatti, atteggiamenti, dettagli concrete di situazioni: il regista usa la tecnica del rendere in immagini, per esempio con flashback frequenti, che descrivono in fatti, dettagli e atteggiamenti concreti la situazione che le parole stanno evidenziando, che stanno dicendo, per esempio nella prima lettera la Marguerite di 7 anni scrive: “Ci sono papà, mamma, e tanti signori dei traslochi. Non ci sono più i mobili, ma c’è un ufficiale giudiziario con una notifica….”(…), e contemporaneamente a queste parole scorrono sullo schermo la descrizione di questi elementi e descrizioni, e mi ha colpita come, senza fare analisi psicologiche, il semplice racconto di Marguerite, la semplice e cruda descrizione della situazione, evidenziando elementi concreti (il signore dei traslochi, la notifica, ecc. ) riesce a esprimere benissimo che situazione è, e cosa sta vivendo, e con quali sentimenti ed emozioni, nel qui e ora della descrizione, la piccola Marguerite.

Anche la tecnica del qui e ora unita a immagini flashback è efficace per “restituire”, in questo caso da Marguerite piccola a Marguerite quarantenne, ciò che è successo e cosa lei ha vissuto. Nelle lettere che la bambina Marguerite scrive a Marguerite quarantenne, e che il notaio le fa recapitare nei giorni successivi, vi sono descritti anche i sogni, i desideri, i progetti della piccola Marguerite, e che la bambina ricorda nelle lettere alla Marguerite adulta. Nel coaching sono molto importanti, insieme alle fasi di esplorazione, le parti del futuro desiderato, e la fase esecutiva, in cui attraverso piani di azione autodeterminati il coachee può allenare il suo potenziale, i suoi obiettivi, e attraverso liste, anche scritte, dettagli pratici, la consapevolezza di ostacoli e facilitatori interni ed esterni per far allenare le proprie risorse e il proprio potenziale, e attraverso anche un piano di azione, può avvicinarsi sempre più al rendere attuabile e pratico il proprio obiettivo, e a prima di tutto “avvicinarsi” un po’ di più a ciò che è veramente, alla sua unicità, alla bellezza del diventare davvero ciò che è, anche quando, come la protagonista del film, la persona da tempo ha scelto e si è abituata a “coprire” e dimenticare chi davvero è, quali risorse ha, cosa vuole veramente.

Tutto questo, nel film “Carissima me”, è raccontato, descritto e facilitato con immagini, scene, azioni, sentimenti descritti anche attraverso azioni, come quando per esempio in un flashback Marguerite ricorda, tramite le lettere di Marguerite bambina, che aveva deciso di “crescere”, e contemporaneamente il regista fa vedere la Marguerite bambina che butta in un secchio dell’immondizia un vestito di lei bambina, rendendo molto bene ed in modo efficace e chiaro come Marguerite aveva interpretato il suo smettere di soffrire per ciò che succedeva nella sua vita di bambina, e la decisione di cosa secondo lei voleva dire crescere, scegliendo una sua convinzione limitante: infatti Marguerite dice: “Da adesso, il mio grande sogno, l’unico, è crescere, anche se non credo più nei sogni, credo nell’ambizione, voglio guadagnare tanti soldi, voglio mettermi dei tailleur, voglio essere la migliore, e essere ammirata, rispettata, temuta, voglio dimenticare le bugie, tutti i tradimenti, voglio mentire a mia volta, e credere alle mie bugie. Da adesso decido di…crescere”…nel film il notaio Mérignac, ha anche alcune caratteristiche del coach, tra cui il facilitare in Marguerite la consapevolezza di chi realmente lei è, accettandola anche nelle sue difficoltà a vedere in lei chi è veramente e cosa vuole veramente.

Pian piano, grazie a quelle lettere, Marguerite accetta di riprendere contatto con se stessa, con la parte più vera di sé, e questo suo cambiamento innesta un circolo “virtuoso” anche in chi è accanto a lei, nel suo ambiente, e nelle sue relazioni, per esempio il suo compagno Malcom deciderà anche lui di non rinunciare a se stesso e ai suoi veri obiettivi. Margaret accetta finalmente di usare il suo vero nome, Marguerite, smette di agire secondo i modelli di altre donne, e inizia a mettere in pratica ciò che vuole veramente e che ha ritrovato con le frasi che la bambina Marguerite le restituisce nelle lettere: “rimettere le cose a posto”, uno degli obiettivi della lista di desideri e progetti della Marguerite bambina. Marguerite inizia davvero a “rimettere le cose a posto” nella sua vita, e nelle sue relazioni con gli altri: ad esempio scrive una lettera a suo fratello, con il quale non dialogava da anni, in cui gli descrive come sta ritornando se stessa, e cosa sta attuando: grazie infatti a un suo amico di infanzia, Philibert, con il quale volevano da bambini come progetto sfamare i bambini in Africa, decide di….rendere concreto questo suo sogno, e nella lettera a suo fratello Marguerite adulta scrive: ““Fratellino, dopo tutti questi anni non so da dove cominciare, sarebbe più semplice riprendere le cose dal momento in cui tutto andava bene. Prima della mia partenza per il collegio, quando ho deciso di diventare l’adulta che sono adesso. Ho sentito la tua mancanza, e la verità è che…ho sentito anche la mia di mancanza. Oggi finalmente mi batto per una causa in cui credo, ma Marguerite Flore non è una donna d’affari, così ho chiesto una mano a una vecchia amica, una certa…Margaret, ma la novità importante è che presto diventerò mamma, e questo rimetterà le cose a posto. Per realizzare il mio progetto, ho sfruttato delle vecchie conoscenze, convinte che la morale, come i sogni si paghino. Per quanto riguarda i mezzi tecnici, è bastato che uno di noi tenesse fede a una sola delle sue promesse di bambino: Philibert è diventato veramente uno scavatore di buchi. Oscar Wilde ha detto: “E’ importante avere dei sogni abbastanza grandi da non perderli di vista mentre si perseguono. Ho corso, ho corso molto, e non ho ancora finito, ma il mio sogno è immenso, e oggi abbiamo scavato l’altra metà del tunnel. Se tu avessi visto l’espressione dei bambini quando abbiamo trovato l’acqua…”.

E questa lettera di Marguerite, mi sembra un vero e proprio piano di azione, con dettagli, mezzi da usare, persone a cui chiedere aiuto per supportare il suo sogno e progetto, addirittura chiede aiuto anche a…sé stessa, definendosi “vecchia amica…. Margaret”: mi ha molto colpita positivamente questa possibilità, che io vedo anche in un percorso coaching efficace, e cioè di chiedere aiuto anche alla parte di se stessi che a volte ci ha potuto intralciare in qualcosa, invece di facilitarci, e penso che davvero nel momento in cui ognuno di noi capisce che può attingere alle sue risorse e al suo potenziale, davvero può addirittura farsi alleate anche parti di sé che precedentemente erano ostacoli, e può farsele amiche per renderle facilitatrici dei suoi progetti e obiettivi.

Ne sono convinta. E l’ho sperimentato anche in me stessa grazie anche a questo corso di Professional Coaching. Il film volge al termine con Marguerite che scrive a suo fratello, sempre in quella lettera, che, visto che è diventata “altro” rispetto a quella lista di desideri e progetti di Marguerite bambina, deve e può aprire la lettera numero quattro, che Marguerite bambina in una lettera le chiedeva di aprire se lei fosse diventata appunto, “altro”… ecco cosa scrive al fratello, mentre le immagini del film ancora una volta, in modo bellissimo ed efficace, rendono azioni immagini, azioni concrete le sue parole: “E poi mi restava un’ultima cosa da fare. Aprire la lettera numero quattro. Visto che non sono diventata veterinario per balene, né santa, né esploratrice marziana, né pasticcera per matrimoni, né principessa, significa che sono diventata…altro.”. Nelle scene finali del film si vede Marguerite, che nel deserto dell’Africa apre la lettera numero quattro, e, con un primo piano del regista sulla lettera, si vede che c’è scritto semplicemente e in grande, con disegni di contorno, “Je t’aime”; e cioè “ti voglio bene, ti amo”. E si vede Marguerite che dice felice “L’età della ragione è adesso”. Significativa secondo me è anche la dedica che il regista scrive nei titoli di coda del film e cioè “Ai miei cinque figli e ai loro sogni”.

…la bellezza del diventare ciò che si è…è quello che auguro a me e a ognuno di voi.

 

 

Francesca Bisogno
Coach professionista
Roma
albastellata@hotmail.com

 

Nota:
la teoria del Meta-Potenziale C.A.R.E.®  è di proprietà intellettuale di INCOACHNG® Srl.

 

 

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