Coaching & Gamification: “s-punti” di riflessione
Nel momento in cui la chiarezza di un obiettivo prende forma nel pensiero del Coachee, la strategia cognitiva con cui si vorrà vedere realizzato uno specifico scenario, oltre a fattori legati alle risorse del Cliente stesso, dipende soprattutto dallo stato motivazionale che spinge la Persona a tramutare l’intenzione in comportamento. Una variabile sulla quale mi trovo spesso a confrontarmi con i Coachee è il filo rosso che si pone tra la motivazione personale e la messa in atto del piano d’intervento, ovvero l’impegno: quanta energia il Cliente è davvero disposto a impiegare per avviare un processo di cambiamento, e in che modo vuole determinare un certo tipo di azione sulla sua performance?
La messa a fuoco di un obiettivo da parte del Coachee, dalla mia esperienza professionale, spesso si caratterizza per una concreta volontà di cambiare lo stato presente di una situazione che, nel riflettere sui primi passi da compiere, può portare il Cliente a provare un grande entusiasmo così come un’ansia da prestazione nel proiettarsi già all’opera: ‘[…] lavorare per obiettivi, portando all’interno del processo di coaching una continua dialettica tra l’elaborazione del pensiero e la realizzazione di azioni concrete, può considerarsi “l’apparato muscolare” del metodo, in quanto favorisce l’impegno, il coinvolgimento della persona e al tempo stesso richiede al coachee di concretizzare i propri desideri’ (Pannitti, Rossi, 2012).
“Il gioco dialettico” tra spinta motivazionale e strutturazione cognitiva rappresenta una sorta di percorso a tappe dove all’aumentare dell’intenzione si aprono più idee, informazioni ed elementi utili alla formazione di una o più strategie da seguire, incanalando le proprie energie emotive, al di là del loro caratterizzarsi secondo una data forma o polarità. Di conseguenza, l’obiettivo stesso del Coachee assume le proprietà di un “sistema regolatore” che non solo monitora la direzione del risultato a cui si vuole giungere (contenuto) ma che misura anche il quantitativo di energia variabile necessario alla messa in atto di un comportamento (intensità): ‘[…] tale feedback, oltre a rappresentare un’occasione di apprendimento e sviluppo delle competenze dell’individuo, consente di sostenere e promuovere le aspettative di successo lungo tutto il corso d’azione e in particolare nei momenti di maggiore difficoltà’ (Cortese, 2005).
Quindi, partendo dall’azione comunicativa (e consapevole) dell’obiettivo, il Coachee inizia a definire le linee guida lungo le quali egli stesso può vedersi coinvolto in una “caccia al tesoro” del comportamento specifico da esibire, in un “percorso a ostacoli” da pianificare a seconda del livello di difficoltà che vorrà darsi nel compiere la sua impresa o in una “prova di forza” che dia lui valore e riconoscimento nel momento in cui avrà messo in pratica un’azione predefinita. Se il raggiungimento di un’elevata performance è, tra gli altri fattori, anche legato a una specificità dell’obiettivo, meglio se a breve termine, già la soglia di attenzione verso un dato risultato delinea “il contesto di gioco” da cui partire, a ritroso, per strutturare la strategia e le mosse necessarie a intraprendere il percorso nel lasso temporale dal momento presente a quello futuro.
Inoltre, l’atto definitorio di un obiettivo specifico può rappresentare la formulazione da parte del Cliente stesso di un “manuale d’istruzioni” che gli permetta di mettere a fuoco, insieme al supporto del Coach, quali siano “le regole” che determinano il concetto di specificità. Tale passaggio permette di attestare l’avvio di un piano d’azione coerente con la propria visione nonché con gli standard personali da applicare alla misurazione della performance, anche perché ‘[…] un obiettivo (goal), orientando l’attenzione, mobilitando le energie sul compito, incoraggiando la persistenza verso l’azione e stimolando l’individuazione di opportune strategie, influenza direttamente la prestazione di una persona’ (Pannitti, Rossi, 2012).
Allo stesso modo, per il Coachee, la capacità di saper rendere sfidante il raggiungimento di un obiettivo è direttamente proporzionale sia alla consapevolezza delle competenze possedute da cui partire sia alla visione dello scenario a cui ambire per l’ottenimento di un riscontro che gli darà riscontro dell’azione intrapresa. Tale dinamica potenziante può avere un doppio beneficio per il Cliente: da un lato, alimentare la sensazione di riuscita sviluppando motivazione, dall’altro, aumentare il livello di autoefficacia nel vedere tramutate in realtà le proprie aspettative di successo.
Nel momento in cui il Coachee acquisisce sia l’energia necessaria alla messa in atto di un’azione concreta sia il focus orientativo che gli permette di avviare il processo, la volontà di agire può caratterizzarsi come un’esperienza davvero coinvolgente. Il senso della sfida personale e la voglia di dimostrare a se stessi di riuscire a operare un cambiamento rendono l’impegno un cammino stimolante che, nonostante difficoltà di ogni tipo, aiuta il Cliente a individuare la mappa del percorso in cui si trova e le successive tappe da raggiungere. Per connettere motivazione ad autoefficacia ‘[…] diventa dunque fondamentale strutturare degli obiettivi specifici, alternando azioni semplici e meccaniche con altre più significative e complesse, gratificare in tempo reale la corretta esecuzione e fornire continuamente nuovi compiti da portare a termine’ (Viola, Idone Cassone, 2017).
Il piano d’azione condiviso insieme al Coachee si può trasformare in una sorta di “spazio di gioco” (anche ma non solo) digitale, nel quale gli obiettivi si possono visualizzare e/o monitorare, a seconda della scelta del Cliente, creando in questo modo una cornice di partenza che, sebbene incentrata sulla problematica del Coachee, può agevolare un maggiore livello di oggettivazione del percepito personale. Inoltre, ‘[…] gli obiettivi incidono positivamente sulla prestazione attraverso i seguenti meccanismi: dirigono l’attenzione e l’azione, modulano l’energia e l’impegno, aumentano la persistenza, stimolano lo sviluppo di strategie appropriate’ (Pannitti, Rossi, 2012).
Tali meccanismi non solo impattano sul coinvolgimento diretto del Cliente ma agevolano anche l’attuazione di un processo migliorativo basato su comportamenti adottati fin dalle prime azioni; l’apporto ludico può risultare efficace laddove sia chiaramente il Coachee stesso a trovare un punto d’incontro e una coerenza d’intenti tra il suo ‘goal setting’ e la cornice di gioco. Questo aspetto assume un’importanza rilevante in quanto comporta, da parte del Cliente, l’adesione a partecipare a un processo di monitoraggio dei propri risultati attraverso una mappatura diversa rispetto a un lavoro di analisi “più standard”: ‘[…] l’obiettivo è l’esito specifico verso cui tende l’attività dei giocatori. Concentra la loro attenzione e orienta continuamente la loro partecipazione al gioco. L’obiettivo dà ai giocatori un senso di finalità. […] Il successo che raggiungiamo nei giochi non è, ovviamente, il successo nel mondo reale. Ma per molti è più realistico del tipo di successo per il cui raggiungimento facciamo così tanta pressione su noi stessi […]’ (McGonigal, 2011).
E quella sensazione di realismo costituisce il carburante motivazionale più forte nel momento in cui il Coachee fa sua la finalità delle proprie azioni, che prendono concretezza da una sessione all’altra, come in un percorso di gioco dove il raggiungimento dell’obiettivo ultimo si nasconde dietro il cammino stesso che il giocatore intraprende, attuando scelte dagli esiti imprevedibili o voluti, raccogliendo informazioni preziose o relative al suo progredire verso “livelli superiori”, all’insegna di un miglioramento continuo. Pertanto, l’integrazione tra piano d’azione e contesto ludico può avvenire quando la strutturazione dell’obiettivo da parte del Coachee rispecchia la scansione dinamica dei risultati intermedi e finali (feedback) a cui il Cliente stesso avrà modo di “accedere” lungo il suo percorso di scoperta.
Considerato il focus motivazionale nel rapporto tra azione e obiettivo, l’utilizzo di distintivi, punti e livelli quali meccaniche tipiche della gamification potrà dare un valore aggiunto al Coachee sia in termini di coinvolgimento sia soprattutto come metro di evoluzione personale del proprio stato di consapevolezza, condiviso e supervisionato dal Coach. Inoltre, l’imprevedibilità delle scelte fatte dal Cliente, e i relativi cambiamenti di scenario tra una sessione e l’altra, determinano la possibilità di progettare delle esperienze che il Coachee stesso ha poi modo di valutare sulla base di vissuti e riflessioni, convertibili in “punteggi” quali indicatori di performance, tra i “livelli” di sfida che si darà tra i suoi scenari narrativi.
Se la relazione tra Coach e Cliente si basa essenzialmente su un rapporto di scambio in presenza, così come si pianificano sessioni telefoniche e videochiamate per motivi di tempo o di carattere logistico, è possibile anche adottare soluzioni gamificate, che non rimandino a una realizzazione necessariamente digitale. ‘Ludicizzare’ un setting d’intervento come quello del coaching, lontano dall’ambito specifico del gioco, significa poter apportare elementi che comunque derivano da tale contesto ma che ben possono venire adattati a (inter) azioni e momenti facenti parte sia del rapporto tra Coach e Coachee sia della gestione del caso personale da parte del Cliente . ‘[…] Sebbene il design tecnico sia importante, l’attenzione si concentra sul lavoro più impegnativo di progettazione dell’esperienza del giocatore’ (Burke, 2014).
L’apporto di una componente gamificata in un processo di coaching, così come l’utilizzo di strumenti metaforici da parte del Coach quali carte, disegni o fotografie, non solo ha la capacità di veicolare messaggi attraverso un canale di comunicazione interattivo ma anche di coinvolgere l’apparato sensoriale del Cliente, stimolando emozioni, punti di vista inusuali e, soprattutto, riflessioni libere da schemi logici inibenti la possibilità di una valutazione “a distanza” del proprio caso.
Federico Polidori
Training Specialist, Trainer, Life Coach
Cologno Monzese (MI)
federicom18@libero.it
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