Siamo nati tutti nudi. E il resto è Drag
Il panorama Drag ci offre la visione di un mondo migliore possibile, in cui persone rinnegate dalle famiglie e dalla società trovano nuovo vigore e si uniscono nella celebrazione della vita, nelle sue più sgargianti tonalità. Rupaul, top-model Drag, sembra aver posto il suo successo al servizio di chi si trova in un cammino di crescita simile a quello percorso da lui/lei*[1]. Con una fiducia nel processo che solo un Coach che l’ha sperimentato sulla sua pelle può sentire, Rupaul accompagna le Queens verso l’accettazione di debolezze, errori e difficoltà esterne, attraverso lo sviluppo del potenziale. Sviluppo volto alla ricerca di nuova forza di fronte a situazioni ostiche, a lasciare andare il passato concentrandosi su presente e futuro, alla realizzazione di ciò che realmente sono.
“Siamo tutti nati nudi. E il resto è Drag”
Con questa frase Rupaul trasmette il concetto per cui ognun* può creare il proprio mondo a proprio piacimento, seguendo i valori e le virtù a ciascun* più congeniali. Senza mai dimenticare l’ironia, il mondo Drag si fa portatore di un messaggio di possibilità, per chiunque non si riconosca nei propri panni, di rivedere, stravolgere, ogni dettaglio della propria esistenza, nel perseguimento della felicità e dell’unità con il proprio vero essere. Questa nuova via, questo “yes you can” in tacchi a spillo e parrucca, ci fanno pensare al Coaching e, facendo un salto temporale a qualche secolo addietro, alla saggezza tolteca.
I toltechi[2]ci hanno lasciato una bellissima eredità.
Con due libri – I quattro accordi. Un libro di saggezza tolteca e Il quinto accordo. Guida pratica alla padronanza di sè – Don Miguel Ruiz ci tramanda una teoria secondo la quale l’umanità vive un sogno e non la realtà. La verità esiste, ma non è quella che ci raccontiamo. I toltechi compresero che l’essere umano costruisce il proprio sogno personale, di cui è protagonista principale, nel quale i personaggi secondari sono le persone, gli elementi e i sistemi che lo circondano. All’interno di questo sogno, ognuno di noi non vede la verità pura, bensì la propria interpretazione, falsata daagl accordi errati che abbiamo preso con il mondo e con noi stessi nell’arco dell’esistenza. Accordi che sono in parte familiari, religiosi e “morali” e influiscono nella regolazione delle nostre scelte di vita. In altra parte sono gli accordi che abbiamo preso attraverso i giudizi delle persone, e più in generale della società, e ci spingono ad auto-giudicarci duramente rispetto a tutto ciò che siamo e proviamo internamente.
Devo… avere successo nel lavoro / farmi una famiglia / frequentare certi luoghi e persone / dimostrare che valgo ecc… o non sarò mai felice.
Non sono abbastanza bella / magra / intelligente / talentuosa e via dicendo.
Le convinzioni limitanti che ci portiamo dentro sono potenzialmente infinite ed è facile immaginare quante e di quale intensità possano essere quelle di un/a ragazz* che non si riconosce in un mondo di interpretazione binaria del gender. Per dirla con Rupaul:
“Quello che c’è scritto sulla tua patente di guida non è veramente chi sei: sei qualcosa di molto più grande di quello”.
È un esempio di quei meccanismi interni che il processo di Coaching si propone di portare in superficie nel percorso di presa di consapevolezza e autodeterminazione del Coachee.
Ruiz ci chiede di aiutarlo a cambiare il mondo, cambiando noi stessi. Smontando gli accordi errati che abbiamo preso durante una vita intera e rimpiazzandoli con altri, nella costruzione di un percorso verso una consapevolezza più ampia e verso la felicità.
Sostanzialmente i toltechi dicono: visto che il sogno lo stai costruendo tu, ne sei padrone assoluto e puoi farne ciò che vuoi, perché non smetti di costruire un sogno infernale e inizi a costruirne uno paradisiaco? Come una spumeggiante Drag Queen – che ridisegna da una parte la propria immagine esteriore, attraverso il make-up, la sartoria, l’arte del tucking[3] e le più mirabolanti arti sceniche e dall’altra parte la propria vita interiore, attraverso il superamento dei traumi, il coraggio di passare da vittima a protagonista – possiamo ridisegnare la nostra esistenza.
Nello strumento di eredità tolteca che consiste di cinque nuovi accordi sufficienti per questo cambiamento meraviglioso, si intravedono elementi che caratterizzano sia il percorso Drag che la relazione Coach-Coachee e il processo di Coaching.
Con il primo accordo i toltechi dicono: sii impeccabile con la parola. Elimina la maldicenza dalle tue pratiche. Smetti di offendere te stesso e gli altri.
Sei abituato a utilizzare le parole per costruire la storia della tua vita, parole che sono basate su ciò che credi di essere. Ma ciò che credi di essere non è la verità. Il vero te è speciale ed è aldilà di questo. Le parole sono i colori a tua disposizione per dipingere la tua opera d’arte. Tu sei l’artista e, usando la tavolozza con consapevolezza, puoi creare il più meraviglioso dei capolavori: la storia della tua vita. Attraverso questa pratica, puoi accettare te stesso e l’altro come gli esseri perfetti che noi tutti siamo.
Nel Coaching professionale, questo accordo corrisponde alla posizione “Io sono OK/tu sei OK” dell’Analisi Transazionale di Eric Berne e ci avvicina al concetto di unicità, secondo il quale ogni essere è perfetto e dotato di un potenziale unico, che vale la pena di essere svolto al massimo.
Chi segue il mondo Drag potrà riportare alla mente una delle scene epiche in cui le Queens si cimentano nel gioco del “Reading”. Questa divertente pratica consiste, sì, nell’insultare le altre Regine, ma il modo in cui le “offese” vengono formulate deve essere spassoso e elegante e colpire solo in superficie senza mai andare a toccare ferite dolenti. È un modo per allentare le tensioni, in di un atteggiamento passivo aggressivo. Se il gioco è ben fatto, la stessa interessata sotto accusa ne sarà deliziata. Le regole di questa sfida sono una versione colorita del primo accordo tolteca. Certo, un po’ sopra le righe, ma andiamo! stiamo parlando di Drag Queen!
Il secondo accordo dice: non prendere niente sul personale. Le azioni e le reazioni che ti arrivano dagli altri sono solo risposte che essi danno al proprio sogno individuale e alla propria sofferenza. Quando sei consapevole del fatto che in ciò che ti arriva non c’è nulla di diretto personalmente a te, puoi disinnescare le tue reazioni e continuare a lavorare sulla tua consapevolezza.
Nella posizione di Coach puoi prenderti la responsabilità per il tuo agire, per il tuo percorso e lasciare agli altri la responsabilità per i loro. Nella posizione di Coachee sei portato a non soffermarti su ciò che è esterno alla tua persona nell’affrontare una questione, bensì a cercare la soluzione dei problemi dentro di te, sprigionando il tuo potenziale e trasformandolo in risorsa agita.
Dal titolo della canzone di Alyssa Edwards (performer drag, coreograf* e persona d’affari texan*), che, parafrasando la celebre frase di Al Pacino nei panni di Michael Corleone [4], dice: It’s not personal (it’s just Drag!), si può evincere che una delle filosofie del Drag è proprio il non prendere nulla sul personale. Non stupisce infatti scoprire che Rupaul cita proprio Ruiz in alcuni dei suoi tweet.
Tendiamo a prendere le cose sul personale (e di conseguenza reagiamo tramite le parole), perché supponiamo che ciò che gli altri fanno, dicono e pensano sia la verità.
Questo ci porta al terzo accordo: non supporre nulla. La nostra mente lavora per ipotesi. Da una parte facciamo supposizioni riguardo i messaggi che ci stanno arrivando dall’esterno: spesso si tratta semplicemente di questioni che non comprendiamo, così ci lanciamo in soggettive proiezioni. Per evitare questa trappola, Ruiz consiglia, laddove la cognizione non arriva, di fare domande chiare e esplicite. L’uso costante di una comunicazione diretta aiuta sia a evitare le congetture sia a gestire le aspettative. Infatti, dall’altra parte, pensiamo che gli altri sappiano ciò che proviamo e ciò di cui abbiamo bisogno e proiettiamo su di loro speranze di appagamento dei nostri desideri. Aspettative che puntualmente vengono disattese, perché ogni persona è sintonizzata sulla propria realtà virtuale, condizione che inibisce la limpida comprensione del sogno vissuto da altri. La soluzione a questo gioco al massacro sta nella capacità di chiedere apertamente ciò di cui si ha bisogno. Vivere quindi secondo il principio di Equilibrio degli Ordini dell’Amore,teorizzato da Bert Hellinger. Una delle regole contemplate dal principio di Equilibrio – che regola il meccanismo “dare-avere” nell’ambito di una relazione da pari a pari in un sistema – consiste nel chiedere per ottenere.
Nel Coaching, il ruolo della comunicazione è a dir poco centrale. Le domande in forma semplice e la totale assenza di supposizioni e proiezioni costruiscono la relazione facilitante, per mezzo della quale il Coachee può liberamente raccontarsi e scendere in profondità dentro il vero sè, per portare alla luce il prezioso potenziale che va cercando.
Nel mondo del queer, ça va sans dire, ogni supposizione è sospesa. Il queer si contrappone per antonomasia alle proiezioni esterne e alle aspettative interne. Chi, in questo spazio senza direttrici specifiche, viaggia alla ricerca di se stess*, spesso combatte contro le etichette della società e, prima di tutto, contro ogni etichetta auto-imposta.
“Le aspettative portano al risentimento e quando permetti alle persone di essere se stesse, la relazione può davvero crescere”
Rupaul
Seguendo questi primi tre accordi si rischia di incappare in un pericolo potenzialmente bloccante: trasformarsi in giudici di se stessi ancor più severi.
Per questo i toltechi ci donano il quarto accordo: fai sempre del tuo meglio. Il cambiamento è il risultato dell’azione, è la pratica che fa il maestro.
Quando perdi il cammino, ti accorgi di aver ceduto a uno dei vecchi accordi e di essere uscito dal percorso, rallegrati di averne preso coscienza, perdonati e continua a fare del tuo meglio. Osserva te stesso con consapevolezza e con magnanimità. Ricorda che solo attraverso lo sbaglio identificato come tale puoi continuare a crescere e cambiare, migliorando.
Un’analogia esplicativa di questo punto si trova nelle tecniche di meditazione orientali. Siamo portati a credere che la meditazione abbia luogo quando la nostra mente è completamente sgombra dai pensieri. In realtà i Maestri ci insegnano che la meditazione avviene, prima di tutto, nel momento in cui CI ACCORGIAMO che stiamo pensando. Quando notiamo il pensiero che sorge, lo osserviamo, osserviamo noi stessi e lasciamo che scorra via come una foglia sul filo dell’acqua di un fiume. Allo stesso modo, quando ci accorgiamo di aver sbagliato e correggiamo il tiro, è in questo QUI E ORA che tutto succede: la presa di consapevolezza.
Ed è nel qui e ora che siamo invitati a fare del nostro meglio. Nello stesso qui e ora il Coaching succede. Facendo del loro meglio, Coach e Coachee, creano il miglior sogno possibile. Il Coachee sceglierà una strada, poi si accorgerà di aver sbagliato qualcosa e cambierà traiettoria, poi potrebbe tornare ancora indietro. E tutto questo va bene, è OK. Si vaavanti, un passo alla volta, un quieora alla volta. Fare del nostro meglio è un concetto variabile, proporzionale alle condizioni emotive e psicofisiche, ma andrà sempre bene, perché è il meglio possibile in questo momento.
Dal mondo Drag si possono estrapolare milioni di esempi. Possiamo trovare un numero indefinito di persone che hanno commesso errori e si sono rialzate, ripartendo da se stesse e hanno fatto, e fanno, del loro meglio.
Come dice Latrice Royale (performer drag, recording artist e personaggio televisivo statunitense):
“È OK commettere errori. È OK cadere. Alzati. Sii uno schianto e fagli mangiare la polvere”.
Questa Queen in passato ha avuto problemi con la giustizia e ha creduto di essere persa. Oggi è di nuovo sulla scena, con i suoi show che, tra l’altro, sono di ispirazione per chi è “plus-size” come lei. Spettacoli potenzianti per chi subisce bullismo a causa del peso e della taglia, oltre che della sessualità.
E siamo al quinto accordo: sii scettico, ma impara ad ascoltare.
Questo accordo dice di non credere ciecamente ai messaggi che arrivano. A causa del fatto che ogni persona vive il proprio sogno personale, dobbiamo stare all’erta sui segnali che giungono dall’esterno e dalla nostra mente. Al tempo stesso, però, dobbiamo imparare ad ascoltare. Non si tratta di non credere con l’arroganza di chi si sente superiore perché sa che tutto è falso, bensì di avere un approccio scettico e, contemporaneamente, affinare l’orecchio e il cuore, per comprendere al meglio i simboli usati nella comunicazione. Così impareremo a distinguere la verità e a leggere la storia di ogni essere umano senza giudizio.
“E’ la verità o non è la verità? E’ la realtà o è una realtà virtuale? Il dubbio vi porta al di là dei simboli, e vi rende responsabili di tutti i messaggi che inviate e ricevete”[5]
Ruiz ci dice che, se non crediamo ma impariamo ad ascoltare, distinguiamo quando le parole arrivano dalla verità. Lo sappiamo. E lo sappiamo perchè lo sentiamo.
Si tratta di traslare l’ascolto attivo del Coach professionista alla vita di tutti i giorni, rivolto verso gli altri e verso noi stessi. Un ascolto totale e senza giudizi, con l’attenzione di chi vuole riconoscere i segnali che arrivano dalla verità. È il viaggio alla volta della conoscenza di se stessi e degli altri, la disponibilità alla scoperta delle potenzialità caratterizzanti proprie e altrui. Con questa apertura si crea spazio al disorientamento positivo del Coach, senza preconcetti, dove le possibilità sono infinite e imprevedibili. In questi momenti possiamo assistere alla mobilità del Coachee, possiamo notare il potenziale sopito all’interno di ognuno di noi, nelle nostre meravigliose unicità. È con questo orecchio attento, concentrato sull’intuizione, che Rupaul ascolta e guarda le Queens, nella consapevolezza che il fiore più bello sboccia dall’interno di se stesso. Dalla chiara cognizione che i malesseri di ogni persona non sono altro che il potenziale umano che scalpita per volontà di uscire allo scoperto ed essere impiegato al meglio, scaturisce questa capacità di Ascolto Attivo, Alleanza, all’interno di un ambiente Accogliente, nella più piena condizione di Autenticità.
“Dai diamanti non nasce niente,
dal letame nascono i fior”
Dalla Canzone Via del Campo di F. De André
In ultima analisi, ogni ambito qui trattato si può riassumere in un invito a ripartire da noi stessi. Ripartire dall’amore universale che scaturisce dall’idea che l’universo è di per sè perfetto e che ogni essere non è altro che un pezzetto unico e irripetibile di perfezione.
Decidere di seguire i 4 accordi di cultura tolteca, l’Ottuplice Sentiero buddhista, un percorso di Coaching professionale o i consigli di Rupaul, significa decidere di prendersi cura di se stessi. Questa cura può scaturire solo da un cammino di auto-conoscenza. La stazione di partenza di questo treno in viaggio verso, ma soprattutto attraverso, nuova consapevolezza, potenziale e unicità, non può che essere il fondamento assoluto di ciò che è verità in questo nostro macrocosmo: l’Amore.
“Se non puoi amare te stess*, come diavolo amerai qualcun altro?”
Rupaul
Bianca Maria Malagoli
Coach professionista specializzata in ambito Life
Roma
biancamaria.malagoli@gmail.com
Note
[1] Anche se, nello specifico, Rupaul ha dichiarato di non avere preferenze per un pronome in particolare, si useranno per tutto il testo “*” e “lui/lei”, con il significato di “they” usato in lingua inglese come pronome non binario, per una singola persona il cui genere non è né maschile né femminile.
[2] popolo nativo americano dell’epoca precolombiana che dominò gran parte del Messico centrale tra il X ed il XII secolo. La loro lingua, il nahuatl, era parlata anche dagli Aztechi.
[3] Pratica per nascondere pene e testicoli tra le gambe. Persone transgender e Drag usano questa tecnica per non far trasparire i genitali quando indossano abiti femminili
[4] Dal film Il Padrino di Francis Ford Coppola
[5] Dal libro Il Quinto Accordo Don Miguel Ruiz
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