Categoria: Mobilità e il tesoro custodito nella persona unica e irripetibile

Categoria: Mobilità e il tesoro custodito nella persona unica e irripetibile

Mobilità e il tesoro custodito nella persona unica e irripetibile

Evoluzione del concetto di mobilità

La mobilità è centrale in un percorso di coaching. Per questo ho voluto approfondire il tema, che risulta determinante per il beneficio che il coachee può ricavare dallo sviluppo delle proprie potenzialità in un percorso di coaching.

E’ importate intendersi sul significato di mobilità e l’evoluzione del concetto nei diversi autori. Nel libro Inner Game of Work, pubblicato nel 2000, Tim Gallwey introduce e si concentra sulla mobilità in ambito aziendale, dopo aver sistematizzato tale concetto nello sport. L’aspetto centrale sul quale Gallwey si concentra a partire dalla sua esperienza di allenatore di giocatori di tennis è che “L’avversario che si nasconde nella nostra mente è molto più forte di quello che troviamo dall’altra parte della rete”. Gallwey ritiene che lo sportivo riesce ad esprimere la sua performance ottimale quando riduce al minimo gli ostacoli interni e sviluppa la fiducia nelle proprie capacità di apprendere in modo naturale dall’esperienza diretta. La semplice formula da lui coniata è la seguente:

PRESTAZIONE = POTENZIALE – INTERFERENZE[1].

Nel Gioco Interiore, di cui parla in diversi libri a partire da The Inner Game of Tennis(1974) Gallwey introduce anche il concetto di un triangolo (PEL), composto da P=PERFORMANCE, E=ENJOYMENT, L=LEARNING. Sottolinea che tutti e tre questi elementi sono importanti e che, quindi, se si riduce il divertimento o l’apprendimento, si riducono anche le prestazioni. Gallwey, descrive la mobilità come l’abilità a muoversi in una direzione desiderata senza autolimitazioni (Gallwey, 2001) ovvero quel movimento intenzionale orientato verso una meta definita e raggiungibile in un tempo prestabilito ed in maniera gratificante.

Cosa favorisce la mobilità nel coachee? Prima di tutto concedersela, poi avere molto chiari i risultati che vogliamo raggiungere, essere disposti a dei cambiamenti nel cambiamento e mantenere l’impegno in linea con lo scopo. La mobilità implica flessibilità di mezzi, chiarezza di obiettivi e impegno adeguato al proprio scopo.

Un altro aspetto evidenziato da Gallwey è che la mobilità non si concentra su ciò che il coachee non può controllare ma si muove modificando ciò che può controllare. La mobilità riguarda la saggezza cosciente. Non si tratta solo di essere presente nel flusso del cambiamento, ma di essere molto chiari su dove sei, dove stai andando e perché. In sostanza, si tratta di lavorare consapevolmente.

A questi concetti, che hanno posto le basi per il significato di mobilità nel coaching, Incoaching, aderendo ai principi di evidence-base coaching ha fatto propri gli elementi essenziali della mobilità di Gallwey e, attraverso un successivo approfondimento, ha arricchito tale concetto con altre specifiche. Sono nati due anni di collaborazione tra Gallwey e i Dirigenti di Incoaching a partire dal 2014.

Nel coaching evolutivo e la teoria del Metapotenziale, ideata da Incoaching, la trasformazione graduale e continua della persona avviene attraverso un processo di sviluppo virtuoso di mobilità sia interna che esterna.

La Mobilità interna è legata allo sviluppo del potenziale del Coachee e riconducibile alla crescente consapevolezza e comprensione del dialogo e dell’ambiente interiore alla persona.

La Mobilità esterna è legata ad aspetti prestazionali; ad esempio alla definizione di obiettivi personali di risultato, la costituzione di strategie operative, l’attivazione in azioni e comportamenti, la loro verifica in termini di efficacia e di risultati, nonché l’interazione più generale con il contesto e con le relazioni esistenti.

 

Il tesoro presente in ogni coachee

Le potenzialità personali determinano l’unicità e l’irripetibilità di ogni essere umano; e se non sono prima consapevolizzate e poi agite rimangono latenti.

Lo psicologo Gandolfi nel 2009 ha tentato una sintesi di cosa si intende per  potenziale umano: complessità di risorse che abbraccia: “…elementi inerenti l’ambito attitudinale, delle disposizioni e dei talenti, quindi le acquisizioni e le competenze apprese…Tali elementi, comprendono le capacità, l’intelligenza nella sua globalità e complessità, il carattere o temperamento, la personalità e gli interessi, ma anche gli orientamenti, le motivazioni e i desideri quindi l’energia nelle sue differenti manifestazioni, nonché elementi riferibili alla struttura fisica, costituzionale e fisiologica”. Come si nota tale definizione parte da una visione sistemica dell’uomo e delle sue potenzialità.

Un buon percorso di coaching porta a fare un importante passo in avanti nella conoscenza di sé e delle proprie potenzialità. L’Associazione americana WABC-Worldwide Association of Business Coaching ha indicato che la prima potenzialità e competenza che il coachee deve sviluppare è il Self Management Knowing Oneself and Self-Mastery.

Il coaching si caratterizza per essere un metodo positivo, che fa leva sulle potenzialità della persona. La Psicologia Positiva pone al centro dei propri studi la felicità umana e il benessere soggettivo, in particolare studia la relazione esistente tra felicità – benessere – qualità della vita. Grazie alla Psicologia Positiva ed in particolare al lavoro di Seligman e Peterson (Peterson, Seligman, 2004) sulla classificazione delle virtù universali e delle potenzialità personali[2], il metodo del coaching è stato arricchito in maniera determinante[3]. Il progetto, a cui hanno collaborato esperti delle diverse discipline, ha scandagliato millenni di storia dell’umanità con l’intento di classificare in modo descrittivo e non prescrittivo le virtù umane, associando a esse i tratti caratteriali, gli ingredienti psicologici, considerabili come i punti di forza che, trasversalmente e indipendentemente da etnia, lingua, cultura, religione, appartengono a ogni essere umano[4]. Come si può evincere le potenzialità del carattere esaminate dalla Psicologia Positiva racchiudono solo una parte del potenziale umano descritto da Gandolfi.

Secondo la definizione dell’antropologo Kluckholm alle potenzialità personali si aggiungono i valori personali che corrispondono ai principi ideali e dettano le priorità da perseguire, gli scopi da raggiungere, influenzando la scelta degli obiettivi e delle modalità di azione.

Un altro elemento di interesse è la presenza di Intelligenze Multiple, classificate dallo  psicologo statunitense Howard Gardner.

La teoria del coaching evolutivo ha inoltre aggiunto a queste descrizioni di potenzialità l’area del potenziale esterno, inteso come insieme di risorse presenti nell’ambiente in cui il Coachee vive, opera e si relaziona.

Nel coaching è dunque importante che il coachee, attraverso l’aiuto del coach, valorizzi le proprie caratteristiche personali e ambientali (potenzialità) al fine di utilizzarle in quanto risorse efficaci perchè il proprio comportamento, declinato in azioni concrete, sia funzionale e finalizzato agli scopi e agli obiettivi desiderati[5].

Senza una buona consapevolezza funzionale alla valorizzazione del proprio potenziale, le azioni intraprese rischiano di comporre una semplice lista di cose da fare.

La Consapevolezza unita alla Autodeterminazione e alla Responsabilità rendono possibile la trasformazione da potenzialità personale latente a risorsa, prima consapevolizzata e poi agita.

 

Come promuovere la mobilità

In che modo attraverso il coaching viene attivata la mobilità nel coachee?

L’obiettivo di sessione crea una direzione rispetto a un argomento e indica la direzione di dove si vuole andare. La mobilità è la risorsa nuova che emerge in sessione; la mobilità così percepita diventa risorsa. La struttura del coaching aiuta l’evoluzione del coachee, l’evoluzione di pensieri, emozioni, intuizioni che vengono consapevolizzati e quindi resi risorsa.

Per aiutare il coachee a prendere consapevolezza ed elaborare della mobilità sono importanti i feed back del coach rispetto a ciò che osserva e che appare esternamente come mobilità. Il coach può non avere evidenza della mobilità del coachee; ciò che importa non è ciò che vede il coach quanto il lavoro facilitante che il coach può fare per aiutare il coachee ad avere consapevolezza della mobilità attraverso domande potenti, l’essere facilitatore della comprensione del potenziale e così rendere il potenziale del coachee azione. Si può anche dire che la mobilità è il potenziale che sta agendo. E’ la mobilità in sessione che aiuta il coachee ad agire e ad avere mobilità tra una sessione e l’altra e al termine del percorso di coaching. La mobilità interna aiuta a mettere in evidenza il tessuto della unità del coachee e quindi delle potenzialità. Parte di queste potenzialità giacciono a un livello latente; il coachee ha dentro di sé un tesoro.

La mobilità è il risultato della consapevolezza, autodeterminazione, responsabilità e eudaimonia. La teoria del Meta-potenziale CARE sostiene che le quattro Meta-potenzialità sono nel contempo origine ed effetto dello sviluppo del potenziale umano[6]. Più una persona è in sintonia con sé stessa, più diventa consapevole e ha più frecce nell’arco.

Una abilità fondamentale del coach è aiutare dunque il coachee a cristallizzare il potenziale in azione: diversamente il rischio è tornare indietro: il coachee può vedere, intuire, percepire il potenziale, ma può rimanere un qualcosa di percepito, ma sfuggevole.

Un altro aspetto importante sul quale il coach può lavorare è la motivazione,la quale attiva il comportamento; è la ragione e l’energia che dà avvio e sostiene l’azione umana. La motivazione possiamo considerarla come il vero motore della Mobilità.  Quando la motivazione è assente, le leve che provocano l’attivazione possono essere soltanto l’obbligo o la coercizione, e il motore della mobilità viaggia al minimo[7].

Quando in una persona la domanda sul “perchè” di un comportamento trova la risposta in una molla interna, si parla allora di motivazione intrinseca.

Il motore della Mobilità quando è sostenuto da una motivazione intrinseca viaggia a pieno regimo e tendenzialmente può attingere a tutto il potenziale disponibile.

 

Consapevolezza del tesoro custodito dentro di sè, fonte di equilibrio e di miglioramento del coachee

Per il coachee scoprire le proprie potenzialità e virtù è scoprire il tesoro nascosto che diventa risorsa e fonte di equilibrio, in termini più profondi.

Viene attribuita all’oracolo di Delfi questa massima universale “…se non riuscirai a trovare dentro te stesso ciò che cerchi non potrai trovarlo nemmeno fuori. Se ignori le meraviglie della tua casa, come pretendi di trovare altre meraviglie? In te si trova occulto il Tesoro degli Dei. Oh, uomo conosci te stesso e conoscerai l’Universo degli Dei. La conoscenza di sé porta alla conoscenza del mondo degli Dei”.

Gregorio da Nissa nel IV secolo scrive che “la più bella manifestazione della mutevolezza è rappresentata dalla crescita nel bene; l’ascesa a un condizione migliore fa di chi si trasforma un essere più divino…non si rattristi quindi chi vede nella nostra natura la tendenza a un cambiamento: trasformandosi  sempre in un essere migliore e salendo di gloria in gloria subisca un cambiamento  che lo renda sempre più grande e migliore giorno dopo giorno e sempre più perfetto, senza farlo mai giungere alla perfezione…la vera perfezione consiste infatti proprio in questo, nel non fermarsi mai nella propria crescita e nel non circoscriverla entro un limite[8].

La spiritualità[9]rientra tra le ventiquattro Character Strenghts definite dalla psicologia positiva, e appartiene alla virtù della trascendenza[10]. Natale Brescianini definisce la spiritualità come capacità di profonda unificazione, non solo interiore, ma di tutto ciò che costituisce la persona: energie, informazioni e loro organizzazione[11]. A partire da questa definizione l’armonizzazione interiore crea una centratura della persona e diventa fonte di eudaimonia, intesa come la Meta-potenzialità che esprime il motto “Diventa ciò che sei”, coltiva i talenti di persona unica e irripetibile, che porta a vivere la vita in una tensione verso il benessere e l’autorealizzazione.[12]

 

Conclusioni

Senza la mobilità nel coaching è impossibile che il coachee maturi la consapevolezza della propria unicità e irripetibilità. Per chi ha tendenza a dare un giudizio di sé negativo o ad avere convinzioni limitanti sul proprio essere e sulle proprie attitudini e competenze, la mobilità che porta alla verità su di sé può essere la molla che libera energie; per chi ha tendenza a sopravvalutare le proprie potenzialità e attitudini la mobilità può portare il coachee a dare una valutazione di sé più aderente alla realtà. La realtà su di sé, se accettata e valorizzata, diventa strada per l’eudaimonia.

Appendice – Aula di futuri coach: quali tesori

Ogni coachee con un percorso di coaching può scoprire il tesoro della propria unicità e potenzialità personali. Come coach ho osservato i miei colleghi del Corso Professional Coaching Program. Per ciascuno ho indicato una parte del tesoro che ho percepito secondo the Character Strengths and Virtues di Seligman e Peterson.

 

Alessandra > trascendenza, umorismo
Alessandro > saggezza, apertura mentale
Alessandro > umanità, gentilezza
Cristina > temperanza, prudenza
Evelina > trascendenza, apprezzamento della bellezza e dell’eccellenza
Louise > saggezza, curiosità
Luca > coraggio, persistenza
Monia > coraggio, persistenza
Marco > saggezza, lungimiranza
Silvia > trascendenza, umorismo
Simone > coraggio, audacia
Tiziana > umanità, intelligenza sociale

 

Giorgia Zecchel
Esperta in risorse umane strategiche
Coach professionista specializzata in business & life
Milano
g.zecchel@gmail.com

 

 

Note:

[1]L’evoluzione del coaching, Pannitti, Rossi, Franco Angeli, 2019, 12

[2]Peterson C. Seligman M, Character strengths and virtues: A handbook and classification, Oxford University Press, 2004

[3]Pannitti, Rossi, L’essenza del coaching, 13

[4]Brescianini, Pannitti, Coaching per la vita spirituale, 30

[5]Cfr norma UNI 11601:2015 riporta che: la valorizzazione delle risorse e del potenziale della persona nonché la responsabilizzazione della persona sui propri obietti e scelte guidano l’agire professionale del Coach

[6]L’evoluzione del coaching, A. Pannitti, Franco Rossi, 2019, 73

[7]L’evoluzione del coaching, A. Pannitti, Franco Rossi, 2019, 73

[8]Gregorio Di Nissa, Fine, professione e perfezione del cristiano, Città Nuova, 1996, p 114-115.

[9]Convinzione persuasiva, pervasiva e stabile che esista una dimensione soprannaturale della vita, e che ciò contribuisca a dare significato alla propria esistenza, L’evoluzione del coaching, A. Pannitti, Franco Rossi, 2019, 103

[10]Le potenzialità che tendono l’essere umano oltre se stesso e che contribuiscono a dare significato alla vita, L’evoluzione del coaching, A. Pannitti, Franco Rossi, 2019, 103

[11]Brescianini, Pannitti, Coaching per la vita spirituale, 35

[12]L’evoluzione del coaching, A. Pannitti, Franco Rossi, 2019, 67

 

 

 

 

 

1 Comment
  • Carla Vassallo

    11 Gennaio 2021at18:45 Rispondi

    Articolo molto interessante, una coach che sa molto di mobilità e apertura realista. Grazie

Post a Comment

Chiama subito