Poter dire il Futuro Desiderato
Introduzione
Nella seguente tesina, sviluppata a conclusione del percorso di formazione3 “Professional Coaching Program” di INCOACHING®, andrò ad esaminare un momento specifico della Sessione di Coaching e l’insegnamento che da questo ho tratto per la vita in generale.
Premetto un accenno molto sintetico ai concetti fondamentali per affrontare le successive argomentazioni.
Coaching: “Il Coaching è un processo di partnership finalizzato al raggiungimento degli obiettivi definiti con il Coachee (Cliente) e si basa su una relazione strutturata di reciproca fiducia. L’agire professionale del Coach facilita il Coachee nel migliorare le prestazioni professionali e personali mediante la valorizzazione e il potenziamento delle sue risorse, capacità personali e competenze. Queste influenzano il potenziamento dei risultati e più in generale del benessere del Coachee.” (dalla Norma UNI 11601:2015).
La professione di Coaching è disciplinata dalla legge 14/01/2013, n.4 “Disposizioni in materia di professioni non organizzate”
Sessione di Coaching: La Sessione di Coaching rappresenta il momento in cui Coach e Coachee si incontrano, l’incontro può essere in presenza oppure da remoto, solitamente la durata è compresa tra un minimo di 20 minuti e un massimo di 90 minuti. Un percorso di Coaching si compone di più Sessioni di Coaching. Il Coachee entra in sessione con un obbiettivo che durante la sessione definirà nei particolari, vive un’esperienza di elaborazione ed esce dalla sessione con un Piano d’Azione che si impegna ad attuare nel tempo che intercorre tra la suddetta sessione e la successiva.
Futuro Desiderato: Il Futuro Desiderato fa parte della Fase di Elaborazione, il Coachee nel presente ha difficoltà a raggiungere il proprio obbiettivo, il Coach lo invita a immaginare di vivere ora la situazione futura che vorrebbe.
Obbiettivo: L’Obbiettivo di Percorso del Coachee è la meta che egli vuole raggiungere. L’Obbiettivo di Sessione è commisurato alla durata della Sessione di Coaching e rappresenta uno step di avvicinamento all’Obbiettivo di Percorso del Coachee.
Il futuro desiderato
Nell’ambito di una Sessione di Coaching quando si parla di Futuro Desiderato, a mio avviso, il punto cruciale non è tanto la dimensione temporale quanto il fatto che sia richiesto uno sforzo immaginativo per sperimentare qualcosa che ancora non c’è ma che si desidera.
A conti fatti durante la Sessione di Coaching non si tratta di futuro in senso stretto, dal momento che nella sessione il Futuro Desiderato diventa presente, sì proprio così, avviene che il futuro sia in realtà presente ma come è possibile e perché? Ciò è vero in virtù dell’immaginazione, quella forza dirompente che ci permette persino di teletrasportarci in altre dimensioni, in altri momenti e allora possiamo addirittura immaginare che il futuro è adesso!
Se queste considerazioni sono vere allora ne consegue che il Futuro Desiderato non ha nulla a che vedere con il desiderio di prevedere il futuro, di pianificare, di esercitare un qualsiasi controllo sul futuro.
Il Futuro Desiderato è come uno strumento che viene utilizzato durante la Sessione di Coaching, è come un oggetto presente in sessione, a disposizione del Coachee.
Il Futuro Desiderato non rappresenta la meta. La meta a cui il Coachee tende è l’Obbiettivo, se l’Obbiettivo perché sia efficace è bene che sia specifico, concreto, misurabile e verificabile, il Futuro Desiderato può essere visto come una rappresentazione dell’Obbiettivo, come una sua raffigurazione creativa, frutto dell’immaginazione.
Il Futuro Desiderato somiglia ad esempio a un quadro o a una rappresentazione teatrale o a un film o a un romanzo… etc., essi sono tutti oggetti di cui il fruitore gode nel presente che rappresentano qualcosa d’altro, qualcosa altrove, qualcosa che sta in un altro momento.
Un quadro, un film etc. allo stesso modo del Futuro Desiderato sono il frutto di un processo creativo in cui anche la rappresentazione più realistica non può prescindere dall’immaginazione.
L’immaginazione, abbiamo detto, è quella forza dirompente capace di muovere le cose, capace di fare accadere di tutto.
Il filosofo David Hume (1711-1776) parlava di immaginazione ricreativa1interpretando l’immaginazione come ricreazione di cognizioni.
Secondo Hume le cognizioni causano gli atti immaginativi e di conseguenza gli atti immaginativi sono la rappresentazione delle cognizioni. È quindi sulla base di pregresse percezioni e giudizi che l’individuo ricostruisce nuovi atti immaginativi.
Purtroppo, non ricordo quale filosofo diceva che l’uomo non ha la capacità di creare nulla da zero né materialmente né mentalmente perché se pensiamo all’atto creativo di un artigiano, in qualsiasi caso esso parte sempre da alcuni elementi, dai quali, con la combinazione di essi, dà vita alla sua opera. Prendiamo un dipinto, esso è fatto di una superficie, come ad esempio una tavola di legno, su cui vengono stesi i colori e per quanto l’artista possa essersi creato lui stesso la tavola e i colori, non potrà mai spingersi più indietro del seme che ha dato vita a quell’albero e dei minerali da cui ha preso i pigmenti per i colori.
Lo stesso si può dire dell’immaginazione, per quanto possa essere fantasioso il risultato dell’immaginazione, esso sarà sempre il frutto della combinazione di più elementi, si può dire che questi elementi stanno al risultato dell’immaginazione come gli ingredienti stanno alla torta.
Ad esempio, pensiamo ad un unicorno alato, sebbene esso possa essere solo il frutto della fantasia e non esista in natura, esso è l’unione di un cavallo con ali di uccello e un corno di rinoceronte in mezzo alla fronte.
Come si poteva facilmente intuire già prima di queste considerazioni, il Futuro Desiderato è qualcosa di personalissimo per ogni Coachee, secondo me ciò è maggiormente avvalorato dal fatto che l’immaginazione non parta mai da zero ma sia come una ricreazione, un processo che combina esperienze e giudizi pregressi. Questa considerazione ci porta a pensare che i confini dell’immaginazione di ognuno di noi siano strettamente legati a ciò che abbiamo conosciuto, che abbiamo visto, che abbiamo amato o odiato, che abbiamo percepito e vissuto.
Infine, un altro aspetto importante da considerare è che il futuro che stiamo considerando è detto Futuro Desiderato. Non mi dilungherò più di tanto a proposito del desiderio che potrebbe occupare un’intera riflessione a sé stante. Credo sia evidente con la richiesta di pensare al Futuro Desiderato l’implicazione di spostarsi in una sfera di pensiero positivo e ottimista. Durante la Sessione di Coaching, con lo strumento del Futuro Desiderato, il Coachee concentra le sue energie in direzione di ciò che desidera, che in quanto desiderio si trova al di là di lui e per il quale è necessario che il Coachee compia un movimento.
Dire il futuro desiderato
Nella Sessione di Coaching il Coachee utilizza la parola per far venire alla luce ciò che si muove dentro di lui.
Il dialogo non è l’unico strumento con cui è possibile approcciare il Futuro Desiderato anche una rappresentazione artistica, ad esempio, pittorica può essere un mezzo originale da proporre al Coachee. In ogni caso, secondo me, qualsiasi sia la modalità scelta è importantissimo che ci sia sempre un’esternazione verbale da parte del Coachee di cosa vede e di cosa prova.
Mentre pensavo in generale al potere delle parole mi è tornata in mente una orazione pubblica del 9 Luglio 2020 in cui Vito Mancuso2parlava del senso della vita e addentrandosi nella sua argomentazione volle fare una premessa metodologica sul linguaggio. Riporto di seguito le sue parole:
“Alla domanda se il sovrano ti desse il comando, se ti desse pieni poteri quale sarebbe la prima cosa che faresti, Confucio risponde: rettificherei i termini. Zilu si rivolge al maestro manifestando la sua delusione, come sei grossolano Zilu che non capisci, gli risponde il maestro. Se i termini non sono rettificati le frasi non hanno senso, se le frasi non hanno senso, le azioni politiche non si possono compiere. Quindi tutto deve partire dal governo della mente o meglio ancora dal governo della mente che intenziona la realtà.
Che cos’è il vostro linguaggio? Che cos’è il mio linguaggio? È un ponte tra una ‘res’ che sta di fronte a me o anche dentro di me, insomma una cosa e un ‘nomen’ che la nomina, che dice che cos’è e dicendo che cos’è la porta dentro di me e le dà sapore, le dà spessore, la rende luminosa alla mia mente e al mio cuore.
Il rapporto tra la nostra mente e i ‘nomina’, le cose che diciamo e le ‘res’, le cose, il rapporto tra il nostro linguaggio e gli oggetti del mondo, sia fisici ma soprattutto concettuali, giustizia, politica, destra, sinistra, sicurezza, solidarietà, verità, amore, il rapporto tra questi nomi e le ‘res’ che le rappresentano, nella gran parte dei casi nelle nostre menti non è lineare, è tortuoso e quindi quando poi ci si parla succede che uno intende una cosa e l’altro ne intende un’altra e mentre siamo a tavola se dico dammi il bicchiere tutti capiscono cosa significa dammi il bicchiere, se a livello politico uno dice sicurezza uno intende una cosa e l’altro ne intende tutt’altro, quindi non ci si intende.
Diceva Confucio a Zilu: Rettificare i termini.
Termine, tra l’altro, si chiama così perché termina. Perché le parole si chiamano anche termini? Possiamo dire parole, possiamo dire vocaboli, possiamo dire anche termini. Si dice termine perché termina e dove termina il tuo flatus vocis? Questo tuo soffio che produce dei suoni dove termina? Se ha senso, termina sulla cosa e allora è un termine, termina, arriva, si poggia, la parola si poggia sulla cosa.
E qual è la via più breve tra due punti nello spazio? È la retta. Allora più è breve la via tra i due punti, laddove il primo punto è la tua mente e il secondo è la cosa, l’oggetto, il concetto, più la strada è breve più il tuo linguaggio è vero, è incisivo, è autentico, tocca. Meno il percorso è lineare e più il linguaggio è un linguaggio che divaga, è un linguaggio vuoto, non so se vi è mai capitato di sentire delle persone che parlano per tanto tempo e uno alla fine dice beh che cosa ha detto? Mah non lo so che cosa ha detto, ha parlato bene ma che cosa ha detto non lo so, a volte questo capita perché manca la disciplina interiore della rettificazione dei termini.
(…) Io mi sforzo per quanto è possibile quando parlo e quando scrivo i miei libri di rettificare i termini e di fare che ogni singola parola possa essere effettivamente vera, limpida, autentica, toccare “
Questo intervento di Vito Mancuso secondo me racchiude innumerevoli spunti di riflessione. Pensando alla Sessione di Coaching mi viene in mente quanto sia importante l’autenticità, il Coach deve avere un linguaggio limpido, domande chiare senza arzigogolii senza giri vuoti e vani.
Ancora più importante però è l’attenzione che il Coach deve avere nel chiedere al Coachee di specificare cosa intende dire, usando chiarezza e precisione, il Coach accompagna il Coachee nel “mettere a terra” i concetti “concretamente”, “precisamente”.
Ripensando alle parole di Mancuso mi viene da dire che durante la Sessione di Coaching il Coachee ha la possibilità di fermarsi sui concetti, di posizionarsi saldamente su di essi, di “starci” con consapevolezza.
Poter dire il futuro desiderato
Dall’esperienza pratica di Sessioni di Coaching sia nella veste di Coach che di Coachee che di osservatore durante il corso di Incoaching3ho potuto vedere l’enorme potenza che ha il Futuro Desiderato come strumento all’interno della sessione.
La perfetta collocazione del Futuro Desiderato è nella Fase di Elaborazione. Dopo la Fase di Esplorazione in cui il Coachee ha delineato l’Obbiettivo di Sessione e descritto la situazione attuale, il cosiddetto Presente Percepito, grazie al Futuro Desiderato il Coachee entra nella Fase di Elaborazione in cui emerge il suo potenziale che gli permetterà di trovare le azioni che metterà in pratica per avvicinarsi al suo Obbiettivo, è il potere della mente “che intenziona la realtà” per usare una espressione di Vito Mancuso.
Grazie allo strumento del Futuro Desiderato il più delle volte accade che nel Coachee c’è un movimento, una scintilla si accende, l’essersi spostato nel Futuro Desiderato gli ha permesso di vedere le cose da un’altra prospettiva, è sorretto da uno stato positivo e ottimista per il fatto che si è concentrato su quello che vorrebbe come se già l’avesse ottenuto, dimenticando i problemi per cui in realtà ancora non c’è arrivato, inoltre l’atto di immaginare ha attivato il pensiero laterale che gli fa venire in mente possibilità che non aveva considerato e che ora vuole mettere in pratica.
Il potere di agire sulla propria vita non è cosa da poco, è una grande possibilità (non è l’unica) a disposizione del Coachee durante la sua Sessione di Coaching.
Conclusioni
Sono quindi giunta alla conclusione che l’esercizio di pensare e dire il Futuro Desiderato è una grande possibilità, un’occasione per far emergere il proprio potenziale e agire nella propria vita. Si tratta di uno strumento che fa leva sull’immaginazione e sul linguaggio, perciò per potenziarlo è possibile amplificare queste due forze.
Ricordando quanto detto in principio, che l’immaginazione sarebbe una ricreazione di pregresse percezioni e giudizi, ne consegue che aumentando le nostre esperienze, che siano sensoriali o mentali, allargando la cultura, facendo scoperta di nuovi mondi interiori o esteriori, come si dice allargando gli orizzonti della nostra conoscenza, allargheremo anche gli orizzonti della nostra immaginazione.
Per rafforzare il dire, arricchiamo il linguaggio di termini precisi e accurati, così da poter abbreviare i nostri percorsi mente-oggetto ed essere chiari, limpidi e autentici.
Si dice sempre quanto sia importante la scuola, la scuola è fondamentale per dare a tutti una buona partenza per muoversi nella vita, ancora meglio è se all’arte di crescere ci si dedica il più possibile, magari anche tutta la vita. Crescere solo durante gli anni della scuola e poi fermarsi sarebbe un peccato.
A scuola tutti crescono, chi più chi meno ma tutti fanno più di quello che farebbero se fossero lasciati soli anche solo per le relazioni che a scuola normalmente si creano, poi ognuno sceglie quanta energia dare alla propria crescita personale, forse non sempre pensiamo al potere che questo ha sulla capacità di agire nella nostra vita.
Allarghiamo gli orizzonti della nostra fantasia, arricchiamo il nostro linguaggio e avremo potenziato due importanti forze per agire nella nostra vita.
Sviluppando questa tesina, questo è l’insegnamento che ho tratto per la vita in generale.
Albertine Meroni
Coach Professionista
Varese (VA)
meroni.albertine@yahoo.com
Bibliografia
Alessandro Pannitti, Franco Rossi, “L’essenza del Coaching. Il metodo per scoprire le potenzialità e sviluppare l’eccellenza” 2012, FrancoAngeli/Trend.
1Fabian Dorsch, “Hume e l’immaginazione ricreativa”, Rivista di estetica [Online], 53 | 2013, online dal 30 novembre 2015, consultato il 31 dicembre 2020. URL: http://journals.openedition.org/estetica/1565 ; DOI : https://doi.org/10.4000/estetica.1565
2Vito Mancuso, Il senso della vita, la biblioteca illuminata, 9 Luglio 2020, rassegna a cura di Gustavo Cecchini. Il senso della vita – Vito Mancuso – YouTube
3Corso della Scuola INCOACHING® “Professional Coaching Program” approvato ACSTH dalla ICF– International Coaching Federation come percorso formativo specifico sul metodo del Coaching di 100 ore complessive e riconosciuto dalla AICP – Associazione Italiana Coach Professionisti.
No Comments