Categoria: Gesù e le Sue domande: si può parlare di coaching?

Categoria: Gesù e le Sue domande: si può parlare di coaching?

Gesù e le Sue domande: si può parlare di coaching?

Esplorazione del potenziale: oltre le abitudini e gli schemi di pensiero

Questo è quello che questa tesi prova ad esplorare evidenziando con forza l’attitudine del Signore nell’esercizio del Suo Ministero a fare domande, strumento fondamentale a disposizione di ogni coach nel viaggio verso la ricerca della unicità e grandezza del coachee.

Tra gli strumenti che il coach ha a disposizione nell’esercizio efficace del suo lavoro le domande rivestono sicuramente un ruolo fondamentale.

Nel mondo cristiano, il Coaching è considerato una novità, tuttavia Gesù stesso faceva spesso delle domande stile Coaching.

Gesù amava porre domande, molto più che dare risposte. Ed è proprio questa attitudine che caratterizza anche le attività di coaching ponendo il coach in una posizione chiara ed efficace del suo lavoro.

Sono infatti le domande, piuttosto che le istruzioni o i consigli, a generare al meglio la presa di coscienza e la responsabilità del cliente (coachee)

In questa tesi sono prese in rassegna gli elementi principali che caratterizzano questo meraviglioso strumento che ogni coach serio e preparato ha a sua disposizione, senza mai dimenticare però l’importanza della relazione facilitante e dell’ascolto curioso ed attivo.

Nel coaching, infatti grazie all’ascolto attivo e alla preparazione del coach, il coachee viene accompagnato tramite l’utilizzo delle domande ad acquisire uno sguardo nuovo e consapevole sui pensieri e sulle situazioni che affronta, sostenuto nel miglioramento delle sue prestazioni o nella risoluzione dei suoi problemi, incoraggiato nell’evoluzione personale verso la propria eccellenza ed il proprio benessere.

Nel libro “l’essenza del coaching” si fa riferimento ad un concetto molto importante di Gregory Bateson, sociologo e antropologo inglese che dice: “che cosa si guadagna confrontando i dati raccolti da un occhio con quelli raccolti da un altro occhio? L’immagine binoculare, che aggiunge alla visione un’ulteriore dimensione: la profondità”.

Gesù nel porre le sue domande con sapienza apriva un cammino, dava inizio a un processo, metteva in discussione certezze ed abitudini, invitava ad andare in profondità di sè stessi per smettere di essere uno spettatore passivo della propria esistenza e finalmente entrare nel palcoscenico della propria dimensione interiore diventando inevitabilmente se stessi.

Non fa così anche un coach?

Come sappiamo il coach non è un consulente con attitudini e posture da sofista e non è neanche un formatore. Il suo ruolo non è quello di offrire al coachee soluzioni di facile portata o peggio ancora studiate su misura per la singola persona, ma è quello di attivare processi di consapevolezza e conoscenza di se e delle proprie potenzialità, per vivere una vita e la realtà in modo più funzionale, costruttivo ed autorealizzante.

Le domande efficaci promuovono pensiero proattivo e concentrato, attenzione e osservazione. Gesù nell’esercizio del Suo ministero pone domande efficaci che toccano subito i punti nodali andando dritte al cuore delle questioni essenziali.

Le domande di Gesù sono tutte una questione di sguardo. Vogliono restituire pienezza alla vita dell’uomo o donna alle quali sono rivolte, così come le domande di un coach che guardano dritte alla dimensione interiore del coachee, alla sua unicità.

Nel coaching, le domande più efficaci per aumentare la presa di coscienza e di responsabilità cominciano con parole volte a cercare di quantificare, qualificare o raccogliere dati.

Nello specifico, l’utilizzo delle domande è orientato principalmente a:

  • Raccolta di dati ed informazioni
  • Riflessione ed acquisizione di consapevolezza
  • Attivazione di nuovi punti di vista e stimolazione del pensiero creativo
  • Supporto ed accompagnamento nell’apprendimento
  • Gestione “tecnica” della delega

Doveroso a questo punto far riferimento alle undici competenze chiave del coaching secondo la International Coach Federation (ICF).

La stessa Federazione inquadra alla sesta competenza la definizione di domanda potente quale capacità di porre domande che portano alla superficie le informazioni necessarie per beneficiare al massimo la relazione di coaching ed il cliente.

Quante sono le domande poste da Gesù?

Per restare entro i confini nazionali, in lingua italiana, esistono sostanzialmente solo tre studi sul tema delle domande di Gesù: quello di G. Pierini esaustivo su Marco; quello di L. Flori, che esamina tutte le domande presenti nel Vangelo di Giovanni e quello di E. Ronchi che commenta 11 domande di Gesù e una di Maria.

Ma è l’opera di Ludwig Monti “le domande di Gesù”che riesce a garantire una esaustività ed una completezza di informazioni anche tecniche sul tema.

È interessante a questo punto, evidenziare (anche perché ha dato concretezza e slancio alla mia ricerca) che le domande poste da Gesù sono state 217:

  • 63 in Marco
  • 52 in Matteo
  • 49 in Luca
  • 53 in Giovanni

È molto interessante che l’autore nel presentare tutte le 217 domande pone l’attenzione sulla tipologia delle domande di Gesù ed è incoraggiante sapere che la maggior parte delle domande sono domande aperte, domande che stimolano la riflessione e domande che spingono chi le riceve alla crescita della responsabilità.

Come riportato nel libro “l’essenza del coaching” le domande efficaci sono quelle domande che riescono a portare il coachee verso nuove visioni, verso considerazioni non ancora valutate, nuove idee non ancora pensate.

Nel libro “le domande di Gesù” l’autore riflette sul radicamento nella cultura ebraica delle domande poste da Gesù, cioè sulla influenza della cultura rabbinica sul suo procedere: così come sul radicamento nella retorica greca degli evangelisti che le hanno messe per iscritto. L’autore a questo punto prova anche a seguire la suggestiva pista del raffronto tra il porre domande di Gesù e quello di Socrate, con il suo famoso metodo socratico.

È stato questo un ulteriore punto di slancio per questa tesi. Infatti, Socrate è stato il primo personaggio storico che abbiamo incontrato nel percorso per diventare dei coach professionisti e tanto è stato importante scoprirne la grandezza della sua filosofia e modo di pensare.

Socrate partendo dalla sua affermazione “non so che una cosa: che non so nulla” parlava con le persone dialogando e ponendo loro domande, anziché facendo discorsi o tentando di convincerle, interrogava i suoi interlocutori stimolandoli ad una continua crescita nella sapienza senza mai fornire risposte precostituite.

Il coach deve essere, per sua natura ed inclinazione, curioso con quel desiderio di conoscere o imparare qualcosa e un ottimo modo per farlo è porre domande. Spesso le conversazioni di Gesù iniziavano con delle domande che Lui utilizzava per insegnare, aiutare a capire chi Lui fosse, portare a riflettere, aiutare a crescere.

Il coaching pone l’interlocutore in questa dinamica e, senza necessariamente fare riferimento all’Assoluto, il coach ha il compito di traghettare il coachee in un viaggio avventuroso e sorprendente verso la dimensione più adulta della sua sfera interiore perché è proprio lì che si incontra la verità più profonda su sé stessi, insieme alla chiave per entrare nella vita vera.

Non posso a questo punto non valorizzare e rafforzare quanto appena scritto sopra illustrando la teoria psicologica dell’Analisi Transazionale di Eric Berne (1950).

È troppo importante per me farlo ed inserirla nella mia trattazione perché ha contribuito fortemente ad inquadrare in maniera chiara ed illuminante la mia effettiva posizione relazionale nella realtà nella quale mi muovo, insieme alla definizione del valore della mia persona, degli altri e della relazione con loro.

Rifacendoci alle posizioni relazionali di questa teoria, una relazione di coaching è efficace quando il coach, sia con sè stesso che nei confronti del coachee, si pone nella modalità IO SONO OK (mi apprezzo, mi riconosco valore, mi sento adeguato, apprezzo me stesso così come sono) – TU SEI OK (ti apprezzo, ti riconosco valore, ritengo che sei adeguato, ti accetto così come sei).

Come riportato nel libro “l’essenza del Coaching” è questa la posizione più efficace nelle relazioni: le persone si sentono a loro agio, realizzate e valorizzate, e le domande che saranno presentate durante la sessione di coaching andranno ad accendere queste posture interiori.

E’ chiaro che un coach che si trovi in modalità IO NON SONO OK (verso se stesso o verso il coachee) non riuscirà a portare avanti il suo lavoro; e, se potrà affrontare il IO NON SONO OK verso il coachee invitando il cliente a rivolgersi ad un altro coach, per risolvere il IO NON SONO OK verso se stesso dovrà mettersi profondamente in discussione e decidere di cambiare qualcosa del suo carattere e della sua personalità, pena il dover abbandonare l’attività di coach.

Le domande di un coach preparato e serio scovano l’Adulto che si nasconde in ogni essere umano. Ed è proprio l’Adulto, secondo la teoria di Berne, che sollecitato ad uscire fuori dalle domande del coache, è in grado con consapevolezza di organizzare il proprio comportamento per ottenere i risultati voluti, senza essere sopraffatto dall’atteggiamento tipico dell’IO bambino, volto alla soluzione immediata dei problemi, né dall’istanza dell’IO genitore che giudica e critica operato e contesto.

Quanto mi ha aiutato e mi aiuta questa definizione dell’IO adulto nella vita di tutti i giorni, era un tassello che mi mancava ed una condizione che mi fa tirare fuori la parte migliore e più profonda di me stesso. Ma la notizia più bella è che nonostante si possa anche perdere questa condizione posso sempre ed in ogni momento allenarmi per rientrarci dentro grazie alla vera magia di questo corso, il fiore all’occhiello : il CARE.

Gli ingredienti con i quali è possibile condire il proprio mondo interiore e quindi la realtà che ci circonda sono Consapevolezza, Autodeterminazione, Responsabilità, Eudaimonia.

Questi quattro ingredienti sono oramai parte integrante della mia vita ed insieme alle domande che aiutano a crescere e ad andare in profondità saranno la bussola della mia avventura da coach professionista.

 

Andrea Damiani
Life & Business Coach
Roma
76adamiani@gmail.com

 

Riferimenti bibliografici

  • “L’essenza del Coaching”di A. Pannitti,F.Rossi
  • “Coaching” di J.Whitmore
  • “Le domande di Gesù” di Ludwig Monti
  •  “Il segreto delle domande” di Umberto Galimberti
  • “La Bibbia di Gerusalemme”

No Comments

Post a Comment

Chiama subito