Categoria: Lo S…Coach con lo scotch – Storie anche balorde di non scrittori, coraggiosi inventori

Categoria: Lo S…Coach con lo scotch – Storie anche balorde di non scrittori, coraggiosi inventori

INCOACHING G. Rodari

Lo S…Coach con lo scotch – Storie anche balorde di non scrittori, coraggiosi inventori

Nella realtà si può entrare dalla porta principale o infilarvisi da un finestrino
Gianni Rodari

Entro in una piccola libreria del centro ed esposto su uno scaffale di libri di pedagogia dedicati a Maria Montessori, Jean Piaget, Lev Semenovic Vygotskij e tanti altri trovo, con mio grande stupore, un testo di Gianni Rodari. Leggere le sue storie da piccola mi aveva divertita tantissimo, così incuriosita dall’inaspettata collocazione dell’autore e del libro, decido di comprarlo.

Inizio a leggere e rimango meravigliata quando nelle vesti di colui che con le sue storie strampalate era sempre riuscito a strapparmi una risata, scopro un vero e proprio rivoluzionario. Uno di quelli che mette a ferro e a fuoco la realtà brandendo parole e immagini, proprio come piace a me. Scrive Rodari: “Tutti gli usi della parola a tutti“.

Mi sembra un buon motto, dal bel suono democratico. “Non perché tutti siano artisti, ma perché nessuno sia schiavo” (1).

Il suo motto mi entusiasma e leggendo e rileggendo i suoi libri non posso fare a meno di trovarli pieni di ispirazione, non solo pensando ai bambini ma anche a tutte le persone adulte che vogliono accendere la scintilla della loro immaginazione.

Rodari non si accontenta di essere letto, vuole di più: auspica che i bambini apprendano a scrivere storie. Non è ancora tutto perché lui in realtà non desidera creare poeti, romanzieri, la sua ambizione è piuttosto quella di indurre tutti, anche coloro che non hanno talento per la scrittura, a tentare di lavorare con le parole e sulle parole. Rodari asserisce che la sua missione reale, di fondo, non è quella di forgiare degli scrittori ma principalmente di stimolare ed allenare a scovare alternative insolite e autentiche alle parole e quindi ai pensieri.

Egli crede che la parola sia capace di accendere immagini e condurre lungo sentieri inconsueti ed impensati e sostiene che ciò accade quando la parola viene liberata, scardinata dal suo significato e resa come materia prima per inventare storie.

Gianni Rodari è un autentico esperto delle regole della creazione e ne fa dono, con grande generosità, a tutti ed in particolare alle persone desiderose di scavalcare la cortina delle proprie certezze limitanti e di superare le convinzioni radicate nei pensieri consuetudinari.

È un potente Coach conoscitore dei processi della fantasia delle persone di tutte le età, in qualsiasi fase del loro sviluppo umano. Maria Montessori, in uno dei libri dello scaffale iniziale, chiama lo sviluppo umano “la lunga infanzia umana” che copre “l’intero arco della vita” (2). Ciò autorizza a dire che se gli esercizi sono utili per i bambini, sono efficaci anche per gli adulti, anzi aggiungerei che per loro sono ancora più fecondi. Nelle persone mature le strutture mentali sono generalmente più rigide e spesso hanno bisogno di essere addestrate ancora di più ad uscire dalle rotaie del pensiero suscitato dall’abitudine.

Penso al Coaching e rifletto sul fatto che il Coachee, in crisi di autogoverno, ha bisogno di raccontarsi e di essere interprete di una storia nuova. Mi chiedo se Rodari possa fornire degli spunti in questo senso.

Il sentiero inimmaginato lungo il quale, qui ed ora, Rodari mi conduce è quello di usare i suoi suggerimenti per coinvolgere il Coachee nel tentativo di ideare ed eventualmente scrivere delle storie senza pretendere che siano stupefacenti.

 

1 – LA FANTASTICA: GIANNI RODARI AIUTA A INVENTARE STORIE…

Se avessimo anche una Fantastica, come una Logica, sarebbe scoperta l’arte di inventare”.

È il frammento di Novalis che illumina Rodari all’inizio della sua attività di maestro. Sono poi le opere dei surrealisti francesi che offrono allo scrittore un esempio concreto di come può essere realizzata la “Fantastica” di cui parlava Novalis.

Seguendo le “tecniche” dei surrealisti come André Breton, Max Ernst ed altri, Rodari comincia a raccontare ai bambini storie senza il minimo riferimento alla realtà né al buonsenso. Contemporaneamente inizia a prendere nota, non delle storie che racconta, ma del modo in cui esse prendono vita, dei trucchi che scopre, “per mettere in movimento parole e immagini”. Gli appunti diventano il contenuto del suo libro “La grammatica della fantasia”.

Rodari si augura che lo scritto possa essere utile a chi crede nel valore smisurato dell’immaginazione e “a chi crede nel valore di liberazione della parola”. Nel testo esplode le tecniche per inventare storie …

A PARTIRE DA UNA PAROLA: IL SASSO NELLO STAGNO
Riporto il passo del libro “La grammatica della fantasia”, già citato, che mi ha incollata al testo:

Un sasso gettato in uno stagno suscita onde concentriche che si allargano sulla sua superficie, coinvolgendo nel loro moto, a distanze diverse, con diversi effetti, la ninfea e la canna, la barchetta di carta e il galleggiante del pescatore. Oggetti che se ne stavano ciascuno per conto proprio, nella sua pace o nel suo sonno, sono come richiamati in vita, obbligati a reagire, a entrare in rapporto tra loro. Altri movimenti invisibili si propagano in profondità, in tutte le direzioni, mentre il sasso precipita smuovendo alghe, spaventando pesci, causando sempre nuove agitazioni molecolari.
Non diversamente una parola gettata nella mente a caso, produce onde di superficie e di profondità, provoca una serie infinita di reazioni a catena, coinvolgendo nella sua caduta suoni e immagini, analogie e ricordi, significati e sogni… La mente non assiste passiva alla rappresentazione, ma vi interviene continuamente, per accettare e respingere, collegare e censurare, costruire e distruggere” (3).

Devo fare attenzione, il lavoro del Coach non è quello dello psicologo e, del movimento che innesca la parola, il Coach considera soltanto quello che è utile al fine di costruire e guardare al futuro. A lui non interessa scavare nella vita passata, interpretare, ma interessa il nuovo racconto che il Coachee può inventare, scrivere, creare.

Torno a Rodari. Egli scrive che cadendo nella mente, la parola SASSO trascina dietro, cozza, evita, insomma, in qualche modo entra in contatto con altre parole, ad esempio, con tutte le parole che cominciano con “s” o con “sa“, che terminano per “asso“, che fanno parte dello stesso campo semantico o quelle che non ne fanno parte, con quelle per le quali SASSO è usato come acronimo, “Sette Avvocati Suonavano Sette Ocarine” e mille altre ancora.

Con le parole selezionate in questo modo si costruisce una storia in cui la parola SASSO sarà molto probabilmente usata con un senso che si allontana da quello che il vocabolario e la quotidianità gli attribuisce.

Quanto più si dà vita ad accostamenti bizzarri, quanto più il flusso delle immagini sarà ricco e le interferenze capricciose, tanto più il legame tra parole appartenenti a catene semantiche differenti diventerà imprevedibile e destabilizzante: “Mattone” che trascina con sé: “canzone”, “torrone”, “panettone”, di nuovo canzone…

A PARTIRE DA DUE PAROLE: IL BINOMIO FANTASTICO
Il “binomio fantastico” è un fertile generatore di storie. In esso le parole non sono prese nel loro significato proprio, comune. Esse vengono liberate dalle catene verbali di cui fanno parte, vengono “estraniate”, “spaesate” e tirate l’una contro l’altra mettendole in un contesto nuovo.

A questo punto si trovano nelle condizioni ideali per generare una storia.

In realtà, non basta, un polo elettrico a suscitare una scintilla, ce ne vogliono due. La parola singola agisce solo quando ne incontra una seconda che la provoca, la costringe a uscire dai binari dell’abitudine, a scoprirsi nuove capacità di significare. Non c’è vita, dove non c’è lotta.

‘Cavallo – cane’, questo non è un binomio fantastico. È un accordo di terza maggiore, non promette niente di eccitante.

Occorre una certa distanza tra le due parole, occorre che l’una sia sufficientemente estranea all’altra, e il loro accostamento discretamente insolito, perché l’immaginazione sia costretta a mettersi in moto per istituire tra loro una parentela, per costruire un insieme (fantastico) in cui i due elementi estranei possano convivere. Perciò è bene scegliere il binomio fantastico con l’aiuto del caso.

Se dalla scelta emergevano ‘cane’ e ‘armadio’, quel cane non era più un quadrupede qualunque, era già un personaggio avventuroso, disponibile, fantastico e lo stesso accadeva per l’armadio. Ora, un armadio, in sé, non fa né ridere né piangere. Ma quell’armadio con un cane, era tutt’altra cosa. Era una scoperta un’invenzione, uno stimolo eccitante” (4).

Una volta individuato il binomio, il procedimento più semplice per creare tra le due parole una relazione è quello di collegarle con una preposizione articolata. Esempio: il cane con l’armadio o l’armadio del cane. L’ipotesi fantastica è nata.

Una volta individuata l’ipotesi fantastica a quel punto la mente comincia a lavorare per costruire un ponte, per trovare un prosieguo e un epilogo, magari cercando di rispondere a domande quando, dove, come e qualsiasi altra cosa.

PARTIRE DA… CHE COSA SUCCEDEREBBE SE
È così che sono nate storie illustri:
Che cosa succederebbe se un uomo si svegliasse trasformato in un immondo scarafaggio?
Che cosa succederebbe se per una epidemia diventassimo tutti cechi?
Che cosa succederebbe se qualcuno spostasse il formaggio?

Per far nascere storie possiamo pensare ad eventi reali: “Che cosa succederebbe se arrivasse il terremoto?” (5)

DA… UN PREFISSO ARBITRARIO
Le parole diventano feconde da un punto di vista fantastico anche deformandole. Lavorare alla metamorfosi delle parole è un gioco serio, perché aiuta a esplorare le possibilità nascoste delle parole stimolando l’anticonformismo, lo spirito critico. “Lo s…cannone è un’arma che scaccia la guerra”.

DA… UN LIMERICK

Un signore molto angustiato
cercava la via per esser meno angosciato,
cerca, esplora, rovista, indaga, che gran festa
quando il futuro desiderato si manifesta
a quello strano signore non più angustiato.

Il primo verso contiene l’indicazione del protagonista, nel secondo verso è indicata la sua caratteristica, nel terzo e quarto verso si assiste alla realizzazione del predicato, il quinto verso contiene lo stravagante epiteto finale.

 

2 – IL PENSIERO LATERALE DI EDWARD DE BONO NELLA FANTASTICA

In relazione all’arte di inventare storie Rodari sostiene che “L’utilità dell’esercizio è quella di un allenamento dell’immaginazione a deragliare dai binari troppo consueti del significato, a tener d’occhio i lampi, anche minimi, che da ogni parola, anche la più banale, possono scoppiare in tutte le direzioni. Gli effetti di parodia contribuiscono al suo carattere di gioco” (6).

Da tutt’altra parte del mondo, poco dopo, Rodari, De Bono riflette su come da Aristotele in poi, la logica venga celebrata come l’unico mezzo adatto a far emergere il meglio dall’intelletto umano. De Bono osserva, al contrario, che le idee nuove sono caratterizzate dall’imprevedibilità e spesso non sono il risultato di processi di ragionamento logici. Sostiene: “Si avverte da qualche parte l’esistenza di un diverso procedimento intellettivo, facile a riconoscere soprattutto quando riesce a formulare quel tipo di risposte semplici che appaiono ovvie soltanto dopo la loro formulazione. Per comodità, abbiamo coniato l’espressione pensiero verticale per indicare il metodo logico, e l’espressione pensiero laterale, per l’altro metodo“(7).

De Bono sostiene come sia necessario invogliare gli individui a sviluppare la loro capacità di fare uso del pensiero laterale.
La mente umana, per il modo in cui è organizzata, ha, come sistema ottimale, la funzione di interpretare le varie situazioni secondo il criterio della probabilità. Il maggiore o minor grado di questa sarà determinato dall’esperienza e dalle necessità del momento. Il pensiero verticale si basa sul massimo delle probabilità. ……Dopo aver preso in considerazione una determinata situazione di fatto, il pensiero ha il compito di autoeliminarsi per dar direttamente posto all’azione che ha la probabilità maggiore di risultare efficace”. (8)

Una delle numerose tecniche del pensiero laterale consiste nel fare uso delle facoltà razionalizzatrici, ma piuttosto che procedere logicamente un gradino alla volta, si prende in considerazione, all’improvviso, un elemento nuovo e del tutto arbitrario. Partendo da quest’ultimo si cammina poi a ritroso cercando di costruire un collegamento logico tra questo nuovo elemento e il punto di partenza. Questa tecnica mi rimanda a Rodari ed alla sua arte di creare ponti.

De Bono afferma in particolare che il pensiero laterale non serve a creare “stramberie semantiche, giochi di parole” ma serve all’organizzazione funzionale del cervello. Così come De Bono, Rodari con la sua “Grammatica della fantasia” vuole servire rafforzare la capacità del cervello di produrre idee che “deviano dall’alveo naturale dell’alta probabilità” allenandolo proprio a formulare pensieri improbabili. Mi ricorda un po’ gli allenamenti ad improvvisare della scuola teatrale o la scuola di Jazz; Rodari adorava le composizioni di Nono – Berio – Maderna.

A questo punto, “rodarianamente” fanno incursione nella mia mente due modelli che ho incontrato molto tempo fa nel corso “Formazioni Formatori” del Prof. Vaccani: il modello delle aree del cervello ed il modello di presa di decisione (9). Mi chiedo se e come De Bono e Rodari possano entrare in questi due modelli. Proviamo.

 

3 – CERVELLO, DECISIONE, CRISI DI AUTOGOVERNO, PENSIERO LATERALE

La mente è un congegno fantastico che produce innumerevoli pensieri ed azioni mediando tra dotazioni strutturali sia di partenza che in divenire dell’individuo, tra leggi biologiche e regole culturali, ambientali.

In estrema sintesi, una parte del cervello, costituita dal CORTICALE SINISTRO insieme al CORTICALE DESTRO, è attenta all’integrazione dell’individuo con l’ambiente e la cultura, una sorta di front-office; un’altra parte del cervello, costituita da SISTEMA LIMBICO, CERVELLETTO e TRONCO ENCEFALICO, monitora l’equilibrio interno dell’individuo, una sorta di back-office.

Il processo della presa di decisione consta di quattro fasi: ascolto classificatorio, analisi comparata, elaborazione di ipotesi e presa della decisione.

La richiesta di aiuto al Coach del Coachee emerge da una “crisi di autogoverno” vale a dire da una difficoltà di individuare ed utilizzare le sue potenzialità per il raggiungimento di un obiettivo di miglioramento/cambiamento autodeterminato, da realizzare attraverso un piano d’azione quando, l’obiettivo ed il piano d’azione stessi non sono presenti alla consapevolezza del Coachee. (10)

Provo a mettere in relazione la crisi di autogoverno con le aree del cervello e le fasi del processo della presa di decisione per ipotizzare come la crisi di autogoverno può interessare sia le prime che le seconde.

MATRICE DELLA CRISI DI AUTOGOVERNO: cosa può succedere quando c’è una crisi di autogoverno?

AREE CERVELLO PROCESSO DECISIONE FASE ASCOLTO FASE ANALISI FASE IPOTESI SCELTA E DECISIONE
CORTICALE SINISTRO Raccoglie i dati cogliendo gli aspetti lineari, temporali, aritmetici, verbali che arrivano dalla realtà. Raccoglie solo dati lineari che confermano le convinzioni limitanti. Crea relazioni e significati lineari già radicati e restringenti. Se genera, genera ipotesi logiche negative e ostacolanti. Apre al pensiero vincolo. Spesso non arrivano a decidere. Se decidono ripropongono un piano limitante.
CORTICALE DESTRO Raccoglie gli elementi spaziali, associativi, metaforici, non verbali, analogici degli ambienti Raccoglie solo dati analogici/metaforici che confermano le convinzioni depotenzianti. Crea relazioni e significati olistici già radicati e inibenti. Se produce, produce ipotesi non-logiche, magari inaspettate ma negative e limitanti.
SISTEMA LIMBICO Governa i centri di piacere e di avversione. Prende i dati selezionati dal corticale e ricorda che sono collegati a situazioni emotive negative. Prende le relazioni ed i significati del corticale e li collega a stati di non piacere. Collega le ipotesi formulate alla sfera delle emozioni negative: fobia, dolore, paura, demotivazione, vigilanza, indifferenza, ecc. Allaccia la decisione ad un’emozione negativa e finisce per essere demotivante. (fobia, panico, dolore, paura, difensiva, demotivazione, vigilanza, indifferenza, ecc.).
CERVELLETTO Coordina il sistema di comunicazione del corpo facendolo muovere tra due estremi: goffaggine ed eleganza. Detta le contrazioni neuromuscolari associate alle interpretazioni del sistema limbico. Suggerisce le contrazioni neuromuscolari conseguenti al riquadro sopra. Suggerisce le contrazioni neuromuscolari conseguenti al riquadro sopra. Le contrazioni neuromuscolari conseguenti sono quelle suscitate da un programma non attraente.
TRONCO ENCEFALICO Accumula e distribuisce energia al corpo. Alta energia per amare ed odiare. Media energia per gestire stati di resistenza i di motivazione. Energia medio/bassa per stare in vigilanza o dedicare attenzione. Modula l’energia legata alla convinzione negativa. Convinzione negativa forte-energia alta-odio. Convinzione negativa media-energia media-resistenza. Convinzione negativa bassa-energia bassa-vigilanza/attenzione. Modula l’energia derivante dalla situazione determinata dal corticale e dal limbico. Modula l’energia derivante dalla situazione determinata dal corticale e dal limbico. Modula l’energia derivante dalla situazione determinata dal corticale e dal limbico. Piano ripugnante -energia alta- odio. Piano poco entusiasmante-energia bassa-indifferenza.

 

MATRICE DELLA CRISI DI AUTOGOVERNO E RODARI: cosa può succedere quando si prova ad inventare?
Provo a descrivere cosa succede nel cervello quando il Coachee sviluppa la capacità di inventare tante storielle e magari un indovinello.
Chiedo perdono per la rima ma, dopo una profonda lettura di Rodari, succede che non si riesca a contenerla.
Ironia a parte, provo ad ipotizzare che cosa potrebbe accadere con l’allenamento ad inventare attraverso i work-in/out nelle tre fasi di esplorazione, elaborazione, esecuzione del Coaching.

AREE CERVELLO PROCESSO DECISIONALE FASE ASCOLTO FASE ANALISI FASE IPOTESI SCELTA E DECISIONE
CORTICALE SINISTRO Raccoglie i dati cogliendo gli aspetti lineari, temporali, aritmetici, verbali che arrivano dalla realtà. Considera più dati lineari, temporali, verbali, anche diversi ed inaspettati. Gioca a creare relazioni e significati lineari nuovi, meno circoscritti e limitanti. Genera ipotesi logiche nuove e appetibili che aprono al pensiero opportunità. SUGGERISCONO SOLUZIONI NUOVE E DESIDERATE.
CORTICALE DESTRO Raccoglie gli elementi spaziali, associativi, metaforici, non verbali, analogici degli ambienti Pondera e raccoglie elementi spaziali, associativi non considerati prima. Anzi il gioco è di individuarne il numero più alto possibile. Crea tra gli elementi relazioni e significati olistici inimmaginati e sorprendenti. CREA IPOTESI ASSOCIATE A SIGNIFICATI NUOVI E POSITIVI.
SISTEMA LIMBICO Governa i centri di piacere e di avversione. Inizia a privilegiare elementi di piacere e l’avversione diventa fonte di ironia. I dati selezionati dal corticale si associano in modo bizzarro suscitando piacevolezza e divertimento. Prende le relazioni ed i significati del corticale e li collega a stati di gioia, piacere, e motivazione. ASSOCIA LE IPOTESI A SCENARI CURIOSI E GIOIOSI.
PERCEPISCE CHE
“Le ipotesi diventano reti che prima o poi qualcosa raccolgono” (Novalis)
COLLEGA ALLA SOLUZIONE SCELTA PIACERE E MOTIVAZIONE
“La rete delle ipotesi ha raccolto qualcosa di buono” (Novalis)
CERVELLETTO Coordina il sistema di comunicazione del corpo facendolo muovere tra due estremi: goffaggine ed eleganza. Il corpo provando piacere si sente più a suo agio e la mimica ne risente. Suggerisce le contrazioni neuromuscolari legate ad uno stato di contentezza. Detta i movimenti neuromuscolari legati ad uno stato di piacevolezza. Suggerisce le contrazioni neuromuscolari legate ad uno stato di benessere.
TRONCO ENCEFALICO Accumula e distribuisce energia al corpo. Alta energia per amare ed odiare. Media energia per gestire stati di resistenza i di motivazione. Energia medio/bassa per stare in vigilanza o attenzione. Accumula e distribuisce più energia generata dal piacere e dal benessere.
Rende l’ascolto più attivo, vivo e pronto ad essere più proficuo per la fase successiva.
Modula l’energia derivante dalla situazione determinata dal corticale e dal limbico.
Rende l’analisi positivamente proficua.
Accumula e distribuisce energia per permanere ad elaborare le ipotesi. Immagazzina e distribuisce alta energia per realizzare il PIANO DESIDERATO e per raggiungere gli OBIETTIVI STABILITI e realizzare il FUTURO DESIDERATO.

 

Tento di verificare la sostenibilità dello schema leggendo, ad esempio, la filastrocca “Il paese dei bugiardi”. Funziona!
Infilare Rodari in una matrice è stato un gran divertimento oltreché un viaggio inimmaginato. A proposito di Coach e di prefissi arbitrari, mi viene una storiella un po’ balorda. La scrivo ugualmente, d’altronde mi ha spinto lui, mi sento legittimata…

“Da qualche tempo gira, qui nella città di non so dove,
uno strano signore
sembra che a lui solo fare domande stia a cuore.

Fa una domanda e poi una bis-domanda e ancora una tris-domanda,
mai si stanca.

Ne fa così tante che deve attaccarle una dietro l’altra e arrotolarle intorno ad un cilindretto.
Deve fare bene attenzione che l’ultima non si attacchi alle altre sennò, ahimè, son dolori,
così lui la tiene ben fuori,
per mezzo di un braccetto.

Tra una domanda e l’altra rimane per lungo tempo in un piacevole silenzio.
Ssssss… sembra che allo strano signore, qui nella città di non so dove, ora, solo ascoltare stia a cuore.
Sssssssss… coach con lo scotch.”

…tanto per chiudere a cerchio come nei film di Manchevski.

 

Stefania Silla
Libero professionista in ambito HR
Civitanova Marche (MC)
srsilla@gmail.com

 

BIBLIOGRAFIA

Nel testo i riferimenti specifici e di fondo sono, oltreché alle filastrocche di Gianni Rodari, a:
(1) Rodari Gianni, Grammatica della fantasia, Milano, Einaudi Ragazzi,1973.
(2) Montessori Maria, Dall’infanzia all’adolescenza, Milano, Franco Angeli Editore, 2006 (titolo originale: De l’enfant à l’adolescent, 1939, traduzione di Clara Tornar).
(3) Rodari Gianni op.cit.
(4) Rodari Gianni op.cit.
(5) Turchetti Agata, Le faglie della memoria, Fermo, Edizioni Micropress, 2017
(6) Rodari Gianni op.cit.
(7) De Bono Edward, Il pensiero laterale, Milano, BUR, 1981 (titolo originale: The use of lateral thinking, 1967, traduzione di Mario Carelli).
(8) De Bono Edward, op. cit.
(9) Per i due modelli: AA.VV. con introduzione di Vaccani Roberto, Apprendere come insegnare, Milano, CESDIA BOCCONI, 2002.
(10) Pannitti Alessandro e Rossi Franco, L’essenza del Coaching, Milano, Franco Angeli Editore, 2012 (tutti i riferimenti al Coaching nel lavoro sono a questo testo).

No Comments

Post a Comment

Chiama subito