Categoria: Come i mattoncini della Lego possono aumentare la consapevolezza del Coachee

Categoria: Come i mattoncini della Lego possono aumentare la consapevolezza del Coachee

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Come i mattoncini della Lego possono aumentare la consapevolezza del Coachee

Si può scoprire di più su una persona in un’ora di gioco che in un anno di conversazione.” (Platone)

Nella società di oggi gli adulti non dovrebbero giocare, ma concentrarsi sul lavoro e su come aumentare la propria performance, giusto? Questa ipotesi viene contrastata dagli anni 90 da alcuni psicologi del lavoro dichiarando invece che “il contrario di gioco non è il lavoro, ma la frustrazione”. L’affermazione fa capire che per evitare la frustrazione e per aumentare il proprio benessere, sia nell’ambito personale che lavorativo, servono degli elementi di gioco.

Anche nel Coaching vengono utilizzati dei giochi per facilitare il processo dello sviluppo del potenziale del Coachee. Essi danno uno supporto ad uno dei compiti principali del Coach, cioè quello di aiutare il Coachee a guadagnare più consapevolezza su sé stesso e sul sistema di relazioni in cui si trova. Il Coach ha nella sua cassetta degli attrezzi diversi strumenti a disposizione che facilitano questo processo. Alcuni di essi si basano sull’approccio del pensiero laterale per stimolare il Coachee a cambiare prospettiva, vedere la situazione in un altro modo e guadagnare, dunque, nuove conoscenze.

Questa tesina ha lo scopo di presentare e spiegare un possibile gioco utile in una sessione, ovvero i mattoncini della LEGO.
I famosi mattoncini non sono ormai più soltanto un gioco per bambini, ma hanno raggiunto anche il mondo più “serio”, ovvero quello del Business. La metodologia si chiama “Lego Serious Play”, sviluppato in Danimarca e viene utilizzata nell’ambito di Problem Solving, Team Building e creazione di strategie aziendali.

Ormai esiste un percorso di certificazione per diventare formatore ufficiale del Lego Serious Play, che nella maggior parte dei casi viene applicato ad un gruppo di persone. Nonostante questo, la metodologia si presta anche per sessioni di Coaching one-to-one dato che la creazione di modelli tridimensionali consente anche di generare consapevolezza al livello individuale.

 

Il Coaching come metodo di sviluppo del potenziale umano

Prima di spiegare come i mattoncini della Lego possono essere utilizzati in una sessione di Coaching vorrei inquadrare meglio il metodo del Coaching stesso. Secondo Pannitti e Rossi “il Coaching è un potente metodo di sviluppo che si fonda su tre elementi caratterizzanti: l’instaurazione di una relazione facilitante tra il Coach e il Coachee, lo sviluppo del potenziale del cliente, l’individuazione di obiettivi concreti conseguiti attraverso piani d’azione autodeterminanti(1).

In questa tesina vorrei concentrarmi sull’aspetto dello sviluppo del potenziale e come il gioca ne possa contribuire.

Il potenziale umano è un concetto complesso che viene definito dal vocabolario Treccani come “aggregato di capacità, mezzi, risorse, ecc. di cui si dispone o si può disporre per il conseguimento di determinati fini”. Ogni essere umano ha un suo “aggregato” di potenziale unico e irripetibile nel mondo. Sta proprio al Coach, nel suo ruolo di allenatore di consapevolezza, di creare il contesto nel quale il Coachee riesce ad individuare la competenza, il mezzo o la risorsa adeguata al raggiungimento di un determinato obiettivo definito dal Coachee stesso.

Per sviluppare tale potenziale serve un momento di “mobilità” alI’interno del Coachee, ovvero uno spostamento o cambiamento a livello cognitivo o emozionale. Nella fase di elaborazione della sessione, accadano due momenti cruciali per arrivare a tale mobilità. Il primo è quello in cui il Coachee si rende conto di avere a disposizione certe risorse e/o competenze, in modo che il potenziale latente diventa consapevolizzato. Per poter utilizzare attivamente tale potenziale serve un secondo momento, nel quale il potenziale consapevolizzato si trasforma in una risorsa agita, pronta ad essere applicata dal Coachee.

Il Coach utilizza un cosiddetto “Work-in” per aumentare la consapevolezza del Coachee. Con Work-in si intendono tutti gli strumenti, le tecniche, gli esercizi che il Coach propone durante la sessione, tipicamente nella fase centrale di elaborazione. I mattoncini della Lego sono adatti per un Work-In in una sessione di Coaching e possono contribuire al percorso di mobilità del Coachee in diversi modi. Prima di spiegare tale modalità, vorrei focalizzarmi sull’importanza del pensiero laterale sul quale il Work-in si basa.

 

L’importanza del pensiero laterale

Secondo lo psicologo Edward de Bono il nostro cervello può essere definito come “un ambiente speciale che permette alle informazioni di organizzarsi in modelli”. Grazie alla creazione di tali modelli o schemi mentali non dobbiamo analizzare ogni informazione che ci arriva continuamente dal mondo ma li possiamo categorizzare e organizzare nei modelli preesistenti in maniera più veloce e risparmiando energia. Tale scorciatoia si basa sul pensiero logico consequenziale che può limitare il cambio di prospettiva e di trovare alternative per risolvere un problema o raggiungere un obiettivo.

Il pensiero laterale, invece, aiuta ad uscire dagli schemi mentali (“Think out of the box”), partendo da osservazioni da varie angolazioni e punti di vista differenti. La creatività aiuta a superare i confini limitanti del pensiero verticale “allo scopo di consentire alle informazioni di interagire e generare nuove idee” (De Bono).

Il contesto del gioco genera le condizioni facilitanti al pensiero laterale, permettendo al Coachee di sentirsi libero e divertirsi con la consapevolezza che il proprio comportamento non ha delle conseguenze reali sul mondo esterno. In un Work-out in cui vengono utilizzati i mattoncini della Lego, viene creato una situazione che permetta al Coachee, nel senso letterale della parola di “mettersi in gioco”.

 

Quali vantaggi danno i mattoncini in una sessione di Coaching?

I mattoncini vengono associati, in generale, ad un giocattolo per bambini e fanno emergere negli adulti ricordi dell’infanzia o quella dei propri figli. In una sessione di Coaching i Lego permettono, sia di creare un contesto di gioco, dunque, facilitante al pensiero laterale, sia la traduzione dei propri pensieri complessi in costruzioni tridimensionali.

La rappresentazione dei pensieri in una costruzione tangibile permette al Coachee di confrontarsi con i propri processi mentali in maniera differente. Si crea una sana distanza tra la mente e il pensiero specifico. Tale condizione permette di vedere la costruzione nell’insieme dei singoli pezzi e da angolazioni diverse. In questo modo il Coachee è in grado di staccarsi dai propri pensieri e di vedere sé stesso e le sue relazioni con il mondo dall’esterno. Questo può permettergli di riconoscere i singoli elementi che hanno portato alla creazione del modello come risorse, competenze, ostacoli o facilitatori e accorgersi di filtri, schemi e giudizi mentali funzionali o meno al raggiungimento del suo obiettivo.

Un altro vantaggio nell’utilizzo dei mattoncini sta nell’applicazione di diversi sensi umani. Il modello creato può essere visto con gli occhi, raccontato con la voce e toccato con le mani. La combinazione di questi tre sensi (udito, tatto, vista) rende possibile un’espressione comunicativa più esaustiva e completa. Grazie alla forte connessione tra la mente e le mani (cosiddetta “hand-mind connection”) un modello con i Lego costruito dalle nostre mani aiuta a far scorrere i pensieri.

I mattoncini promuovono l’utilizzo di metafore, dato che un mattoncino può assumere diversi significati. Per esempio, un mattoncino trasparente può rappresentare sia una finestra che il concetto di trasparenza. Sta al Coachee di dare un significato ad ogni mattoncino, al suo colore, alla sua misura e alla combinazione dei mattoncini. Le domande del Coach aiutano il Coachee a riflettere e a generare consapevolezza sul proprio modello, sugli elementi più rilevanti e sul suo potenziale emerso. Quest’ultimo inteso come risorse e capacità riconosciuti e funzionali al raggiungimento dell’obiettivo definito precedentemente dal Coachee stesso.

 

Come integrare i mattoncini in una sessione di Coaching: Work-In

Dopo aver esplorato l’argomento e l’obiettivo della sessione, arriva il cuore della sessione: l’elaborazione. Questa parte è fondamentale perché è qui il momento nel quale emerge il potenziale del Coachee, necessario per poter poi sviluppare un piano d’azione.

Esiste una prima fase dell’elaborazione in cui il Coach si fa raccontare dal Coachee il presente percepito. Nella maggior parte dei casi si tratta di una situazione in cui il Coachee si trova in una crisi di autogoverno. Di seguito il Coach sposta il Coachee nel suo futuro desiderato, chiedendo ad esempio “Rispetto all’argomento che mi hai appena raccontato, qual è la situazione ideale per te?”. Grazie a questo “switch”, ovvero “cambio di stato” il Coachee possa visualizzare il suo futuro desiderato, percepire cosa sta facendo, come si sente e quali sono per lui o lei gli elementi importanti.

Il lavoro sul potenziale inizia dalla visualizzazione del futuro desiderato del Coachee. Le domande del Coach aiutano il Coachee a vivere la situazione ideale fino a quando il Coach pone l’attenzione sulle risorse e competenze che il Coachee nella sua visualizzazione sta mettendo in atto. È proprio qui, il momento, in cui il Coachee si rende conto di quali competenze ha bisogno. Per aumentare la resa di consapevolezza sulle proprie competenze ovvero sul proprio potenziale, il Coach può proporre al Coachee un Work-In. Per rispettare la partnership tra Coach e Coachee è importante che l’ultimo si sente a suo agio e eventualmente libero di rifiutare. Questo punto guadagna ancora più rilevanza di fronte alla proposta di utilizzare un giocattolo per i bambini, come i mattoncini della Lego.

Se al Coachee piace l’idea di mettersi in gioco con i mattoncini è utile fargli fare un piccolo riscaldamento, ovvero avvicinamento al gioco (cosiddetto “Skills Training”). Tale allenamento può essere utile per rompere il giaccio con i mattoncini ma anche per favorire uno dei vantaggi di questo gioco: l’utilizzo delle metafore. Il Coach spiega al Coachee che ogni mattoncino può avere diversi significati e che sta proprio al Coachee di decidere qual è. Per trasferire questo concetto meglio, si può chiedere al Coachee di costruire un modello con cinque mattoncini a sua scelta. Dopo la fase di creazione si chiede al Coachee di spiegare un concetto astratto utilizzano il modello, ad esempio un viaggio nello spazio o un’altra parola a cui il Coachee aveva dato un significato particolare in precedenza. In questo modo il Coachee si abitua ad utilizzare e a raccontare i mattoncini come metafore che è un elemento rilevante per gli esercizi successivi che si riferiscono al presente percepito e al futuro desiderato del Coachee.
Lo scopo di questo Work-in è di aumentare la consapevolezza del Coachee, confrontando la situazione attuale percepita come negativa o almeno migliorabile con quella ideale.

 

Dal Presente percepito al Futuro desiderato

Dopo aver finito il “riscaldamento” con i mattoncini il Coach chiede al Coachee di costruire un modello che rappresenta la sua situazione attuale, dandogli tutto il tempo che serve e rimanendo in silenzio.

Successivamente il Coach chiede al Coachee di raccontare il modello e, ascoltando attivamente, si rende conto quali aspetti sono quelli più importanti per il Coachee. Senza giudicare, il Coach può fare domande di approfondimento, chiedendo se un mattoncino ha un significato particolare, quale emozione emerge quando il Coachee guarda il modello e cosa ha scoperto di nuovo sulla sua situazione attuale o semplicemente quale mattoncino è quello più rilevante nel sistema.

Dopo aver approfondito il presente percepito si chiede al Coachee di costruire un modello che rispecchia la sua situazione ideale. Qui esistono due modalità alternative che a secondo il contesto e della situazione del Coachee si concentrano su punti di attenzione diversi. Il primo si focalizza sul confronto dei due modelli, utile in situazioni in cui il Coachee non è ancora sicuro di voler cambiare la situazione attuale. Il secondo può essere applicato quando il Coachee è già sicuro di voler modificare lo status quo ed è, dunque, utile osservare e concentrasi sul possibile processo di cambiamento dal primo modello al secondo:

1. Confronto:
Per poter confrontare le due situazioni al meglio, e se possibile, è utile usufruire di altri mattoncini per la costruzione del modello relativo al futuro desiderato. I mattoncini possono essere simili a quelli utilizzati per il modello precedente o completamente diversi. Vedendo i due modelli insieme, uno accanto all’altro, il Coachee può guadagnare più consapevolezza sugli elementi ritenuti importanti da lui/lei in entrambi i modelli e valutare la loro rilevanza.

2. Processo di cambiamento:
Per focalizzarsi sulla trasformazione dal presente percepito al futuro desiderato si chiede al Coachee di modificare il primo modello, cambiando, togliendo e/o aggiungendo dei mattoncini. In questo modo il Coachee può guadagnare più consapevolezza su possibili risorse, ostacoli e/o facilitatori rappresentati spesso da mattoncini tolti o aggiunti.
In entrambi i casi il Coachee ha tutto il tempo a disposizione per costruire la sua rappresentazione del futuro desiderato.

Dopo aver esplorato con alcune domande il futuro desiderato, è importante concentrarsi sul potenziale del Coachee. Bisogna chiedergli quanto rispecchia il suo modello sul futuro desiderato il Coachee stesso, quali competenze e risorse applica per generare e mantenere tale modello.

Solo dopo che il Coachee ha scoperto il proprio potenziale, il Coach può passare nella fase di esecuzione. Qui si chiede al Coachee quale azione vuole mettere in atto che gli permette di avvicinarsi al suo obiettivo.
Il Work-In qui presentato e dunque utile al Coachee per poter realizzare passo dopo passo il suo obiettivo, ovvero tradurre mattoncino dopo mattoncino il modello ideale nel mondo reale.

 

 

Nicola Steinbach
Life & Business Coach
Firenze
nicola.steinbach@gmx.de

 

Nota: Concetti quali Presente percepito, Futuro desiderato, Work-in, Work-out sono di proprietà intellettuale di INCOACHNG® Srl.

 

Bibliografia:
(1) Per consultare in maniera esaustiva il tema del Coaching: “L’essenza del Coaching” (di Alessandro Pannitti e Franco Rossi, Ed. Franco Angeli, 2012)

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