Categoria: Le piume colorate di Cincia
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Le piume colorate di Cincia

Cincia era un uccellino allegro e colorato che viveva con i suoi amici nel verde bosco di Monticola. Passava le sue giornate di inizio primavera inseguendo, tra i rami degli alberi e dei cespugli, insetti e farfalle. Spesso si innalzavano in voli spericolati lanciati verso l’azzurro del cielo e il bianco delle nuvole per poi ridiscendere in picchiata, come sassi, verso terra, virando improvvisamente verso l’alto un istante prima dell’impatto, tra grida allegre e piroette vocianti.

Era bello formare, tra strepiti e cinguettii, palle variopinte: si stringevano, spingevano e ruotavano uno sull’altro cercando di afferrare un insetto volante.

Ma questo un giorno finì. Mentre la piccola Cincia planava per atterrare dopo uno dei suoi voli spericolati, un cespuglio di rovo, spinto dal vento, lanciò in alto una frusta spinosa e le colpì con violenza un’ala, ferendola.

Ruzzolò nella polvere e si ritrovò in un viottolo di campagna dolorante, confusa e stupefatta, incredula che questo potesse capitare proprio a lei.

Da quel giorno per tutta la primavera e durante tutto il primo mese dell’estate Cincia non volò più. Rimase a terra, timorosa ed incerta, con l’ala dolorante, il cuore pesante e la livrea delle sue piume ingrigita

Allegra
Allegra le era rimasta vicina per tutto quel tempo. L’aveva aiutata a trovare vermetti freschi, larve e piccoli insetti di cui nutrirsi, raspando la terra tra le foglie secche del sottobosco. Si erano sistemate in un rifugio sotto un cespuglio ai margini di una radura piena di erbe, fiori e insetti volanti.

Ma Allegra era preoccupata. La ferita di Cincia era guarita ormai da molti giorni e la sua amica continuava a comportarsi come se fosse ancora invalida e dolorante, grigia come la cenere.

Le aveva provate tutte. Aveva cercato di convincerla con le buone, aveva minacciato di lasciarla sola, le aveva mostrato che poteva muovere e distendere le ali, che poteva batterle nell’aria senza alcun fastidio. Aveva svolazzato intorno a lei facendo baccano e strepitando ad imitazione delle cornacchie per farla ridere un po’. L’aveva supplicata almeno di provare. Fu tutto inutile.

Cincia rimaneva passiva e la guardava triste, in colpa per non riuscire ad accontentarla. Era come se avesse dimenticato quando anche lei svolazzava e cinguettava spensierata.
Allegra si rendeva conto, ogni giorno di più e con un profondo sentimento di tristezza, di non essere in grado di aiutare Cincia ad uscire da quello stato di abbandono e prostrazione. Decise allora di chiedere aiuto e iniziò a pensare a chi si potesse rivolgere.

Il tasso Palmiro
Dopo aver rimuginato per un po’ si ricordò del vecchio Palmiro, il tasso che tante volte l’aveva aiutata tirandola fuori da situazioni molto difficili. Sapeva dove abitava e sperava in cuor suo che non avesse cambiato tana.

Palmiro l’accolse con gli occhietti neri scintillanti circondato dai suoi amici più intimi.

Allegra gli raccontò di Cincia, dell’incidente, della sua tristezza, della sua indifferenza a tutto, della sua perduta voglia di giocare e divertirsi. Palmiro, dopo aver fatto tacere i suoi amici che iniziavano a tempestarla di domande, l’aveva ascoltata con interesse, poi aveva detto: “Conosco chi può aiutare Cincia. Andate nei pantani dove vive Duckabill, l’anatra delle paludi. Presentatevi a mio nome. Lei sicuramente saprà cosa fare”.

Duckabill, l’anatra delle paludi
Tutti conoscevano l’anatra delle paludi. Era uno dei pochi animali capace di vivere nei tre mondi: quello terrestre, quello acquatico e quello aereo. Conosceva le abitudini e le usanze degli abitanti di questi mondi e sapeva muoversi senza problemi in essi. Era per questo, forse, che gli venivano riconosciuti poteri misteriosi e sapeva parlare tante lingue diverse.

Fu così che Cincia si ritrovò faccia a faccia con Duckabill.

Allegra aveva faticato per convincerla. Poi un po’ per curiosità e un po’ perché voleva uscire da quello stato che nemmeno a lei piaceva, aveva accettato di andare. Adesso doveva convincere Duckabill che voleva effettivamente cambiare e ritrovare energia, entusiasmo e slancio, cosa per lei non facile.

Duckabill infatti voleva capire come prima cosa se avesse le caratteristiche per ricevere il famoso bollino di “Duckability”, assolutamente necessario per iniziare il cammino di recupero del suo stato di pienezza, leggerezza, gioia.

Non fu facile per Cincia attingere alle sue risorse per tirar fuori l’energia necessaria a mostrare quanto realmente desiderasse impegnarsi per cambiare e ritornare ad essere quella di prima. Pensò a come aveva fatto in passato. Ci riuscì e dopo si sentì meglio: carica, forte, vogliosa di iniziare come allora.

Lo sguardo compiaciuto e l’approvazione di Duckabill le fece nascere un brivido nel petto che le rizzò le piume e serpeggiò fino alla punta delle ali che impercettibilmente vibrarono.

Ora però si trovava in attesa, incerta su tutto: da dove iniziare, quali risorse mettere in gioco. Che doveva fare adesso?

Fu Duckabill a rompere quel momento di sospensione e le chiese: “Com’è l’orizzonte verso cui vuoi volare? Che colori ha? Com’è l’aria che ti accarezza mentre voli verso di esso? Che sensazioni provi? Come ti senti? Cosa pensi?

Domande cui in quel momento non sapeva rispondere. Ci avrebbe pensato, disse. E con questo il loro incontro finì.

Un po’ delusa Cincia tornò a casa con Allegra: era così immersa nel suo stato di rassegnazione e tristezza che non riusciva a vedere nessun nuovo orizzonte, figurarsi a dipingerne i colori e a descriverne le sensazioni.
Come poteva vedere un orizzonte nuovo se a stento riusciva a zampettare sul terreno con gli occhi rivolti alle foglie secche che ricoprivano la terra nuda?

La brigata del bosco
Ancora una volta l’idea venne ad Allegra. Chiamò a raccolta gli amici del bosco che accorsero numerosi. C’era Jeb il castoro nero, le lucertole Alla e Palla, una famiglia intera di scoiattoli, la famiglia Scotty, formata da madre padre e tre vispissimi cuccioli tutti funamboli spericolati.

Chiudevano la brigata tre uccelli “franciscani tessitori”, espertissimi nell’intrecciare e fabbricare corde e tessuti di fibre vegetali.

Seguendo le istruzioni di Allegra tutti si misero a lavorare alacremente. I tre “franciscani” intrecciavano a più non posso con i robusti becchi blu fibre, filamenti e fili d’erba portati da Alla e Palla che facevano la spola con la palude dove Jeb con i sui denti affilati tagliava e strappava veloce steli flessibili, lunghi rami di vimini e resistenti erbe lacustri. In men che non si dica costruirono una lunghissima corda intrecciata che terminava da una parte con una piccola nicchia capace di alloggiare un piccolo uccello. La famiglia Scotty si incaricò di far passare sopra il ramo più alto dell’albero più alto della foresta l’altra estremità della corda. Veloci i tre piccoli funamboli si arrampicarono sul tronco dell’albero grande e salirono fin sulla cima. Fecero penzolare l’estremità della corda oltre il ramo prescelto e si disposero pronti a dare inizio alla discesa con la corda saldamente stretta tra i denti. Allegra fece salire Cincia nella nicchia all’altra estremità della corda ancora poggiata a terra ed a un suo cenno i tre piccoli scoiattoli iniziarono la discesa trascinando con sé la corda. Cincia iniziò lentamente a salire passando con la nicchia tra rami e foglie, presa da una forte emozione. Man mano che saliva vedeva allontanarsi e rimpicciolirsi sempre più i suoi amici che rimasti a terra la salutavano vociando eccitati. Cincia si distaccò con lo sguardo da loro e in silenzio, assorta, incominciò a vedere cose che da tempo non aveva più visto.

Una volta arrivata sulla cima del grande albero fu presa da un forte stupore. E rimase sbalordita osservando il mirabile spettacolo che si apriva davanti ai suoi occhi: un mondo di luce e di spazi infiniti si stendevano intorno a lei. Distingueva nettamente tutte le sfumature dei colori. Dal verde intenso della foresta emanava una luce dapprima tenue e nebbiosa come vapore poi verde-azzurrina infine cangiante come madreperla. Anche l’aria sembrava avere una consistenza diversa: la circondava e l’accarezzava calma e calda come mai le era capitato prima.

La sentiva sua amica pronta a farsi carico di lei. Una emozione nuova la prese e sentì di nuovo un fremito che partendo dal centro del petto si propagò fino alla punta delle ali che tremarono. Vide in lontananza stormi di uccelli di razze diverse che lentamente attraversavano l’orizzonte, quasi arancione per il tramonto vicino. Sentiva l’aria tra le piume gonfiargli il petto e lei l’assecondò e si disse che era questo ciò che voleva, era in questo mondo che voleva vivere.

Ridiscese velocemente dalla cima dell’albero sempre aiutata dagli amici e volle subito andare a parlare con Duckabill, per il timore che quella magia svanisse, come per incanto o come succede ai miraggi.

Lo specchio magico
Cincia arrivata da Duckabill le racconta ciò che le era accaduto e di come fosse riuscita a scoprire quello che effettivamente voleva. Le chiede perciò come poteva far suo quel mondo vasto, variopinto e pieno di luce intravisto dalla cima dell’albero. Sentiva ora con forza che quello era il suo mondo e non vedeva l’ora di farvi pienamene parte.

Duckabill la guarda con un sorriso e le dice: “Cara Cincia per far avverare il tuo sogno ti regalo questo specchio magico. Come vedi ci sono quattro puntini colorati che ti guideranno verso il tuo obiettivo”. Poi tace.

Cincia non osa dire o chiedere nulla e se ne torna a casa un po’ incerta.

Guarda con curiosità lo specchio alla ricerca di qualche congegno magico nascosto da qualche parte. Ma non trova nulla. Così si sofferma a guardare la sua immagine riflessa: quasi non si riconosce più, il suo manto di piume variopinto è ora grigio e spento. Si rattrista a vedersi così e le sembra una cattiveria metterla così brutalmente di fronte a sé stessa, senza un aiuto per venirne fuori. Poi si sofferma ad osservare i quattro punti colorati disposti ai quattro angoli dello specchio e di colpo lo specchio si mise a parlare tra lo stupore di Cincia.

Ciao Cincia!” La voce è allegra e ferma. Le piace molto e le ispira fiducia.

I puntini osserva bene… i color che vedi tu…sono bianco, giallo, verde o blu, …ma se meglio guarderai…qualcos’altro scoprirai”.

Perplessa e curiosa guarda con attenzione il puntino blu cercando di scoprire qualche elemento nascosto che le era sfuggito prima. Ed ecco che lo specchio si anima e si colora tutto di blu e dal centro sgorgano mille scintille multicolori che come una cascata si diffondono intorno a lei. Poi lentamente il blu si affievolisce e compare una frase che Cincia, concentrata, legge tra sé e sé: “Qual è la tua qualità più bella che da oggi vuoi iniziare ad utilizzare al meglio?

Non ci pensò più di tanto. “L’allegria!” si disse decisa. E riflesse allo specchio vede le penne della sua coda diventare come per incanto di un blu profondo e iridescente. Presa da entusiasmo sfrenato aggiunse un’altra qualità: “L’amore per la vita, per la luce, per il sole!” Questa volta a diventare blu furono le penne delle due ali che sembrarono diventare lucide e forti. Non resistette alla voglia di estenderle e batterle con forza: si sollevò in aria andando a sbattere con la testa ad un ramo basso della quercia sotto la quale alloggiava.

Tornata più calma ma con il cuore in subbuglio posa la sua attenzione sul puntino bianco. Anche questa volta la magia funziona e lo specchio si colora di un bianco-latte, soffice e vaporoso come neve, che inizia a vorticare mandando miriadi di minuscoli fiocchi tra le piume di Cincia e tutt’intorno a lei, nel cielo e sui rami degli alberi che si illuminano come ricoperti di candida neve. Poi comparve la domanda: ”Cosa puoi fare da sola e cosa con l’aiuto degli altri?

Rimase un attimo silenziosa e pensò alla risposta. Certo c’erano tante cose che poteva fare da sola ma quale di esse voleva fare da subito e quali non faceva da molto tempo? Di cosa era capace e che cosa le piaceva realmente tanto fare in questo momento? Ma era ovvio, voleva volare! E lo poteva fare da sola, nessuno del resto avrebbe potuto aiutarla. Solo con l’aiuto degli amici, invece, poteva formare palle colorate in cielo e giocare ad inseguirsi.

E guardandosi allo specchio vede le piume grigie delle sue guance trasformarsi in un luminoso bianco, mentre le penne della coda e delle ali, ora blu indaco, si orlano dello stesso colore.

I suoi occhi si soffermarono allora sul puntino giallo che sembrava oscillare emanando bagliori caldi e dorati. Lo specchio si illuminò di un giallo accecante e venne animato da migliaia di coriandoli colorati che si sollevarono in cielo come sospinti da un vortice di aria turbolenta.

Poi apparve la domanda: “Cosa puoi fare subito da oggi per realizzare il tuo sogno?” Senza nemmeno rendersene conto inizia a cantare.

Emette un lieve suono modulato fatto di brevi trilli ripetuti e rapide zufolatine. Esprime così tutta la sua passione e determinazione. Poi invia richiami più forti che risuonano tra le fronde degli alberi del bosco propagati dall’eco. Tutti gli altri animali tacciono: hanno capito che Cincia sta per tornare. Le sue piume del petto e dell’addome si colorano, allora, di un fosforescente giallo limone. Ha così la conferma che sta percorrendo la strada giusta.

Osserva curiosa l’ultimo puntino di colore verde. Lo specchio come rispondendo ad una domanda si anima e inizia a vibrare producendo un ronzio simile a quello di un grosso calabrone blu che sfreccia vicino. Una nuvola fosforescente di lucciole verdi vola via dallo specchio vorticando e si propaga tra gli alti rami della quercia coprendola tutta di uno scintillio magico come il manto di una fata.
Poi compare la domanda: “In che modo ti prendi cura di te?

Non aveva mai pensato a sé stessa come a una persona cara di cui prendersi cura. Non aveva mai pensato di dover dedicare del tempo a sé stessa. Rimane quindi sorpresa e un po’ disorientata. Non si era mai ascoltata, non aveva mai cercato di capire cosa fosse veramente importante per Cincia. Così decide che era giunto il momento di farlo. Sente realmente il bisogno di prendere contatto con la parte di sé che meno conosce. Il grigio delle piume del dorso inizia a colorarsi di verde e la livrea di Cincia torna ad essere quella di prima.

Ed ora? Aveva realmente fatto tante e importanti scoperte su di sé. Aveva iniziato a prendersi cura di sé stessa. Aveva riscoperto le sue qualità, il suo entusiasmo, la sua gioia di vivere. Così decide di partire alla scoperta del magnifico e colorato orizzonte che aveva visto dalla cima dell’albero per inseguire il sogno e vivere l’avventura di essere finalmente sé stessa.

Andò alla ricerca di Allegra che trovò accovacciata su un nido di foglie. Le svolazzò intorno e iniziò a tormentarla con piccole beccate sul collo e sulla pancia finché Allegra non si alzò in volo per sfuggirle. Cincia la inseguì cinguettando con energia e insieme iniziarono a volare in alto, sempre più in alto, finché non divennero un unico puntino colorato illuminato dal sole.

 

Ennio Di Tommaso
Trainer & HR Consultant
Life & Business Coach
Lugnano in Teverina – TR
ennio.ditommaso@gmail.com

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