Categoria: Scienza, coaching e spiritualità’ orientale

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koan

Scienza, coaching e spiritualità’ orientale

Sono estremamente curiosa ed amo moltissimo la Scienza, quella con la S maiuscola. La Scienza che grandi menti hanno espresso con formule e postulati affascinanti. Proprio questa scienza, in particolare nella Meccanica Quantistica, spiega come le particelle siano in grado di coesistere in momenti quantici sovrapposti e solamente nel qui e ora se ne determina la posizione e lo stato. Nel qui e ora si determina il salto quantico, si produce energia e si cambia stato.

Il Biologo e naturalista inglese Charles Darwin in L’origine della specie descrive la sua teoria dell’evoluzione della specie e spiega come l’evoluzione avvenga attraverso il risultato di caso e necessità e di come l’ambiente costituisca la forma principale di selezione.

Darwin sostiene inoltre che la specie si evolve positivamente e indefinitamente nel tempo (1).

Grazie alle sue scoperte molti cambiamenti avvennero sul piano ideologico, in particolare i positivisti sostennero che la concezione deterministica valeva non solo per i fenomeni naturali, ma anche per i fatti stessi della coscienza umana, che vanno visti perciò in rapporto con fattori biologici, ereditari ed ambientali.

Sottolineo ambientali perché è su questi fattori, sulla visione di un futuro desiderato (il salto quantico) e ovviamente su tanto altro ancora che, con mia grande gioia, ho scoperto agire il metodo del coaching.

A questo punto serve dare la definizione di che cosa è il coaching e di come avviene.

Coaching: metodo di sviluppo di una persona, di un gruppo o di un’organizzazione, che si svolge all’interno di una relazione facilitante, basato sull’individuazione e l’utilizzo delle potenzialità per il raggiungimento di obiettivi di cambiamento/miglioramento autodeterminati e realizzati attraverso un piano d’azione (2).

Il punto di partenza dell’intervento di coaching è una domanda di aiuto, che nasce solitamente da una “crisi di autogoverno”. Il coach deve capire attraverso domande, silenzi, riformulazioni e rilanci qual è la realtà percepita dal cliente (coachee) e qual è il cambiamento desiderato.

Il Coaching ha un unico scopo allenare il coachee a raggiungere un obiettivo.

Per intraprendere un percorso di Coaching si effettua un incontro con il coachee, sessione 0, per conoscere quali sono le sue esigenze e le motivazioni che lo hanno spinto a rivolgersi a questa figura professionale. Il Coach spiega quali sono le sue competenze ed il metodo che applicherà. Questo primo incontro è fondamentale per capire se c’è coachability.

Una volta raggiunto l’accordo, il percorso di coaching verrà svolto in più sessioni ognuna delle quali sarà strutturata in 3 fasi.

La prima, fase ESPLORATIVA in cui l’argomento portato in sessione viene analizzato e studiato. In questa fase viene fissato l’obiettivo di sessione.

La seconda, fase di ELABORAZIONE in cui attraverso il dialogo e degli esercizi di work-in ci si focalizza sull’obiettivo, si inizia a far prendere consapevolezza delle proprie potenzialità. Molto importante in questa fase è far passare il coachee da una condizione di presente percepito (spesso negativo e limitante) ad una di futuro desiderato.

La terza, fase ESECUTIVA in cui viene definito un piano d’azione dettagliato, un qualcosa da fare immediatamente o tra una sessione e l’altra. Il potenziale viene allenato con degli esercizi di work-out. Vengono identificati ostacoli e facilitatori che possono rallentare ed aiutare la riuscita del piano d’azione stabilito.

Ogni coachee è differente, ha potenzialità peculiari che emergono attraverso una Relazione Facilitante con il Coach. Il Coach deve essere in grado attraverso domande, silenzi, feedback di ascolto di far lavorare il coachee sul suo C.A.R.E.® (Consapevolezza – Autodeterminazione – Responsabilità – Eudaimonia) per farlo uscire dal loop di un pensiero statico e ripetitivo. Un modo per fare questo è stato teorizzato dallo psicologo Edward de Bono, il quale afferma che sia possibile imparare a pensare in modo differente grazie alla capacità umana del pensiero laterale. Questo tipo di pensiero è fondamentale perchè permette di affrontare le situazioni da altri punti di vista, stimola la creatività ed induce a pensare fuori dagli schemi per poter uscire da quelle che sono le convinzioni limitanti.

A questo dobbiamo aggiungere l’allenamento del senso di autoefficacia del coachee. Ovvero lo psicologo sociale Albert Bandura teorizza il concetto di autoefficacia e la sua influenza nei diversi ambiti della vita. Le credenze delle persone riguardanti la propria efficacia nel gestire gli eventi influenzano le scelte, le aspirazioni, i livelli di sforzo, di perseveranza, la resilienza, la vulnerabilità allo stress ed in generale la qualità della prestazione. Indagare le convinzioni di autoefficacia personale relativamente ad un dato comportamento può allora permettere di predire la condotta dell’individuo in quello specifico dominio comportamentale (3). Possiamo quindi dire che un abbassamento dei livelli di stress e la conseguente tendenza a provare con maggiore facilità emozioni positive aumenti il senso di autoefficacia del coachee.

Tutto questo porta a limitare e superare le interferenze interne quali sensazioni di paura, giudizio ed insicurezza grazie ad una energia vitale rinnovata.

Nella mia vita ho avuto la fortuna di poter coltivare una mia grande passione, i viaggi. In particolar modo visitare il sud est asiatico mi ha aperto la mente e permesso di vedere quanti legami ci sono tra il metodo scientifico, il Coachig, il pensiero laterale ed i mistici orientali, ai quali interessa la ricerca di un’esperienza diretta della realtà, che trascenda non solo il pensiero intellettuale, ma anche la percezione sensoriale. La conoscenza che deriva da un’esperienza di questo tipo viene chiamata dai Buddhisti “conoscenza assoluta” perchè non si basa su discriminazioni, astrazioni e classificazioni dell’intelletto, le quali sono relative ed approssimative.

Dal libro di Capra Il Tao e la Fisica Lo Zen, si vanta di essere « senza parole, senza spiegazioni, senza istruzioni, senza conoscenza ». Esso si concentra quasi interamente sull’esperienza di illuminazione e si interessa solo marginalmente di interpretare questa esperienza. Un pensiero Zen molto noto dice: «Nell’istante in cui parli di una cosa, essa ti sfugge »”(4).

E’ entusiasmante vedere come queste teorie siano allineate con il pensiero di Socrate, il quale è ritenuto il padre del Coaching. Una delle sue affermazioni più famose fu “So di non sapere”. Socrate interrogava gli altri con delle domande, dialogando con essi e stimolando i suoi interlocutori, senza mai fornire però risposte preconfezionate. Egli affermava “da me non hanno mai imparato nulla, ma sono loro, che, da se stessi, scoprono e generano molte belle cose”.

Il misticismo orientale poggia saldamente la conoscenza sull’esperienza, suggerendo un’analogia con la conoscenza scientifica, fortemente ancorata all’esperimento. Questa analogia è ulteriormente rafforzata dalla natura stessa dell’esperienza mistica, in quanto nelle tradizioni orientali è descritta come una visione diretta che sconfina dall’ambito dell’intelletto e che si raggiunge guardando più che pensando, esplorando all’interno di se stessi, mediante l’osservazione”.

In molte forme di meditazione orientale ci si prende cura di sè “silenziando” la mente razionale, focalizzandosi ad esempio su di un mandala, su un mantra o sul respiro. L’obiettivo è quello di far tacere la mente pensante ed arrivare ad uno stato di consapevolezza. Preparare, o come direbbe un Coach ALLENARE, la mente a questo stato di consapevolezza consente di percepire la realtà in maniera immediata, non concettuale. La consapevolezza deve essere spostata dalla modalità razionale a quella intuitiva ottenendo una sensazione di pace ed acquietamento mentale.

Possiamo dire che quando la mente razionale tace, la modalità intuitiva (o pensiero laterale di De Bono) è in grado di ottenere uno stato di straordinaria consapevolezza e di conseguenza l’ambiente, le situazioni ed i condizionamenti vengono percepiti senza il filtro del pensiero concettuale.

Un’esperienza davvero interessante sull’applicazione del pensiero laterale l’ho potuta apprendere in Giappone, andando in un monastero Zen della scuola Rinzai, ovvero la scuola del “cambiamento improvviso”. Questi monaci usano il metodo dei koan, ovvero stimolano i loro discepoli attraverso affermazioni o racconti che hanno lo scopo di farli meditare su aspetti della vita poco conosciuti. Spesso questi Koan sono paradossali e senza sbocco e c’è chi trascorre una vita intera ad interpretarne uno solo. L’obiettivo è quello di far arrivare il discepolo all’esperienza improvvisa dell’illuminazione, che si ottiene attraverso l’allenamento della mente intuitiva alla soluzione del Koan. L’aspetto più incredibile ed interessante è proprio questo, ovvero ci si allena con periodici colloqui formali, con il maestro attraverso quello che io definisco il dialogo dell’assurdo. Non importa se non si arriva ad una soluzione, in quanto l’uomo che riflette arriva in ogni caso a conoscere qualcosa in più su se stesso, a farsi delle nuove domande.

Concludo dicendo che le particelle subatomiche che ci compongono sono intimamente legate tra loro ed ovviamente con la nostra essenza, di conseguenza più costruiamo una consapevolezza ed una conoscenza approfondita di noi e delle nostre potenzialità, più la nostra mente sarà indirizzata ad ottenere il salto quantico desiderato!

 

Silvia Meneghelli
Account Specialist e Coach professionista
Milano
silvia.meneghe@gmail.com

 

Nota: la Teoria del Meta-potenziale C.A.R.E.® ,  le 4A e la Relazione Facilitante sono di proprietà intellettuale di INCOACHNG® Srl.

Bibliografia:
(1) Charles Darwin, L’origine della specie
(2) Alessandro Pannitti -Franco Rossi, L’essenza del coaching
(3) Wikipedia
(4) Fritjof Capra, Il Tao e la Fisica

 

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