Il viaggio creativo nel Coaching
Perché no?
Per settimane ho pensato all’argomento che mi sarebbe piaciuto esplorare a fine corso per la tesina.
Ma sono stati tanti i temi che mi hanno suscitato interesse, spunti, riflessioni e idee nuove.
Ho scelto dunque di portare questo tema in sessione con la mia Coach.
A fine sessione mi sono portata a casa l’obiettivo: la Relazione Facilitante.
Nei giorni a seguire questa scelta si è radicata e hanno iniziato a nascere le prime riflessioni, poi…
Poi è arrivato il momento dell’incontro con la pagina bianca e improvvisamente una parola ha iniziato a riecheggiare da qualche “parte”: CREATIVITA’.
Insight 1. Questo momento mi ricorda la sensazione provata in qualche sessione o durante le giornate di corso, i momenti “aha” “perché no?”, quei momenti che prendono vita e si concretizzano grazie alle domande efficaci del coach. I momenti generativi di intuizioni. Quel momento in cui inizia a farsi strada “quel” qualcosa che non avevi considerato, una via, una scelta, un’ipotesi, un’alternativa.
Così mi è chiaro che sarà questo il mio tema: creatività
Insight2. Ricordo di un’altra giornata di corso “sapete, a volte accade che il coachee arriva con un tema e poi durante la sessione o il percorso il tema o l’obiettivo cambia”. Interessante questo movimento.

Le parole creano
La parola creatività ha due radici: creo termine latino che significa fare e Kraino, termine greco che significa compiere, realizzare.
Quindi la creatività non è solo immaginazione e talento, implica la capacità di mettere in pratica le idee.
L’attività creativa è quindi quella che rende l’uomo un essere rivolto al futuro, capace di dare forma a quest’ultimo e di mutare il proprio presente.
Passi creativi
Siamo essere creativi nella misura in cui facciamo delle scelte.
Come primo atto creativo possiamo considerare il momento in cui il cliente sceglie di contattare il Coach. Si affaccia un pensiero nuovo, una nuova idea, una scelta che fino a quel momento non esisteva. Quella scelta che fa muovere quel primo passo.
Sessione preliminare o sessione zero
Avviene l’incontro tra il coach e il coachee. In questa prima chiacchierata si ha modo di raccogliere le informazioni e verificare la coachability del cliente e del Coach, rispetto alle aspettative e alla motivazione dell’uno, e la verifica della domanda di Coaching e la disponibilità all’alleanza da parte del Coach.
Cosa si crea da questo incontro? La scelta di iniziare la Relazione e il percorso qualora siano presenti tutti gli elementi necessari per iniziare.
Il percorso
La “carrozza” parte e inizia il “viaggio”. Quel viaggio di scoperta che il coach e il coachee iniziano insieme. Troviamo qui una delle 4 “A” della Relazione di coaching, l’Alleanza, l’aderire pienamente all’impresa senza se e senza ma.
Fondamentale allo sviluppo del metodo di coaching, l’eredità di un prezioso Maestro: Socrate.
“Da me non hanno mai imparato nulla, ma sono loro, che, da sé stessi, scoprono e generano molto belle cose”
Così come Socrate, il coach partecipa alla creazione del percorso del coachee, cooperano verso la strada dell’autonomia nelle scelte del coachee. Spesso non sappiamo davvero cosa desideriamo. Sappiamo che vogliamo stare meglio ma non cosa ci farebbe stare meglio e i passi necessari per raggiungere quello stato. Il Coach attraverso le domande, il silenzio e i feedback di ascolto, attiva nel Coachee le proprie risposte, la propria “voce”. Quasi un allenamento al pensiero fluido, in cui ai pensieri precostituiti che rischiano di bloccare il pensiero creativo, si sostituiscono nuove consapevolezze e strade.
Si crea quando si inventano soluzioni originali, si riorganizzano elementi già esistenti in una forma nuova.
Edward de Bono, psicologo maltese e creatore del concetto di “pensiero laterale” sostiene che è possibile pensare in modo differente, sviluppando la capacità di pensiero laterale al fine di aumentare l’efficacia nella risoluzione dei problemi.
La tecnica dei sei cappelli da lui introdotta nel 1991, mirata all’utilizzo del pensiero in maniera consapevole, ci permette di interpretare dei ruoli a seconda del cappello che si indossa, che incarnano diversi punti di vista anche lontanissimi dalla nostra indole. Questo ci permette di liberarci dagli schemi creati dalla nostra “posizione” o dal nostro carattere.

Nel percorso di Coaching il pensiero logico, razionale, organizzato, pratico, e il pensiero creativo ed emotivo “fanno pace”. Trovano equilibrio. C’è posto per entrambi. Ripercorrendo le fasi della sessione, l’immagine che mi si presenta è proprio questa: le due parti, ognuna con la propria funzione e specificità, in movimento. “Coscienti” che non serve confliggere e che possono muoversi entrambe l’una al servizio dell’altra, necessarie, complementari e alleate al percorso creativo.
Difatti, nel processo creativo, il pensiero verticale si sintonizza sui fatti, raccoglie informazioni, le analizza (fase esplorativa), il pensiero laterale tende a fluire attorno alle idee, fa partire le associazioni, sviluppa le intuizioni. È la fase produttiva delle idee (fase evolutiva). Poi entra in scena di nuovo il pensiero logico che valuta le possibili soluzioni e le attua (fase esecutiva- piano d’azione). Assistiamo quindi ad un fluire, uno scambio di informazioni che permettono e fanno sì che il viaggio si arricchisca e nutre di elementi analitici, concreti ma anche di elaborazione visiva, di percezioni, di immagini, di interpretazione emotiva. Quando la collaborazione tra i due è efficace e fluida si “compie” la creatività.
La struttura del percorso di Coaching, nelle varie fasi e con i diversi strumenti facilita sia la cooperazione di queste due parti di noi, nel farle lavorare insieme, sia l’individuazione dell’obiettivo finale da parte del Coachee nel creare la sua scelta, la sua decisione.
Miti da sfatare
Spesso siamo portati a pensare che la creatività appartiene solo agli artisti, ai musicisti, poeti, registi, una sorte di “potere magico”, quasi un dono speciale che la natura riserva ad un numero limitato di persone “eccezionali”. Anche dentro me questa opinione nel tempo è diventata un fatto, un dato oggettivo.
I fatti e i dati oggettivi descrivono le cose senza filtri. Sono verificabili, veri o falsi. Le opinioni invece sono frutto dell’interpretazione di fatti e sono costruite attraverso il filtro di chi le esprime, indipendentemente se siano fondate o meno. Non sono vere né false sono legittime.
Il corso di Coaching mi ha aiutato a chiarire la distinzione tra i due -fatti e opinioni, e sono oggi persuasa a considerare la creatività come una delle potenzialità presenti in ogni essere umano.
Quello che un tempo per me era un fatto oggi è chiaro che è un’opinione.
La creatività è una scelta, è il risultato di una decisione consapevole di pensare in modo diverso, di assumerci la responsabilità del nostro pensiero, di creare più opzioni per noi stessi.
Il processo creativo mette in comunicazione due mondi interiori: quello della creatività con quello della logica, quello della concretezza con quello dell’immaginazione. E il Coaching parla ad entrambi i due mondi, parla entrambe le lingue. Difatti, un percorso di coaching deve essere concreto, orientato a risultati concreti. Ma allo stesso tempo parla la lingua della creatività. Non c’è domanda preconfezionata per il coachee, non c’è un feedback preconfezionato. La relazione sarà unica come unico è il coachee.
Partendo da quest’assunto, possiamo dire che la creatività è una compagna per tutto il viaggio: a partire dal momento in cui il coachee a seguito della crisi di autogoverno sceglie di contattare il coach fino alla fase esecutiva con la definizione di un piano di azione, individuazione degli ostacoli e facilitatori.
La creatività è connessa alla capacità di costruire relazioni autentiche. Ritroviamo qui un’altra delle 4 “A” della Relazione Facilitante, Autenticità. In un contesto in cui ci si fida e affida, si è disponibili all’ascolto e a trovare soluzioni nuove che tengono conto di elementi non considerati prima.
Ed ecco l’alchimia, la trasformazione. Quello che fino ad un momento prima non c’era, arriva.
La bellezza dell’imperfezione
Una delle idee fondamentali di De Bono è che chi usa il pensiero laterale non sente l’esigenza di non sbagliare, ma soltanto di essere efficace.
Generare molte idee, anche se alcune non perfette o addirittura sbagliate, è più importante rispetto al ricercare la cosa giusta e definitiva da fare.
Il corso di Coaching mi ha portato a sperimentare “l’imperfezione”. Ad accettarla, ad accoglierla.
La prima occasione: la sessione in aula da coach. Smarrimento alla ricerca della “giusta” domanda efficace. E il secondo momento, l’invio della sessione audio per l’esame.
“Meglio prendere decisioni imperfette che essere alla continua ricerca di decisioni perfette che non arriveranno mai”
La creatività è sempre rivoluzionaria
In un momento di grandi cambiamenti e di incertezze come quello che stiamo attraversando, la creatività è una competenza necessaria per affrontare le sfide che abbiamo davanti.
Ed è proprio questo che fa il coach: aiuta il Coachee a pensare in termini creativi.
Grazie al percorso di Coaching il cliente esplora se stesso, scopre nuove possibilità, individua gli ostacoli e decide come attuare i cambiamenti necessari per migliorare la propria vita e il proprio benessere.
La creatività porta a sperimentare modi diversi di fare le cose
Pensa in modo creativo e ti ritroverai altrove.

Giulia Mangone
Milano
giuli.mangone@gmail.com
Bibliografia
L’essenza del Coaching – Alessandro Panniti, Franco Rossi
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