Il genio non è solo sregolatezza, ma anche metodo
Se il tema della creatività ha da sempre una forte attrattiva in tutti i diversi campi, oggi più che mai, in tempi di crisi, si sente la necessità di essere creativi, di avere l’idea giusta, di innovarsi e reinventarsi per non soccombere, per non rimanere indietro, per sopravvivere alle richieste di un mondo sempre più accelerato e in evoluzione.
E questo succede oggi nelle aziende: alle persone e ai Managers viene chiesto di essere creativi, di pensare “out of the box” perché solo così si arriverà prima degli altri, solo così si starà in piedi in un mercato aggressivo e super competitivo. “Non possiamo arrivare dopo i competitors o sarà troppo tardi”.
A mio parere, questo approccio volto alla ricerca di creatività ad ogni costo, in cui ci “spremiamo (e ci spremono) le meningi” in un contesto stressante e pressante, rischia di creare frustrazione continua qualora non si venga quotidianamente illuminati dall’idea che risolverà ogni problema, sentendoci impotenti di fronte ad una situazione che sembra senza soluzione.
Spesso stiamo chiedendo ad adulti cresciuti in un contesto prettamente performance oriented, di vederci “un boa che digerisce un elefante e non un cappello” in quel disegno che gli mostriamo alla ricerca di una soluzione nuova. (cit. Il Piccolo Principe, Antoine de Saint-Exupéry)
Il mio non è un inno al non coraggio, alla prudenza o un invito a starsene rintanati nella propria zona di comfort. La mia volontà è quella di mettere in evidenza come, se accompagnati dagli strumenti giusti, non rischiamo di bruciarci inutilmente e possiamo invece scoprire la nostra unicità in un continuo generare di nuovo valore, senza quella ricerca volta ad un’unica idea risolutrice, ma piuttosto con un approccio orientato ad una continua apertura verso nuove possibilità prima inesplorate.
l coaching guida la persona, mantenendola sempre al centro, verso un percorso consapevole di conoscenza di sé, delle proprie potenzialità ma anche delle proprie convinzioni limitanti. Il coaching accompagna a trovare le risposte e le soluzioni all’interno di sé, anche grazie al processo creativo consapevole di Coach e Coachee.
Ed è proprio perché le risposte risiedono dentro di sé, che ognuno ha e troverà le proprie. La bellezza del processo creativo è proprio quella dell’incanto di fronte alla diversità e unicità di ognuno non solo nel modo in cui il blocco o la crisi si manifestano, ma anche nel processo di ricerca e soprattutto nella fioritura di soluzioni nuove.
Definiamo la CREATIVITA’
E’ importante utilizzare in maniera appropriata il termine “creatività”, distaccandoci dall’uso comune che tende a etichettare come “creativi” pensieri o comportamenti semplicemente diversi, strani, bizzarri o trasgressivi, sovrastimandone la componente di novità e originalità, e sottostimando o ignorando del tutto la necessità che pensieri e comportamenti, per potersi davvero definire creativi, debbano essere anche efficaci, appropriati e reiterabili.
Siamo proprio sicuri quindi di quello che stiamo chiedendo ai Manager in azienda e al modo in cui lo stiamo chiedendo? La ricerca di un’idea nuova può occasionalmente portare a risultati positivi se l’idea effettivamente arriva, ma se il pensiero creativo non viene completamente integrato come metacompetenza, ovvero come abilità trasversale e caratterizzante, avremo solo ottenuto una soluzione transitoria. La creatività per le aziende è intrinsecamente legata all’innovazione e cioè a quella trasformazione innescata dall’introduzione di novità, atta a risolvere problemi e migliorare prodotti, processi, situazioni. Siamo d’accordo che serva creatività per generare innovazione, ma c’è estrema necessità di “creatività permanente” che può essere raggiunta solo tramite l’evoluzione del pensiero in un pensiero nuovo e più consapevole.
Creatività e Coaching
L’International Coach Federation (ICF) definisce il Coaching come un processo creativo che attiva nel Coachee la riflessione e lo ispira a massimizzare il suo potenziale personale e professionale.
Partendo da questa definizione, ho trovato interessante come ci possa davvero essere una correlazione positiva tra un percorso di coaching e un percorso di consapevolezza verso di sé e verso la propria creatività.
La creatività può davvero essere portatrice di benessere e padronanza di se stessi ed è forse proprio per questo che è una caratteristica tanto ambita.
Nella sessione di coaching il processo creativo viene innescato se viene maturato in maniera completa, ovvero se passa attraverso 3 fasi: Esplorazione, Elaborazione ed Esecuzione.
Il Coach, anche nel caso aziendale, prende per mano il Manager nel suo percorso di consapevolezza verso la comprensione delle sue possibilità a generare soluzioni diverse, dimostrandogli come le idee possono nascere da lui stesso, senza fretta di giudicarle, ma liberando davvero la sua creatività.
Il Coaching è un metodo, e proprio per questo, punta a far crescere, nel corso delle sessioni, la consapevolezza di sé nel Coachee perché possa poi integrarlo come sua propria modalità di pensiero e di vita.
Ecco che il Coaching diventa la chiave per liberare lo spirito creativo che già risiede in ognuno di noi, ma che semplicemente ci possiamo essere dimenticati di allenare.
Modalità di pensiero
È a questo punto importante capire un po’ di più sulla struttura del nostro cervello e sulle sue modalità di funzionamento.
Joy Paul Guilford, psicologo americano, fu colui che fece la distinzione tra pensiero convergente e pensiero divergente.
Il pensiero convergente equivale al pensiero logico ed è quello legato alla risoluzione di problemi che ammettono una sola soluzione. Il nostro pensiero converge verso quell’unica possibilità e ogni deviazione porterebbe ad un risultato sbagliato.
Il pensiero divergente invece è legato a problemi dove la soluzione è aperta ed è possibile tracciare più strade tra le quali scegliere.
Il pensiero divergente ha un ruolo fondamentale nell’atto creativo.
Oggi sappiamo che questi due tipi di pensiero sono localizzati l’uno nell’emisfero sinistro del nostro cervello, quello dove hanno sede memoria, logica, ragionamento, analisi, parola, calcolo, linearità e progressività e l’altro nell’emisfero destro, sede invece di sintesi, intuizione, estetica, sensazioni, immagini, metafore e istantaneità.
Il potenziale di un bambino in termini di pensiero divergente è altissimo, purtroppo però spesso le pratiche educative convenzionali erodono o addirittura cancellano questo tipo di mentalità.
Se non allenato, quindi, rischiamo di dimenticare come poter utilizzare in maniera complementare il nostro cervello, dando spazio solo o in buona parte al pensiero convergente che ci limita nella ricerca di soluzioni e, tornando al nostro Piccolo Principe, continuerà a farci vedere solo tanti cappelli.
Metodo di potenziamento della creatività
Oltre che di processo creativo per il Coachee poi, dobbiamo parlare anche di creatività del Coach.
Il Coach infatti non segue uno schema ripetuto di domande efficaci grazie alle quali otterrà sicuramente la mobilitazione del potenziale, ma, attraverso il suo sguardo rivolto sempre e solo al Coachee, metterà in atto la sua esperienza di processo anche tramite l’utilizzo di qualche tecnica creativa, utilizzando la sua conoscenza del funzionamento dei processi mentali e cognitivi umani nel momento opportuno per mobilitare le risorse del Coachee.
Nella fase di Elaborazione, il Coach mette in atto esperienza, intuizione e creatività per accompagnare il Coachee nella ricerca di nuove soluzioni.
Per creare valore è necessario uscire dai binari canonici a cui siamo abituati ed esplorare altre prospettive, servirsi di altri strumenti in modo da raggiungere output e riflessioni che allargano lo sguardo del Coachee.
Edward De Bono è uno dei maggiori esponenti riguardo le modalità di pensiero ed ha coniato il termine pensiero laterale per indicare proprio quella modalità di pensiero, opposto al pensiero verticale e convergente, che permette di vedere al problema analizzando contemporaneamente tutti i suoi aspetti, da quelli più razionali, a quelli più emotivi.
Il pensiero verticale è sicuramente più comune perché più economico, ci fa fare meno fatica perché applichiamo qualcosa che sappiamo aver già funzionato.
Come è facile intuire, è proprio questo il suo enorme limite, non solo perché non facilita l’evoluzione in una situazione di normalità, ma soprattutto perché rischia di portarci in black out nel momento di crisi.
Ecco che il Coaching, oltre ad essere in sé un processo creativo, può inoltre utilizzare al suo interno, la stimolazione del pensiero laterale. Questa aiuta il Coachee a vedere alla questione in maniera più olistica e globalizzante dove se qualcosa non c’è, lo posso ipotizzare e creare. La tecnica dei sei cappelli per pensare ci permette di superare i limiti abituali cui sottoponiamo i nostri ragionamenti, trovando percorsi alternativi da seguire.
Tramite questa tecnica infatti, la persona è portata ad “indossare” un’unica modalità di pensiero alla volta, facilitando poi il passaggio tra l’uno e l’altro.
In ogni fase del processo di coaching è possibile stimolare il pensiero laterale del Coachee chiedendogli di implementare, distinguere, rilevare, focalizzare, ridefinire, connettere, ipotizzare. In tutti questi modi, il Coachee è portato ad attivare entrambi i suoi emisferi cerebrali qualora sia evidente che si trovi in un blocco logico-sequenziale e non riesca quindi a procedere nella ricerca di soluzioni.
L’utilizzo di metafore, disegni, scrittura e tutto ciò che porta il Coachee a cambiare il suo canale di espressione, fa parte della sua meta-narrazione e del conseguente cambio di prospettiva che lo aiuta a far maturare la sua consapevolezza rispetto al problema e di risolverlo in maniera creativa.
Il potere dell’immaginazione
Quello che più mi ha colpito del coaching è il suo potere nel supportare a sciogliere quei blocchi che spesso non ci permettono di progredire, di realizzare, di costruire.
Credo la creatività sia in qualche modo alla base della nostra evoluzione. Solo credendo possibile che esistano nuove soluzioni, possiamo renderle reali e progredire.
“Non c’è una sola cosa vera. Tutto è vero”.
Ed è curioso come anche le più recenti ricerche abbiamo dato una forte rilevanza al Potere dell’Immaginazione. Interessante l’importanza che lo storico Istraeliano Yuval Noah Harari dà proprio al potere dell’immaginazione. Per lo storico, infatti, il segreto del nostro successo come specie umana, è l’immaginazione. “Siamo gli unici animali che possono parlare di cose che esistono solo nella nostra immaginazione. Le nostre fantasie collettive riguardo le nazioni, il denaro e la giustizia ci hanno consentito, unici tra tutti gli animali, di cooperare a miliardi. È per questo che dominiamo il mondo.” Ecco infatti che il saper immaginare diventa la chiave per la nostra evoluzione. Immaginare come possibilità di creare ciò che prima non c’era.
E la creatività non è forse quella capacità di trasformare l’immaginazione in realtà?
Ecco che, se nelle nostre realtà aziendali vogliamo fare la differenza ed essere davvero resilienti nei confronti di mercati in evoluzione, crisi attuali e sempre in agguato, nonché colleghi e competitors competitivi e pronti a tutto pur di emergere, quello che davvero può fare la differenza non è solo l’essere competenti. Il Sapere oggi passa in secondo piano rispetto all’avere una mentalità consapevolmente creativa. Potremmo già averla perché coltivata e mantenuta nel tempo, ma se non fosse così, la buona notizia è che creativi si può diventare. Il genio d’altronde non è solo sregolatezza, ma anche metodo. Se appreso ed allenato, la frustrazione derivata dalla ricerca dell’idea geniale a tutti i costi, sarà sostituita dal senso di gratificazione e appagamento dato da poter fare la differenza nel generare soluzioni nuove a partire da ogni piccola decisione.
Francesca Favaro
HR e Professional Coach
Venezia
francescamaria.favaro@gmail.com
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